"Venite insieme per le foreste!": ecco il film "porno-ecologico" di Greenpeace



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Piazza Navona: fascisti neri contro fascisti rossi. E l'antifascismo come non-identità...

Torniamo un attimo sugli scontri di Piazza Navona del 29 ottobre. Io non c'ero e non potrei fare altro che riportarvi la mia interpretazione dell'interpretazione dei fatti data da altri. Sui fatti, insomma, non posso dire granché (ma guardate il video qui sotto, suggerito da il Russo: è molto interessante). Sulle interpretazioni di quei fatti forse sì.



Consideriamo ora un interessante video proposto da Casa Pound, il centro sociale fascista di Roma. Ricordo che il Blocco Studentesco di estrema destra è collegato proprio con Casa Pound.



E' interessante notare come gli studenti di estrema destra cerchino di apparire come gli agnellini della situazione. La frase "Il Blocco Studentesco mette musica e prova a riportare gioia e allegria..." fa vagamente pensare a Winnie The Pooh. Interessante anche notare il modo in cui "il Blocco Studentesco si prepara a tutelare il proprio diritto di essere in piazza a manifestare!": nel giro di pochi secondi gli agnellini di cui sopra si trasformano in lupi e si armano di caschi e mazze tricolori. Bene, chiaramente i giovani fascisti erano lì con tanta voglia di menar le mani. Nulla di nuovo sotto il sole, purtroppo...

Ma è interessante notare anche l'arrivo degli studenti di sinistra, che si possono dividere in due gruppi: quelli con caschi e cappucci e oggetti da lanciare; e quelli che, disperati, si sbracciano per fermarli.

E sono i primi i più interessanti. Sono probabilmente gli antifascisti (?) arrabbiati che nelle settimane scorse hanno invaso il web con la loro indignazione perché "i fascisti ci hanno rubato la testa del corteo" e che scrivevano che "il movimento studentesco di Sinistra ha bisogno di riprendersi da questo torpore pseudo democratico che imperversa. La vera democrazia è difendere attraverso una dura e precisa reazione queste situazioni perverse e al limite dell'assurdo" (e queste situazioni "intollerabili" erano, appunto, la presenza di fascisti alla testa del corto, nulla di più...).

L'antifascismo di questi bambocci col casco o col cappuccio è esattamente speculare al fascismo dei bambocci con le mazze tricolori: voglia di fare a botte, di far casino, di avere qualcuno da odiare. Voglia di violenza, fisica, psicologica, verbale.

"Ma anche i partigiani hanno usato metodi violenti". E qui ti domandi se faccia più male alla memoria della Resistenza certo revisionismo bastardo di destra o certa banalizzazione cretina di sinistra.

"Ma siamo arrivati in casco e cappuccio perché loro, i fascisti, avevano aggredito due dei nostri in mattinata". Un pensiero molto di sinistra, davvero. Come quelli che vanno a bruciare i campi rom "perché due zingari c'hanno rubato la macchina in mattinata".

Sì, perché lo scontro tra i ragazzi con le mazze tricolori e i ragazzi coi cappucci è puro odio identitario. I neri contro i rossi, i rossi contro i neri, il male contro il bene, il bene contro il male. E come tutti gli odi identitari non può che sfociare nel desiderio di pulizia etnica. Magari solo metaforica o simbolica, ma pur sempre pulizia etnica.

Ma l'antifascismo può trasformarsi in identità e proporre la propria superiorità identitaria? Tutto questo processo non è, in sé stesso, profondamente fascista? Antifascismo è poter dire "io sono antifascista" o poter dire "io penso e agisco secondo modalità estranee a quelle fasciste"?

Il mio antifascismo non c'entra nulla con l'antifascismo dei bambocci in casco o in cappuccio, non c'entra nulla con l'antifascismo dei "fascisti rossi". Il mio antifascismo è una non-identità aperta alle identità e alle non-identità altrui, è voglia non di chiudersi in gruppo ma di aprirsi in gruppo. E di lottare a viso aperto e senza violenza (perché il fascismo è violenza!) contro chi si infila il casco per far guerra all'identità altrui. Qualsiasi sia il nome dietro cui nasconde il suo desiderio di sangue.

Little Prince(ss)


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Sesso prematrimoniale? Sì grazie! 10mila euro a chi rinuncia... ma non si presenta nessuno

Le hanno dato quasi 2 milioni e mezzo di dollari per andare a spiegare nelle scuole che chi fa sesso prima del matrimonio rimane incinta, si prende tutte le malattie a trasmissione sessuale e diventa impuro e triste. Questa la chiamano "educazione sessuale" ad Atlanta, negli Stati Uniti.

Lei si chiama Philipia Faust ed è la direttrice del "Programma educativo in favore dell'astinenza". La vagonata di dollari le è arrivata non da qualche chiesa, ma dallo stato. Che in piena crisi finanziaria, evidentemente, non sapeva proprio come spendere meglio tutto quel denaro.

Comunque la Faust ha pensato, giustamente, che non poteva limitarsi a organizzare incontri nelle scuole. E così ha inventato un concorso a dir poco geniale: "Marriage for a Lifelong wedding essay contest". Alla coppia vincitrice andranno ben 10mila dollari.

Ma chi può partecipare? Tutte le coppie eterosessuali (ne dubitavate?) che accettino queste tre semplici condizioni:
  1. seguire un corso pre-matrimoniale;
  2. non servire alcolici durante il ricevimento matrimoniale;
  3. non fare sesso prima del matrimonio.

Faust, soddisfatta della propria magnifica idea, si è messa ad aspettare che arrivassero i numerosi concorrenti. Ma, aspetta oggi e aspetta domani, si è accorta che i partecipanti non erano affatto numerosi. Anzi, a dire il vero, non si è presentata neppure una coppia...

Il concorso è stato annullato? No, una donna come Faust non si dà certo per vinta. Piuttosto fa un patto col diavolo. E infatti ecco che le maglie moralizzatrici del concorso si sono allargate: potranno partecipare anche quelle coppie che fanno sesso pre-matrimoniale, a patto che riconoscano che sarebbe meglio non farlo [Atlanta Journal-Constitution].

E speriamo che a questo punto si presenti qualcuno. Altrimenti finirà che la Faust premierà una coppia di pornostar alcolizzate. Che riconoscono però come proprio modello di vita la Santa Vergine Maria...

Little Prince(ss)

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Paris Hilton for president: "Guardate Bush, non dev'essere difficile!"

Sì, va bene, tifiamo tutti per Obama, però... Insomma, anche lei ce la può fare. In fondo "guardate Bush, non dev'essere difficile". E poi anche lei, come George W., da giovane (cioè pochi mesi fa) è stata fermata per guida in stato di ebbrezza...

Sì, la candidatura di Paris Hilton, "il vostro comandante in capo in bikini", alla Presidenza degli Stati Uniti d'America in fondo convince. E se non lo fa politicamente (solo in Italia si eleggono certi personaggi...), lo fa senza dubbio satiricamente: quello che vi proponiamo è infatti un pezzo di satira anti-repubblicana favoloso, a tratti del tutto demenziale, a tratti perfido (nei confronti del più volte citato Bush, ma anche nei riferimenti ben poco velati a McCain, "vecchio cliché"), a tratti persino quasi "serio" (quando cita la tortura del waterboarding o il tema del surriscaldamento e del protocollo di Kyoto), a tratti progressista quanto neppure Obama sa fare (vedi il chiaro appoggio ai matrimoni gay)!

E poi, davvero: la ascolti una volta e non la dimentichi più...

Little Prince(ss)



Traduzione:

Paris for president
Al Palms a raffreddarsi con un Martini
Paris for president
Il vostro comandante in capo in bikini

Lasciatemi parlare delle mie proposte politiche
In modo che si smetta di odiare gli Usa

Bisogna incentivare la non-proliferazione nucleare
E ratificare il protocollo di Kyoto sin da oggi

Unitevi al corteo delle mie auto
Nella mia Escalade
[modello di Cadillac] ibrida [che non inquina] rosa

Paris for president
Basta con i vecchi cliché
Paris for president
Potete sposarvi se siete etero o gay

Se volete mettere il rossetto ad un maiale [riferimento a una frase di Obama]
Accertatevi che la sfumatura si intoni al colorito della pelle

Potete fidarvi di me con il dito sul bottone
[delle bombe nucleari]
"Nucular" [come Bush pronunciare "nuclear"]: un lessico deplorevole, vero?

Baratterò il consiglio dei ministri
Con una passeggiata nell'armadio

Paris for president
L'America dovrebbe mettermi al comando
Paris for president
Guardate Bush, non deve essere difficile

Simon Cowell
[talent scout tv] forse è cattivello
Ma quando uno dei giudici tira le cuoia metterò lui alla Corte Suprema

Poi dipingerò di rosa la Casa Bianca
E studierò un viaggio a Maui
[isola delle Hawaii]

Paris for president
Una sostenitrice dell'energia pulita
Paris fo president
La vera ribelle a Washington

Il "waterboarding" è una tortura e
Il riscaldamento globale non è per nulla hot
[figo, ma anche caldo!]

Creerò un dipartimento chiamato "polizia della moda"
E aggiusterò l'economia con ogni tipo di nuovo lavoro

Rifarò il look della Statua della Libertà
Con Donna, Tommy e Calvin Klein

Paris for president
Portate fuori i vostri bei culetti e votate
Paris for president
Distribuisce consigli di bellezza e speranza
Paris for president...

Sono Paris Hilton e approvo questo messaggio

Monsignor Giuseppe Betori: "Il prete pedofilo abusa di tuo figlio? Potevi fare attenzione!"

"Ciascuno è chiamato a rispondere personalmente delle proprie colpe di fronte alla comunità ecclesiale e alla società. Ma se queste cose accadono, è anche perché l'attenzione e la vigilanza di tutti si sono in qualche modo affievolite. Ognuno di noi, e io per primo, secondo il proprio ruolo e responsabilità, siamo chiamati a impegnarci attivamente a risalire la china, in un percorso di purificazione che non ammette alibi".

Sì, certo, ci sono responsabilità individuali... ma la colpa principale, in fin dei conti, è di tutti noi. E, cioè, di tutti voi.

La frittata la sa rigirare proprio bene il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana e nuovo arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori. E non sta parlando di sciocchezzuole, ma di preti pedofili. In una città inquietata dal caso di don Lelio Cantini, il prete recentemente ridotto allo stato laicale per aver abusato sessualmente di alcuni bambini.

Quello che mi preoccupa, al solito, non è tanto la presenza di preti pedofili (ci sono pedofili in tutte le categorie sociali ed è alquanto cretino dire che "i preti sono pedofili", come è criminale enfatizzare l'esistenza di un imam pedofilo...). E' molto più impressionante la volontà continua della Chiesa cattolica di negare il problema fin quando è possibile. E, quando non è possibile, di gettare fumo in aria, per rendere più indistinta la realtà e più difficile la respirazione.

E quindi Betori dice a tutti i genitori di bambini abusati da preti: "Il sacerdote ha fatto il cattivo, ma la colpa è anche vostra: genitori non attenti e non vigili, voi dove cacchio eravate?".

E lo dice un tizio che ogni giorno prega quell'incosciente di Maria, la quale si lasciò scappare da sotto gli occhi il figlioletto ancora bambino. E per fortuna che ai dottori del Tempio non piacevano i bambini...

Comunque, se i preti pedofili continuano ad essere nascosti sotto i tappeti, per tutti i fedeli si prospetta un percorso di purificazione "che non ammette alibi". Eh no, genitori distratti, non penserete mica di scappare di fronte alle vostre responsabilità!

Little Prince(ss)

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Pegging, potere e penetrazione: basta uno strap-on per mandare a fanculo i ruoli sessuali!


Un ragazzo tira sempre fuori la sua
tenerezza, quando è scopato. Adoro
sentirmi al comando tanto quanto
il suo piacere-dolore e il dolce modo
con cui il ragazzo geme. Questo
aspetto di un uomo non lo puoi
vedere senza uno strap-on. E io
adoro questo aspetto di un uomo.
Roxie

Se una donna “lo prende” da un uomo, non ti sorprendi. Se un uomo “lo prende” da un altro uomo neppure (anche se c'è chi sostiene che sarebbe proprio il sesso anale gay a dar vita ai demoni: Il grande colibrì). Ma quando è una donna a “metterlo”... no, non te lo aspetti, vero? Non è un caso se fino a pochi anni fa non esisteva neppure un termine condiviso per indicare il rapporto anale in cui una donna penetra un uomo, ovviamente tramite un dildo indossabile.

Poi nel 1998 un produttore di strap-on si rese conto che la maggior parte degli acquirenti non erano lesbiche, ma eterosessuali: coppie in cui lei penetrava lui. E allora decise di realizzare un video educativo su questa pratica, “Bend Over Boyfriend”, che ebbe un'enorme fortuna in tutto il mondo occidentale. Dall'acronimo del titolo del video si ricavò un verbo e così si iniziò a parlare di “to bob”, che, tra l'altro, significa “andare avanti e indietro” in inglese. Un acronimo molto evocativo, dunque...

Ancora oggi spesso si parla di “Bend Over Boyfriend” per indicare il sesso anale eterosessuale "subito" dall'uomo, tanto è vero che proprio in questi mesi a Parigi hanno furoreggiato alcune magliette con questa scritta [Liberation].

Ma l'espressione si è rivelata troppo lunga, mentre la sua traduzione in verbo (to bob) non ha avuto grande fortuna. E così nel 2001, attraverso un contest su web, il popolo delle "donne inculatrici" e degli "uomini inculati" ha scelto di indicare la propria pratica sessuale con il neologismo pegging. Un termine che ha avuto decisamente successo.

Certo, non si parla di pegging in tv o su Donna Moderna (almeno non credo...), non se ne parla al bar e neppure tra amici. E se è difficile parlarne, figuratevi introdurre questa pratica nella vita sessuale della coppia! Gli uomini si vergognano a proporla per non sembrare gay, le donne non accennano all'idea temendo che il compagno interpreti la proposta come sfiducia nei confronti della sua virilità. E così in genere il desiderio di praticare il pegging rimane inespresso, tanto che una ragazza racconta: “I miei ex qualche volta provano a telefonarmi e a chiedermi di rivederli e io so che è perché vorrebbero ripetere l'esperienza che non hanno il coraggio di chiedere alla loro attuale partner”.

Sì, perché sul sesso anale ricettivo maschile pesa l'identificazione con l'omosessualità, e quindi lo stigma sociale. In realtà, la maggior parte degli uomini che fanno pegging sono eterosessuali e si eccitano ad essere penetrati solo ed esclusivamente da donne: “Desiderare di essere penetrato nel buco del culo non significa essere gay. Eppure non si vedono molti ragazzi eterosessuali piegarsi a novanta perché si associa la penetrazione anale al sesso gay”.

Sul punto la maggior parte delle coppie sono chiare (una mistress afferma: “Non ho visto neppure un uomo che pensasse di essere gay solo perché provava piacere nell'essere penetrato. E non ho visto neppure un uomo che non provasse piacere nell'essere penetrato!”), anche se non mancano risposte più evasive (“Non ha niente a che vedere con l'omosessualità. E comunque, finché la figa continua a piacermi così tanto, non mi pongo nemmeno il problema”) o più sfumate (“A un certo punto ho pensato di essere gay. Ma la mia prima e unica esperienza con un uomo è stata divertente, ma non del tutto soddisfacente, e quindi ho capito di non esserlo”).

Chi riesce a superare la censura sociale ne è spesso soddisfatto. L'importante è iniziare il percorso gradualmente e comunicare molto. Si può partire con la scoperta che anche l'ano maschile è una zona erogena (e per molti non è la scoperta dell'acqua calda, come dimostra questa testimonianza: “Che schifo! A me l'unica cosa che piace avvicinare al buco del culo è la carta igienica!”) e quindi iniziare a stuzzicarlo con la lingua e con le dita. Con il tempo si può passare all'uso di piccoli dildo e vibratori. Quando l'uomo avrà superato eventuali ritrosie nei confronti della penetrazione anale, si potrà finalmente acquistare uno strap-on (abbiamo già fornito qualche consiglio su questo punto).

La prima volta che si userà lo strap-on, sarà bene avere davanti a sé molto tempo, in modo da procedere con grande tranquillità e dilungarsi in preliminari e massaggi, per allentare la tensione. Poi la donna potrà indossare lo strap-on e lubrificare l'ano del partner, approfittandone per giocarci un po' con le dita e farlo rilassare. Quindi conviene appoggiare la punta del pene artificiale sull'apertura dell'ano; solo quando l'uomo lo chiederà, si potrà iniziare ad inserire il dildo, con un movimento lento ma deciso. Una volta inserita tutta la lunghezza, sarà bene non iniziare subito a muoversi, ma fermarsi e aspettare che l'uomo si abitui al corpo estraneo e trovi l'angolazione più comoda.

La posizione preferibile per la prima volta è quella in cui l'uomo è piegato a novanta gradi e si regge solo con le mani ad un tavolo, in modo da avere lo spazio per ritrarsi in caso di dolore o per impostare il ritmo di penetrazione (elementi importanti, anche a livello psicologico, per allentare la tensione della prima volta). Quando si sarà raggiunta la giusta intesa, ci si potrà sbizzarrire con tutte le posizioni.

Non sempre, comunque, l'uomo che si sottopone al pegging è eterosessuale. In alcuni casi, infatti, l'uomo, pur essendo all'interno di una relazione monogamica eterosessuale, ha un orientamento bisessuale, e quindi il pegging viene a sostituire la penetrazione anale che è abituato a ricevere da altri uomini. In altri casi ancora, invece, l'uomo può riconoscere il proprio orientamento bisessuale dopo la scoperta del piacere del pegging, ma non necessariamente a causa di tale scoperta: “Ho poi scoperto che mi piace fare sesso anche con gli uomini. Ma non considero il pegging come qualcosa di gay o di poco etero, dal momento che è sesso con una donna, non con un uomo”.

E c'è persino qualche gay che ama il pegging, come conferma questa testimonianza: “Quando ho semplicemente voglia di dare il culo, preferisco una donna con lo strap-on: dove lo trovi un uomo con un affare di 25 centimetri che rimane duro dall'inizio alla fine? E poi le donne sono più lente a raggiungere l'orgasmo e perciò durano di più”.

Ma che cosa ci trovano di eccitante le coppie eterosessuali nel pegging? Il piacere che provano è fisico o mentale? La risposta non è semplice e deve fare i conti anche con le reticenze di chi potrebbe provare imbarazzo ad ammettere un piacere mentale nell'essere penetrato analmente.

Molti maschi enfatizzano solamente il piacere fisico, come fa quest'uomo: “A me piace sentire il giocattolo di mia moglie che scivola nel mio retto. E poi la sensazione di riempimento. Riesco a percepire ogni millimetro del giocattolo, il glande, ogni singola vena...”. Altri, invece, riconoscono come preponderante l'elemento emotivo: “Non sono sicuro che nel pegging il piacere sia fisico. Alcune volte dà piacere fisico, altre no, anche se non fa male. Ma è soprattutto l'immagine di lei in quella posizione a darmi piacere”.

Quel che è certo è che molti degli uomini che si sottopongono al pegging giudicano questa pratica come la più soddisfacente in assoluto (“Porca vacca, è troppo eccitante! Non ho neppure bisogno di toccarmi il cazzo: quando raggiungo l'orgasmo, continuo a venire, senza sosta. Come se fossi un idrante!”) e non vedono l'ora di ripeterla il prima possibile (“Mi metto a quattro zampe. Sento lei che si sistema lo strap-on, che apre il tubetto del lubrificante, ecc. A quel punto sto già impazzendo di impazienza e di eccitazione”).

Per le donne, a parte il caso in cui utilizzino dildi doppi o tripli che stimolano la clitoride e/o l'ano, il piacere è esclusivamente mentale, in genere legato al ribaltamento dei ruoli e a un senso di dominio associato all'atto di penetrare (“Mi è piaciuto tantissimo: adoro la sensazione di avere il potere e di comandare!”); non è quindi sorprendente il fatto che spesso il pegging sia utilizzato all'interno di relazioni sadomaso, a volte come elemento della femminilizzazione forzata.

E questo è un grande paradosso. Il pene, anche se artificiale, viene identificato, ora più ora meno, come simbolo e strumento di forza e di supremazia. Un fallocentrismo assoluto, in cui, però, a dominare sono le donne.

Il pegging, insieme agli altri usi degli strap-on, rappresenta una sfida interessantissima a chi parla dei ruoli sessuali, delle identità di genere e degli orientamenti sessuali come di oggetti predefiniti, statici, assolutamente determinati. E svela aspetti nuovi e sorprendenti della realtà, delle persone e di noi stessi.

Little Prince(ss)

Il Corriere della Sera e l'imam pedofilo: quando il giornalismo vende solo paura

"Operazione anti-pedopornografia: 
cento indagati, da politici a imam": è questo il titolo della homepage del sito del Corriere della Sera.

E in effetti tra i 98 indagati c'è anche un imam. "Un imam" nel senso di "uno". Uno solo.

Con lui ci sono anche svariati studenti, professionisti, operai e impiegati (e anche un prete... "un prete" nel senso di "uno", uno solo), racconta nell'articolo Romeo Tuliozzi, responsabile della Polposta di Udine.

Ma vuoi mettere quanto venderà la paura degli imam pedofili?

Little Prince(ss)

"Povero Petzner": Franco Grillini, piangitrice a pagamento al funerale del fascista Haider

"Povero Petzner". Con queste due parole si conclude l'intervento di oggi su Epolis di Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, ex parlamentare dei Democratici di Sinistra ed ex candidato sindaco di Roma per i Socialisti.

"Povero Petzner" perché la sua carriera politica si è interrotta per colpa dell'omofobia. Un gay è nei guai? Come un riflesso automatico, subito scatta la solidarietà totale e subito la vicenda viene avvolta da una glassa di pietismo.

"Povero Petzner"...

Sì, perché Petzner, nelle parole di Grillini, diventa solo il vedovo inconsolabile di Jörg Haider, l'uomo con cui, "con toni molto teneri e commoventi", Petzner ha raccontato di aver avuto una lunga "relazione particolare".

Poco importa che Haider fosse il fondatore e il leader del partito di estrema destra Bündnis Zukunft Österreich (BZÖ, Alleanza per il futuro dell'Austria) e che lo stesso Petzner di Haider non fosse solo l'amante, ma anche il portavoce ufficiale. Poco importa che quell'omofobia che oggi colpisce Petzner sia stata coltivata e diffusa in dosi industriali da Haider e da Petzner stesso. Il pietismo di Grillini vede solo la vittima e nasconde il carnefice.

Perché, in fondo, il ruolo del gay sempre e comunque vittima è quello che si vende meglio. Quattro lacrimucce, un "poverino" e, chissà, sull'onda dell'emozione un dirittuccio potrebbe calare dal cielo.

Ma se la morte di Haider merita rispetto, come tutte le morti, e il dolore di Petzner merita comprensione, come tutti i dolori, lo stesso rispetto e la stessa comprensione le meritano tutte le vittime dell'omofobia e delle altre forme d'odio. E Haider e Petzner, come personaggi politici e pubblici, hanno avuto una responsabilità pesantissima nella perpepuazione e nella diffusione tanto dell'omofobia quanto di altre forme d'odio (etnico, religioso...).

Anche Grillini ha voluto assumersi una responsabilità pubblica e politica. E allora la smetta di fare la prefica e di vendere il solito vittimistico piagnisteo sul "povero gay". E inizi a trattare gli omosessuali come persone e non come inconsapevoli bambolotti.

Little Prince(ss)

Leggi anche:
* Nazismi gay? - Capitolo 4 - "Io, gay nazista, vi racconto il mio pensiero"
* Nazismi gay? - Capitolo 3 - Quattro gatti, mille dubbi
* Nazismi gay? - Premessa - Triangoli rosa, triangoli neri

Who is Nailin' Paylin? Annunciata la parodia porno della Palin, candidata vicepresidente Usa

C'è poco da fare: ormai la Palin, nel probabilissimo caso che non vada alla Casa Bianca, dovrà rivedere molte sue aspettative di vita pubblica. Parodiata da tutte le parti, presa in giro, ormai non si contano più le sue gaffe in tv e sui giornali...

E ora pare non esserci più speranza, per lei così castigatrice dei costumi: anche la parodia porno. Così, eccola impegnata in prodezze di vario tipo, con tutto ciò che c'è da far vedere in termini di seni, culo... Con partecipazioni di tutto rispetto, da Condoleeza Rice alla Hillary...

La protagonista, una giovane Lisa Ann, anche se non estremamente somigliante, cercherà di mostrare ogni lato possibile del duro personaggio che dovrà interpretare.

Ormai non c’è più pace per la povera Palin. Dovrebbe però consolarsi di una cosa. Se la sua carriera dovesse finire in questo modo, potrà riguardarsi in tutte le forme possibili e immaginabili. E se il suo narcisismo avrà la meglio, potrà pure passare il tempo cercando nuove strade e posizioni politiche, dando sempre un occhio al video.

Il film dovrebbe uscire poco prima delle elezioni: come dubitarne…


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Le mobilitazioni non si fermano

Avviso ai naviganti...
Continuano a Milano le manifestazioni di protesta contro la Legge 133. Oggi, per la prima volta della sua storia, l'Università Bicocca ha autoorganizzato un corteo fra le proprie strade, nato dopo un'assemblea di strada.
Un piccolo corteo, non superiore alle 300 persone, che sfilava lungo le strade cementificate di quel quartiere anonimo e senza storia. Per questo motivo, prima di essere una manifestazione politica, è prima di tutto uno spettacolo surreale. Anche gli studenti che guardavano la fiumana erano stupiti, senza però partecipare. In fin dei conti, questo è un tipico elemento "bicocchiano".
Il corteo si è fermato davanti all'edificio che ospita le sedi del rettorato. Una piccola parte ha poi preso l'iniziativa ed è entrata nell'edificio facendo un piccolo giro per i corridoi. Una volta uscito, una discussione con i vari rappresentanti degli studenti: in effetti c'è da dire che è stata una iniziativa nata aldifuori dei gruppi universitari. Tuttavia, aldilà delle prese di posizioni sulla incursione in sede, occorre dire che è stato un bello spettacolo, almeno per chi riesce a vedere non solo l'aspetto politico.
Oltre le polemiche, alcune utili altre inutili, c'è da riflettere molto su quanto sta accadendo. Per questo, citeremo un articolo di questa famigerata Legge. Una parte di cui non si parla, essendo la discussione incentrata solo sui tagli a istruzione e altre funzioni pubbliche, ma che è importante. Almeno, su quello che questo Governo ha in mente.
Art 61 comma 22:

“22. Per l'anno 2009, per le esigenze connesse alla tutela dell'ordine pubblico, alla prevenzione ed
al contrasto del crimine, alla repressione delle frodi e delle violazioni degli obblighi fiscali ed alla
tutela del patrimonio agroforestale, la Polizia di Stato, Corpo dei vigili del fuoco, l'Arma dei
carabinieri, il Corpo della guardia di finanza, il Corpo di polizia penitenziaria ed il Corpo forestale dello Stato sono autorizzati ad effettuare assunzioni in deroga alla normativa vigente entro un limite di spesa pari a 100 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2009, a valere,
quanto a 40 milioni di euro per l'anno 2009 e a 100 milioni di euro a decorrere dall'anno 2010, sulle risorse di cui al comma 17, e quanto a 60 milioni di euro per l'anno 2009 a valere sulle
risorse di cui all'articolo 60, comma 8. Tali risorse sono destinate prioritariamente al reclutamento di personale proveniente dalle Forze armate. “

Milesmood

Scrivere commenti anonimi è come farsi una sega. Ma meno piacevole e produttivo

"Luxuria dovrebbe essere impalata con una mazza da baseball coperta di carta vetrata così gli passerebbe la voglia di fare il frocio". "Siete solo dei falliti come i vostri amici del PD,come i vari funzionari di partito di vosta conoscenza". "Siete tutti dei pecoroni se continuate con l'idea di favorire la prostituzione!".

Questi sono gli ultimi, ma c'è anche di peggio. E' la democrazia, bellezza. E, soprattutto, sono gli inconvenienti di permettere il "commento libero" sul tuo blog: qui non troverete nessuna barriera per dire la vostra. Nessuna censura preventiva. Nessuna censura successiva. Ognuno può scrivere quello che vuole, assumendosene la responsabilità.

Chissà come mai, però, i commenti come quelli riportati sopra (vale a dire: insulti e/o proclami razzisti) sono sempre anonimi. Li scrivono persone che mi fanno venire in mente i maniaci che chiamano al telefono le signorine per bene solo per ansimare loro: "Puttana... puttana...".

Insomma, ognuno si eccita come può e c'è anche chi, se non ha una donna e/o un uomo e/o una capra sotto mano, ha bisogno di scrivere schifezze e insulti anonimi sui blog per arrivare all'orgasmo. Dimostrando, tra l'altro, quel che le sue idee e i suoi valori valgono: una sega.

Vittorio Mangano: per Borsellino era un mafioso, per Pecorella un uomo coraggioso

Pecorella: Mangano? Non e' un eroe, ma un uomo coraggioso
di Apcom

Vittorio Mangano non è "un eroe", come lo definì in campagna elettorale Silvio Berlusconi, ma "un uomo coraggioso".

Lo sostiene Gaetano Pecorella, secondo il quale "
sarebbe stato facile accusare Berlusconi ma lui ha avuto il coraggio di resistere. Mangano è stato etichettato come mafioso perché è stato a contatto con Berlusconi. Credo che chiunque sia stato a contatto con il presidente del Consiglio prima o poi viene accusato di qualcosa", dice intervistato da Klaus Davi.

Sempre parlando di mafia, il deputato del Pdl, fino a 48 ore fa candidato alla poltrona di giudice della Corte costituzionale, si dice convinto che "
non esiste l'autenticità completa dei pentiti. Potrebbero fornire elementi utili all'autorità giudiziaria, ma a mio avviso c'è sempre una sorta di manipolazione delle informazioni. Naturalmente, una componente di verità c'è sempre in quello che dicono i pentiti, ma quando si agisce per interessi il sospetto su di loro deve esistere. Devo ammettere che attualmente i pentiti sono scomparsi, oramai esistono solo le intercettazioni".

"
L'idea che la mafia si combatta con il 41 bis è sbagliata - sostiene ancora Pecorella - prima di tutto perché in carcere finiscono solo i boss mafiosi perdenti. Ne sono certissimo, perché questi mafiosi sono consegnati alla giustizia, sono vittime di delazioni, allo scopo di fare spazio ai giovani. Alcune catture sono illusioni, ma in realtà la mafia si rigenera come i tentacoli di un polipo rimanendo forte come prima. Faccio un'ipotesi - spiega - Probabilmente l'arresto di Riina e Provenzano potrebbe averlo deciso la 'cupola', può essere stato frutto di una soffiata di un prezzolato, può essere stato un colpo di fortuna, oppure c'è un'alternativa, ovvero non trascurare il ruolo degli infiltrati dello Stato, dei Servizi all'interno dell'organizzazione. Secondo me certe notizie arrivano dall'interno. Poi - conclude Pecorella - che a parlare siano infiltrati o associati ai clan, chi lo sa...".

* * *

Sì, quest'uomo, Gaetano Pecorella, fino a poche ore fa era il candidato del centrodestra alla poltrona di giudice della Corte costituzionale.

Sì, proprio lui, l'uomo indagato per la strage di Piazza della Loggia con l'ipotesi di favoreggiamento...

Sì, proprio lui, l'autore della legge 20 febbraio 2006, n. 46, di riforma del codice di procedura penale, legge utile ai processi penali a carico di Silvio Berlusconi ma giudicata incostituzionale nella maggioranza delle sue parti proprio dalla stessa Corte costituzionale...

Sì, proprio lui, la persona che oggi tesse le lodi di Vittorio Mangano, meglio conosciuto come "lo stalliere di Arcore", cioè la persona che Paolo Borsellino, due mesi prima di essere ammazzato, aveva definito "una delle teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel nord Italia". Evidentemente anche Paolo Borsellino era una toga rossa, come erano toghe rosse i magistrati che hanno condannato Mangano all'ergastolo per aver assassinato due persone. Probabilmente era comunista anche il pentito Salvatore Cancemi, quale accusò Mangano di essere, insieme a Marcello Dell'Utri, il collegamento tra la Fininvest di Silvio Berlusconi e Cosa Nostra...

Ma su una cosa Gaetano Pecorella, che rischiava di insozzare con la sua presenza la Corte costituzionale, ha perfettamente ragione: "In carcere finiscono solo i boss mafiosi perdenti". Dove vanno quelli vincenti lo vediamo fin troppo bene.

Little Prince(ss)

I vestiti nuovi dell'imperatrice: Sarah Palin nei guai, mentre il Collezionista di Ville vola

Ahi ahi ahi... Non è solo il diavolo a vestire Prada. La passione per i vestiti costosi, a quanto sembra, ha contagiato anche la "donna del popolo" Sarah Palin, candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti per i repubblicani.

La governatrice dell'Alaska (stato al quale, tra l'altro, ha accollato tutte le spese di viaggio per i tre figli) avrebbe speso ben 150mila dollari (quasi 120mila euro) per rifarsi il guardaroba per la campagna elettorale. Insomma, si è comprata due cosine, tra cui un berretto da scimmietta (??) per il figlio di tre mesi...

E certo le spese folli di una donna che si è presentata come la paladina della morigeratezza e della semplicità della provincia americana contribuiscono non poco al crollo nei sondaggi del ticket McCain-Palin: ormai tutte rilevazioni danno Barack Obama in vantaggio con percentuali a due cifre... E a poco servirà il fatto che lo staff della Palin ha annunciato che il ricco bottino di vestiti sarà dato in beneficenza dopo il voto [Repubblica].

Molto più di 150mila dollari sarà costata, invece, la villa sul Lago Maggiore che il Collezionista di Ville Silvio Berlusconi si è comprato per festeggiare il suo 72esimo compleanno. Ma almeno Silvio non si è mai voluto mostrare né semplice né morigerato. La morigeratezza gli piace imporla solo agli altri. E infatti lui nei sondaggi vola...

Little Prince(ss)

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"Vietato l'ingresso ai negri irregolari e pregiudicati". Al bar? No, in ospedale!

"Vietato l'ingresso ai negri irregolari e pregiudicati (questo è quello che la legge vuole!) Articolo 100, regio decreto 773/1931".

Questo simpatico ed amichevole cartello, che ricorda il "Vietato l'ingresso ai ragni e ai visigoti" de "La vita è bella" di Roberto Benigni", è comparso fuori dal simpatico ed amichevole bar "Alle 3 botti" di Padova. C'è già chi pensa di denunciare la titolare del locale, la quale, però, si difende così: "Lo so che questo non va bene, ma ci hanno detto di cambiare clientela. L’ultima volta che mi hanno chiuso il bar hanno trovato all’interno alcuni ragazzi clandestini. Ma io non posso chiedere loro i documenti per sapere se sono in regola o meno... per cui è meglio che gli extracomunitari non entrino più" [Mattino].

Ma la signora non tema. La sua idea è piaciuta moltissimo. Perché proprio in questi giorni la Commissione congiunta Affari Costituzionali e Giustizia del Senato sta discutendo un emendamento al Disegno di Legge 733 sull'immigrazione che punta ad eliminare il principio di "non segnalazione all’autorità" [Repubblica].

Cosa significa? Significa che se lo "straniero" senza permesso di soggiorno si rivolgerà ad una struttura sanitaria, verrà segnalato alle autorità e quindi scatteranno tutti i meccanismi per la sua espulsione. Questo ovviamente spingerà gli extracomunitari ireegolari a non richiedere assistenza sanitaria, costringendoli in una situazione di "pericolosa marginalizzazione sanitaria", come denuncia Medici Senza Frontiere. Pericolosa per tutti, tra l'altro, non solo per gli immigrati irregolari.

Insomma, sarà come se tutti gli ospedali esponessero al proprio ingresso la scritta: "Vietato l'ingresso ai negri irregolari e pregiudicati (questo è quello che la legge vuole!)".

In altre parole, questo emendamento disconosce la centralità del diritto alla salute, diritto riconosciuto e garantito dalla Costituzione e finora rispettato dalle leggi sull'immigrazione, compresa la Bossi-Fini.

"Come organizzazione medica, MSF è seriamente preoccupata perché si sta cominciando a mettere in discussione uno dei diritti fondamentali dell'uomo, quello alla salute. La proposta di questi giorni si aggiunge ad altre avanzate nell'ultimo periodo in tema di immigrazione, come quella di introdurre il reato di immigrazione clandestina o quello di estendere a 18 mesi il tempo massimo di permanenza all’interno dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE)" denuncia il responsabile italiano di Medici Senza Frontiere, Loris de Filippi.

Stiamo tornando davvero al 1931?

Little Prince(ss)

Kattolici con e kattolici senza: i nuovi santi martiri si arrampicano sugli specchi...

"L'altro giorno nella nostra mailing-list [...] stavo presentando al gruppo [di ex compagni di scuola] un nuovo amico, Massimo, che stimo come ottimo individuo e dotato di grande cuore e bella testa. Messaggio di Giovanni: 'Kattolico o sano?'. Confesso [...] che mi è venuto subito il sangue alla testa e per un attimo sono stato attraversato dall'indignazione. [...] Del resto l'offesa mi sembrava grave, il segno inequivocabile di quella discriminazione cui i cattolici sono soggetti anche nella cattolicissima Italia [...]. Quindi i cattolici, mi chiedevo, sono solo quelli con la 'k', non ci sarebbero dei cattolici moderati, miti, ma solo degli intolleranti, dogmatici e assolutisti che quindi, paradossalmente, non devono essere tollerati?".

Insomma, fate attenzione quando comunicate con un cattolico, soprattutto se si tratta di un professore di religione come Andrea Monda, autore dell'editoriale (sì, è un editoriale, non una lettera dai lettori con cui tappare un buco) apparso su Avvenire di ieri di cui abbiamo riportato alcuni passaggi.

Fate attenzione non solo perché il cattolico in questione potrebbe avere un pessimo senso dell'ironia, ma anche perché potrebbe trasformare ogni vostra parola e ogni vostro gesto in una manifestazione di attacco intollerante alla sua religione. Il tutto in un'atmosfera di desiderio feticistico di essere trasformato in un nuovo Santo Martire della Fede, come dimostra anche l'episodio della rana crocifissa.

Poi, sia ben chiaro, esistono kattolici con l'ironia e kattolici senza...

Milano in piazza... E al Supermercato...

Oggi a Milano un'onda di studenti e studentesse è scesa in piazza per cercare di lanciare la sfida alla Legge 133, la Legge che, tentando di redistribuire soldi per sopperire all'abolizione dell'Ici, apre la strada per il probabile capitolo finale del romanzo chiamato "Università pubblica".
La giornata è iniziata pseudo tranquillamente. Alle 9.30 in Via Festa del Perdono, Aula Magna, associazioni studentesche, rappresentanti sindacali e qualche professore hanno aperto un dibattito con tutte le persone presenti in Aula. La Questura ne indica 2000, secondo gli organizzatori dai 2500 ai 3000. Ma questo è poco importante. Come grande assente figura il Rettore Enrico Decleva, formalmente assente per impegni poi visto uscire tranquillamente dalla sede universitaria.
E si è discusso. Interventi quasi tutti simili. Proposte uguali, che vanno dall'autogestione all'occupazione alla mobilitazione, alle lezioni in piazza al coordinamento di studenti in vari Atenei. Si è discusso delle conseguenze, più probabili che visionarie, circa la sicura mancanza di chiusura del bilancio nel 2010, le fondazioni private, contratti improponibili per i lavoratori tecnico-amministrativi.... Un bel macello, in sostanza. Senza contare gli accenni alle modifiche della Legge 104, in atto in Parlamento, in materia di integrazione lavorativa per le persone disagiate. O le disposizioni da "rivedere" per quanto concerne il diritto di sciopero.
Poi l'idea di un corteo nato improvvisamente per non sprecare tutta l'energia che si era formata. Per cui via, in strada, a protestare. Non prima delle immancabili proteste, le classiche, di chi si sentiva offeso e viturperato nel non riuscire più a parlare in aula, essendo rappresentativo.
Un corteo nato tranquillo, con la voglia di fare una bella dose di casino giusto. Lungo Via Larga, Duomo, Piazza della Scala, Via del Conservatorio e poi... vabbè chi scrive si è perso poi con le sue amiche. Ma, attraverso i giornali, si è arrivati fino a Stazione Cadorna con l'intento di bloccare i treni, con il risultato di scontri con la polizia: 6 feriti. Come già successo a Bologna in questi giorni. E come accadrà nuovamente, se questo clima continuerà a rimanere così.
In effetti, l'Accademia di Brera ha incominciato una mobilitazione continuata, così come in numerose Università. La Statale ha bloccato ieri, presso alcuni poli, l'accesso. In Bicocca, invece, tutto è tranquillo. Ma si spera che anche li qualcosa possa muoversi.
I prossimi appuntamenti per quel che riguarda la mobilitazione sono:
- Domani: ore 15.30 lezione in Piazza Duomo con docenti della Facoltà di Scienze Politiche;
- 27 ottobre: assemblea presso l'Università Bicocca;
- 30 ottobre: manifestazione generale;
- 3 novembre: inaugurazione Anno Accademico presso il Politecnico di Milano;
- 6 novembre: assemblea presso Università Statale.

Anche se, apparentemente, sembra non riguardare tutto questo, chi scrive, tornando a casa, ha parlato con la propria madre, che lavora presso un supermercato, circa la moda dei suoi clienti di comprare cose inutili al fine di raggiungere i bollini necessari per ottenere in regalo (con una piccola aggiunta di denaro) dei piatti di ceramica. Il collegamento c'è, anche se non si vede. Sta a Voi scoprirlo...
  
Milesmood

Una firma per Roberto Saviano, una firma per tutti: sottoscrivi l'appello di Repubblica!

Roberto Saviano è minacciato di morte dalla camorra, per aver denunciato le sue azioni criminali in un libro - "Gomorra" - tradotto e letto in tutto il mondo. E' minacciata la sua libertà, la sua autonomia di scrittore, la possibilità di incontrare la sua famiglia, di avere una vita sociale, di prendere parte alla vita pubblica, di muoversi nel suo Paese. Un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, è costretto a una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra dal carcere continuano a inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, "Repubblica", e di tacere.

Lo Stato deve fare ogni sforzo per proteggerlo e per sconfiggere la camorra. Ma il caso Saviano non è soltanto un problema di polizia. E' un problema di democrazia. La libertà nella sicurezza di Saviano riguarda noi tutti, come cittadini.

Con questa firma vogliamo farcene carico, impegnando noi stessi mentre chiamiamo lo Stato alla sua responsabilità, perché è intollerabile che tutto questo possa accadere in Europa e nel 2008.

Firma anche tu!

La premiata ditta GayLib & Imma Battaglia presentano: Quote gay alle Europee!

L'idea è semplicemente geniale. Davide Betti di GayLib, l'associazione dei gay di centrodestra, chiede che nella prossima legge elettorale per le Europee siano introdotte, oltre alle quote rosa, anche le quote gay. La proposta è stata confermata anche da Enrico Oliari per "favorire il clima di accettazione e di tolleranza nei confronti dei gay e delle lesbiche italiani, clima che troppi episodi mettono in discussione". Ed è subito arrivato l'appoggio di Imma Battaglia, presidentessa di Di'Gay Project (sì, proprio lei, l'unica lesbica del globo ad entusiasmarsi per i DiDoRe di Brunetta e Rotondi...).

Insomma, per dirla in poche parole: le elezioni si avvicinano e certi personaggi che da anni cercano di vivacchiare alle spalle del movimento *qtblg tentano il colpo della loro vita, ovvero la conquista di una poltrona.

Ovviamente, accanto alle quote gay, verranno imposte quote per bisessuali, pansessuali, queer, affetti da sindrome di Alessandro Magno (ricordate Cecchi Paone...?) e per quegli sfigati degli asessuali. Per rientrare in ciascuna quota, bisognerà superare ardue prove scritte, orali e infine anali e/o vaginali.

Un'idea davvero brillante che comunque ci porta a rivalutare GayLib e la Battaglia: per far ridere, sanno far ridere benissimo.

Little Prince(ss)

Anche tre le gambe delle donne... Lo strap-on, il pene artificiale con cui tutti possono penetare

So join me brothers and sisters
in my strap-on revolution,
where all men and women
shall be given equal-sized
government issued strap-ons,
one model, one color,
one for every man, woman, and child.
So that everyone can have
the ability to have strap-on sex.
Kit Yan

Pochi altri oggetti possono essere definiti rivoluzionari come lo strap-on dildo, un geniale e piccolo (beh, dipende!) sex-toy che, come vedremo, è capace di rompere tutti gli schemi. E non solo gli schemi, a dire il vero...

Innanzitutto: che cos'è uno strap-on dildo? E' un dildo (un giocattolo erotico per la penetrazione anale e/o vaginale) che, in genere grazie a vari sistemi di imbracatura, può essere indossato. Esistono moltissimi diversi modelli di strap-on e anche differenti usi possibili, dal momento che questo oggetto può essere utilizzato sia da donne che da uomini, sia su donne che su uomini...

L'uso più comune, nel mondo reale, è all'interno del pegging, quella pratica sessuale che prevede la penetrazione anale dell'uomo da parte di una donna.

LESBICHE

Nel mondo della pornografia, invece, lo strap-on sembra essere lo strumento tipico dei rapporti lesbici. Il che non è (sempre) vero.

In effetti, la comunità lesbica dibatte vivacemente sull'uso di questo giocattolo erotico, che finisce spesso e volentieri al centro di diatribe a carattere ora ideologico ora personale.

Lo strap-on, come in generale tutti i dildo, viene considerato da alcune lesbo-femministe come una intromissione intollerabile di fallocentrismo all'interno delle loro dinamiche relazionali. Critica per molte ormai superata grazie allo sviluppo delle teorie queer (le quali, guarda caso, hanno preso ispirazione anche dallo strap-on...): “Se escludi lo strap-on solo perché ti sembra imitativo dell'eterosessualità, ti stai perdendo qualcosa di piacevole. Susie Bright l'ha detto anni fa: scopare non è più eterosessuale che baciare”.

Quando invece il rifiuto dello strap-on è motivato da sensibilità personali, conviene introdurre l'idea di utilizzare questo oggetto in modo molto delicato e progressivo, per rispetto della partner che, altrimenti, potrebbe avere reazioni anche traumatiche: “La mia ragazza mi ha chiesto di scoparla con uno strap-on. Mi sembra una cosa sbagliata, come varcare un limite, entrare in un terreno di identità maschile che non voglio attraversare. Ho pianto” racconta una lesbica, mentre un'altra dice: “La mia ragazza è eccitata dall'idea di avere un 'pene' e vorrebbe che glielo masturbassi e succhiassi come se fosse vero. Per me è umiliante. E poi odio il fatto che gli strap-on siano così realistici”.

Le donne, nei rapporti lesbici come in quelli eterosessuali, possono indossare praticamente tutti i modelli di strap-on, sia quelli classici (dotati solo di dildo esterno) sia quelli doppi (in cui al dildo esterno se ne aggiunge uno interno, da inserire nella vagina o nell'ano) sia quelli tripli (dildo esterno + dildo vaginale + dildo anale).

UOMINI

Gli uomini, invece, sono ovviamente esclusi dall'utilizzo degli strap-on tripli e di quelli doppi con dildo interno vaginale.

Va precisato che solo in rari casi lo strap-on è indossato da uomini. Questo giocattolo erotico può permettere di avere rapporti sessuali penetrativi a uomini con gravi disfunzioni erettili, ma, utilizzando particolari modelli, può anche permettere a un uomo di penetrare la compagna contemporaneamente nella vagina e nell'ano.

Inoltre, gli uomini che ritengono di non riuscire a soddisfare il partner a causa delle ridotte dimensioni del proprio organo sessuale possono ricorrere a speciali strap-on con grossi dildo cavi in cui inserire il proprio pene.

TRANS

Parlando di strap-on indossati da uomini, non bisogna poi dimenticare i transessuali FtM (female to male, dal femminile al maschile), ai quali l'uso del dildo indossabile permette di avere una vita sessuale penetrativa anche in assenza dell'organo genitale maschile. Uno di loro afferma: “Non sono nato uomo, ma, cazzo, posso indossare uno strap-on!”.

Molti uomini transessuali affermano di sentire la presenza di un “pene fantasma” e considerano lo strap-on come una sorta di sua “materializzazione”, come spiegato molto bene in queste parole: “Quando lo indosso, ho una connessione fisica (o forse psicologica) tanto forte con il mio uccello che raggiungo l'orgasmo per una sega fatta al mio strap-on, anche se non c'è sensazione tattile”.

La tipologia di strap-on preferita da molti trans FtM è la Feeldoe (foto sopra), costituita da un bulbo lungo circa 6 cm, da inserire tra le labbra della vagina, e da un grosso dildo per la penetrazione del partner: il vantaggio è dato dal fatto che, rimanendo al suo posto senza necessità di alcuna imbracatura, spunta in mezzo alle gambe di chi lo indossa come un pene vero. Purtroppo molti lamentano l'eccessiva lunghezza del dildo (da 13,4 cm a più di 17) e l'uso di colori innaturali. Il modello più piccolo in silicone costa circa 60 euro, mentre alcuni modelli in acrilico raggiungono i 140 euro.

Sono invece rare le trans MtF (male to female, dal maschile al femminile) ad utilizzare lo strap-on. In questi pochi casi, la trans che voglia avere una vita sessuale penetrativa (desiderio condiviso con altre donne, come avremo modo di vedere parlando di pegging) utilizza lo strap-on o perché gli ormoni le hanno inibito la funzione erettile del pene o perché non desidera utilizzare nella penetrazione il proprio pene, dal momento che non gli riconosce una funzione sessuale.

SALUTE

Gli strap-on vanno tenuti sempre puliti e devono essere lavati e disinfettati prima e dopo il loro utilizzo. Se lo strap-on viene utilizzato su più persone, occorre ricoprire il dildo con un preservativo e cambiare il preservativo prima di ogni singola penetrazione. L'uso del condom è consigliato anche quando la persona penetrata è una sola, dal momento che facilita molto la pulizia del giocattolo..

ACQUISTARE UNO STRAP-ON

Consigliare come acquistare uno strap-on non è per nulla semplice:i modelli sono tantissimi, con differenze enormi per quanto riguarda i materiali utilizzati, i sistemi di imbracatura, il numero di dildi presenti (da uno a tre) e le loro dimensioni, la presenza o l'assenza di sistemi di vibrazione. E anche i costi, che variano dai 20 ai 200 euro.

Comunque, chi fosse interessato all'acquisto di uno strap-on farebbe bene innanzitutto a discuterne approfonditamente con il proprio partner o i propri partner), in modo da valutare bene le esigenze di tutti, e poi visitare qualche sexy shop (anche su internet) per scegliere il prodotto che potrebbe soddisfare al meglio le proprie richieste.

In ogni caso, controllate che il sistema di imbracatura permetta al dildo di rimanere in posizione, cosa che, ad esempio, non succede con i modelli più economici, nei quali il pene artificiale è attaccato direttamente a una fascia elastica. In questi casi, il dildo va per i fatti suoi e la penetrazione diventa quasi impossibile!

I modelli che, tramite vari sistemi, permettono di inserire nello strap-on diversi dildi sono molto costosi, ma utilissimi per chi dispone già di un'ampia collezione di falli artificiali. Ovviamente, occorre assicurarsi prima che i propri dildo possano adattarsi allo strap-on.

E attenzione anche ai materiali scelti per il dildo. Il più piacevole è senza dubbio il cuoio, morbido e caldo, ma anche molto costoso, difficile da pulire e poco duraturo. I prezzi si abbassano con il lattice, che però si rovina facilmente. I materiali più economici sono il PVC (da evitare assolutamente: è cancerogeno!) e altri materiali sintetici, come nylon e pelle sintetica, che sono anche quelli meno deteriorabili e più facili da pulire.

Little Prince(ss)

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Preziosa, la prostituta trans che ha avuto il coraggio di denunciare i CPT

“Non siamo animali!”
Il coraggio di una trans brasiliana nell’Italia securitaria

Articolo segnalato dal Comitato Antirazzista Milanese

Aveva tredici anni, Preziosa, quando scese in strada per la prima volta nel piccolo paese brasiliano di provincia in cui abitava. Per lei, penultima di sei fratelli, era prioritario aiutare economicamente la madre e già da tempo aveva rinunciato alla scuola per fare piccoli lavoretti – come aiutare a portare la spesa – con cui si procurava pochi spiccioli. Ma in quel periodo la situazione economica della famiglia si era aggravata, e così decise di prostituirsi. Il primo che si fermò era il direttore del carcere locale che, vedendola così giovane, le diede dei soldi e la riaccompagnò a casa, senza chiedere in cambio alcuna prestazione sessuale. Tre anni più tardi costui sarebbe diventato uno dei suoi clienti fissi, mi racconta ridendo mentre sciorina la lista dei “pezzi grossi” che, presentandosi perfino a volto coperto per evitare lo “scandalo”, erano suoi clienti in Brasile. Fino ad arrivare al ricco architetto che fu il suo primo cliente italiano quando, un anno fa, era approdata su una strada del Nord Italia per raccogliere, in pochi mesi, i soldi necessari alla famiglia e alle sue operazioni chirurgiche. “Sei nuova qui?”, le aveva chiesto l’uomo di mezza età che conosceva bene le altre brasiliane in quella via; Preziosa rispose con le poche parole imparate per lavorare in Italia e cominciò la sua esperienza in questo paese.

Clienti gentili, gli italiani, e ti danno tanti soldi”, così le era stato presentato questo Eldorado della prostituzione trans, ma non sapeva che molti di questi clienti che di notte son “gentili” e strisciano ai tuoi piedi, la mattina sono pronti a fare i moralisti contro la prostituzione e a cavalcare le peggiori ondate razziste e securitarie. Non le avevano neppure detto che alla fine degli anni ’90, con la legge Turco-Napolitano, in Italia erano stati costruiti dei simil-lager dove vengono deportate le persone migranti sprovviste di permesso di soggiorno, né che in Italia stava cominciando la caccia alle trans e alle prostitute immigrate. Lo avrebbe scoperto lei stessa tra un controllo poliziesco e l’altro. Qualche amica l’aveva avvisata dell’esistenza del cpt di via Corelli a Milano: “Quando passerai dalla fabbrica con la scritta *** sarà perché ti stanno portando là”. E una sera del giugno scorso, dopo l’ennesimo controllo in questura, una poliziotta l’aveva fatta salire su una macchina, senza dirle quale fosse la destinazione. Vide la fabbrica con quella scritta e capì; poco dopo, facendola scendere dalla macchina, la stessa poliziotta le disse ironicamente “Benvenuta in Corelli!”.

Comincia così la vera odissea di Preziosa, ventottenne, rinchiusa nel cpt (oggi “cie”) milanese insieme ad altre 24 migranti trans. Una notte sua madre la sogna rinchiusa in un “brutto posto”, la chiama e Preziosa cerca di rassicurarla “
Sono qui con le mie amiche”. Dopo qualche notte, la madre la sogna circondata da camici bianchi e si spaventa. Preziosa cerca ancora di rassicurarla ma poi le racconta la verità: la sera prima è stata picchiata a sangue dai poliziotti di guardia e solo grazie alla insistente determinazione delle altre trans recluse a tarda ora viene portata in un pronto soccorso. Il resto è cronaca che conosciamo: la notte stessa del pestaggio, il 10 luglio, il Comitato antirazzista fa un presidio fuori dal cpt; il giorno successivo lei e un’amica vengono convocate nell’ufficio immigrazione del cpt, dove l’ispettore che la notte precedente ha assistito al pestaggio si scusa e comunica loro l’immediata scarcerazione, consegnando un decreto di espulsione dall’Italia.

Entro cinque giorni se ne devono andare e così questa ennesima violenza passerà impunita. Ma Preziosa non si scoraggia e decide di portare fino in fondo la battaglia per le violenze subite. Torna a farsi refertare al pronto soccorso, accompagnata da attiviste del Comitato antirazzista. Gli effetti delle violenze sono evidenti: calci, pugni e manganellate sulla testa e su tutto il corpo hanno lasciato dei segni inequivocabili (ancora oggi fatica a respirare per una manganellata particolarmente violenta sulla schiena). Il dolore è forte e altrettanto forte è la sua determinazione: Preziosa decide di denunciare le ingiurie razziste, gli abusi e le violenze subite, l’omissione di soccorso da parte del personale della Croce Rossa che, presente quella notte, si era rifiutato di chiamare un’ambulanza fino a che la protesta contro le violenze si era allargata a tutto il cpt ed era emersa all’esterno.

Nonostante il clima vacanziero, per questa denuncia è stata accettata la procedura d’urgenza ed è stato nominato un PM. Chissà se a Preziosa concederanno il permesso di soggiorno “per motivi di giustizia”

Intanto è stato approvato il “decreto sicurezza” e a Milano, come altrove, sono arrivati i militari. Di questi, ottanta sono destinati al cpt di Corelli. Tutto fa presumere che violenze ed abusi si moltiplicheranno, sulle strade e nei cpt.

A fine giugno Alemanno chiedeva la costruzione di un nuovo cpt per il Lazio, con una apposita sezione per le trans. Un mese prima i tg avevano trasmesso le raccapriccianti immagini della “caccia alle trans” da parte dei residenti del Prenestino coadiuvati da alcune teste rasate e con la polizia compiacente. “
Non sono un animale!” continuava ad urlare una di queste trans mentre la trascinavano brutalmente nella macchina della polizia. Il suo urlo sarà l’urlo di tante altre donne e trans che si prostituiscono tanto più ora che, a partire dall’iniziativa del Questore di Rimini, anche le prostitute verranno fatte rientrare nella categoria dei “soggetti pericolosi” quindi passibili di repressione ed espulsione.

Viviamo davvero nel paese dei paradossi e dell’ipocrisia: sono ben noti i dati secondo cui 9 milioni di italiani sarebbero clienti di prostitute ed è risaputo che la militarizzazione dei territori ha sempre portato con sé un forte incremento della prostituzione – e degli stupri, come i “nostri ragazzi” in Somalia e altrove hanno dimostrato.

Chiedo a Pia Covre, attivista storica per i diritti delle prostitute, cosa intendano fare le associazioni che lavorano sulla prostituzione di fronte a questi inquietanti scenari di negazione totale dei diritti umani.

La nostra associazione – mi risponde – ha già chiesto ufficialmente un incontro al Ministro per le Pari opportunità ma la mancanza di una risposta ci fa chiaramente intendere che non c’è la volontà di dialogare da parte di rappresentanti del Governo. Anche le associazioni laiche e cattoliche che fanno parte della rete dei progetti sulla prostituzione hanno chiesto un incontro collettivo e per ora non si è arrivati più in là del capo Gabinetto”.

Un documento comune delle associazioni sarà presentato presto ai ministri ma, aggiunge Pia, “s
iamo tutti preoccupati per come si stanno muovendo sulla prostituzione e sulla tratta, fenomeni che coinvolgono un gran numero di persone straniere anche minori; interventi repressivi che vanno a colpire nel mucchio e che inevitabilmente colpiscono i soggetti più deboli non possono essere la soluzione a eventuali problemi di ‘degrado urbano’. Trovo preoccupante che il governo abbia dato carta bianca ai sindaci con il decreto sicurezza e questi ora spadroneggino nelle città; di fatto si stanno tutti muovendo a raccogliere soldi con le multe ai clienti per compensare la perdita dell’Ici. Le contraddizioni nella pratica politica sono enormi, tanto da dichiarare che si vuol lottare contro i trafficanti e criminali e poi si sbattono al cpt ragazze/i che sono le vittime dei criminali e si cerca di rimpatriarle velocemente… questa è la lotta contro i deboli e gli indifesi. Mai viste simili cose in un paese che ha la pretesa di definirsi cristiano; o forse sì: le abbiamo viste quando si attaccavano gli ebrei con le leggi razziali”.

Sul da farsi, Pia ha le idee chiare: “
Credo che ci si debba mobilitare prestissimo perché già le leggi speciali e le decretazioni delle emergenze stanno riducendo inesorabilmente gli spazi di libertà ma anche di contestazione. Dobbiamo raccogliere quante più testimonianze possiamo riguardo alle violazioni dei diritti umani, ai maltrattamenti ecc.; insomma, una lista degli orribili avvenimenti che renda pubblico ciò che non sempre possiamo leggere sulla stampa. Sono convinta che molti si indigneranno anche fra chi ha creduto di scegliere per un cambiamento positivo, ma soprattutto penso che ci siano molte persone sensibili al razzismo e alle discriminazioni anche fra chi ha votato per quelle forze politiche che ora dovrebbero fare l’opposizione in Parlamento e che non solo non dicono nulla ma fanno anche le stesse identiche cose del Governo nelle proprie amministrazioni”.

Leila Daianis, responsabile del circolo Libellula Arcitrans di Roma, sta cercando di far muovere sulla vicenda di Preziosa le rappresentanze diplomatiche del Brasile in Italia e sulle attuali condizioni di vita delle trans latinoamericane immigrate osserva, con amarezza, “Q
uello che sta succedendo negli ultimi anni in Italia è gravissimo; nei miei trent’anni di esperienza in campo socio-umanitario non ho mai visto una simile violenza indiscriminata verso le persone straniere. E il capro espiatorio sono sempre le persone che si prostituiscono – soprattutto le transessuali, che portano con sé una storia di violenza che inizia nei primi anni di vita e sembra, per molte, non finire più. Una buona parte delle persone che si prostituiscono e che non sono regolari con il permesso di soggiorno sono vittime di estorsioni o dello sfruttamento della prostituzione da parte di altri connazionali, che normalmente sono in regola e molte volte sono anche proprietari di negozi e appartamenti. Purtroppo l’Italia è il paese del ‘si sa che esiste ma non si dice’. Cosa ci si può aspettare da uno Stato in cui i politici non pensano altro che agli interessi personali? Quando è stata approvata la Bossi-Fini sapevamo che era solo l’inizio di una forma mascherata di deportazioni di massa. Non possiamo permettere che questo avvenga in un paese civile. Dobbiamo mobilitarci non solo con le manifestazioni ma anche con seminari, perché gli operatori sociali devono capire qualcosa sulle persone trans. Solo così possiamo credere in una società più giusta e civile”.

Gli appelli di Pia Covre e Leila Daianis invitano alla mobilitazione in varie forme per rompere il muro dell’indifferenza e contrastare l’affermarsi di un modello autoritario ed escludente di società celato dietro la formula magica della “sicurezza”. Contro questo modello che produce criminalizzazione e de-umanizzazione troveremo almeno una briciola del coraggio di Preziosa o continueremo a far finta di nulla?



Martedì 21 ottobre, alle 9.00, si terrà un presidio a favore di Preziosa davanti al Tribunale di Milano, in corso di Porta Vittoria.

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