
La vita da pendolare sul treno è fatta anche di incontri e piccole amicizie. Una sera, ad esempio, mi siedo sulla mia poltroncina unta e bisunta, dopo una giornata abbastanza faticosa. Non faccio molto caso a chi sale e a chi scende, a dire il vero. Comunque, dopo un paio di fermate, sento una voce dai sedili retrostanti: "
Mi scusi...".
Mi giro e vedo due facce.La prima faccia non mi è nuova.
E' un ragazzo brasiliano, con una zazzera riccia, nera e spettinata che non te la puoi confondere. L'ho già notato altre volte: veste sempre borchie, catene e delle specie di tirapugni... Ammetto che vederlo sul proprio stesso vagone la sera non è molto rassicurante, almeno fin quando non ti mostra sul videofonino le immagini della nipotina, rimasta in Brasile, e gli vengono le lacrime agli occhi... Sì, negli occhi suoi, negli occhi di Carlos (permettetemi di dargli un nome di fantasia), del ragazzo col tirapugni che studia medicina e che non farebbe male a una mosca.

Ma non voglio parlarvi di lui, ora.
Voglio parlarvi del secondo viso, fino ad allora mai visto. O mai notato. Carnagione, tratti, barba... appena lo vedi capisci da dove viene.
E' lui,
con un enorme dizionario aperto sulle cosce, che ripete: "
Mi scusi...". "
Sì?" replico io. "
Come si dice in italiano il femminile di Satana?" chiede lui. Sì, mi chiede proprio il femminile di Satana!
Il suo italiano non è certo perfetto, sembra quello di chi sta qui da pochi anni. Sikandar (altro nome di fantasia), invece,
è arrivato dal Pakistan da appena tre mesi. L'italiano non l'ha mai studiato, ma con le lingue non ha alcun problema: già sa, oltre all'urdu, l'inglese, l'arabo, il francese, il giapponese, il russo... e non ricordo cos'altro.
Quella prima sera mi spiega subito quale sia la sua triade di valori: "
Dio, patria e bomba atomica". Ah... Le donne italiane sono troppo svestite, ostentano troppo la propria femminilità, le gambe, i seni, i capelli, dice lui. Ma cinque minuti dopo si sta lamentando perché i suoi amici connazionali sono riusciti a fidanzarsi, mentre a lui, che passa apposta tutto il sabato e la domenica al parco, nessuna sembra notarlo. Sikandar, da parte sua, è troppo timido per approcciarle.

Sikandar era così: tanti paroloni in bocca, il Corano, il Pakistan e signora Bomba Atomica.
E questo Occidente corrotto...! Così si dava un tono. Ma si lasciava tentare piacevolmente da quelle ragazze poco vestite. Ed era avido di conoscere ogni minima parola della lingua di questo paese immorale. Così avido da portarsi sempre nello zaino, lui così mingherlino, il grande dizionario inglese-italiano della Paravia.
Non l'ho visto per qualche mese, Sikandar. E così, quando ho incontrato di nuovo Carlos, gli ho chiesto se sapesse che fine avesse fatto. Avevo pensato di tutto, anche al peggio. Ma quello che Carlos mi ha raccontato
non lo avrei mai potuto neppure immaginare.
Sikandar, infatti, ha deciso di cambiare vita. Lui, il pachistano che inneggiava alla bomba atomica, ha trovato il suo nuovo modello:
il pacifista indiano (!) Gandhi. Per assomigliargli di più si è rasato completamente i capelli ed è diventato vegetariano. E chissà se ha smesso di sognare ad occhi aperti le ragazze italiane...
Ricordando il vecchio Sikandar, io e Carlos ci siamo fatti un sacco di risate. Ma nella sua storia c'è qualcosa di meraviglioso:
quel desiderio di raggiungere una pacifica e proficua convivenza con l'Altro, con il Diverso, quel desiderio che negava a parole e che ricercava nelle pagine del dizionario e che fantasticava sotto le minigonne delle ragazze del parco... beh, quel desiderio ha raggiunto la sua massima fioritura. Questo sì che lo chiamerei "trionfo della democrazia".

Ed è proprio a Sikandar che ho pensato in queste ore, mentre la conta dei morti degli attentati di Mumbai (ex Bombay), in India, cresceva inesorabile fino a superare la soglia dei cento, dei centodieci, dei centoventi... [
Repubblica]. Lì, in quella città così lontana, si è compiuto
un colossale attacco alla più grande democrazia del mondo. Non è Europa, non è America del Nord, non è Occidente, ma resta un colossale attacco alla più grande democrazia del mondo. Piango al pensiero della carneficina e tremo al pensiero degli intenti di chi l'ha compiuta.
Poi qui,
in Italia, si risolve tutto come al solito: tante parole di circostanza e un minuto di silenzio per l'italiano morto (mentre delle altre decine e decine di vittime ce ne fottiamo un po' di meno...). E intanto nell'ombra qualcuno si prepara a portare i maiali a pisciare dove devono sorgere le moschee ("A
vete visto cos'hanno fatto in India?"), qualcun altro tira fuori la risposta già pronta dal taschino anti-americano ("
Non è il solito giochetto (11 settembre) per destabilizzare definitivamente le nazioni unite [...]
?" chiede uno su
Indymedia, e l'altro risponde: "
Sicuramente è il solito giochetto! E' il nuovo corso di Obama"), senza dimenticare chi freme in attesa di una barzelletta del premier sugli attentati, perché almeno potrà gridare la propria indignazione e far finta di aver qualcosa di interessante da dire.
Siamo immobili nelle sabbie mobili delle nostre cazzate. Celentano ne aveva contate 125 milioni, ma il conto andrebbe urgentemente aggiornato. Perché qui, in questo paese agonizzante, sembra che il maggiore pericolo per la democrazia sia l'attaccamento alla poltrona di Villari. E che il massimo passo avanti sia l'incoronazione di Luxuria a regina dell'Isola dei Famosi. E tutti a scervellarsi su questo, dimenticando il resto.

Eppure i nemici della democrazia sono ben altri, perché
la democrazia è ben altra cosa. I nemici della democrazia sono più grandi e sono più complessi e sono più forti di quello che troppo spesso pensiamo, sono quelli che sparano e non sono solo quelli. E la democrazia è una cosa molto più grande e molto più semplice e molto più fragile di quello che troppo spesso pensiamo.
Democrazia è mangiare col mio amico pachistano, io prosciutto e lui insalata, perché io sono italiano e ateo e lui pachistano e musulmano.
E va bene così. O è mangiare col mio amico pachistano, io insalata e lui prosciutto, perché io sono italiana e musulmana e lui pachistano e cattolico. E va bene anche così. O è mangiare col mio amico pachistano, io prosciutto e lui insalata, perché a me piace il prosciutto e lui è un pachistano vegetariano gandhiano. E va bene così lo stesso.
Democrazia è mangiare insieme al mio amico pachistano, mangiare nello stesso piatto,
mangiare rispetto reciproco, con le nostre identità contraddittorie ed ossimoriche, mutanti e mutagene. E con, soprattutto, la nostra voglia di mangiare insieme.
Little Prince(ss)
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