Fedeli in fuga da Piazza San Pietro: dalla finestra un vecchietto urla odio e zozzerie!

Un calo superiore al 20% il primo anno, e poi meno 12% il secondo anno, meno 22% il terzo anno. Il che significa oltre un milione e 800mila persone in meno.

Dimezzare (meno 45%) le visite alle udienze e agli incontri pontifici non è impresa da poco. Papa Benedetto XVI c'è riuscito. A quanto pare la voglia di vederlo e di ascoltarlo precipita. E a dirlo non sono i Radicali o l'Uaar (Unione Atei e Agnostici Razionalisti), ma i dati ufficiali della Casa Pontificia [Repubblica].

I fedeli sono sempre più lontani dai sacri palazzi vaticani. Non solo col cuore e con gli stili di vita, come avviene ormai da anni e anni, ma anche fisicamente. Sarà perché le famigliole - sì, anche quelle mamma-papà-bimbo-bimba, che sembrano popolare quasi solo le parole di papa Ratzinger e la pubblicità del Mulino Bianco - non hanno più voglia di portare i figli ad ascoltare un vecchiettino che parla ossessivamente di sesso, sesso, sesso... Meglio rimanere a casa a guardare le Veline e la Filippona: avranno le chiapppe al vento, ma rimangono più pudiche e meno morbose.

Comunque non si preoccupi, signor pontefice, le visite caleranno, ma esiste un plotone che continuerà a visitarla con le orecchie spalancate per non perdersi neppure una delle sue parole: sono gli oltre novecento parlamentari della Repubblica Vaticana Italiana. Novecento e spiccioli non saranno i quattro milioni di un tempo, ma insomma... è questo quello che passa il convento!

Little Prince(ss)

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La Striscia infinita

Probabilmente no.
Probabilmente non si vedrà la pace nel Medio Oriente per un bel pezzo.
In questi giorni di massacri si contano le vittime come se stessero piovendo. Si aggiungono a chissà quanti morti che dal 1948 si sono adagiati a terra. Probabilmnte non si vedrà la pace.
La catena delle cause. Il governo israeliano accusa Hamas; Hamas accusa Israele; Israele: ci difendiamo; Hamas: non ci arrendiamo. E piovono missili.
Diventa allora difficile cercare di dare una spiegazione. Non ne esiste. Vive la morte.
Impossibile anche non fare retorica. Per quella sono buoni tutti. Basta sentire gli appelli alla pace.
Tuttavia, non sono solo le cifre che fanno gelare. Ci si intossica con sangue.
No words no communication. Non ricordo dove l'ho sentita questa frase. Una di quelle che non sopporto. Quando non ce n'è bisogno perchè si comunica con altro.
Poi la memoria. La voce che non è solo parola. Più nulla, o lo si rischia, il nulla. Che poi è la stessa cosa. Come un missile che esplode e riversa blood on the ground. Sangue di pagine. Varrebbe allora la pena dopotutto, dopo le ore passate a raccogliere informazioni documenti cifre stilistiche ideologiche raccogliere quella memoria. Per questo esiste la scrittura che non comunica. Buona solo ad assaggiare. Almeno così ci prova Salman Natur, scrittore palestinese.
Qualcosa resterà?

Milesmood

 http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE4BS09H20081229?pageNumber=1&virtualBrandChannel=0

http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=29431&Cr=gaza&Cr1=

http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/fisk/robert-fisk-leaders-lie-civilians-die-and-lessons-of-history-are-ignored-1215045.html

Luca era etero, Luca era gay: la canzone di Povia, gli "ex-gay" e anche gli "ex-etero"...

Le persone cambiano, col tempo. Siamo esseri cangianti, mutevoli, strani e contraddittori, non dei monoliti. Siamo esseri in fieri, in viaggio, mai fermi, mai uguali a noi stessi. E' anche questo il nostro fascino.

Luca, ad esempio, era gay. Ora non lo è più, a quanto pare. Luca, per chi non lo sapesse, è un amico di Povia ed è il protagonista della canzone che presenterà a Sanremo. Canzone di cui si sa poco, al momento, se non che ha suscitato un'enorme polemica e ottenuto una pubblicità ancora più grande.

Spero sinceramente che l'orientamento sessuale di Luca sia mutato serenamente, senza problemi o repressioni. E che viva la propria nuova eterosessualità felice e contento. Luca è cambiato, e va bene così. A meno che non si sia rivolto a uno di quegli pseudo-medici che, in sfregio alla scienza, promettono di guarire dall'omosessualità, quasi come se questa fosse una malattia (1)... In quel caso, caro Luca, ti saresti fatto inculare. E in senso, purtroppo, solo metaforico...

Ma, comunque sia, la storia di Luca non credo possa mettere in discussione l'omosessualità e il diritto a vivere serenamente la propria affettività e sessualità. Anche perché per un Luca che era gay è facile trovare un sacco di Luchi che erano etero...

* * *

E, guarda caso, si chiama proprio Luca la prima persona che voglio presentarvi. Ha 25 anni e vive a Pisa. A 18 anni incontra una ragazza, se ne innamora, sente una forte attrazione fisica. E riesce a conquistarla: "E' stata una relazione normalissima, intensa e sentita davvero. Non era una copertura".

Ma verso i vent'anni le cose cambiano: "Non è che da un giorno all'altro mi sono svegliato gay. E' stato graduale. Pian piano mi sono accorto di guardare i ragazzi in modo diverso".

E' un periodo difficile: Luca inizia a pensare di essere bisessuale, perché il desiderio verso la sua ragazza cala sempre più e l'attrazione nei confronti dei maschi si fa sempre più forte. La ragazza capisce che c'è qualcosa che non funziona più e chiede spiegazioni. Luca le racconta tutto: "Le volevo bene e mi ha fatto male deluderla".

Luca oggi si sente attratto solo dagli uomini, non ha più provato desiderio verso le donne. Pensa di essere sempre stato gay, ma che all'inizio non voleva ammetterlo.

* * *

Alessandro (2) ha 34 anni, vive a Firenze. Ha vissuto un'adolescenza da eterosessuale, frequentava ragazze, aveva rapporti sessuali con loro. Non era mai pienamente soddisfatto, a dire il vero...

Poi a 25 anni conosce in un locale Sandro: "Mi piaceva fisicamente, mi ha fatto eccitare". E' un sentimento che lo turba, lo agita...

Rivede Sandro in palestra e ne subisce la corte. Un giorno poi Sandro lo invita a casa: "Mi ha detto che avremmo iniziato con una sega insieme, ma alla fine abbiamo avuto un rapporto completo... e mi è piaciuto!".

Alessandro si fidanza con Sandro. Da allora non ha più avuto rapporti con donne.

* * *

La storia di Federico, 18 anni, della provincia di Milano, potrebbe turbare qualcuno. Io ve la propongo come me l'ha raccontata lui.

"A 13 anni ero molto innamorato di una ragazza, ma lei non voleva storie o altro. Non mi voleva. Per me fu come una sconfitta, ho passato un terribile periodo di depressione e poi... puff!... come per magia, eccomi gay. Per me è successo tutto per quella delusione, ma sto bene così".

Credi di essere diventato gay a causa di quella delusione? "Sì, penso di sì. Ne sono molto sicuro".

Ma secondo te si diventa gay a causa di eventi traumatici? "Sì, conosco molti che non hanno il papà, ma solo la mamma, e sono gay, ad esempio".

Io ne conosco tanti che sono gay senza esserlo diventati e senza aver subito traumi. Comunque dopo quella forte delusione Federico si è sentito attratto solo dai ragazzi. Per cercare di "tornare eterosessuale" questo ragazzo sta frequentando uno psicologo...

* * *

Giovanni, 30 anni, vive in un piccolo paesino di mille abitanti in provincia di Cuneo. Da ragazzino frequentava i ragazzi del posto: "Ovviamente avevo amiche che, come in ogni compagnia, ci provavano. Ci provavano loro, io no. Sono anche uscito con due ragazze, ma senza avere rapporti sessuali".

Secondo Giovanni già allora provava attrazione per i ragazzi, ma reprimeva e negava questo suo sentimento: "Mi conformavo allo schema eterosessuale per non sembrare diverso dagli altri".

Poi arrivano "gli anni più belli, la mia accettazione, la mia libertà, il mio sfogo, il mio divertimento... e i miei primi amori!". Giovanni ha 18 anni e Fabrizio 29. Finiscono a letto... e ci torneranno per i due mesi seguenti: "E' stato strano, ma bello". Un anno dopo Giovanni troverà anche l'amore, un coetaneo della provincia di Torino.

Oggi Giovanni dice: "Il sesso gay non è diverso da quello etero. Idem il rapporto sentimentale. La diversità è nella bigotteria della società: o lo si vive bene o si fanno brutte scelte".

* * *

Potremmo raccontare altre mille storie, come quella del romano Riccardo, che ha avuto storie con donne fino ai 25 anni, compresa una relazione di anni, di cui dice: "Ci siamo voluti bene, ma ho conosciuto l'amore solo dopo". Dopo... cioè dopo aver ammesso a sé stesso la propria attrazione nei confronti degli uomini.

Ma questa schiera di "ex-etero" - espressione un po' sciocca, come lo è quella di "ex-gay" (3) - non dimostra certo che l'eterosessualità possa essere considerata una malattia da cui si debba guarire... Dimostra solo che le persone cambiano... e che a volte non riescono a esprimersi liberamente per colpa di pressioni sociali fortissime.

E accanto a questi "ex etero", esistono poi schiere di omosessuali e bisessuali che non hanno mai attraversato una "fase eterosessuale" ("Io fin dalla materna baciavo ragazzi e ragazze, non cambiava niente per me. E anche adesso è così", racconta ad esempio Nicola, diciassettenne di Bologna).

Ed esistono, ovviamente, gli eterosessuali, che però non sono tutti uguali.

Prendete Marco, 41 anni, di Torino. Si definisce eterosessuale, anche se gli piacciono sia le donne che gli uomini. E questo non perché sia bisessuale, spiega, ma solo perché "oggi le donne sono uomini sociali travestiti da donne e allora per prudenza me ne frego e cerco anche uomini".

Marco non ama i gay, anche se ne frequenta le chat: "I gay sono condizionati da fattori sociali, quali famiglia, società, valori distorti e via dicendo. Il gay si crede tale perché ha mancanza di affetto e di coraggio e cerca un uomo a cui aggrapparsi: questa si chiama codardia. Per esempio, Leonardo era un uomo vincente, ma era gay perché il padre scopava con un'amante e lui ne rimase sconvolto". L'omosessualità è frutto di repressioni sociali e traumi familiari, racconta l'eterosessuale a cui piacciono gli uomini...

* * *

Riccardo era etero, Luca era gay, Marco non lo sarà mai. E vissero tutti felici e contenti. O almeno così si spera...

Little Prince(ss)

(1) Nonostante l'omosessualità sia considerata dalla comunità scientifica mondiale come "una variante naturale del comportamento umano" (Organizzazione Mondiale della Sanità), esistono "psicologi", come Nicolosi, che propongono cosiddette "terapie riparative", in grado, a loro dire, di modificare l'orientamento sessuale delle persone da omosessuale a eterosessuale. Tali conclusioni sono smentite da ogni serio studio scientifico e dagli Ordini degli Psicologi di tutto il mondo.
(2) Questo è un nome di fantasia, come altri all'interno del post.
(3) Con ex-gay si indicano le persone (in genere di sesso maschile) che sono passate da un orientamento omosessuale o bisessuale a un orientamento eterosessuale, in modo spontaneo o tramite terapie o preghiere (metodi, questi ultimi, la cui efficacia è duramente contestata dal mondo scientifico). Il movimento degli ex-gay è un movimento di stampo religioso che propone la guarigione dall'omosessualità; tale movimento è diffuso soprattutto negli Stati Uniti, ma si sta espandendo anche in altri paesi occidentali, Italia compresa. Interessante è anche il fenomeno degli ex-ex-gay, che vede persone appartenute al movimento degli ex-gay tornare a praticare l'omosessualità; anche il fondatore del principale gruppo di ex-gay, John Paulk, è un ex-ex-gay.


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La ballata dell'angelo ferito

Urlate urlate urlate urlate.
Non voglio lacrime. Urlate.
Idolo e vittima di opachi riti
Nutrita a forza in corpo che giace
Io Eluana grido per non darvi pace

Diciassette di coma che m'impietra
Gli anni di stupro mio che non ha fine.
Una marea di sangue repentina
Angelica mi venne e fu menzogna
Resto attaccata alla loro vergogna

Ero troppo felice? Mi ha ghermita
Triste fato una notte e non finita.
Gloria a te Medicina che mi hai rinata
Da naso a stomaco una sonda ficcata
Priva di morte e orfana di vita

Ho bussato alla porta del Gran Prete
Benedetto: Santità fammi morire!
Il papa è immerso in teologica fumata
Mi ha detto da una finestra un Cardinale
Bevi il tuo calice finché sia secco
Ti saluta Sua Santità con tanto affetto

Ho bussato alla porta del Dalai Lama.
Tu il Riverito dai gioghi tibetani
Tu che il male conosci e l'oppressura
Accendimi Nirvana e i tubi oscura
Ma gli occhi abbassa muto il Dalai Lama

Ho bussato alla porta del Tribunale
E il Giudice mi ha detto sei prosciolta
La legge oggi ti libera ma tu domani
Andrai tra di altri giudici le mani.
Iniquità che predichi io gemo senza gola
Bandiera persa qui nel gelo sola

Ho bussato alla porta del Signore
Se tu ci sei e vedi non mi abbandonare
Chiamami in cielo o dove mai ti pare
Soffia questa candela d'innocente
Ma il Signore non dice e non fa niente

Ho bussato alla porta del padre mio
Lui sì risponde! Figlia ti so capire
Dolcissimo io vorrei darti morire
Ma c'è una bieca Italia di congiura
Che mi sentenzia che non è natura

E il mio papà piangeva da fontana
Me tra ganasce di sorte puttana.
Cittadini, di tanta inferta offesa
Venga alla vostra bocca il sale amaro.
Pensate a me Eluana Englaro

Guido Ceronetti

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Lontananze

Hanno più di un anno queste parole. Vanno bene anche oggi. E andranno bene anche domani.

guarda quant'è grande
la luna questa sera
guarda quanto cielo occupa
in fondo a questa strada

sarà perché la lontananza
è un dato relativo
e sei stato davvero lontano
solo nelle mie paure
e mai nessuno è morto
senza il nostro consenso

e se cammini sempre dritto
potrai toccar la luna
e se mi stai vicino
potrai toccar l'amore


Little Prince(ss)

L'Italia non combatte la povertà: un Natale sottotono a causa dei tagli in finanziaria

Si dice che quest’anno sarà un Natale sottotono, un Natale di crisi, per via della crisi finanziaria di cui si sente parlare ormai da diversi mesi, che ci riguarda tutti. Di certo, chi ne pagherà i costi più alti saranno i poveri e gli emarginati del pianeta. Di loro quasi nessuno parla e per loro non sono in programma grandi manovre economiche. Per loro occorre mobilitarsi con un sostegno speciale o almeno non far venire meno l’impegno per ridurre le disuguaglianze.

Invece,
il Governo italiano ha scelto di rimangiarsi la parola! La Finanziaria, che proprio in questi giorni sta facendo gli ultimi passi verso la definitiva approvazione in Parlamento, ha stabilito che nel 2009 le risorse per la cooperazione internazionale si riducano di più di 400 milioni di euro. Così facendo, l’Italia si collocherà all’ultimo posto in Europa nella classifica dell’aiuto pubblico che sostiene le attività di sviluppo nei Paesi più poveri e non manterrà gli impegni presi a livello internazionale. E’ vero, c’è la crisi. Ma paesi come Francia, Spagna e Germania non hanno ridotto le risorse destinate alla solidarietà internazionale. L’Italia sì. E dire che per mantenere gli impegni presi dal nostro Paese verso la comunità internazionale basterebbe meno di mezza tazzina di caffè al giorno per ogni italiano. Un costo minimo rispetto a quanto già stanziato per fermare la crisi.

Quanto sta accadendo è ancora più grave perché – come forse sai –
il nostro paese ospiterà il G8 nel prossimo luglio e non ci sembra che queste scelte siano un buon biglietto da visita per sedersi ad un tavolo in cui si discute anche di lotta alla povertà nel mondo. Difficile parlare di sviluppo sostenibile senza stanziare le risorse necessarie per sostenerlo!

Di fronte a queste brutte notizie non siamo rimasti con le mani in mano, anzi: abbiamo scritto diverse lettere di protesta al Ministro Tremonti, abbiamo pubblicato una lettera aperta al Presidente del Consiglio Berlusconi su un quotidiano nazionale, ci hanno sostenuto colleghi di vari paesi e alcune personalità importanti a livello internazionale impegnate con noi per un mondo più giusto. Anche alcuni parlamentari si sono attivati contro questa manovra. Ma tutto questo non è servito:
non abbiamo nemmeno ricevuto una risposta ai nostri appelli, né una spiegazione di queste scelte.

Saremo quindi un po’ più delusi questo Natale, ma tutt’altro che rassegnati. Abbiamo davanti a noi almeno sei mesi prima che i capi di stato e di governo del G8 vengano in Italia e vogliamo usare questo periodo di tempo per
fare sentire ancora e molto più forte la nostra voce, una voce che chiede più uguaglianza, più diritti, uno sviluppo più equo per quei miliardi di persone che vedono ancora negati i loro diritti all’alimentazione, all’istruzione, alle cure sanitarie.

E’ importante sapere che siamo in tanti a pensarla così e che siamo in tantissimi a interessarci a quello che accadrà nei prossimi mesi. Ecco perché sei così prezioso:
informa i tuoi amici, fai girare questa lettera e visita il sito www.gcap.it, dove potrai registrarti e ricevere gli aggiornamenti sulle nostre campagne per il G8. La GCAP, come scoprirai, è una piattaforma di centinaia di organizzazioni che nel mondo lottano per sradicare povertà e ingiustizia. Anche noi ne facciamo parte e insieme lavoreremo perché l’Italia non dimentichi gli esclusi, che persone come te invece sostengono con costanza e responsabilità.

Coalizione Italiana contro la povertà

Per aderire all'appello della GCAP:
http://www.gcap.it/lascia_segno.php

Stalinisti anonimi commentano: "Stalin vi ammazzò a migliaia e torneranno i bei tempi!"

Eh sì, basta davvero poco. Basta qualche "pseudoironia" e subito riesci a fargli saltare i nervi. E la maschera. Ve lo presento, è lo stalinista venuto a commentare un nostro post.

Rimane abbastanza sul soft (nel linguaggio e nella comprensione del testo del post) nel primo commento, con il quale deve difendere l'opera omnia di Lenin ("I 45 volumi sono di Lenin, ignoranti. Andate a farvi pippe con le tivvu del Berlusca, cojoni!"), simpatico personaggio che viene indicato come un innovatore...

Il gentil signore rimane anonimo, esattamente come chi ha scritto insulti a neri, gay o ebrei. Nessuno si sorprende, ci mancherebbe, ma sarebbe stato bello attribuire un nome o un soprannome al suo profondo e ben argomentato pensiero. E invece ci toccherà chiamarlo "anonimo stalinista". O "stalinista anonimo", se suona meglio al vostro orecchio. Non cambia molto. Ricorda un po' gli alcolisti anonimi, ma che ci posso fare?

Il fatto è che dire che un pensiero è anonimo rischia di svilirlo un po'. Cioè, se vi dico "pensiero anonimo" il primo sinonimo a cui vien da pensare è "vaccata", no? Perché anonimo significa "senza nome", ma anche "impersonale, indistinto, comune, banale, insignificante, scialbo, anodino". E invece no, l'anonimato può nascondere perle di saggezza.

E grande saggezza il nostro anonimo stalinista (o stalinista anonimo) la dimostra con il suo secondo commento: "A me ricordate il leccaculismo piccolo borghese di destra o di sinistra non importa" è l'incipit, carico di significato. E' anonimo, ma ha grandi cose da dire. Lo si capisce subito.

E infatti prosegue: "Le mie canzoni voglio raccontarle a chi sa masturbarsi per il gusto, come cantava quel comunistaccio di Bertoli. Ma voi vi impippate con Orietta Berti o Vasco Rossi, il radicaldrogato panciafichista e pacifista". Ah, a quanto sembra, l'anonimo stalinista vuole parlarci di musica. Cita "A muso duro" di Bertoli (io, piccoloborghesamente, preferisco "Caccia alla volpe") e attacca duramente Orietta Berti e Vasco Rossi. In particolare, ce l'ha a morte con Vasco, per motivi sconosciuti. Forse il "radicaldrogato" ha tenuto un concerto sotto la sua finestra, e allora gli va tutta la mia comprensione e solidarietà. Anche perché, sinceramente, a me Vasco Rossi ha fatto piacere sentirlo cantare solo nella colonna sonora del film - piccolo borghese, lo ammetto senza vergogna - "Non ti muovere" di Sergio Castellitto.

Ma torniamo agli alati pensieri dello stalinista anonimo, che, infervoratissimo al solo pensiero dell'esistenza di quel "radicaldrogato panciafichista e pacifista" di Vasco Rossi, ormai si scatena: "Stalin però vi ha ammazzato a migliaia... e torneranno i bei tempi. W Stalin! (e voi in Kulo)". Oh, eccolo finalmente nel pieno del suo turgore, eccolo il fascista rosso che si risveglia! Morirete tutti, bastardi, torneranno i bei tempi dei gulag e delle purghe e delle deportazioni! Morirete a migliaia! Sì, solo a migliaia, perché i tempi torneranno belli, ma lo splendore dei 40 milioni di morti dell'era staliniana - ahimè - non lo rivedremo più.

Poi poco importa chi sia questo "voi": le artiste del passato, i cantanti cannaioli, o chi ironizza sull'opera omnia di Lenin, o i froci, o gli "zingari", o i cinesi. Sì, magari l'anonimo stalinista ha ben chiaro chi siano quei "voi" (leggere tanto servirà pure a qualcosa...), ma alla fine l'essenziale è che ci siano dei "voi" da odiare al di là del muro. Al di là di questo Muro, che c'è, non si vede ma c'è, è caduto ma c'è, ci deve essere. Perché su quel Muro ci sono attaccate, come poster di Vasco Rossi alle pareti della cameretta di un ragazzino, tutte le sue certezze: di qua il bene, la buona musica, le seghe giuste, di là il male, la musica schifosa e le pippe sbagliate.

Beh, sono menti rare come i panda, ormai, e che fanno (quasi) tenerezza come i panda. Menti binarie imprigionate nelle sabbie mobili del passato, reperti museali viventi, prove di un tempo che fu. Antropologicamente interessantissime, ma politicamente si può pensare di averle come alleate o come compagne di partito?

Little Prince(ss)

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Testamento biologico: gli aspetti pratici e legali spiegati da Giuliana Michelini

Su questo blog abbiamo già avuto modo di conoscere Giuliana Michelini grazie ad alcune sue interessantissime e - ahimè - profetiche riflessioni sul caso Englaro ("Ma Beppino faccia presto a compiere il volere di sua figlia perché in questo strano paese tutto può succedere, anche che si ribalti una sentenza così lineare: troppe influenze dell'autorità religiosa e di tanti bigotti possono fuorviare gli animi di chi potrebbe ancora bloccare il naturale percorso di quel corpo troppo manipolato e stravolto da mani estranee").

Giuliana è una delle persone più esperte in materia di testamento biologico e per questo le abbiamo chiesto di concederci un'intervista per capire alcuni aspetti, soprattutto legali e pratici, legati a questa "cosa" di cui tutti parlano, ma che pochi conoscono. Ringraziamo di cuore Giuliana per la sua disponibilità e per il suo enorme impegno anche nei periodi più difficili.

* * *

Che cos'è il testamento biologico di cui tanto si parla in questo periodo?


Il testamento di vita o direttive anticipate, meglio noto come testamento biologico, è l'espressione della volontà della persona, nel possesso della propria capacità di intendere e volere, in ordine ai trattamenti sanitari ai quali vorrebbe o non vorrebbe essere sottoposta nel caso in cui non fosse più in grado di esprimere il proprio consenso o dissenso informato, con la possibilità di indicare un terzo cui è dato l'incarico di eseguire le proprie volontà. Si pensi al caso degli incidenti stradali in cui si venga sottoposti a pratiche mediche in condizioni di stordimento o di incoscienza.

In assenza di una legge tale manifestazione di volontà, che è comunque opportuno formalizzare per iscritto, può assumere le forme più diverse: le associazioni che si occupano di questa questione, come l'Associazione Luca Coscioni e la Consulta di Bioetica, hanno redatto documenti che possono essere utilizzati a tale scopo.


Il testamento biologico, quindi, c'entra qualcosa con l'eutanasia?

Con il termine "testamento biologico" si è soliti indicare un atto diverso dall'eutanasia, perchè si manifesta esclusivamente con il rifiuto, in tutto od in parte, delle cure, mentre l'eutanasia riguarda prevalememente attività che agevolano la morte di un paziente gravemente ammalato e sottoposto a insopportabili sofferenze.

Va però detto che si parla di "eutanasia" per indicare un insieme di eventi che si verificano nella vita reale, ma resta difficile allo stato delle cose darne una definizione univoca: basti pensare che le leggi dei diversi paesi in cui è ammessa la definiscono in modo vario. Quindi quanto prima specificato potrebbe venire contraddetto da chi dà all'eutanasia un senso diverso.

E' curioso che venga in soccorso di questa idea di eutanasia proprio il "Catechismo della chiesa cattolica", come spiegava Ignazio Marino in un articolo su "L'espresso" del 2005! "L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole procurare la morte: si accetta di non poterla impedire". Sembra impossibile credere che questo sia farina del sacco di Ratzinger ma è così!


Nell'ordinamento giuridico italiano si parla di testamento biologico?

Nel nostro ordinamento non si parla di "testamento biologico", ma la magistratura ha in più occasioni deciso per l'ammissibilità del rispetto della volontà del paziente. Questo non già facendosi legislatore al posto del parlamento, ma semplicemente trovando gli elementi per formulare le sentenze nelle norme esistenti in fatto di diritto alla salute, al rispetto della persona umana, ad essere informati sulle terapie che il medico intende adottare vincolando l'applicazione delle stesse al consenso del paziente e rifacendosi al diritto all'autodeterminazione in materia sanitaria. Bisogna sottolineare che l'articolo 32 (1) della Costituzione riconosce un diritto alla salute ma non impone un obbligo di cura!

La battaglia per il testamento biologico è strettamente connessa al diritto al consenso e al rifiuto delle terapie, e quindi non trova ostacoli nel nostro sistema giuridico, ma è legittimata in via principale dalla nostra Costituzione (articoli 32 e 13 (2)). Ciò senza contare le norme sovranazionali come quelle contenute nella Convenzione di Oviedo e nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo.


Quindi, nel sistema giuridico italiano, per far rispettare la propria volontà di non sottoporsi a determinate cure anche in caso di incapacità di esprimersi, cosa si dovrebbe fare?

Dopo gli sviluppi del caso Englaro il parlamento si sta attrezzando per proporre ed approvare una legge sul testamento di vita proibizionista invece di disciplinare la questione, così come fece con la legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita: i segnali in tal senso ci sono tutti e sono purtroppo univoci.

Quindi non ci si potrà aspettare aperture e semplificazioni da una nuova legge: non ci sono attualmente garanzie che la volontà espressa da un paziente in un testamento di vita sia rispettata e non ce ne saranno con una legge ad hoc, che ridurrà i casi in cui si terrà conto delle indicazioni espresse circoscrivendo le terapie che possono essere sospese ed eliminando la figura del "fiduciario", preziosa per chi non ha parenti stretti per far rispettare quanto chiesto in caso di sopravvenuta incapacità.


Esistono degli escamotage?

Attualmente si potrebbe fare ricorso alla figura dell'"amministratore di sostegno", prevista dalla legge 5 del 2004 che ha portato modifiche al codice civile per tutelare chi, per infermità o menomazione fisica o psichica, si trovi nell'impossibilità di provvedere ai propri interessi. Inizialmente applicata esclusivamente per la tutela di interessi patrimoniali, in tempi recenti questa figura ha trovato un'applicazione estensiva alle questioni sanitarie: in tal senso hanno accolto i ricorsi per la nomina di un amministratore di sostegno i Giudici Tutelari di Modena e di Udine.

L'amministratore di sostegno può rifiutare la cure in nome e per conto del suo amministrato, di cui peraltro è tenuto a rispettare la volontà: ciò beninteso solo nel caso in cui questi atti, relativi alla salute, siano stati indicati espressamente nel provvedimento del giudice. Il vero rischio è che il giudice competente per territorio non dia una interpretazione estensiva della norma sull'amministrazione di sostegno.

La casistica resta scarsa, ma mi sembra sia una strada che vale la pena di percorrere.

Drammaticamente, in questo periodo in cui sembra che una parte del parlamento sia dormiente - e sicuramente non è mobilitata sui temi dei diritti e delle libertà - mentre l'altra si scatena in azioni di repressione e proibizionismo, l'unica speranza resta quella di una magistratura competente e illuminata, che sappia applicare le norme esistenti senza farsi intimidire dal potere e da pretestuose accuse di conflitti di competenze.

Little Prince(ss)

(1) Articolo 32 della Costituzione: "1. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. 2. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".
(2) Articolo 13 della Costituzione: "La libertà personale è inviolabile. [...]".


Ti interessa il testamento biologico? Segui questo ___fil rose___!

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Brambilla e il Giornale non sono islamofobi. Non sempre. Solo quando conviene loro...

E' bello a cinquant'anni, un mese e venti giorni saper cambiare idea. Quella che ci offre Michele Brambilla oggi sul Giornale è una lezione di vita. Un regalo di Natale leggermente in anticipo, ma estremamente gradito.

Mercoledì 10 dicembre 2008 aveva scritto un editoriale inferocito e spaventato sulla costruzione di una moschea a Tromso, in Norvegia. "Cosa vuol dire una moschea al Polo Nord" era il titolo. E, appunto, cosa voleva dire secondo il Brambilla? Voleva dire che l'edificio "sarà presto classificato non solo come la moschea, ma più in generale come il luogo di culto più a nord del pianeta". "Embè?", avrebbe potuto replicare qualche zuccone. E allora ecco pronta la spiegazione: "Il mondo islamico comprende perfettamente il valore simbolico di un’iniziativa del genere. [...] L’islam è una religione di conquista [...] Che oggi [...] una strategia di conquista sia comunque in atto, è altrettanto evidente".

Ma non temete, ci diceva allora: "Non temo la vittoria dell’islam. Credo abbia ragione Vittorio Messori quando prevede che l’islamismo farà conti drammatici con quella modernità e quel razionalismo cui il cristianesimo è, nonostante tutto, sopravvissuto; e che perfino certi nostri 'veleni' contribuiranno provvidenzialmente a mandare in crisi una religiosità fatta di rigidi formalismi".

Bene, oggi il Brambilla si è reso conto dei propri errori (magia del Natale?) e ci propone le sue riflessioni nell'editoriale "Islam all'attacco? No, noi suicidi", sulla messa al bando negli asili ravennati del Presepe e sulle dichiarazioni favorevoli a Maria-Giuseppe-Gesù-pastorello da parte della comunità islamica.

Secondo il giornalista redento un fatto è "incontestabile": "Mai abbiamo avuto notizia, negli anni scorsi, di manifestazioni di islamici contro il presepe: siamo sempre stati noi italiani, noi occidentali, noi laici a volerli cancellare dal panorama natalizio. Le uniche proteste contro i simboli cristiani provenienti dal mondo islamico sono venute da quel pittoresco personaggio di Adel Smith, cittadino italiano a tutti gli affetti, figlio di un italiano che si chiama 'Smith' solo per via di antenati scozzesi. Quando, il 7 novembre 2001, a Porta a porta Adel Smith insultò il crocefisso ('un cadaverino appeso a due legnetti'), la Comunità islamica italiana prese immediatamente le distanze". Insomma, un tentativo di conquista? Ma quando mai! C'è solo un povero fesso che protesta, per il resto proprio zero.

Ma il Brambilla cambia idea anche sul futuro prossimo venturo. Se prima, appoggiandosi a Messori, non temeva la vittoria dell'islam, oggi preferisce la Giovanna D'Arco dei mediocri: "Certo: il rischio di un’islamizzazione dell’Occidente, denunciato da Oriana Fallaci e da tanti altri, è reale. Ma se ciò avverrà, non sarà perché gli islamici ci avranno ammazzati: sarà perché noi ci saremo suicidati".

Sono passati solo undici giorni e il Brambilla ha cambiato tutto il suo modo di vedere il mondo. Qualcuno in mala fede potrebbe pensare che in realtà, pur di prendersela ora coi musulmani ora coi laici, il Brambilla sia capace di sparare le cagate più grosse, più incoerenti e più indegne al mondo. Ma no: ha solo usato "Brain Training" e l'età del suo cervello è precipitata da cinquant'anni, un mese e venti giorni a venti giorni soltanto.

Little Prince(ss)

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Welby e la difesa del diritto di tutti di conoscere. E di vivere e morire "opportunamente"

Due anni fa moriva Piergiorgio Welby, co-presidente dell'Associazione Coscioni, affetto da distrofia muscolare, che ha lottato fino all'ultimo per il diritto al rifiuto dell'accanimento terapeutico e per il diritto all'eutanasia. Ecco la lettera che, nel settembre 2006, ha scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Sono passati due anni dalla sua morte, ma la lotta di civiltà che Welby ha combattuto non ha ancora dato i suoi frutti in sede legislativa...

* * *

Caro Presidente,

scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di
speranza umana e civile per questo nostro Paese.

Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in
un baratro da dove non trovo uscita.

La giornata inizia con l’allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l’aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un’ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché
penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un’ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l’ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.

Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.

Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una “morte dignitosa”. No, non si tratta di questo. E
non parlo solo della mia, di morte.

La morte non può essere “dignitosa”; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia “dignitosa” è un modo di
negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell’occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos’è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: “Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo”.

L’approdo esiste, ma
l’eutanasia non è “morte dignitosa”, ma morte opportuna, nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che “spinge verso il porto”; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo “luogo” dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.

In Italia,
l’eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non “esista”: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente “terminale” che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di “approdo” alla morte opportuna.

Una legge sull’eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L’associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l’impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell’alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente.
L’opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.

Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che
morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.

Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che “
di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui.

Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.

Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.

Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.

Il mio sogno, anche come co-Presidente dell’Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.

Piergiorgio Welby



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Appello per il diritto alla libertà di cura

Rispettiamo l'Articolo 32 della Costituzione

Il Parlamento, con molti anni di ritardo e sull'onda emotiva legata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro, si prepara a discutere e votare una legge sul testamento biologico.

Dopo quasi 15 anni di discussioni, chiediamo che il Parlamento approvi questo importantissimo provvedimento che riguarda la vita di ciascun cittadino. Il Parlamento, dove siedono i rappresentanti del popolo, deve infatti tenere conto dell'orientamento generale degli italiani.

Rivendichiamo l'indipendenza dei cittadini nella scelta delle terapie, come scritto nella Costituzione.

Rivendichiamo tale diritto per tutte le persone, per coloro che possono parlare e decidere, e anche per chi ha perso l'integrità intellettiva e non può più comunicare, ma ha lasciato precise indicazioni sulle proprie volontà.

Chiediamo che la legge sul testamento biologico rispetti il diritto di ogni persona a poter scegliere.

Chiediamo una legge che dia a chi lo vuole, e solo a chi lo vuole, la possibilità di indicare, quando si è pienamente consapevoli e informati, le terapie alle quali si vuole essere sottoposti, così come quelle che si intendono rifiutare, se un giorno si perderà la coscienza e con essa la possibilità di esprimersi.

Chiediamo una legge che anche nel nostro Paese dia le giuste regole in questa materia, ma rifiutiamo che una qualunque terapia o trattamento medico siano imposti dallo Stato contro la volontà espressa del cittadino.

Vogliamo una legge che confermi il diritto alla salute ma non il dovere alle terapie.

Vogliamo una legge di libertà, che confermi ciò che è indicato nella Costituzione.


Per aderire all'appello:
http://testamentobiologico.ilcannocchiale.it/?r=151504


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Ossessione del centimetro e fantasie da quindicenni: piccoli italiani (non) crescono

Come direbbe Milesmood, "mica ci vuole un genio". No, non ci vuole un genio a capire che da un post dal titolo "Le dimensioni (anche per i gay) contano: il più lungo, il più grande, il più fino e il più corto pene della vostra vita" non ci si può aspettare più di tanto.

Se poi si legge l'incipit ("L’ultima volta che abbiamo parlato delle dimensioni del pene, siamo arrivati ad un punto fondamentale: le dimensioni sono relative, l’importante è lo spessore"), beh, si capisce che si tratta di un articolo che non richiede di accendere troppo il cervello.

Lo scopo dichiarato è quello di aprire un "pool di confronto" (sic) per raccontare "qual è stato il membro più lungo (e grande) e quale il più piccolo (e fine) che avete incontrato nel vostro cammino più o meno ricco dal punto di vista sessuale" e poter prevedibilmente concludere che "avere un membro di 20 centimetri non è assolutamente uno standard e averlo di 15-16-17 cm una misura di cui vergognarsi" (e si spera che la mancanza di un "non" prima di "vergognarsi" sia solo un errore....).

Beh, dirà qualcuno, per raggiungere certe conclusioni basta consultare Wikipedia: "La lunghezza media di un pene eretto è di 15 cm e il 90% degli uomini di tutto il mondo hanno un pene lungo tra i 13 e i 18 cm". Fine del discorso.

E invece no, ecco una discussione pubblica sull'argomento e decine di risposte. Mi sembra di essere di nuovo in seconda media, quando i maschietti, armati dei righelli dell'ora di educazione tecnica, perdevano ore a fare confronti sulle lunghezze e a dibattere su quale fosse il punto del pene da cui iniziare la misurazione...

No, non è mi lamento del fatto che si parli di sesso pubblicamente o che lo si faccia con leggerezza, ci mancherebbe. Ma quando l'inconsistenza raggiunge certi livelli mi vien la depressione!

E' un po' come fare un giro nelle chat italiane: "Ciao, sono gran porco: pensa che l'ho fatto perfino in tre"; "Ciao, sono gran troia: pensa che l'ho fatto addirittura in ascensore"; e così via. Per non parlare del 19enne, il cui membro virile (cm??) probabilmente conosce solo le cinque dita della mano, che racconta: "Ero al mare e dietro le dune ho visto due lesbiche che facevano sesso; mi sono abbassato il costume, hanno visto i miei 22 cm e mi hanno subito chiesto di raggiungerle"; o il 30enne: "Ero in centro e, svoltato l'angolo, ho visto cinque lesbiche che facevano un'orgia; mi sono abbassato i pantaloni, hanno visto i miei 33 cm e mi hanno subito detto di raggiungerle"; o il 40enne: "Ero per strada e ad un tratto si è fermato accanto a me un pullman di ArciLesbica e...".

Insomma, va bene parlare di sesso e di sessualità, e non a caso su questo blog lo facciamo spesso (vedi, ad esempio, il Dizionario del sadomaso e del feticismo): è uno degli argomenti più interessanti, curiosi, profondi, eccitanti, seri e divertenti che esistano. Ed è bene parlarne pubblicamente in modo leggero, allegro, spensierato e disinvolto. In modo garbato o con un pizzico di studiata volgarità. Che è cosa ben diversa dal farlo in modo vacuo, frivolo, inconsistente e pressapochista (e spesso anche vanaglorioso).

Ma siamo in Italia. Qualcuno dirà che è colpa del Vaticano, ovviamente. A proposito, chissà quanti centimetri - ops, pardon, volevo dire cm! - sarà lungo quello del Papa...


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Giornata Onu dei migranti: pensieri in volo e gli occhi rinsecchiti del Principe Felice

"Lasciare un posto alla ricerca di altre sedi". Migrare...

Stormi di uccelli nel cielo. Chissà come fanno a muoversi tutti insieme... Sì, l'ho sentito una volta spiegato da Piero Angela, ma non lo ricordo più. E' un ricordo migrato chissà dove... Come tanti pensieri...

I miei pensieri migrano spesso. Lo fanno per non morire. O per non farmi morire. Ancora non è chiaro cosa sia più importante: loro o me. Domanda inutile che non merita ulteriori approfondimenti. Migra, pensiero, vola via dalle sabbie mobili verso terre più feconde...

Segui la rotta degli stormi di uccelli. Loro sono già lontani, non sono più nei nostri cieli, ma se volerai veloce potrai raggiungerli. Senti il caldo che ti accarezza le penne, l'aria d'Africa che ti riempie i piccoli polmoni. Vola e non pensare, pensiero...

Ma poi vola e guarda, pensiero. Guarda giù, guarda la Mauritania e le sue camere delle torture, guarda la Sierra Leone e le sue miniere di diamanti, guarda il Congo e la sua guerra, guarda il Malawi e la sua fame, guarda il Sud Africa e i suoi orfani dell'Aids... E guarda i pensieri che volano nella direzione opposta alla tua, i pensieri affamati e assetati che vanno a planare sull'invernale Europa. Cerca di scaldarli un poco in questo loro viaggio verso il freddo...

Un tempo esisteva un Principe Felice che, grazie a una rondinella (uccello migratore, guarda caso), si strappava gli occhi di zaffiro per donarli a chi ne aveva bisogno. Oggi il Principe Felice è armato di carabina: non sia mai che qualche uccello o qualche bisognoso si avvicini troppo al palazzo di Sans-Souci, oggi ribattezzato Billionaire...

* * *

18 dicembre: Giornata delle Nazioni Unite per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici migranti e delle loro famiglie.

Little Prince(ss)

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Andare oltre lo scandalo: la proposta di Brunetta, le pensioni delle donne e la sinistra

Donne in pensione a 65 anni?!? "Scandalo". "Governo misogino". "Sfruttamento delle lavoratrici". "Vergogna". "Brunetta nano bastardo". "Carfagna puttana schifosa".

Spiace dirlo, ma le reazioni della sinistra di fronte alla proposta di Renato Brunetta si sono raramente discostate da questo tono. Certo, le intenzioni del ministro, considerando l'azione complessiva di questo governo e la sua ideologia profondamente anti-lavoratrice e anti-lavoratore, sono chiare: risparmiare, tagliare, estirpare le spese. A qualsiasi costo.

Ma se queste sono le intenzioni del centro-destra, da parte della sinistra ci si aspetterebbe una risposta meditata, competente, esaustiva e realistica. Il che è cosa ben diversa dallo stracciarsi le vesti, denunciare e non proporre, non approfondire i contenuti e le problematiche.

Perché sì, l'età pensionabile più bassa per le donne presenta un sacco di problemi.

Le imprese, ad esempio, tenderanno sempre a investire meno sulle donne, soprattutto sulle ultra-quarantenni, che sugli uomini: se Mirco e Sara, entrambi 45enni, sono capaci allo stesso modo, perché il datore di lavoro dovrebbe investire su Sara (cioè su altri 15 anni di lavoro) e non su Mirco (che garantirà altri 20 anni di prestazioni)? E la situazione si fa ancora più drammatica con Luca e Matilde, 50 anni; e con Fabio e Nicoletta, 55 anni.

Ecco allora che le carriere femminili, ad un certo punto, si fermano, si inabissano chissà dove, mentre gli uomini continuano la loro scalata. Ecco allora che le imprese non investono in formazione per le dipendenti "di una certa età", mentre lo fanno molto di più per i dipendenti. Ecco allora che gli stipendi femminili sono scandalosamente più bassi. Ecco che anche le pensioni femminili sono scandalosamente più basse, per l'effetto combinato di stipendi più bassi e di meno anni di contributi. Non è certo un caso che la categoria più a rischio povertà in Italia sia quello delle donne anziane sole...

E vogliamo aggiungere il problema della divisione dei ruoli in famiglia, con la donna che, in genere, dedica un'infinità di ore in più dell'uomo alla cura della casa, dei figli e dei parenti non auto-sufficienti? E' vero, negli ultimi anni si registra un piccolo cambiamento. Gli uomini dedicano un po' di tempo in più al "lavoro domestico", ma rimane un abisso non solo in termini quantitativi (numero di ore), ma anche in termini qualitativi: quante volte occuparsi dei figli significa lavarli e curarli per la donna e giocare e aiutarli nei compiti per l'uomo?

E poi sì, esistono ormai anche i congedi di paternità e vengono usati sempre di più, come si ripete spesso. Ma avete presenti le percentuali di uomini che chiedono i congedi e quello delle donne che lo fanno? C'è un abisso. L'ennesimo abisso.

Di fronte a tutto questo (e a molto altro...), davvero la risposta migliore è "Brunetta nano bastardo" e "Carfagna puttana schifosa"? Ottima risposta da duri e puri, che si salvano l'anima senza affrontare i problemi. Per una volta guardo con interesse alla proposta del PD: speriamo non sia la sua ennesima proposta potenzialmente interessante che poi si sgonfia come un palloncino.

Little Prince(ss)

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Mica ci vuole un genio! Il deludente ritorno di Playboy tra pudori e filoberlusconismo...

Mica ci vuole un genio... tuttavia alle volte occorre testare di prima persona.

Più o meno su internet la notizia del ritorno della rivista Playboy in Italia ha avuto una certa risonanza. Si, diciamo più o meno.

E alla fine, come qualunque cosa che più o meno ci si aspetta, risulta una delusione. Non che si possa partire da grandi aspettative da certe riviste: se si vuole leggere qualcosa di interessante occorre andare da altre parti. C'è tuttavia qualcosa che, per certi versi, è una delusione. Sarà una sorta di pudore, pure nelle foto di nudo, o l'alone non tanto velato di filoberlusconismo della rivista? Un pò entrambi. Anzi, un pò tanto.

Si possono rigirare gli ostacoli: le foto le si possono ricercare su internet, il filoberlusconismo basta accendere Rete4. E si risparmiano i soldi.

Chissà se per queste ragioni, modificate dal luogo, che in America Playboy è in crisi. E lo portano qui. Rivisitato e corretto dall'empasse di coglionaggine circolante e imperante. Per dirla francamente non ce n'era bisogno. E le ipotesi si sono concretizzate. Occorrerà vedere se Bondi, preso com'è nel vedere le centinaia di migliaia di film porno nel suo studio per decidere la possibile tassazione, riterrà la pseudorivista erotica pornografica. O se i crampi alla mano gli impediranno di aprire anche solo la copertina.

Ma tant'è, almeno una cosa la si può salvare: la parte su Caterina Murino e le sue foto. Almeno: a chi piace. E le forbici hanno pur sempre qualche utilità nel tagliare le pagine.


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Sberleffi francesi sulla censura di "Brokeback Mountain": ecco l'intervista a Berlusconi

"Les Guignols de l'Info", programma seguitissimo del canale francese Canal+, ha mandato in onda l'intervista di Patrick Poivre d'Arvor a Silvio Berlusconi (Duce Gabbana). Si è parlato della censura subita dal film "Brokeback Mountain" su RaiDue (sono state tagliate le scene di sesso gay e il bacio tra i due cowboy).

Ecco il video, in francese.



Per chi non conosce il francese, ecco lo scambio di battute più esilarante.

Patrick: Ma è inaccettabile, è omofobia!

Silvio: No, in Italia non siamo omofobi. Solo che non ci piacciono i froci. A noi piacciono le donne.

Patrick: Ma nel 2008 è allucinante!

Silvio: Ah, ma nel 2007 facevamo lo stesso! Perché cambiare nel 2008? Il papa è diventato finocchio? E allora vaffanculo!

Value-adding, ossia musei McDonaldizzati

Per carità, la speranza è che prossimamente, entrando nei musei, non resti attaccato ai vestiti l'odore di fritto putrefatto come quando si passa vicino ad un McDonald's qualunque nelle varie città. Da leggersi: Vicino come nel raggio di, approssimativamente, 100 km.
Il rischio può trasformarsi in realtà se l'ex Ad di McDonald's Management Italy, Mario Resca, viene nominato responsabile degli oltre 3600 musei e siti archeologici, gestiti dallo Stato, in Italia.
Come afferma lui stesso, non è un esperto di musei o di arte. Il che potrebbe bastare per elencare le sue attitudini. Commentare? Esageriamo: per certe cose non serve. Basta leggere per ammutolire dallo spavento.
Ma forse questa non è una grande novità: la conoscenza o l'expertise si distribuiscono nei pacchetti dell'happy meal. Probabilmente per questo Bondi avrà consigliato Resca direttamente al Silvio Nazionale, il quale ha subito delegato l'incarico di responsabilità.
Resca, dal canto suo, commenta con il fatto che la sua mission è quella di dare valore. Valorizzazione. Value-adding.
"Ogni giorno 40 milioni di persone di ogni nazione, razza e religione entrano nei 25.000 ristoranti McDonald's sparsi in oltre 110 paesi. Il ristorante di hamburger e patatine inventato negli anni '50 dai fratelli McDonald è diventato uno dei più grandi successi imprenditoriali di tutti i tempi."
L'incipit del suo lavoro in difesa di McDonald's (McDonald's, Una storia italiana), una pubblicità contro le accuse di malnutrizione, grassi in eccesso, possibili lingue dentro le "carni" nei panini, ma anche contro le ipotesi di sfruttamento delle risorse ambientali. Insomma, Mc'Donald's è buono. E non resta attaccato l'odore di fritto ai vestiti, in sostanza.
Avviato allora il progetto value-adding dei musei, e cominciata l'era imprenditoriale dei siti archeologici. Riportare i turisti, dando patatine assieme alle audio guide.
Almeno così, Bondi sarà contento: finalmente potrà avere una scusa per entrare nei musei.

La notizia dall'Economist:
http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=12696801

Milesmood

Il grande colibrì