Roberto Jonghi Lavarini, fascista orgoglioso, aderisce al Pdl: Fini non ha niente da dire?


Le edizioni di Ar, che pubblicano Julius Evola e Adolf Hitler e un'intera collana dal titolo "Visione e revisione storica". Orion Libri, che ha come titoli di punta "Fascismo intransigente" e "Con Mussolini prima e dopo piazzale Loreto". E poi le Edizioni Ritter, che si occupano "in particolare di neofascismo, musica alternativa, etnonazionalismo fino ad arrivare alle problematiche degli ultras".

Tre case editrici per un uomo solo: Roberto Jonghi Lavarini.

Nel suo curriculum, pubblicato sul suo sito internet, spicca la partecipazione alla fondazione di Cuore Nero, il centro sociale nazi-fascista di Milano. Ma Roberto Jonghi Lavarini rivendica con forza la propria vicinanza e i propri contatti con numerosi gruppi di estrema destra di tutto il mondo. Ne indichiamo solo due o tre:
* le "destre germaniche" (come lui le definisce con aggettivo molto italico), ovviamente quelle di ispirazione neonazista;
* il governo cileno di Pinochet, responsabile, tra l'altro, della morte e della "sparizione" di migliaia di oppositori politici;
* la Afrikaner Weerstandsbeweging, partito boero sudafricano, propugnatore dell'apartheid, il cui simbolo è una svastica a tre braccia.

E ora Roberto Jonghi Lavarini, "dopo una lunga serie di incontri, analisi e consultazioni, prendendo atto dell’attuale scenario politico, nazionale e locale, e delle vigenti leggi elettorali" ha deciso di aderire alla costituente del Popolo delle Libertà, entrando nella corrente Area Identitaria "dell'ottimo Camerata Giuliano Castellino".

Jonghi Lavarini si para le spalle da chi potrebbe accusarlo di tradire il proprio credo fascista e precisa: "Facciamo nostre le parole del Presidente Silvio Berlusconi: 'Basta polemiche, l’antifascismo è una questione del passato, noi guardiamo avanti e lavoriamo per l’Italia'". E poi conclude: "Avanti, quindi, liberi e coerenti nel PDL, con la fiamma nel cuore!" [Partecipami].

Fino a non molti anni fa era compagno di partito di Gianfranco Fini. Il presidente della Camera dei Deputati gli permetterà davvero di tornare ad esserlo anche in futuro?

Little Prince(ss)

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Migrart, la mostra migrante

Aperta ieri alla Rotonda della Besana, a Milano, la mostra della contemporaneità quotidiana della Milano multietnica. Quaranta fotografie, scattate da Lorenzo Pesce e Alex Majoli, quaranta ritratti: persone sull'autobus, in casa, per strada. Arte che diventa racconto, per rivivere le storie di chi ha deciso di rivivere la propria vita in un'altra città.
E se oggi il tema dell'integrazione si fa più pressante, di fronte a episodi di razzismo sempre più brutale, questa mostra parte con un versante culturale: una mostra non è mai qualcosa di asettico, ma nasce proprio con il rapporto tra chi osserva e chi rappresenta con chi viene raccontato. Un passaggio che si spera si possa trasferire anche su un versante sociale e politico. Ma quello, ovviamente, non può cadere dall'alto: che ognuno abbia le palle per caricarsi delle proprie responsabilità.

Migrart
Fino al 23 Novembre
Rotonda della Besana, Milano
Dalle 10 alle 21
Ingresso Libero

Repubblica - Milano

Milesmood

"Emanuel negro": i vigili di Parma pestano un ragazzo. E l'assessore si complimenta

"E' stata un'operazione esemplare per professionalità, risultato e correttezza visto che erano coinvolti anche alcuni minori. Era una segnalazione che arrivava dai cittadini e per questo sono soddisfatto due volte, per aver dato una risposta ad una richiesta reale che arrivava dai frequentatori del parco e, secondo, perché la Polizia municipale ha dimostrato ancora una volta di essere all'altezza dei compiti assegnati".

Queste le parole, scritte nere su bianco, del comunicato dell'assessore alla Sicurezza (parola che in questi tempi fa solo paura...) del Comune di Parma Costantino Monteverdi. Nere su bianco sono scritte anche altre parole: "Emanuel negro". Queste ultime campeggiano sulla busta di rilascio di Emmanuel Bonsu, un 22enne nero preso per errore e malmenato ferocemente dai vigili di Parma.

Ma procediamo con ordine. Ieri la Polizia urbana di Parma ha catturato un pusher; nella stessa occasione ha anche fermato un ragazzo, Emmanuel Bonsu appunto, scambiandolo per uno spacciatore. E "fermato" è dire poco: agenti in borghese, senza farsi riconoscere, lo hanno rincorso, placcato e gettato a terra. E lì hanno iniziato a pestarlo con calci, pugni e manganellate.

Successivamente lo hanno portato al comando di polizia, dove sono continuate le violenze, accompagnate da insulti razzisti e da umiliazioni psicologiche, come averlo tenuto completamente nudo. Inoltre, gli è stato impedito di chiamare i propri genitori.

Emmanuel Bonsu con lo spaccio di droga non ha nulla a che fare. E infatti è stato rilasciato, dopo più di quattro ore di incubo.

La polizia di Parma è stata invece pubblicamente elogiata dall'assessore Monteverdi per "professionalità, risultato e correttezza" [Repubblica - Parma]. Hanno preso un pusher, bravi. Poi, beh, c'è stato un piccolissimo errore: hanno fermato un ragazzo innocente e lo hanno pestato. Ma non è stata certo colpa dei vigili: è il ragazzino ad avere quella pelle scura da spacciatore. E poi, suvvia, un occhio nero su un negro si mimetizza bene.

Perché, si sa, in Italia il razzismo non esiste.

Little Prince(ss)

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La canzone dei gatti

Musica da videogame e gatti che cantano (più o meno...). Ecco una delle meraviglie della cultura giapponese!


Bavagli e ball gag: quando il sesso ti tiene aperta e chiusa la bocca a suo (e tuo) piacimento

Una persona alla mercé di un'altra. Mentre leggevate questa frase, quale immagine si è affacciata alla vostra mente? Magari quella di una persona legata e imbavagliata?

Ma mentre dell'arte del legare (bondage) ormai si parla anche nella posta del cuore di "Grazia", sull'arte dell'imbavagliare non viene detta neppure una parola... Ed è un peccato, non solo perché un bavaglio per alcuni può rappresentare una nuova frontiera del piacere, ma anche perché si tratta di una pratica che può essere anche molto pericolosa. Dunque qualche piccola informazione non può far male a nessuno.

In ambito BDSM i bavagli (gag) hanno un'enorme forza evocativa, dal momento che permettono al master (o alla mistress) di privare lo slave (o la slave) della possibilità di parola. Alcuni bavagli impediscono del tutto l'emissione di suoni, altri impediscono solo la loro articolazione, permettendo all'imbavagliato di produrre solo grugniti animaleschi. Si tratta, in ogni caso, di un atto molto forte di sottomissione e di degradazione, dal momento che la facoltà di parola è una prerogativa importante dell'essere umano (già Aristotele identificava l'uomo come “animale dotato di parola”).

La riduzione simbolica a bestia dello slave può essere sottolineata dallo sbrodolamento che producono quei bavagli che non si limitano a coprire la bocca dello slave, ma che la riempiono: “Solo a vedere quel filino di bavetta che scende mi eccito. Non deve essere troppa, giusto un filo che faccia capire l'umiliazione del non poter ingoiare la saliva e del far fuoriuscire una propria sostanza liquida” scrive in un forum un master. Inoltre, i bavagli che riempiono la bocca rappresentano anche una violazione di uno spazio molto intimo del corpo dello slave.

I metodi per imbavagliare sono davvero infiniti. In tutti i casi, bisogna sempre fare molta attenzione al fatto che, avendo la bocca tappata, lo slave deve poter respirare con il naso (mai imbavagliare chi soffre di asma o di problemi respiratori, raffreddori compresi!) e non bisogna mai abbandonare da solo lo slave imbavagliato! Bisogna assicurarsi che il bavaglio possa essere rimosso facilmente e immediatamente al primo segno di insofferenza e di fastidio dell'imbavagliato; tale fastidio deve poter essere manifestato con un gesto prestabilito che permetta allo slave di pretendere l'arresto immediato del gioco e la propria liberazione. Meglio non scherzare: si rischia anche la morte per asfissia.

Particolare attenzione va prestata soprattutto ai conati di vomito: il vomito, non potendo fuoriuscire dalla bocca a causa del bavaglio, potrebbe soffocare l'imbavagliato. Per lo stesso motivo, è sempre meglio che lo slave non rimanga mai a lungo in posizione supina. Comunque basta prestare un po' di attenzione e non cercare mai di superare i propri limiti!

Per quanto riguarda i bavagli che si limitano a coprire la bocca, lo strumento più semplice per imbavagliare qualcuno è il classico foulard, che va annodato stretto (ma senza esagerare) dietro la nuca (cleave gag). Lo stesso principio è sfruttato da alcuni modelli di museruola (muzzle gag), che possono essere acquistati nei sexy shop a 40-45 euro. O dal molto più economico nastro adesivo, che però, col sudore, si stacca troppo facilmente (a meno che non si fasci la bocca con molti strati, ma in questo caso si stacca troppo difficilmente e diventa pericoloso).

Tra le tipologie di bavaglio che invece riempiono il cavo orale, il sistema più semplice ed economico (e per molti il più eccitante) è quello di usare calze o mutande (pulite o usate...) appallottolate. Una mistress racconta di usare “una calza infilata a mo' di preservativo sul pene dello slave, lo masturbo fino a farlo venire, gli sfilo la calza facendo attenzione a non sprecare nulla del suo sperma e gliela infilo in bocca, sigillando con nastro american tape. Il lento rilascio del suo stesso sperma filtrato dalla calza può durare parecchi minuti e comunque il sapore lo fa riflettere sulla sua posizione di sub”. Ma ancora attenzione: meglio inserire nella bocca dello slave solo una piccola parte della calza, per evitare che gli finisca in gola e lo soffochi. E il nastro, in questo caso, è decisamente da evitare.

Molto conosciuta è la ball gag, pallina dal diametro variabile da 3 a 8 centimetri con un laccio che ne percorre il diametro e che si fissa dietro la nuca. Una mistress scrive: "Mi piace il rosso della pallina, che contrasta con il nero o marrone della cinghietta, mi piace l'espressione distorta che ne esce, il non riuscire a dir nulla se non un sensualissimo mugolare, le labbra che diventano sottili, il profumo della gomma, persino lo sbrodolamento dovuto alle palline troppo grosse. Ne posseggo almeno otto o nove tipi diversi". Una ball gag costa intorno ai 30-40 euro, ma si può sfruttare l'euro forte e comprarla in dollari su qualche sito internet, risparmiando fino alla metà.

A volte, invece della pallina di cuoio o di gomma rigida (ma morbida!), si trova una palla di gomma che va gonfiata all'interno della bocca dello slave con una pompetta a mano (inflatable gag). I costi, in genere, sono leggermente superiori a quelli delle ball gag tradizionali.

Come bavaglio si può utilizzare anche un morso (bit gag) simile a quello usato per i cavalli (sistema molto utilizzato nel pony play), cioè una barra da stringere tra i denti collegata a dei lacci da annodare dietro la nuca. Non crea problemi di respirazione e soffocamento, ma si deve fare attenzione al materiale della barra, che deve essere morbido per evitare di danneggiarsi i denti. Il costo è simile a quello delle ball gag, ma sale, fino anche a raddoppiare, quando al semplice morso si accompagnano i paraocchi o le redini.

Altro tipo di bavaglio è il penis gag: si tratta di una piastra di cuoio, da allacciare tramite cinghie dietro la nuca, cui è attaccato un piccolo dildo da inserire in bocca. Lo slave viene così umiliato non solo per il fatto di essere imbavagliato, ma anche per avere un pene (anche se artificiale) in bocca. Si spendono intorno ai 45-55 euro (ma comprandolo con dollari si può risparmiare quasi la metà), che possono diventare anche 60-80 se si opta per il modello “a doppio pene” (in foto), dotato sia di un piccolo dildo interno, da inserire in bocca, sia di un dildo esterno, più grande, con il quale si può penetrare qualcun altro.

Esistono anche moltissime varianti di questo modello, in cui, al posto del dildo esterno, si possono attaccare alla piastra posaceneri o scopini per la pulizia del water... Estremamente costosi e, in fondo, abbastanza ridicoli...

Infine citiamo i ring gag, costituiti da larghi anelli da infilare tra i denti e le labbra dello slave, dotati di cinghie da allacciare dietro la nuca. Nonostante il nome, non si tratta di veri e propri bavagli, perché non coprono né riempiono la bocca. Tuttavia, questo oggetto ha una grande schiera di estimatori, dal momento che permette il totale accesso alla bocca dello schiavo (anche per farsi praticare sesso orale) ed è il bavaglio che più produce l'effetto “sbrodolamento”. I ring gag, scrive un uomo in un forum, “consentono una prevaricazione molto forte, inarrestabile, e chi li subisce non è ridotto al silenzio, ma di certo fa uno scempio di saliva ed è... molto utilizzabile. E poi, adoro sentire lamentele gutturali ed affannate in certe situazioni...". Un ring gag può costare intorno ai 45-55 euro; comprarlo in dollari può significare risparmiare anche più della metà!

In altri modelli (che costano circa il doppio), l'anello può prolungarsi in un tubo e in un imbuto (funnel gag): utile negli incontri in cui il master voglia obbligare il sub a bere qualcosa (e usato soprattutto dagli amanti del pissing), va usato con molta cautela per evitare il soffocamento dello slave.

Un'ultima nota: scegliete sempre, come per tutti i giocattoli erotici, prodotti in gomma, latex o pelle. Questi ultimi, infatti, sono i materiali migliori (anche se più costosi) e, a differenza del PVC, non sono tossici!


Dizionario del sadomaso e del feticismo - Premessa e indice


Premessa

BDSM (bondage e sadomasochismo) e feticismo. Molti storceranno il naso, o penseranno che sono argomenti che non li interessano.

Peccato, perché invece queste forme di sessualità sanno raccontare tantissimo della mente umana, sia dei suoi recessi più oscuri (come ama dire certa facile retorica) che dei suoi lati più luminosi. Amore e violenza, schiavitù e libertà, vita e morte: sadomasochismo e feticismo abbracciano tutti questi elementi e ne mostrano l'indissolubile e ossimorico legame.

Per questo crediamo che raccontare BDSM e feticismi, attraverso testimonianze, riflessioni e suggestioni, possa essere di grande interesse per tutti. Mentre le parti più pratiche (informazioni di carattere sanitario, economico, ecc...) potranno essere utili per chi decidesse di provare sulla propria pelle certe esperienze.

L'importante, per noi, è offrirvi spunti per fare scelte consapevoli. Perché, come abbiamo già concluso altrove, nel sesso è inutile ragionare per tabù. E' più utile conoscere e poi scegliere. E se si affrontano le cose con serenità è difficile scegliere male...

Nella colonna a sinistra trovate tutte le voci elencate in ordine alfabetico.

In India l'omosessualità rimane reato: fallisce la depenalizzazione già annunciata

E alla fine nulla da fare: l'omosessualità rimane reato in India. Nonostante la sua depenalizzazione fosse data ormai per certa, soprattutto per l'impegno del ministro della Sanità Anbumani Ramdoss, alla fine il governo di Delhi si è spaccato in due e ha vinto la fazione più conservatrice, guidata dal ministro degli Interni.

Dunque non verrà abrogato l'articolo 377 del Codice Penale indiano (introdotto in epoca coloniale dagli inglesi) che sanziona tutti gli atti sessuali considerati "innaturali" (dal sesso anale a quello orale, passando per omosessualità e zoofilia) con una pena fino a dieci anni di carcere.

Il suo mantenimento nell'ordinamento legale è stato giustificato così: "L'omosessualità è un vizio sociale e lo Stato ha il potere di fare da argine. La sua depenalizzazione provocherebbe tensioni sociali. Se fosse permessa, allora i demoni dell'Aids e dell'Hiv dilagherebbero ancor di più e danneggerebbero la popolazione. Porterebbe a grandi rischi sanitari. Degraderebbe i valori morali della società". Inoltre si è aggiunto che l'articolo 377 "agisce da deterrente anche contro chi ha una mente malata" [Times of India].

In realtà, proprio la presenza di questa norma, per la quale nessuno viene processato da circa un ventennio, costituisce un enorme freno per lo sviluppo di campagne di prevenzione contro l'Hiv in un paese in cui si stima che vivano circa sei milioni di sieropositivi. E una giustificazione per grandi e piccole discriminazioni nei confronti di gay e lesbiche.

Little Prince(ss)

Leggi anche:
* L'Alta Corte indiana rifiuta l'equazione gay = Hiv. "Questa non è scienza"
* Via l'articolo 377: l'India depenalizza l'omosessualità. E si impegna nella lotta all'Aids

Art attack: un post-it contro il Topolino nazista. Ma chi fermerà la schiavizzazione dei Barootys?

No, in questo caso non parliamo di censura. Non ci piace la censura, davvero. E infatti censura non c'è stata. Nessuno ha spaccato la vetrina della galleria d'arte di Milano che espone un quadro con un Topolino in uniforme nazista. Nessuno ha bruciato il negozio o chiesto l'intervento del Commissario Basettoni. Non si è nemmeno detto o scritto che il quadro non andava esposto in vetrina. Lì è e lì, per quanto ci riguarda, può stare.

Si è trattato solo di constatare una cosa. E allora prendi un post-it e la prima penna biro che ti capita sotto mano. Scrivi che "Topolino non è nazista!" e attacchi il suddetto post-it sulla suddetta vetrina. Davvero, una semplice constatazione (e scusate se la foto fa schifo, ma era notte, con una vetrina in mezzo e un fotografo un po' brillo).

Poi ci si può porre altre domande. Ma cos'è più artistico? Il Topolino nazista, soggetto così originale che se cerchi "nazi Mickey Mouse" su Google-Immagini ti vengono fuori migliaia di disegni, dipinti, fotomontaggi e prodotti grafici di tutti i tipi? O un banalissimo post-it che, in modi del tutto imprevisti, genuinamente difende un simbolo dell'infanzia e della fantasia? E si noti, solo en passant, che chi esprime dubbi sull'assoluta democraticità del topo più famoso del mondo o è in malafede o non sa di cosa sta parlando. Esattamente come chi lo definisce un soldato di Satana.

E poi ci potremmo anche chiedere se sia più blasfema la rana crocifissa di Bolzano o questa miriade di Topolini in divisa nazista. Ma non ce lo chiediamo, perché nei negozi italiani è arrivato qualcosa di ben peggiore: i Barootys. Si tratta di animaletti di peluche carinissimi che però vengono prodotti e venduti per un unico scopo, come recita la pubblicità: "Boliva l'orsetto. Piccolo simpatico amico che pulisce il monitor del tuo computer, televisione, scrivania o cruscotto con la loro (sic) pancia. Toglie e pulisce la polvere e le sbavature dalle superfici".

Peluche ridotti a pezze per la polvere. Ecco dove ci porta un consumismo senz'anima. Chiunque abbia mai amato un pupazzo non può che rimanerne allibito.

I tacchi che t'ammazzano

Sarebbe divertente interpretare le cadute alle sfilate della moda a Milano come qualcosa che fallisce, come un'icona, in questo caso il tacco a spillo, che si presenta per quello che è in realtà, ossia un'arma a tutti gli effetti. Non solo per la schiena ma proprio una mina sotto le palme dei piedi. Tuttavia, non sarebbe carino nei confronti di chi, sotto le telecamere e macchine fotografiche, è effettivamente caduta, rischiando di rompersi qualcosa, e con il capitombolo che ha fatto ci si poteva giurare. Ma the show must go on così, mentre tutti gli spettatori rimanevano tranquilli seduti ai propri posti, la ragazza si è rialzata e ha proseguito con il suo lavoro. Senza scarpe, ovviamente.

Anche se però, sarebbe divertente come scena: immaginarsi tutte le persone che si credono gran dive capitombolare grazie a quei trampoli che alcuni provano a chiamare scarpe. Questa si che potrebbe essere una gran metafora.

Repubblica

Milesmood

Nel (cog)nome del padre. Difendiamo le tradizioni tribali dall'attacco delle madri!

Magari a qualcuno la sentenza della Cassazione secondo la quale i bambini potranno prendere il cognome della madre era sembrata una cosa scontata e senza enorme importanza.

Per fortuna lo psicoterapeuta Federico Bianchi di Castelbianco, intervistato oggi su Metro da Fabio Paravisi, ha lanciato il suo grido d'allarme in difesa della nostra tradizione, del nostro italico Dna culturale.


Non ha senso. Cancellare il cognome del padre fa venire meno il senso dell'identità, l'appartenenza alla tribù. Un bambino ha bisogno di un punto di riferimento, e quel riferimento dev'essere il padre.


Problemi in arrivo?
Nasceranno conflitti enormi, diventerà un'arma di ricatto per chi deve subire il proprio cognome in secondo piano.


In Spagna il doppio cognome esiste da sempre, gli spagnoli non sembrano particolarmente squilibrati.
Si va verso una società di single e noi cosa facciamo, allunghiamo tutto? Una cosa dev'essere chiara: il cognome del padre prima di tutto.


Insomma, l'imposizione del solo cognome paterno è un atto di sottomissione della femmina la marito da sempre, perché cambiare adesso? Per questo non possiamo che essere d'accordo con Bianchi di Castelbianco (a proposito di cognomi:più bianco non si può...): salviamo il maschio dall'umiliazione di vedere il proprio cognome in secondo piano. Salviamo l'onore paterno e, come dice questo psicoterapeuta illuminato, "l'appartenenza alla tribù". Perché è proprio questa l'Italia che vogliamo: un paese tribale.

Little Prince(ss)

Hotel Costes Vol. XI by Stéphane Pompougnac

Superato lo scoglio della decima compilation, Stéphane Pompoungac ritrova in questo undicesimo volume della serie Hotel Costes, una delle migliori per quanto riguarda la musica lounge, sonorità distese, floreali, colorate, da tutte le parti del mondo. Ma soprattutto: allegre. Lasciandosi alle spalle suoni più propriamente elettronici puri e duri, riscoprendo note sensuali.
Si incomincia con musiche leggermente Pinkfloydiane in certi aspetti per proseguire con richiami al Brasile, all'Europa, ma in specie alla vera essenza della musica lounge: lo scorrimento sonoro, musica che passa accompagnando le orecchie. Ambient per gusti raffinati, colonna sonora per vari momenti, in particolar modo notturni.
L'undicesimo volume è senza dubbio uno dei più belli, non solo per questi aspetti, ma soprattutto per la selezione, sulla quale spiccano senza dubbio i Waldeck, Naomi, e un duetto inedito Vanessa da Mata/Ben Harper. Più vari brani in escusiva per questa compilation. Senza però riconoscere: e non solo per il mixaggio. Ma perchè passa.

Tracklist:
1. Marsmobil – Magnetising
2. Naomi – How Many Loves
3. Variety Lab – Soda Pop Confusion
4. Pacha Massive – Don’t Let Go
5. Club Des Belugas – Skip To The Bip
6. Lena Horne – I Want A Little Doggie
7. Duplex Inc. Ft. Asley Slater – The Game
8. Villa Black Ft. Juanita Grande – Broken Wings (Pompougnac & Schillings Remix)
9. Kraak And Smaak – Enzo (Costes Edit)
10. Waldeck – Why Did We Fire The Gun?
11. Stephane Pompougnac Ft. Nicole Graham – Eden
12. Dj Farrapo & Yanes – Avisado
13. Vanessa Da Mata & Ben Harper – Boa Sorte
14. Tom Eno – Tijuana
15. Morten Varano – Dead And Street (Trentemoller Remix)
16. Gerrit Van Der Meer – A Suitcase Of Light
17. Shazz Ft. Michael Robinson – Mirage

Naomi - How Many Loves

Cologno Rock 2008. Se sei rock, sei a Cologno!

Due serate di ottima musica rock cantautoriale, con tanti brani originali e qualche cover. E, in più, l'ingresso è libero e gratuito!

Sabato 27 e domenica 28 settembre si terrà la sesta edizione di Cologno Rock, la rassegna dei gruppi musicali giovanili di Cologno Monzese. I concerti si terranno, dalle 21.00 in poi, presso il Cineteatro di via Volta (con la metropolitana fino alla fermata Cologno Centro e prendere via Carlo Alberto dalla Chiesa: la prima strada che si incrocia è via Volta).


La rassegna sarà aperta sabato 27 con il gruppo "punk rock" Killer Sound (già tre cd registrati in studio all'attivo), quattro ragazzi uniti dalla "voglia di distruzione, di far rumore e di essere denunciati dalle autorità".

Seguiranno i Dayma ("alternative rock"), per tornare al "punk rock" con i Promet.

A chiudere, la "gothic band" Carrioncrowsband, che raccoglie alcuni elementi degli Splinters e che si è esibita anche all'Alcatraz di Milano.


Domenica 28
settembre, invece, la serata sarà aperta dai Para Dos, che fanno... Beh, ne abbiamo già parlato. La loro musica è stata definita "rock blues cantautoriale", "folk acustico", "musica sperimentale", "rock sui generis". E questo è uno dei para-dos-si: una musica così ricca si può definire solamente con una semplice parola: musica. Musica che rompe gli schemi, che si pone al di fuori degli schemi per essere semplicemente musica.

Seguiranno i Pure Pleasure, con il loro puro e granitico rock, e i Biancoduca. Ed infine i Catlong, band di grande successo con il suo hard'n'heavy definito "fantasy rock".


Insomma: impensabile non andarci!

Via l'articolo 377: l'India depenalizza l'omosessualità. E si impegna nella lotta all'Aids

L'articolo 377 del Codice Penale indiano è stato introdotto 148 anni fa dal governo britannico. Un'eredità infame, dal momento che la norma prevede pene fino a dieci anni di carcere per tutti quegli atti sessuali classificati come "innaturali", comprendendo con questo aggettivo sesso orale, anale, tra persone dello stesso sesso o con animali. Una norma, quindi, che pesa soprattutto sulle persone omosessuali.

Ma per fortuna le cose starebbero per cambiare: nelle prossime ore il governo della più popolosa democrazia del mondo dovrebbe abrogare la norma. L'annuncio era già stato fatto ad agosto alla conferenza internazionale sull'Aids di Città del Messico da parte del ministro della Sanità indiano, Anbumani Ramadoss.

Sì, proprio dal ministro della Sanità. Non perché il governo indiano associ l'omosessualità ad una malattia, ma perché tra gli effetti più nefasti prodotti dall'articolo 377 c'è la mancanza di una seria politica di prevenzione verso l'Aids.

In India si stima che vivano quasi sei milioni di persone hiv-positive (di cui tra i due e i tre milioni di persone affette da Aids) e, come afferma il fondatore di Humsafar Trust, la principale associazione per la difesa dei diritti degli omosessuali: "I gay sono il più ampio gruppo vulnerabile all'Aids, ma il governo non sembra capirlo". A dire il vero, secondo le stime sanitarie l'85% dei contagi avverrebbe per via eterosessuale [Times of India].

La notizia, comunque, è molto positiva. Chissà come si dice "pride" in hindi?

Little Prince(ss)

Maurizia Paradiso al reality show "La Talpa": un inferno di volgarità in tv

Vladimir Luxuria? Un "travestito con seno, pene e testicoli". In questa definizione rifulge tutta l'intelligenza, la raffinatezza e la tolleranza di Maurizia Paradiso.

E se c'è chi festeggia perché la seconda transessuale più famosa d'Italia parteciperà ad un reality show ("La Talpa", su ItaliaUno) [Giornale], seguendo le orme della prima transessuale più famosa d'Italia, forse sarebbe meglio piangere per il baratro in cui la tv italiana sta appassionatamente continuando a gettarsi.

Nulla c'entra, ovviamente, la transessualità di Maurizia Paradiso, nulla c'entra la sua professione di conduttrice di programmi osé e di testimonial di prodotti pornografici.

C'entra solo la sua presunta "trasgressività", una trasgressività vuota e falsa che serve solo a mascherare un personaggio odioso e volgare. Oltre che profondamente razzista (come dimostrano i suoi frequenti commenti offensivi contro le altre trans e la sua passata militanza nella Lega Nord).

Per fortuna non tutti gli eterosessuali sono come Vittorio Sgarbi, non tutti i gay sono come Alessandro Cecchi Paone e non tutte le trans sono come Maurizia Paradiso. Peccato solo che se non ti comporti come un cane rabbioso con la bava alla bocca in tv non ci vai.

Little Prince(ss)

Leggi anche:
Vladimir Luxuria, naufraga della sinistra colata a picco, all'Isola dei Famosi

La politica nuda: le statue senza veli di Michelle Obama, Angela Merkel e Gerard Schroeder

Ecco a New York la statua di Michelle Obama, la moglie del candidato alla Casa Bianca Barack. E' nuda. L'opera (nella foto accanto) è firmata da Daniel Edwards [la Stampa].

Ed ecco a Bodman-Ludwigshafen, nel Baden-Württemberg (Germania meridionale), la statua di Angela Merkel e Gerard Schroeder. Anche loro sono nudi. La scultura è stata realizzata da Peter Lenk [Corriere].

Non ne parliamo per scandalo. Né per condivisione dell'affermazione di Lenk: "La politica è qualcosa di molto più pornografico di qualsiasi arte". Una frase un pizzico troppo scontata per essere pronunciata da un artista.

No, ne parliamo per lanciare un appello agli scultori italiani: niente Silvio senza veli, vi prego!

Si da per scontato che...

Ora, certamente ci si immagina sempre come persone che, naturalmente, non danno niente per scontato. Niente per scontato, ossia che qualunque cosa ci appaia davanti è comunque buona, non sorprende, non stupisce, non affligge, non fa assolutamente nulla. Non dare nulla per scontato: fa figo dire "Ehi io non do mai nulla per scontato". E' tipico dei progressisti, il non dare mai nulla per scontato.
Eppure...
E' come il tentare di non avere mai certezze nella vita. Masi averle, per non disilludersi, per non infrangere sogni, per non demoralizzarsi, per non star male se le cose non vanno per il verso giusto. Mai certezze, perchè non ve ne sono. Anche questo è tipico dei progressisti.
Eppure...
Eppure, è impossibile. Non dare mai nulla per scontato. Perchè, in fin dei conti, qualcosa di scontato la si da comunque, ossia il fatto stesso di non dare nulla per scontato. Do per scontato il fatto di non dare mai nulla per scontato. Il che è un paradosso. O contraddizione. O Non sense. O retorica. Anche non avere certezze. Si ha la certezza di non avere certezze. Anche questa potrebbe essere contraddizione. O Non sense. O retorica.
Non dar mai nulla per scontato. Non succede mai. A parte il paradosso linguistico che ci sta dietro. Non ricordate? Devo rispiegarlo? Che palle: il fatto di dare per scontato la possibilità di non dare mai nulla per scontato. Non succede. Ora, anche se si apre il giornale, lo si sfoglia, si leggono determinati articoli, o lo si sfoglia leggendo tutti gli articoli, o lo si sfoglia aggiungendo agli articoli dei commenti, o lo si sfoglia oltre a dare dei commenti agli articoli si da pure un'interpretazione ai commenti di quello di fianco a te al ber, o lo si sfoglia e oltre a dare un'interpretazione dei commenti di quello di fianco a te al bar si tenta pure di aprire una conversazione con il barista che, dovendo preparare qualcosa come 10 caffé contemporaneamente non gliene può fregare un cazzo del tuo stupido commento o della tua interpretazione del commento di quello di fianco a te al bar, insomma qualunque cosa si possa fare, si possa tentare, si possa esperire, si possa creare, si possa effettuare, si possa realizzare, si possa domandare, si possa richiedere, insomma, qualunque cosa si faccia, non si darà mai, in nessun caso nulla per scontato. E non solo per il fatto che si da per scontato il fatto che non si da nulla per scontato. Il che, a parte la verità linguistica insita in questa frase o preposizione o enunciato, è sacrosanto. Ma, e qui viene il bello, o forse occorrerebbe dire la bellezza o estetica del linguaggio, o estetica in punto e bianco, alla fine, ciò che rimane non è il semplice dare qualcosa per scontato in ogni caso, ma è il fatto stesso di ammettere che non si può rimanere sconcertati dinanzi al fatto che si da sempre qualcosa di scontato, perchè per quanto si possa essere progressisti, occorre rendersi conto dei limiti della mente. Alla fine siamo liberi da lei? No, ed è questo il bello. Perchè ci illudiamo di si.
Prendete questo post. E' un non sense? No, un sense ce l'ha, anche se si può tentare di dimostrare che non si da per scontato il fatto che c'è un senso, alla fine si rimane, per scontato, che è un non sense, poichè non vi è ammessa nessuna regola se non la retorica.
E se vi avessi solo presi in giro?
Questo è scontato.

Milesmood

Ingoiare o non ingoiare lo sperma? Una pubblicità belga dà consigli non proprio corretti!

Questo sito belga (Alles Over Seks, Tutto sul sesso) offre un servizio, rivolto soprattutto ai più giovani, per rispondere ai loro dubbi sul tema della sessualità. Ha prodotto questa pubblicità molto divertente, ma poco affidabile: il rischio maggiore non è quello di inghiottire o meno lo sperma, ma è quello di prenderlo semplicemente in bocca!

Guerra alla minigonna: dopo la Roma di Alemanno, ecco l'Uganda. E su Canale 5...

Preso da uno dei suoi soliti raptus di anti-berlusconismo, l'imprenditore Carlo De Benedetti ha affermato che "l'Italia non conta più nulla nel mondo". Ovviamente il suo scopo era solo quello di mettere in cattiva luce il paese guidato da Silvio.

Per fortuna ci sono i fatti a smentire queste perfide bugie. Prendiamo ad esempio l'ordinanza del sindaco di Roma Gianni Alemanno con cui si dichiara guerra agli abiti succinti. Ecco, questa iniziativa ha avuto grande eco in tutto il mondo, tanto che l'illuminato governo di Kampala ha deciso subito di copiarla: il ministro per l'Integrità e l'Etica, Nsara Buturo, ha annunciato che in tutto l'Uganda sarà proibito indossare minigonne, perchè sono abiti indecenti e pericolosi. Sì, pericolosi, in quanto distraggono gli automobilisti e, quindi, provocano incidenti stradali. "Se tu vedi una donna praticamente nuda, come puoi concentrarti sulla guida e non su di loro?", ha chiesto ai giornalisti il ministro, evidentemente bisognoso di un buon sessuologo (o di buon sesso, vedete voi).

Nessun problema, invece, con le mini delle due nuove veline, la mora Federica Nargi e la (falsa) bionda Costanza Caracciolo: "Striscia la Notizia", dopo aver accorciato sempre più, centimetro dopo centimetro, gonnelle, pantaloncini e mutande delle proprie "ballerine" per contrastare la fuga di telespettatori, ha deciso di optare per i tanga. Trasparenti, ovviamente.

Ma siamo su Mediaset, dove, per concessione reale, è concesso tutto quello che in strada non è permesso.

Ad esempio, Raffaella Fico, ex del Grande Fratello, dopo aver messo all'asta la propria verginità per un milione di euro su "Chi", giornale del premier, ha pensato bene di riproporre la propria ghiotta offerta su Canale 5, tv del premier, a "Mattino 5". I più perfidi malignano che dopo essere finita sul giornale del premier e sulla tv del premier, finirà su qualcos'altro del premier. Una radio?

Little Prince(ss)

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Inflazione galoppante: la verginità di Raffaella Fico costa un milione di euro

Il calendario Bad Behaviour 2009: le ironiche foto di Brownsdon e de Jonk sui feticismi gay

Ed è arrivata, di nuovo, la stagione dei calendari. Inutile perdere troppe parole su oggetti che di parole ne offrono ben poche (a parte quel saccente di Fra' Indovino) e di immagini tante.

E allora vi segnaliamo "Bad Behaviour 2009", dei fotografi australiani Ross Brownsdon e Travis de Jonk, per le sue immagini dai colori super-saturi molto ironiche e divertenti sul mondo dei feticismi gay. Costa 34,95 dollari australiani (circa 19,50 euro) comprese le spese di spedizione in Italia, ma le immagini (sia quelle dell'edizione 2008 che quelle della nuova edizione) le potete vedere e scaricare dal sito stesso del calendario.


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Topolino condannato a morte: è un soldato di Satana. Mentre Farfur...

Il topo è un "soldato di Satana". Tutto quello che tocca è impuro. E guai a chi lo spaccia per un esserino dolce, educato e buono!

E così, dagli schermi di al-Majd TV, lo sceicco Muhammad Munajid ha così condannato a morte Mickey Mouse di Walt Disney e Jerry di Hanna e Barbera. E con loro tutti i co-protagonisti dei cartoni animati in cui questi piccoli soldati di Satana recitano [Telegraph].

Prepariamoci ad un bagno di sangue per Minni, Paperino, Tom, Paperoga,Pippo, Eta Beta. E quel pover gatto di Gambadilegno, che sarà un furfante ma la pena di morte non se la merita proprio. A questo Muhammad Munajid, personalmente, preferisco mille volte Gargamella...

Un Gargamella che tra i soldati di Satana dimentica di annoverare, chissà come mai, Farfur, il Topolino taroccato martire della jihad palestinese protagonista di una trasmissione sulla televisione di Hamas. Niente condanna a morte per lui? Ah già, non serve: lo hanno già ucciso gli israeliani...

Little Prince(ss)



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Vendesi Fico per un milione: il vertiginoso boom del prezzo della verginità fa volare l'inflazione

Scandalo? Ma dai! Più che altro la notizia annoia. Sì, perché l'annuncio di Raffaella Fico (sembra che sia stata una concorrente del Grande Fratello) fa solo sbadigliare.

Raffaella vende la propria verginità per un milione di euro [Corriere]. Che dire? Voleva lo scandalo e lo ha ottenuto. In realtà è poco originale (pochi giorni fa Natalie Dylan ha messo in vendita la propria verginità per un milione di dollari) e davvero troppo cara.

L'annuncio dalle pagine di uno dei settimanali più venduti d'Italia, Chi. Venderà qualche copia in più adesso. Per la felicità dei proprietari, quella famiglia Berlusconi che governa il paese prendendosela con le prostitute di strada. Che magari vergini non sono, ma, ammettiamolo, fanno prezzi decisamente più onesti e contribuiscono molto meno alla corsa inflazionistica.

Ma la colpa, alla fine, è della Chiesa. Ce la menano tanto con il valore della verginità: perché stupirsi se poi sparano cifre da capogiro?


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Bareback, amore, sesso e prevenzione - L'amore ai tempi del bareback (3° parte)

Dove eravamo rimasti...
* Premessa
* 1° parte - Bareback, amore, machismo e romanticismo
* 2° parte - Bareback, amore, intimità e condivisione
3° parte - Bareback, amore, sesso e prevenzione

Fare barebacking non significa semplicemente fare sesso senza preservativo. Quello lo può fare anche una coppia di fidanzati sieronegativi, in un rapporto di fiducia reciproca. O lo possono fare due sconosciuti, troppo presi da un immediato eccitamento.

No, fare barebacking significa avere consapevolmente rapporti sessuali a rischio. E la parola chiave è quell'avverbio: consapevolmente. Perchè i barebackers, come abbiamo cercato di illustrare nei capitoli precedenti di questa inchiesta, non sono persone che si illudono di essere invulnerabili e immortali. Al contrario: sono uomini che scelgono consapevolmente uno stile di vita che è legato a doppio filo con le malattie a trasmissione sessuale (MTS). E, soprattutto, con la Malattia, l'Aids.

Infatti alcuni barebackers vedono nell'Aids un obiettivo, una conquista, un dono. Molti lo considerano una conseguenza ovvia e accettata del proprio stile di vita. Per qualcuno è un rischio, ma un rischio delle cui probabili conseguenze si è ben consci.

Le community di barebackers, infatti, non nascondono mai le conseguenze ed i rischi connessi al bareback. E neppure si lavano la coscienza con qualche semplice frase di circostanza, del tipo: "Nuoce gravemente alla salute". Al contrario, nessuno illustra i "rischi del sesso a rischio" in modo più dettagliato e scientifico di quanto facciano le community di barebackers. Le quali analizzano dal punto di vista del rischio sanitario, con una dovizia di particolari ineguagliabile, non solo gli atti sessuali più comuni, come il sesso orale ed il sesso anale, ma anche tutte quelle pratiche vittime dello stigma sociale che, quasi sempre, vengono ignorate dalla campagne di prevenzione "ufficiali" promosse da associazioni e ministeri: sadomaso, pissing, clinical sex, fino perfino allo scat (coprofilia) e alla zoofilia... Sembra un paradosso, ma nessuno spiega in maniera più competa come si trasmettono (e quindi come si evitano) le malattie a trasmissione sessuale.

Ma accanto a questo bareback "consapevole", esiste quello che potremmo chiamare bareback "incosciente", quello di chi decide di affrontare alti rischi senza aver alcuna intenzione di affrontare poi le conseguenze. E' questo il bareback dei film porno: sborrate, culi e ingoi. E basta. Le malattie a trasmissione sessuale sono fuori dall'inquadratura. E purtroppo c'è chi si illude di vivere in un film porno: basta schiacchiare un tasto sul telecomando del lettore dvd e l'Aids scompare...

Il bareback "incosciente" è quello praticato, a quanto sembra, dalla maggior parte di coloro che si definiscono barebackers in Italia. Persone che propongono le scopate più assurde, schizzi dappertutto, orge senza preservativo.


E le malattie?
Sono sano.

Però fai sesso senza preservativo...
Sì, ma non sesso a rischio. Faccio sesso solo con persone sane.

Però ora stai proponendo sesso senza preservativo a sconosciuti...
Sì, ma poi se vedo che l'altro è malato non ci faccio nulla.

E come fai a vedere se è malato?
Ho esperienza, lo capisco dalla faccia.


Di test Hiv meglio non parlarne. Qualcuno ammette di non sottoporsi al test per paura. Ma come, se sono sani perché hanno paura? Vivono nel paradosso. Scopano nel paradosso. Affrontano il rischio e fanno finta di non farlo. Non sono cattivi, ma rischiano di intraprendere un cammino doloroso senza averlo scelto con piena consapevolezza.

E poi Internet è piena di siti, in inglese, che esaltano questo bareback "incosciente". Alcuni sostengono semplicemente che l'Hiv non esiste. Altri, a volte finanziati da enti con una certa autorevolezza, propongono invece comportamenti che, pur non permettendo di evitare le malattie a trasmissione sessuale, dovrebbero limitare i rischi. I suggerimenti sono tanti e vari: non farti il bagno e non lavarti i denti prima di avere un rapporto sessuale, disinfettati la bocca bevendo superalcolici e la vescica urinando, ricorri ai purganti dopo il sesso anale e ingoia il prima possibile lo sperma quando entra in bocca... Funzionano? Alcuni consigli sono del tutto assurdi, altri potrebbero avere una (ben minima) base razionale, almeno a livello puramente teorico. In ogni caso si vendono illusioni che, col tempo, potrebbero rivelare il proprio lato crudele.

Perché, alla fine, le vie sono solo due: fare sesso protetto o fare sesso non protetto. Nel primo caso hai la garanzia di non essere contagiato da malattie a trasmissione sessuale, nel secondo rischi. Non c'è una via buona e l'altra cattiva, non serve demonizzare nessuno. Ma se ogni scelta fosse presa in modo consapevole sarebbe probabilmente meglio per tutti.


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Le regole dell'attrazione di Bret Easton Ellis

"Ho finito la canna e la Heineken. Poi l'ho coperta col lenzuolo e sono stato lì, con le mani nelle tasche del cappotto. Ho pensato: ora tolgo il lenzuolo. Ho tolto il lenzuolo. Poi le ho tirato su le braccia e le ho guardato i seni, li ho toccati. Magari la violento, meditavo. Ma erano quasi le quattro e da lì a sei ore avevo lezione, anche se la prospettiva di andarci era piuttosto remota. Uscendo, le ho rubato una copia di Cent'anni di solitudine, ho spento lo stereo, e via, contento e forse un pò imbarazzato. Ero al quarto anno. Lei era carina. E' finita che lei ha detto a tutti che non mi veniva duro, comunque".
Paul ama Sean che ama Lauren che ama Victor che è ossessionato dalla cocaina e da Jaime. Nel frattempo Paul sta con Sean che lo lascia per mettersi con Lauren mentre pensa a Victor mentre Sean la tradisce con Judy la quale subì un tradimento da parte di Franklin con Lauren.
E poi, ancora altri intrecci. Questa potrebbe essere la trama de Le regole dell'attrazione in poche righe. Certo ci si sarà dimenticati di piccoli particolari, ma il succo è tutto qui. Ed è qui, in questo gioco continuo di scambi e di rimandi, che si dipana un labirinto di impressioni, modi di vedere l'altro, interpretazione di quelle vere e proprie regole dell'attrazione, le regole seguite da tutti gli studenti per bene dell'Università di Camden, nel New Hampshire. Giovani ricchi, giovani sballati. Passano da un corso di studi all'altro ascoltando i Talking Heads e facendosi di anfetamine. Tuttavia, senza passione. Sean non mi ricordo l'ultima volta che l'ho fatto da sobrio, Lauren cos'altro ci fa uno in un college oltre che bere birra e tagliarsi le vene, Paul però mi sono ricordato naturalmente che adesso sono solo infelice.
Sono loro tre a raccontare e raccontarsi, principalmente, come in un caleidoscopio. Tanti piccoli racconti che si intrecciano, che fanno unire altre voci. E il coro finale è un grido di dolore e di smarrimento. Di una gioventù che i grandi non sanno ascoltare, che per tentare di dare loro un insegnamento rimettono il voto in condotta (ma forse sarebbe meglio dire "per sbarazzarsi dei sensi di colpa"). Ma è questa la gioventù di oggi. E chi è giovane certo lo può capire. L'angoscia di un futuro che si avvicina, il dover fare qualcosa, assolutamente, perchè altrimenti si è un nulla. In cui è obbligatorio il doversi assumere responsabilità più possenti, più pesanti, accollarsi mestieri e ambizioni di qualcuno che le appiccica sulla schiena. E alla fine la sniffata è qualcosa che, nell'annullamento dell'overdose, porta a riassorbire delle vere passioni, col prezzo, però, ancora una volta, di dover rinunciare a delle cose. Alla vita, magari.
E questo romanzo è il vero e proprio preludio per il racconto di American Psycho, non solo per la presenza fugace del suo protagonista, Patrick Bateman, e di suo fratello, Sean Bateman, ma perchè è l'introduzione, il manuale su come si possa diventare cinici, in cui si proietta sull'altro il proprio smarrimento. Perchè si diventa pazzi? E alla fine diventa un circolo vizioso: i grandi, impazziti per colpa di altri grandi, che fanno impazzire i giovani, i quali faranno impazzire altre persone, le quali... E' la regola dell'attrazione più pura: ci si attrae per impazzire insieme. Perchè alla fin fine nessuno mai conosce nessuno.
Milesmood

Richard Wright Blues


Video: Pink Floyd - The Great Gig In The Sky Live



Bye Bye Richard...

Milesmood

Vietato parlare di razzismo. Hanno solo ucciso un ragazzo nero, niente di drammatico!

"Qualcuno il razzismo proprio lo vuole. Ma per fortuna per ora non è un male italiano. Di fronte all'ennesimo tragico episodio di violenza non ci si interroga sulle cause di disagi reali e si evita di affrontarli: meglio strumentalmente gridare 'razzismo!'. Fino a che prima o poi la situazione precipiterà". Scrive così Osvaldo Baldacci su Metro, a proposito dell'assassinio di Abdul Salam Guibre.

Osvaldo Baldacci è bianco. Uomo. E, tiriamo a indovinare, eterosessuale. Nulla di male, sia ben chiaro. Non ha conosciuto il razzismo sulla propria pelle, probabilmente. E ora scrive cose superficiali. Manichee.

Perché, a quanto sembra, il razzismo si ha solo se uno scrive il "Manifesto della razza" o se approva le leggi fascistissime (che anche un difensore del fascismo come Gianni Alemanno non fatica ormai a definire come "il male assoluto"). Al di là di queste cose, per Baldacci e non solo per lui, il razzismo non esiste.

Ma vallo a chiedere ai neri d'Italia cos'è il razzismo, dov'è il razzismo. Ti racconteranno che il razzismo lo leggi negli sguardi più che nelle parole, lo leggi in certi gesti, in certe paure, in certe esitazioni. Lo leggi nelle persone che, di notte e di giorno, cambiano marciapiede al tuo passaggio. Persone che non vanno in giro con il cappuccio del Ku Klux Klan, ma che giustificano ogni comportamento e ogni pensiero con la paura.

E interpretare tutto solo con la chiave di lettura del "disagio" (che certo esiste, ma che altrettanto certamente è alimentato da politica, stampa e tv) non aiuta certo, in sé, a combattere la paura. Anzi, nel vuoto delle false risposte e delle false coscienze, la paura trova solo una risposta, trova solo un rifugio: l'odio. Un odio alimentato e giustificato da politica, stampa e tv.

Si ammazza un diciannovenne nero a Milano: colpa del disagio. Si pesta una lesbica a Roma: colpa del disagio. Si brucia un campo rom a Napoli: colpa del disagio. Il razzismo non c'entra mai.

C'è solo "disagio". Ci sono solo sguardi e gesti e gente che cambia marciapiede. Ci sono solo paure e odii. Ci sono solo spranghe e incendi. Ma di razzismo, per favore, è meglio non parlare. Prima che la situazione precipiti. Perché ora, a quanto pare, si sta invece così tranquilli.

Little Prince(ss)

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L'Italia non è razzista. Hanno solo ucciso un ragazzo nero di 19 anni

Credo che non vi sia alcuna preoccupazione, nessun pericolo, non la viviamo nel nostro Paese e ritengo che non si viva in Europa l’ipotesi di un Paese razzista, nella maniera più assoluta”. Renato Schifani, 22 maggio 2008.

No, in Italia abbiamo un governo che ha fatto dell'odio e della diffidenza nei confronti dello "straniero" la sua principale bandiera. Abbiamo il maggior partito di opposizione che a questo clima di caccia alle streghe (clima che oggi condanna) si è piacevolmente adeguato. Abbiamo televisioni e giornali che, dopo settimanali e dvd, ormai per vendere copie allegano ogni giorno una buona dose di xenofobia.

Ma gli italiani-brava-gente non possono certo essere razzisti. Non si vive neppure l'ipotesi di un'Italia razzista. Nella maniera più assoluta.

Poi beh, succede... Succede che due tizi a Milano accusino un ragazzino nero di 19 anni di aver rubato una scatola di biscotti (e chissà come mai da "il Giornale", quotidiano liberale e garantista, il furto è dato per certo...) e lo ammazzino a sprangate. Succede che alla fine qualcuno ammazzi lo "straniero", anche se poi, guarda un po', aveva la cittadinanza italiana.

Sapete, quando l'odio verso lo "straniero" (ladro, stupratore ed assassino) lo ficchi nelle orecchie della gente, e poi glielo ficchi in bocca, e poi, quando non ci sta più, glielo ficchi anche su per il buco del culo, quando fai esplodere la gente con l'odio verso lo straniero, ecco, quando fai così poi a volte succede.

Succede che uccidi lo "straniero" perché forse è un assassino, succede che stupri la "straniera" perché suo fratello forse è uno stupratore, succede che togli tutto allo "straniero", anche la dignità o la vita, perché forse lui vuole togliere tutto a te. Succede.

E succede che a Milano due italiani-brava-gente uccidano a sprangate un ragazzino di colore e siano poi sommersi dalle dure parole di condanna dei loro stessi mandanti [Repubblica].

Peccato solo che Abdul Guibre non fosse uno "zingaro". In quel caso gli Schifani e i Veltroni sarebbero potuti rimanere zitti, come già altre volte, non si sarebbero neppure sentiti in dovere di lagnarsi per mettersi l'anima in pace.

Little Prince(ss)

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Ancora problemi per il Pride di Genova: il prefetto lo sfratta e Arcigay acconsente

Sono passati solo pochi giorni dall'annuncio di Arcigay & Co. che il prossimo Pride nazionale si terrà a Genova il 13 giugno e già iniziano i problemi. Prima la valanga di polemiche, con la contrarietà del mondo politico, della Chiesa, di parte del movimento *qtblg... E ora il probabile spostamento di data al 6 giugno, dal momento che proprio il 13 i cattolici celebrano il Corpus Domini.

Qualcuno si dimostra sorpreso, eppure Angelo Bagnasco, cardinale di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, era stato chiaro: "Il Gay Pride si è già svolto a Roma nell'anno del Giubileo e non sono contrario alle manifestazioni del pensiero quando avvengono con modalità corrette senza recare offesa. Quanto al problema della data, si troverà un accordo". Parole che, pur non rappresentando un via libera, come chiarisce subito la Curia, gli hanno permesso di indossare la maschera dell'uomo aperto e liberale, ponendo, al tempo stesso, due pesantissime condizioni. Una sulle modalità del Pride (niente tette di fuori o maschioni vestiti da suora, per intenderci) e una sulla data, sulla quale, dice il porporato, "si troverà un accordo". Il che equivale, nel democraticissimo linguaggio della Chiesa, a dire: "O si cambia o si cambia".

E infatti, guarda caso, il prefetto Anna Maria Cancellieri, seguendo le indicazioni del sindaco Pd Marta Vincenzi, ha dichiarato oggi che "è fondamentale che i due eventi non coincidano lo stesso giorno. A parte questo, liberissima qualsiasi manifestazione, che avrà tutte le tutele".

Per gli organizzatori è l'ennesimo ostacolo.

Prima il cataclisma di polemiche e di comunicati stampa esploso all'interno del movimento stesso, dovuto al fatto che il Pride nazionale è stato deciso solo da Arcigay, Azione Trans, Agedo e Famiglie Arcobaleno, senza consultare le altre associazioni *qtblg, Mario Mieli in testa, il quale però, contemporaneamente, si era dimenticato di coinvolgere Arcigay nella progettazione per la proposta dell'EuroPride romano del 2011... Insomma, un bel casino.

Poi la bocciatura corale (e scontata) da parte del mondo politico: il Pride genovese vede il Pdl contrario, l'Udc contraria, il Pd contrario. Ma anche favorevole. Dipende da chi vai a sentire, come sempre: dopo che il senatore veltroniano Claudio Gustavino è arrivato a dire: “Come genovese non posso essere orgoglioso che il Gay Pride si svolga nella mia città. Far sfilare transessuali e travestiti è solo una provocazione", il segretario regionale Mario Tullo, suo compagno di partito, afferma che il Pride "è una manifestazione gradita e legittima che non ci preoccupa minimamente. Anzi, sarà l'occasione per dimostrare che questa è una città che sa accogliere tutti". Valli a capire...

E ora, dicevamo, arriva anche il probabile cambio di data. Che viene accolto dagli organizzatori con la coda tra le gambe: "L'osservazione del prefetto è equilibrata, ma solo in parte condivisibile: vedere il Gay Pride in contrapposizione col Corpus Domini è arbitrario. Ma evidentemente fa parte del sentire di qualcuno e noi non vogliamo urtare le sensibilità diverse nella città, per cui ci incontreremo col prefetto. Da parte nostra, penso che non ci siano problemi a spostare di una settimana il Pride" dice il segretario nazionale di Arcigay Riccardo Gottardi. E Lilia Mulas, dell'Arcilesbica genovese, aggiunge: "Non sarebbe la prima volta che si sposta la data del Gay Pride". Appunto: l'ennesimo cedimento potrebbe segnare il punto di rottura definitivo con la parte più radicale del movimento, già profondamente incazzata.

Insomma, se la Liguria è famosa anche per le sue crêuze, le viuzze che salgono ripide dal mare alle colline cantate anche da Fabrizio De André, in questo periodo a Genova non c'è nulla più in salita del cammino che attende il Pride...

Legge Carfagna sulla prostituzione: prostitute e transessuali ne denunciano le gravi conseguenze

Il MIT (Movimento Identità Transessuale) e il Comitato Per i Diritti Civili delle Prostitute disapprovano la proposta sulla prostituzione della ministra Garfagna. La proposta viene fatta da tre ministri senza nessun confronto con le associazioni alle quali è stato negato un incontro. Riteniamo che si stia facendo solo un’operazione di maquillage mentre i problemi veri non vengono affrontati ne risolti ma sicuramente aumenteranno.

La proibizione di lavorare in strada avrà conseguenze gravi e pericolose per tutte quelle persone che non sono in grado di organizzarsi in altri luoghi e al chiuso. Non è infatti possibile che ogni transessuale e/o ogni donna possa ottenere un contratto di affitto, o acquistare una casa dove esercitare.

La situazione di maggiore precarietà che si verrà a creare condizionerà fortemente il potere contrattuale delle sex workers mettendo a rischio la loro sicurezza e incolumità fisica e di conseguenza la salute di tutti i cittadini. La debolezza delle sex workers lascerà spazio al rafforzamento delle associazioni criminali che sfruttano la prostituzione, a chi lucra sul commercio sessuale e sull’indotto.

Se si vuole arginare la prostituzione e non solo nasconderla, si deve cercare di eliminarne le cause, una di queste riguarda sicuramente le discriminazioni a cui vengono sottoposte le transessuali.

Oggi ci sono alcune migliaia di transessuali che si prostituiscono “volontariamente” solo perché non hanno altra scelta lavorativa in quanto vengono quotidianamente esclusi e discriminati nei luoghi di lavoro se non anche rifiutati esplicitamente.

Abbiamo centinaia di donne italiane adulte apparse negli ultimi tempi in strada per fronteggiare una emergenza economica familiare, donne precarie, sottopagate e/o licenziate con mariti in analoghe situazioni. Madri sole costrette a fronteggiare la spesa per la crescita dei propri figli. Allora servono politiche contro la discriminazione, tutele per i lavoratori, politiche sociali di sostegno per le donne senza lavoro e per i loro figli.

Ci sono migliaia di donne straniere che hanno pagato prezzi altissimi per venire in occidente, sono ora finalmente autonome, ma stanno ancora lavorando nella prostituzione. Chi vuole cacciarle e rimandarle ai loro paesi si assume la responsabilità di riconsegnare tutte queste donne ai racket internazionali per il traffico di esseri umani.

Pia Covre - Comitato Diritti Civili Prostitute
Porpora Marcasciano - MIT (Movimento Identità Transessuale)

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Pestaggi omofobi, prostituzione, Carfagna & Alemanno: ma qual è il pericolo maggiore?

"Froci via dall'Italia!": con questo slogan piuttosto banalotto, una decina di ragazzi ha assalito domenica notte una coppia gay che, vicino al Colosseo, tornava tranquilla a casa, mano nella mano, dopo una serata trascorsa nella Gay Street romana. Lanciando pietre e altri oggetti, hanno inseguito in dieci i due "froci" che, per fortuna, sono riusciti a rifugiarsi in un locale gay lì vicino.

A parte ogni considerazione sull'eroismo dei dieci aggressori (dieci armati di pietre contro due indifesi: quando si vuole dimostrare la superiorità morale dell'uomo eterosessuale...) e la loro scarsa fantasia lessicale, l'episodio è certamente molto grave. E se da una parte è giusto sperare che ben poche persone queer, trans, lesbiche e gay si lascino prendere dalla paura (perché è proprio la paura il principale strumento con cui i violenti tengono sotto scacco gli altri), dall'altra Arcigay ha fatto bene a chiedere l'intervento di Roberto Maroni e di Mara Carfagna.

Peccato che quest'ultima se ne freghi, convinta che in Italia l'omofobia non sia un problema e comunque troppo occupata nella sua guerra contro quello che considera il vero pericolo delle strade italiane: ovviamente non i branchi di pestatori, ma le prostitute. Contro che esercita il mestiere in strada e contro i loro clienti, Mara Carfagna prevede addirittura quindici giorni di carcere e ben 3mila euro di multa. I più perfidi l'hanno già denunciata all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per conflitto di interessi e abuso di posizione dominante (no, il sadomaso in questo caso non c'entra!)...

Più realisticamente, il Comitato per i diritti delle prostitute ha dichiarato: "Pura schizofrenia, si vogliono svuotare le carceri e mettere in prigione clienti e prostitute".

Ma ancor più schizofrenico, almeno apparentemente, il comportamento di Gianni Alemanno, sindaco di Roma, che un giorno difende il fascismo dall'accusa di essere il male assoluto e il giorno dopo, a proposito dell'aggressione omofoba avvenuta nella città che amministra, esprime "piena condanna da parte dell'amministrazione capitolina a ogni discriminazione".

Ma, come dicevamo, Alemanno è schizofrenico solo in apparenza. Secondo il sindaco, probabilmente, sono stati i due ragazzi omosessuali, fuggendo, a discriminare quei poveri pestatori.

Little Prince(ss)

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Il grande colibrì