Zimbabwe



Ci fu della luce. Poi più nulla, il resto vi si dileguò con piccole diramazioni sparute, create di cenere e rivestite d'argento. Non ci fu altro da vedere. Alla fine, un paesaggio di desolazione venne a ricrearsi sopra le spalle di una terra già disidratata dalle mani avide di paffuti guerriglieri di ferro nero e d'oro. Il momento non lasciò nulla al caso, ne a qualche programma. Ci sarà qualcuno che piangerà, la prigionia di dolore accuserà se stessa del proprio male. Esisterà una vendetta, qualcosa per cui dover sopravvivere a tutti i costi. Non esisterà altro sopra l'acqua che dagli scrosci ignari raccattano dal fono pietre e gioielli senza valore. Ogni roccia passerà calpestata e gettata via come fango appestato, precisa e infallibile maestria di raccordi previsti da grandi disegni senza senso. Allora ci furono altre storie di altra alta gente, raggruppata attorno al proprio fuoco, con fasci attorcigliati sul petto, pronta ad urlare la propria memoria e la propria vita, incurante del pericolo di rimanere soli. Non esiste la paura della paura. Ci sarà tempo per ricordare ogni volto e ogni lacrima, lasciare l'immagine, riprendere gesso, accompagnare mani e ricucire sorrisi di bambini. Le frecce rimaste scagliate contro bersagli di futuro. Non più non posto per qualcosa, mai più posto per Nulla.

Sorida

Milesmood

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La sharia e le moschee: un'interessante ricerca indonesiana e i nostri pregiudizi

Gli islamici? Terroristi pazzi che vogliono imporre la sharia in Europa! Sui giornali, nei tg ed in televisione l'aggettivo "islamico" è accoppiato quasi sempre ai sostantivi "terrorismo", "estremismo" e "fondamentalismo", mentre l'unico volto di una persona islamica che sappiamo riconoscere più o meno tutti è quella di Osama bin Laden. Insomma, si sa: loro sono fatti così, hanno una religione retrograda, amano il totalitarismo teocratico...

E allora facciamo un salto nel più grande Stato a maggioranza islamica, l'Indonesia, dove l'86 % della popolazione è musulmana. La Costituzione afferma che "ogni persona è libera di scegliere e di praticare la religione scelta" e garantisce "a tutte le persone libertà di culto, ad ognuno secondo la propria religione ed il proprio credo", tanto è vero che il governo riconosce ufficialmente non solo l'islam, ma anche il protestantesimo (religione di quasi il 6% della popolazione, ma maggioritaria in alcune aree orientali del paese), il cattolicesimo (3% della popolazione), l'induismo (2%), il buddismo e il confucianesimo.

Ebbene, in questo paese a grandissima maggioranza musulmana, il Centro per lo Studio della Religione e la Cultura dell'Università Islamica Statale Syarif Hidayatullah ha proposto uno studio sulla percezione della legge islamica tra i capi delle moschee (takmir masjid). Ecco i risultati delle loro interviste (The Jakarta Post).

E' concesso usare la violenza per guidare le persone sulla retta via? Solo il 9% si dice d'accordo. La stessa percentuale ritiene che gli attentati kamikaze possano essere considerati jihad.

E la sharia? Solo il 31% vorrebbe che fosse implementata in Indonesia e solo il 14% ritiene che un governo che non la implementi sia da combattere. Poi, sì, è vero, il 60% pensa che lo Stato dovrebbe poter regolare il modo di vestire delle persone, ovviamente secondo i dettami della religione islamica.

Ma è anche vero che in un paese laico (?) come l'Italia l'invocazione dei valori della religione maggioritaria è promossa ogni giorno da preti, suore, politici, giornalisti e "atei devoti". Chissà se i ricercatori indonesiani sarebbero disposti a riproporre il loro questionario, adattato alla Chiesa cattolica, qui in Italia: sarebbe interessante fare un confronto...

Little Prince(ss)

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La patata rende gay? Il fattore alimentare e le cause dell'omosessualità maschile

E' uno dei passatempi preferiti da alcuni ricercatori: tra il debellamento di una malattia e la scoperta di un nuovo farmaco, c'è chi gioca a carte, chi spettegola davanti alla macchinetta del caffè e chi parte alla scoperta delle cause dell'omosessualità. Ovviamente dell'omosessualità maschile, perché di quella femminile alla scienza non gliene frega niente.

A Padova (Corriere del Veneto, su GayNews), ad esempio, hanno scoperto non solo che la predisposizione all'omosessualità avrebbe basi genetiche, ma anche che "l'attrazione verso il proprio sesso è più frequente negli uomini che hanno fratelli maschi maggiori e che dimostrano particolare abilità nello svolgere lavori di precisione con la mano destra". Insomma, se pensi a una donna te lo meni con la sinistra, se pensi a un uomo con la destra. E c'è anche chi usa le due mani... Ma forse non intendono questo con "lavori di precisione"...

Altra scoperta: "L'omosessualità maschile ha più probabilità di svilupparsi in soggetti esposti a sostanze inquinanti che simulano l'efficacia degli ormoni, come idrocarburi, diossina ma anche insetticidi, prodotti chimici, fertilizzanti e altri composti usati in agricoltura". Insomma, tra poco in pianura padana trovare un eterosessuale non sarà così semplice...

E infine ecco la scoperta davvero innovativa: esisterebbe un fattore alimentare. "Se una donna in attesa di un bambino maschio assume cibi ricchi di fitoestrogeni, molecole dotate di azione estrogenica (gli estrogeni sono i principali ormoni sessuali femminili), rischia di influenzare l'orientamento sessuale del feto". I cibi con maggiore effetto omosessualizzante il feto sono la soia, i legumi, il grano saraceno e le patate dolci.

Eh già,  ma chi l'avrebbe mai detto? La patata rende froci!

Little Prince(ss)

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Lo Sri Lanka e la sua guerra civile


Sotto gli occhi di tutti, oggi la guerra nella Striscia di Gaza riempie le pagine dei giornali in modo prettamente unitario. Il conflitto tra le due fazioni diventa, per chi non lo vive in prima persona, la più bieca strumentalizzazione politica. Ti accuso di questo perchè mi serve, ti accuso di quello perchè è comodo. Così si va avanti, stretti nelle proprie piccole posizioni, al riparo e al calduccio delle proprie coperte cucite dell'indifferenza.
Un conflitto diventa il conflitto. Non c'è troppo spazio sui giornali: occorre tagliare. Se si parla di Medio Oriente bisogna togliere articoli che possano parlare delle altre guerre. Non stupisce allora se il conflitto in Somalia, e in particolare l'orrendo ruolo che lo Stato Italiano vi ha avuto nel periodo 92 93, sia passato un pò troppo in sordina. La notizia è recente ma anche misconosciuta: la condanna del tribunale di Firenze ai danni del Ministero della Difesa per la totale inadeguatezza nella prevenzione dei danni provocati dall'uranio impoverito. Soldati mandati allo sbaraglio. Non sembra nemmeno passato mezzo secolo dalle truppe con scarpe di cartone inviate nell'inverno sovietico durante la Seconda Guerra Mondiale.
Non stupisce nemmeno se una delle più lunghe guerre dell'Est asiatico, nello Sri Lanka, venga sommessamente dimenticata. Tutti troppo presi a raccattare informazioni sui più vicini centri turistici in balia di vetrine con offerte speciali per poter pensare alla terra che, dal 1983, raccoglie 73mila vittime ufficiali, metà delle quali civili. Una guerra che, nonostante la distanza geografica, è simile al conflitto che si combatte a Gaza. Battaglie nate con il disastro postcolonialista. Entrambe con due fazioni avverse tanto diverse negli usi e costumi quanto ad appoggi ricevuti e strategie impiegate. Una guerra civile che va avanti già da fin troppo tempo senza che se ne intraveda una fine.
Nelle ultime ore, oltre 300 civili del gruppo tamil sono rimasti uccisi dai missili lanciati dal governo maggioritaro scingalese. Uccisi in una zona di tregua, la Security Zone, dove i civili erano stati rifugiati proprio dallo stesso governo. Un incubo di sangue. Violazioni su violazioni su violazioni.
No, non stupisce più nulla. Nemmeno la memoria.
Milesmood

Tony Manero di Pablo Larrain

In una Santigo del Cile immersa nella dittatura fascista del Geneale Pinochet, Raùl Peralta si muove nei bassifondi della periferia con l'unico suo desiderio di essere in tutto e per tutto la sua icona di riferimento: il Tony Manero del film La febbre del sabato sera. Ogni giorno va al cinema a vedere la pellicola, prova con un gruppo di ballerini scalcinati i passi del musical e cerca di preparare con loro uno spettacolo da inscenare nella sala di un piccolo ristorante in cui vive, gestito da una famiglia indagata dal governo. Inoltre, Raùl, per cercare di confermare il suo status, decide di partecipare a uno show televisivo incentrato sulla ricerca settimanale di diversi sosia di celebrità. Per vincere, l'uomo arriva a commettere degl omicidi pur di avere oggetti che lo possano inqualche modo autare: un televisore da rivendere, specchi, la pelicola stessa. Sempre più ossessionato, Raùl coinvolge in modo morboso le persone che gli stanno vicine, instaurando con loro un circolo di inquietudine e solitudine.
Il film, estremamente complesso da seguire in molte parti che rimangono oscure, è nel suo insieme una critica a molti aspetti del periodo cileno degli anni 70. La dittatura, il regime di americanizzazione, la povertà lasciata ai margini della strada, oltre ad essere il percorso di follia di un uomo ossessionato. Tuttavia, vuole essere un pò troppe cose assieme, con il risultato che tutto viene lasciato sospeso, senza entrare in profondità. Anzi, molto non viene neanche spiegato, essendo dimenticato un piccolo particolare come la fine.
In sostanza, anche se ben diretto e recitato, soprattutto dal suo protagonista Alfredo Castro, il film non coinvolge più di tanto, ed è un peccato. Oltre allo spunto interessante, era anche uno sguardo in più su una delle dittature più dimenticate e sanguinarie dell'ultimo periodo.
O forse sarà stata una scelta della regia, fare tutto come se fosse di passaggio, senza lasciare traccia, come un'opposizione segreta al regime. La follia che dilaga, le copie che aumentano di continuo, senza che nessuno sappia più chi è e cosa vuole dalla vita. Tutti imitatori di modelli per sfuggire al terrore, la salvezza che corre in Tv, la paura solo intravista, mai vissuta. Camonette che passano ogni tanto da cui è bene solo nascondersi, mai affrontare. In quel caso, allora, sarebbe riuscito. E sarebbe allora uno spreco dare solo una chiave di lettura.
E' anche questo lo spettacolo.   
       
Milesmood          

Giorno della Memoria: con ogni colore ci avete ucciso, da ogni colore riprendiamo vita

Rosso, come il sangue che colava dal naso e dalla bocca di quel piccolo comunista del cazzo che pensava di potersene andare in giro tranquillo coi suoi rasta nella nostra città.

Verde, come la rabbia che ti monta per tutti quei criminali che hanno fatto uscire di galera con l'indulto, invece di farli morire uno addosso all'altro, dopo averli chiusi dentro e aver buttato via la chiave.

Blu, come il livido sulla pelle del rumeno contro cui ci siamo vendicati ieri, che sicuro è stato uno del suo paese di merda a stuprare una delle nostre l'altra sera.

Rosa, come il culo sfondato di quel frocio che limonava col suo amichetto nel parco dove quelli là vanno a battere e che dovrà starsene un po' a riposo dopo che gli abbiamo rotto la bottiglia nel culo.

Marrone, come il fango in cui vivono gli zingari sotto casa, che spero che ci anneghino dentro, con i loro Rolex e le loro auto di lusso e le loro roulotte che certo saran piene di sacchi di soldi, visto tutto quello che ci rubano.

Viola, come la faccia di quel testimone di Geova dopo che gli ho urlato al citofono che se ne vada a fanculo e che la deve smettere di venire a romperci i coglioni ogni santo mese!

Nero, come gli occhi spalancati del corpo rigido di quel barbone che ho scavalcato tra la neve ieri sera. O come i peli della figa della puttana che mi sono sbattuto poco dopo, per poi chiamare la polizia e farla portare via dal nostro quartiere di persone per bene.

Giallo, come le monete di quei bravi mercanti di ebrei, che si sono fatti risarcire i miliardi per morti inventate o ingigantite e con quei soldi si sono comprati le nostre anime e le nostre economie.


27 gennaio - Giorno della memoria
in un mondo che ogni giorno dimentica


Giallo: ebreo

Blu: immigrato, straniero ai lavori forzati

Marrone: zingaro

Nero: asociale, ritardato mentale, malato mentale, alcolista, senza fissa dimora, intellettuale, pacifista, prostituta, lesbica

Rosso: prigioniero politico, socialdemocratico, sindacalista, comunista, liberale, massone, anarchico

Rosa: omosessuale, bisessuale, criminale sessuale

Viola: testimone di Geova, dissidente religioso

Verde: criminale abituale

Con ogni colore ci avete ucciso. Da ogni colore riprendiamo vita.

Little Prince(ss)

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Raro come neve d'Arabia: l'amore senza nome di Englaro. E una sentenza chiamata giustizia

Nevica in cima al monte Al-Jees, negli Emirati Arabi Uniti (la Repubblica). Venti centimetri di una sostanza così rara che nel dialetto locale non esiste una parola per indicarla. Sì, esistono ancora cose così rare da non avere un nome.

Come chiamare, ad esempio, il coraggio, la costanza e l'amore (un amore triste, doloroso, straziante, ma profondo e cristallino) di Beppino Englaro? Come chiamare il suo comportamento, talmente umano da sembrare quasi inumano? Come chiamare il suo esempio di civismo?

C'è invece una parola molto semplice, "giustizia", per chiamare la sentenza del Tar della Lombardia con cui si ribadiscono le conclusioni della Corte d'appello di Milano ("Il diritto costituzionale di rifiutare le cure, come descritto dalla suprema corte, è un diritto di libertà assoluto, il cui dovere di rispetto s'impone erga omnes") e nega l'esistenza di un diritto all'obiezione di coscienza che diventa imposizione coatta di una "vita non-vita" (la Repubblica).

Nevica negli Emirati Uniti. Fiocchi soffici che ovattano ogni rumore. Prevedono neve anche in Italia, in questi giorni: saremo capaci di smetterla con le urla e gli strepiti e lasciare parlare solo il dolore che accompagna la morte, chiusura naturale di ogni vita?

Little Prince(ss)

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L'autarchia culinaria di Lucca? Ha lo stesso sapore del farro alla garfagnina senza fagioli...

Avete mai mangiato il farro alla garfagnina, specialità della cucina tradizionale lucchese? E' un piatto i cui ingredienti fondamentali sono il farro e i fagioli borlotti.

Il farro era la base dell'alimentazione già dei soldati romani, che ne facevano pane, focacce, polente... I fagioli borlotti, invece, sono originari dell'America centrale e vennero introdotti in Europa solo nel XVI secolo, facendo molta fatica a farsi apprezzare a causa della credenza che i legumi secchi fossero poco digeribili. Fatto sta che alla fine si imposero al gusto degli europei e, in particolare, dei lucchesi, che li utilizzarono per ideare un piatto tra i più celebri della loro cucina.

E' così che nascono le migliori specialità, dalla mescolanza del vecchio, del nuovo e del genio di chi cucina. La convivenza tra il locale e l'esotico può far paura alle religioni traballanti e alle ideologie, mentre per la cucina è una piacevolissima e sfiziosissima sfida, sempre che sia giocata ad armi... ops, a posate pari, senza multinazionali che premano coi loro prodotti dal sapore appiattito.

Farebbe quindi ridere, se non ci fosse un retrogusto di xenofobia, il regolamento promosso dal Comune di Lucca che vieta, nel centro storico, "l'attivazione di esercizi di somministrazione la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse" (la Repubblica). Che non si capisce: ad etnie diverse o a culture culinarie diverse? Una piccola differenza c'è...

Cari lucchesi dal ingegno acuto e dal palato raffinato, se al vostro sindaco di centrodestra Mauro Favilla il kekab proprio non piace (i gusti sono gusti e non si discutono), provate a servirgli un bel piatto di farro alla garfagnina senza fagioli: chissà che non cambi idea...

Little Prince(ss)

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"Milk" di Gus Van Sant: una storia attuale, ma senza analisi e con emozioni troppo facili

Harvey Milk, il sindaco di Castro Street: un uomo che ha fatto la storia del movimento per i diritti degli omosessuali negli Stati Uniti, dove numerosi gruppi gay hanno preso il suo nome. Dopo un documentario ("The times of Harvey Milk" di Rob Epstein del 1984), ecco che il cinema torna a cercare di raccontare questo personaggio con il biopic "Milk" di Gus Van Sant.

Certo al successo del film, per il quale c'è da aspettarsi un ricco bottino agli Oscar, contribuisce non poco la sua attualità: trent'anni fa la California rigettava la Proposition 6, che chiedeva il licenziamento dei professori omosessuali, mentre oggi la Proposition 8, contro i matrimoni omosessuali, esce vincitrice da un referendum che lascia molti dubbi. E di fronte a quest'America che apre le porte della Casa Bianca ad un nero, ma che contemporaneamente continua a negare i diritti civili a gay e lesbiche, la storia di Harey Milk fa meditare. E non sono sempre pensieri positivi...

Ed è soprattutto la sua attualità a rendere interessante "Milk". Perché il film, tecnicamente buono, non è certo un capolavoro: mette in scena un susseguirsi di eventi, di dettagli e di aneddoti che non riescono mai ad amalgamarsi davvero, che non riescono mai a raggiungere né la capacità di analisi del documentario né la forza narrativa del dramma. Le emozioni non mancano, a dire il vero, ma arrivano sempre quando ti aspetti che debbano arrivare (il discorso, la marcia, la morte...), senza coglierti mai di sorpresa, senza mai squarciare il velo dell'ovvio.

Anche la splendida prova di Sean Penn, che impersona lo stesso Harvey Milk con grande umanità e naturalezza, non riesce a dar vita a un personaggio a tutto tondo, per colpa di una sceneggiatura che, volendo raccontare tutto, si limita a giustapporre eventi, ad accennarli, a suggerirli... (Milk si interessava anche agli anziani? Titolo di volantino sugli anziani, immagine di anziano aiutato da Milk, stop).

Sia chiaro: "Milk", film in giacca e cravatta, piacerà ai più, come piacciono i film posati e gentili. E pazienza se alla fine risulta un po' banale e non dice nulla di nuovo: è questo il tributo che occorre pagare per diventare mainstream, no?

Prendiamo, ad esempio, il tema della sessualità, presentata sempre in modo velato, ingentilito: il famosissimo bacio di Sean Penn, che tanto a fatto parlare la stampa di tutto il mondo, dura un frammento di secondo e per il resto niente sesso, niente intimità, niente erotismo (non vorremo chiamare erotismo un attore che si inginocchia davanti all'altro, con la telecamera fissa sul busto di quello che rimane in piedi, vero?). E se Harvey Milk batteva i cessi pubblici, se ne fa un accenno, vago e fugace, in qualche scambio di battute: si spera forse che lo spettatore eterosessuale non colga?

Sia chiaro: esistono splendidi film in cui al sesso neppure si accenna. Ma questa scelta narrativa che senso può avere in un film che parla delle discriminazioni contro gli omosessuali? Le discriminazioni nascevano - e nascono - sul loro modo di vestirsi o sul loro modo di scopare? Erano massacrati di botte i gay che facevano la calza a casa o quelli che cercavano compagni di sesso per le strade?

Con l'uccisione del protagonista (evento che apre e chiude il film), "Milk" cerca di volare alto, di trovare la poeticità che non ha. E lo fa con scelte narrative per lacrime facili: il momento della morte prolungato davanti al teatro in cui si mette in scena l'amatissima Tosca e il colpo di scena finale, che definire prevedibile e scontato è poco (la stessa scena la ritroviamo in "I cento passi" di Marco Tullio Giordana con ben altro impatto emotivo)...

Qualche parola merita anche la figura di Harvey Milk, come attivista e politico. Milk appare e si presenta come una sorta di "Cristo dei gay", colui che è pronto a rinunciare a tutto, compreso l'amore, e a porsi come bersaglio per i nemici. Morirà per tutti i gay disgraziati, emarginati, discriminati e sull'orlo del suicidio. C'è molta cultura del sacrificio e del martirio, in fondo. Siamo lontani anni luce dalle splendide e coloratissime drag queen che si oppongono cantando e ballando alla polizia, alla fine di "Stonewall" di Nigel Finch.

Milk è anche un abilissimo politico, ma la politica di Milk non è sempre una "bella politica": gli altissimi ideali della teoria si traducono nella pratica in tanti piccoli sotterfugi, colpi bassi, inganni, slealtà... La sua figura spinge a porsi domande estremamente interessanti, ma propone anche risposte da non accettare supinamente. Sarà un caso che la visione del film è stata capace anche di diventare pretesto per dar voce solo a piccole beghe movimentiste (NotizieGay)?

Little Prince(ss)

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Quando il figliol prodigo è nazista: Lefebvre, il vescovo negazionista e la scomunica revocata

E alla fine papa Benedetto XVI ha revocato la scomunica ai quattro vescovi, ordinati senza autorizzazione pontificia, della Fraternità di San Pio X, il gruppo ultra-tradizionalista fondato da Marcel Lefebvre. "I lefebvriani sono in piena comunione con la Santa Sede" fanno sapere (la Repubblica).

Prendiamo allora uno a caso (beh, non proprio a caso) dei quattro vescovi accolti di nuovo tra le braccia di Santa Madre Chiesa: ecco a voi monsignor Richard Williamson, nato nel 1940 in Inghilterra, ma attivo in Germania.

Questo simpatico signore ha attirato pochi giorni fa l'attenzione del mondo su di sé per alcune dichiarazioni rilasciate al programma di approfondimento "Uppdrag Gransning" della televisione pubblica svedese SVT. Ecco alcune delle sue frasi: "Credo che le camere a gas non siano esistite"; "Penso che siano morti dai 200 ai 300mila ebrei nei campi di concentramento, ma neppure uno nelle camere a gas"; "Sicuramente c'è stato un grande sfruttamento di questi fatti. La Germania ha pagato miliardi e miliardi di marchi tedeschi e, oggigiorno, di euro perché i tedeschi soffrono di un complesso di colpa per aver gassato sei milioni di ebrei, ma non credo che sei milioni di ebrei siano stati gassati".

Dichiarazioni che non sono una novità, dal momento che anni fa, in Canada, aveva già affermato: "Neppure un solo ebreo è stato ucciso nelle camere a gas. Sono bugie".

Monsignor Richard Williamson, inoltre, si è più volte scagliato contro la tolleranza religiosa e il dialogo con ebraismo e islamismo intrapreso da Giovanni Paolo II, contro lo sconcio uso dei pantaloni da parte delle donne, contro la "svirilizzazione" dell'uomo, eccetera. Ha fatto scalpore anche la sua adesione alla teoria secondo cui l'attentato dell'11 settembre è stato opera del governo americano.

E monsignor Richard Williamson non è così isolato all'interno della Fraternità di Pio X. La tv svedese lo ha intervistato nell'ambito di un'inquietante inchiesta sulla diffusione della Fraternità in Svezia, dove i lefebvriani stanno attuando una campagna di conversione di grande successo all'interno dei gruppi neonazisti e tra i preti che abbandonano la Svenska kyrkan (Chiesa di Svezia) dopo la sua accettazione dei matrimoni religiosi tra persone dello stesso sesso. Lo stesso fondatore della Fraternità in Svezia, Jonas de Geer, è un noto attivista di estrema destra che partecipa senza problemi agli eventi organizzati dai gruppi neonazisti e che, in passato, è stato portavoce di un partito estremista.

Quindi, mentre la Chiesa di Svezia ha proibito in modo tassativo di concedere l'uso di proprie strutture ai lefebvriani, la Chiesa Cattolica di Roma li accoglie tra le proprie braccia. "I lefebvriani sono in piena comunione con la Santa Sede".

Little Prince(ss)

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2200 anni di solitudine: essere ebrei in Italia, tra battaglia delle idee e attacchi all'identità

"Sono ancora guardata come un'ospite in questa terra in cui sono nata e in cui sono cresciuta, in cui ho adempiuto ai miei doveri come una cittadina e al cui sviluppo ho davvero contribuito? Devo camminare a testa china? Sono candidata per essere minacciata? E dovrei accettare questa situazione?".

Sono queste le domande che si pone la psicologa Leyla Navaro nel suo articolo "Essere un ebreo in Turchia: 500 anni di solitudine" sul quotidiano turco indipendente Radikal, che tante reazioni sta provocando ad Ankara (Hurriyet). Sarebbe il caso di chiedersi anche cosa significhi essere un ebreo in Italia.

Sì, è vero, la guerra in Medio Oriente ha suscitato enorme e giustificato sdegno. Ed è vero che l'attacco israeliano è stato del tutto sproporzionato, tanto è vero che il governo sta cercando di correre ai ripari per proteggere gli ufficiali del suo esercito dall'accusa di crimini di guerra (The Jerusalem Post). Ma cosa c'entra questo con gli ebrei italiani?

In altre parole, gli ebrei italiani sono responsabili delle politiche intraprese dal governo dello Stato di cui sono cittadini o dal governo dello Stato in cui il loro gruppo etnico è maggioritario? E in fondo, gli ebrei italiani sono cittadini italiani o israeliani? Mutatis mutandis, sulla faccenda dell'estradizione di Cesare Battisti devo chiedere conto al mio amico nato a São Paulo e adottato da una coppia italiana? Sarkozy è un infiltrato all'Eliseo del governo ungherese e Obama è la quinta colonna del Kenya alla Casa Bianca?

"Eh sì, ma - mi si dirà - gli ebrei italiani hanno espresso il loro appoggio all'azione del governo israeliano!". A parte il fatto che mi vien sempre da ridere quando si propongono frasi come questa (mi ricordano tanto amenità del tipo: "I cinesi sono intelligenti", "I neri ce l'hanno lungo" o "I rom sono culturalmente dei ladri"), ma prendiamo per buona l'idea che la maggioranza degli ebrei italiani (cosa diversa da "gli ebrei italiani" o da "la comunità ebraica italiana") si sia schierata a favore della guerra israeliana.

Bene, la stessa cosa hanno fatto, in ordine sparso: il governo, Marco Travaglio, il PD, la panettiera sotto casa, la maggioranza degli opinionisti, la casalinga di Voghera e anche quella di Canicattì... Posizioni criticabili, come qualsiasi posizione è criticabile in una democrazia. E infatti queste posizioni le si è criticate, in una battaglia di idee.

Con gli ebrei italiani, però, le cose funzionano diversamente. La battaglia non è più sulle idee. Si attacca l'identità ebraica e i suoi simboli (la kippah o la menorah), si attacca la sua storia, soprattutto il periodo tragico della Shoah. E non parlo solo del negazionismo, con la ri-riscoperta dei "Protocolli dei Savi di Sion", ma anche dell'ancor più ridicolo "ridimensionamentismo": "Sull'Olocausto: Forse non si sa ma chi lo ha subito maggiormente, diversamente da quello che hanno cercato di 'vendere' da buoni commercianti, non sono stati gli ebrei mai gli zingari. Non come numero, ma in rapporto alla popolazione esistente la percentuale di zingari finiti nei forni è nettamente superiore a quella degli ebrei" si è potuto leggere in giro. Lungi da me sminuire il dramma del Porajmos, ma cosa cosa si vuole dimostrare? Che in fondo questi "buoni mercanti", magari con il naso adunco, non sono stati abbastanza vittime per avere il diritto di lamentarsi della Shoah o di avere uno Stato in cui vivere. Non sono stati abbastanza vittime...

Lasciamo da parte un momento la parola "antisemitismo", che è stata sin troppo abusata ultimamente, usandola come un'arma impropria nel dibattito pubblico (per il blog "Liberali per Israele" siamo antisemiti anche noi e persino l'articolo "Non abbiate paura di Eurabia" di Angiolo Bandinelli). Chiediamoci solo se, dopo 2200 anni, gli ebrei sono cittadini italiani o sono ancora solo degli ospiti. E, per favore, diamoci una risposta.

Little Prince(ss)

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Invito alla lettura: Universo Frattale

"Anche nel caos è possibile riscontrare una certa logica degli eventi, che man mano che si susseguono, definiscono la vita di ogni essere umano".

Parla del mondo che lo circonda, ma parla anche di sé stesso. Scrivendo sempre cose interessanti, offrendo sempre pensieri curiosi. Ed è magnifico il titolo, sebbene non se ne capisca il senso. O forse proprio per questo. Che poi puoi scegliere se mantenere il mistero o se risolverlo leggendo le "ragioni di un titolo"...

Inutile aggiungere altro. Andate direttamente a leggervelo. Stiamo parlando di Universo Frattale, che da oggi troverete anche nel nostro blogroll.

Che gran porci questi animali! Masturbazione, sesso, piacere e omosessualità nella natura

"La sessualità è finalizzata solo alla riproduzione, non al piacere!": frasi del genere farebbero ridere anche una iena. Non ci credete? Allora andate a dirglielo mentre si fa praticare del sesso orale. Sì, perché le iene - come, d'altronde, un'infinità di primati e le capre e le pecore e tanti altri animali - sono grandi amanti della fellatio.

A quanto pare, invece, i canguri preferiscono succhiarselo da soli. Sì, perché agli animali piace tanto anche l'autoerotismo. E non mi riferisco solo alle scimmie o ai cetacei, ormai notissimi onanisti, ma anche, ad esempio, ad un bel po' specie di uccelli (intendo volatili...), che sono soliti montare svergognatamente mucchietti di erba o di terra. E anche alle femmine di porcospino (le porche-spine?), le quali girano qua e là per i boschi, con gli occhietti bene attenti, e appena trovano un legnetto adatto se lo accaparrano subito. Il legnetto, come avrete forse capito, serve non per la tana, ma come simpatico sex-toy, l'esatto corrispondente (a parte la totale biodegradabilità) dei dildo o dei vibratori delle femmine di Homo sapiens sapiens...

E che c'è di strano? Monogamia, poligamia, poliandria, orge, masturbazione, transessualità, omosessualità, e soprattutto tanta, tantissima bisessualità...: cosa c'è di più naturale del sesso e delle sue gioie?

Si salvano forse i pinguini, monogami D.O.C.? Sì, si salvano, nel senso che anche loro non si fanno certo intimidire dalla propaganda sessuofoba. Se una pinguina non ha abbastanza sassi per costruirsi il nido, che fa? Semplice: si procura sassi prostituendosi con un maschio sconosciuto. Poi tornerà dal maritino finché morte non li separi, con un bel nido nuovo e senza alcun senso di colpa: una cosa è il sesso, l'altra l'amore.

E poi ci sono i pinguini gay che... Cosa? La storia l'avete già sentita troppe volte? Avete ragione. Passiamo allora alle giraffe. O, meglio, a due maschi di giraffa. Si incrociano, c'hanno voglia e allora iniziano a strofinarsi il collo uno contro l'altro (gli etologi lo chiamano necking) finché non esplodono loro imponenti erezioni. E allora ecco che si danno al sesso anale. Non è raro che un terzo giraffo, passando per caso, veda la scena e decida di unirsi in un divertente trenino.

Le oche, invece, non si concedono ai piaceri carnali così facilmente. Prima serve un lungo e articolato corteggiamento. E, racconta chi l'ha visto, quando il corteggiamento è tra due maschietti diventa ancor più complesso ed esuberante. Al termine, l'oca più grande monta l'oca più piccola; ma se le due oche hanno dimensioni simili, prima una monta l'altra, poi si scambiano i ruoli.

Perché non sempre (anzi!) il sesso omosessuale negli animali è un rito di dominazione del più forte sul più piccolo. Pensiamo ai maschi di gazza marina, che sembrano preferire decisamente il ruolo passivo a quello attivo. O alle femmine di bonobo, che si sfregano le proprie parti genitali una contro l'altra in un rapporto tanto paritario quanto godurioso...

O pensiamo agli scarafaggi... Anzi no, meglio non pensarci. Non mi hanno mai fatto nulla, lo ammetto, ma non li sopporto. E non per omofobia, sia chiaro!

Riassumendo: in quasi tutte le specie animali evolute studiate dal punto di vista della loro sessualità si trovano pratiche omosessuali. Perché lo fanno? Non a fini riproduttivi, non sempre come rituale di sottomissione... Forse non sanno quello che fanno?

A parte il caso degli scarabei giapponesi, che, non sapendo riconoscere se si trovano di fronte un maschio o una femmina, sono "costretti" ad accoppiarsi a caso, sembra proprio che gli animali sappiano bene quello che fanno. Studi approfonditi sui coleotteri, ad esempio, hanno dimostrato che quando una maschio monta un altro maschio o quando una femmina monta un maschio (succede anche questo, e poi a noi sembra strano il pegging...) tutti i partecipanti all'incontro provano eccitazione sessuale tanto quanto durante un rapporto "a fini riproduttivi".

Insomma, gli animali si dedicano alle gioie del sesso (e del sesso omosessuale) liberamente, naturalmente, senza inibizioni. Fanno di tutto e di più alla luce del sole. Roba da far venire un coccolone a chi parla di esibizionismo per un semplice Gay Pride...

E ancora non abbiamo parlato dei delfini maschi che si accoppiano con gli squali o che usano le tartarughe come bambole gonfiabili. Le tartarughe non sembrano gradire molto, a dire il vero, a differenza del pinguino che, in Sudafrica, è stato montato da un'otaria, uscendo da questo "incontro ravvicinato" illeso e soddisfatto. Come definire questi comportamenti? Zoofilia?

"Quello che caratterizza ciò che vive è specificamente la sua diversità, e in particolare quella che esiste all'interno delle specie. Tale diversità dipende in parte dalla composizione genetica della popolazione, ma si manifesta anche, soprattutto dal punto di vista comportamentale, nello sviluppo degli individui e della loro esperienza" spiega Frank Cezilly, professore d'ecologia comportamentale all'università di Bourgogne e tra gli organizzatori di un interessantissimo ciclo di conferenze sulla sessualità animale che si sta tenendo alla Cité des Sciences di Parigi.

Parigi è lontana da dove abitate? Nessun problema (se conoscete il francese), dal momento che sul sito della Cité potete vedere (o scaricare) il video delle conferenze e le slide. Buona visione/ascolto/lettura!

Little Prince(ss)

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"A cuestas, con mis padres" di Vicente Bonet: se la mamma omofoba non ti esce dalla testa!

Due ragazzi si conoscono in chat. Uno (Pepe Torres) è subito pronto a scopare, l'altro (Marcos Garcia) si è "portato dietro" i due genitori, la madre (Isabel Gadea) che non ha accettato l'orientamento sessuale del figlio e il padre (Joan Manuel Gurillo) che sembra non aver accettato... il suo proprio orientamento sessuale!

Corto surreale spagnolo per la regia di Vicente Bonet, "A cuestas con mis padres" (grande successo al Jameson Notodo Filmfest) mostra come i più grossi problemi sessuali non sono quelli dei ragazzi omosessuali, ma quelli dei genitori omofobi. In lingua originale, con sottotitoli in inglese.

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E il Verbo si fece piede di porco: vandali cattolici distruggono distributori di preservativi

Piccola squadra di eroi "cattolici ferventi" in azione nel centro di Pau, nella Francia sud-orientale (LibéBordeaux). Sono in quattro, tutti cugini, tutti in vacanza, tutti tra i 20 e i 24 anni. Armati delle loro convinzioni religiose, "contro l'aborto e la contraccezione". E armati di piedi di porco.

Hanno passato una notte a distruggere i distributori di preservativi della città. Lo fanno per il bene della società, sia chiaro, perché, spiegano, "l'uso del preservativo è un atto egoistico" e "un ostacolo alla vita". E se questa volta il Verbo non si è fatto carne, ma si è fatto piede di porco, non sarà certo colpa loro.

Scoperti e processati, sono stati condannati a pagare i danni ai farmacisti colpiti dai loro atti vandalici e a chiedere loro pubblicamente scusa. Inoltre, dovranno frequentare un "corso di cittadinanza" per capire che "non è la legge di una chiesa, ma quella della Repubblica che si applica, quali che siano le convinzioni religiose".

Francia bastarda: è talmente laicista che se la prende con quattro ragazzini che trascorrevano le vacanze a divertirsi in pie attività ludiche in famiglia...

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Welcome, president Barack Obama: queste le tue sfide (possibili) per i primi 100 giorni

1° giorno: aggiustata l'economia globale

20° giorno: invertito il riscaldamento globale

83° giorno: ristabilita la pace mondiale

94° giorno: creato lo scudo di difesa dai meteoriti

100° giorno: passeggiata nel parco



Non ci aspettiamo l'impossibile nei suoi primi 100 giorni in carica. Ma il Presidente Barack Obama può:
* annunciare un piano e stabilire una data per chiudere Guantanamo;
* proibire la tortura e gli altri maltrattamenti come definiti dall'ordinamento internazionale;
* garantire l'istituzione di una commissione indipendente sugli abusi Usa della "guerra al terrorismo".

Queste cose sono possibili.

http://obama100days.amnesty.org/

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Pornomani o romantici? Pornoromantici! Il sesso su Internet o i bigliettini sentimentali...

Pornomani o romantici?

A chi credere? All'erotismo patinato e pixellato o alla riscoperta dei tramonti intravisti da scorci mai visti sperduti nelle strade delle città? Ma soprattutto, è necessario rimanere in una delle due parti?

La risposta non sempre sta nel mezzo. Probabilmente la risposta non esiste nemmeno. A frotte di persone che credono nell'amore platonico, o comunque casto, si sparano cascate di dati che ti sboninano quanti utenti sono connessi giornalmente ai siti porno, condividendo e visionando decine di migliaia di filmati dalla trama simile purtuttavia sempre diversa. Senza considerare la quantità spropositata di opinioni di qualunque schieramento sulla dannosità del porno o sull'illusione dell'amore.

Ma allora a chi credere? Siamo improvvisamente tutti diventati erotomani perversi che, in ufficio, con una mano sul pacco e una sul mouse, shiftano di continuo tra le finestre aperte del browser, fra la posta elettronica, la home page dell'azienda, qualche pagina di servizio utile al lavoro, facebook e youporn.com [Espresso]? Ma, a quanto pare, si è anche sentimentaloni, depositari di messaggi scambiati nei libri di qualche biblioteca in attesa della dolce metà che, aprendo il volume, trova il biglietto con su scritto il numero di telefono e una frase da Baci Perugina [Repubblica].

Forse è vero che la risposta non può stare nel mezzo. Non perchè siano due mondi diversi anzi, forse molto più simili di quanto non si pensi, o non si è mai voluto pensare. L'unica differenza sta nella diversa accellerazione per raggiungere l'orgasmo. Qualche minuto opposto a qualche uscita piena di tattiche e strategie di corteggiamento che farebbero impallidire il Risiko. Altra differenza potrebbe essere il grado di coinvolgimento, il che non è cosa da poco, anzi. Uno usa e getta contro uno coinvolgente.

C'è da dire, però, che non si capisce come mai ci sia tutta una avversione nei confronti del fenomeno porno. Da schiavizzatore dell'umanità a, più ristrettamente, del genere femminile. Certamente, il porno come tutte le cose di questo mondo ha i suoi difetti più evidenti amalgamati ad altri meno evidenti. Da fantasie prettamente maschili a una oggettivazione del corpo femminile, ad altri. Ma, così come molti difetti, tutto ciò che viene creato in modo strettamente legale ha anche al suo interno la possibilità di scelta. Di partecipare o meno al casting di un film, a scaricare o meno un filmato etc etc.

Ma, come ricorda Violet Blue [SFGate], tutto ciò che si fa è attaccare, in modo più o meno diretto, alla produzione di film in modo quasi di principio, dimenticandosi però, o meglio facendo apposta, di affermare solamente che un conto è la realtà, un conto è la scena di un film, tra l'altro con poche pretese di artisticità. Il che, equivale ad assumere come capro espiatorio del sesso recitato come fonte e origine della solitudine, della violenza e della disuguaglianza. Ma ogni cosa ha si bisogno di un contesto: non può nemmeno esistere senza.

Allora, diventa assurdo farsi solo la domanda. Non si sceglie tra realtà e finzione finché si sa qual è il confine tra i due. Specie se questo riguarda il sesso. Nonostante possano essere affascinanti due lunghe gambe in una fotografia.



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Trio di maialetti bisex per il preservativo: ecco il divertente e colorato spot dei profilattici Durex

L'importante non è la marca, l'importante è usarlo!



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O con me o ti elimino: la guerra tra la censura di "Liberali per Israele" e gli slogan antisemiti

"W Hamas ad ebrei il gas...". Con chi scrive certe cose non ti immagini neppure di poter dialogare. "Non ragioniam di lor, ma guarda e passa", direbbe qualcuno. E invece no, fermati bene a guardarli. Perché sono pericolosi e sanno camuffarsi in mezzo a noi. Perché scrivono questa frase e altre frasi simili e si dicono di sinistra. E' bene ragionare di loro, anche se è impossibile ragionare con loro...

Coi liberali, invece, pensi di poter ragionare. Son liberali, figurati se si rifiuteranno di discutere! E allora eccoti a postare un commento su "Liberali per Israele". Il blog ovviamente non inneggia alle camere a gas, ma comunque c'è qualcosa che non ti piace. E glielo scrivi in un commento semplice semplice, per fare presente che magari quando si parla di bambini morti sotto le bombe la cosa principale dovrebbe essere che sono morti, non il tipo di bomba che li ha uccisi (fosforo bianco o no?) e se sono rimasti "lineamenti visibili e corpo quasi intatto" (ah, allora...).

Gli scrivi queste cose, gli scrivi che forse si è perso il senso della vita e della morte. Glielo dici con cautela, gentilmente, non gli racconti neppure quanto sia nauseante la freddezza di certe descrizioni da manuale d'obitorio, non da analisi politica.

Ma il signore che si proclama "Liberali per Israele" (splendido esempio di plurale maiestatis; e splendido esempio di ignoranza sul significato della parola "liberale") ti censura il commento. E poi risponde al nulla: "noir pink vai a fare il finto pacifista da un altra parte".



E' la guerra, baby. O stai con me o ti elimino.

Little Prince(ss)

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Io non sono in guerra: condividere il dolore, non condividere l'odio. Per costruire la pace

No, io non sono in guerra. Ho questo privilegio.

A casa mia ci sono gli infissi da riparare e un sacco di spifferi, ma il tetto è solido e non è stato bombardato. Mio padre va più volte alla settimana in un ospedale che ha la luce elettrica 24 ore su 24 e nel cui pronto soccorso si affollano gli influenzati, non i bambini con le gambe amputate dalle bombe. E quando chiamiamo un'ambulanza, arriva dopo 5 minuti e non rischia di esplodere perché sospettata di coprire spostamenti di armi. Per andare in università perdo ore per colpa dei soliti ritardi delle FS, non per posti di blocco davanti ai quali perdi la giornata.

No, io non sono in guerra. Ho questo privilegio. Il che non significa che della guerra me ne frego. Significa solo che posso guardare alla guerra con il vantaggio di vederla da fuori e che magari posso fare (o illudermi di fare) qualcosa per la pace. Significa semplicemente che posso non odiare per sopravvivere, che posso non schierarmi. Che posso non fare la guerra.

Lo riconosco: è un privilegio. Se mio figlio fosse morto schiacciato da un carro armato mentre andava al lavoro, esploso mentre faceva la fila per la discoteca, sbriciolato da bombardamenti a tappeto... probabilmente (molto probabilmente) non potrei pensarla così. E invece posso. Me lo posso permettere. E' un privilegio, sì, ma un privilegio che posso sfruttare anche a favore di altri.

Anche le persone attorno a me condividono gran parte della mia condizione di vita. Lavorano, studiano, scopano, leggono, giocano, scrivono, litigano, pregano, mangiano... Fanno queste cose meglio o peggio di me, con più ostacoli o con più facilità di me. Però di fronte al tema "guerra" hanno atteggiamenti spesso molto diversi.

La maggioranza se ne frega. Fa la sua vita senza pensarci. Sì, magari un pensierino durante il tiggì. Magari una preghierina durante la messa, tanto ci pensa il Signore.

La minoranza si schiera. Entra in guerra. Accanto agli uni o agli altri. Contro gli uni o contro gli altri. Non si usano le bombe, qui da noi, per fortuna; ma c'è sempre molta merda da gettarsi addosso.

Vai a dire a dei filo-israeliani che il governo israeliano sbaglia, che sta compiendo una strage orrenda e criminale, che ogni senso della proporzione e dell'umanità è andato a puttane... La maggior parte di loro imprimerà sulla tua pelle il marchio infamante dell'anti-semitismo e del filo-terrorismo. Tu, Hamas, i musulmani, i palestinesi, i terroristi, la comunità islamica di Milano, gli arabi, Bin Laden... nelle loro parole spesso tutto si confonde, tutto si fonde per rappresentare una cosa sola: il Male.

La guerra del filo-israeliano è una guerra in grande stile, tecnologica, potente. Lì gli aerei e le bombe al fosforo, qui i tiggì e l'intero Parlamento.

La guerra del filo-palestinese è invece più povera, più fai-da-te, più sotterranea, con i suoi razzi e le sue pietre, coi suoi blog e le sue manifestazioni. Il che non significa che sia più buona.

Perché vallo a dire a dei filo-palestinesi che hanno ragione ad accusare il governo israeliano di compiere una strage orrenda e criminale, ma che neppure ad Hamas dispiace la guerra (anzi!) e che comunque facciano attenzione a distinguere governi, popoli, etnie e religioni. Perché anche nelle parole di molti filo-palestinesi spesso tutto si confonde e si fonde: il governo israeliano, gli ebrei, gli israeliani, i fascisti, la comunità ebraica di Roma, Avigdor Lieberman che vuole sganciare l'atomica su Gaza...

Cercare di mantenere la lucidità di chi osserva da fuori non è visto bene. Passi per un Ponzio Pilato che se ne lava le mani o per un cuore di ghiaccio che non prova sentimenti davanti alle foto dei corpi straziati. E invece no, io rivendico lo sguardo lucido di chi soffre ma non è in guerra, di chi condivide il dolore ma non si fa assoldare né dagli uni né dagli altri. E con questo sguardo posso giudicare le responsabilità (responsabilità diverse - come testimonia la sproporzione nel conto delle vittime - ma condivise) senza accrescere l'odio, l'aggressività, la violenza, il razzismo.

"Si vis pacem, para bellum" (Se vuoi la pace, prepara la guerra) si dice spesso. Ma si può volere la pace e credere che per ottenerla sia meglio preparare la pace. E pazienza se si passa per sfigati o smidollati...

Little Prince(ss)

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Antony And The Johnsons

Certa gente ha solo voglia di raccontare invece di ascoltare.
Così, in uscita dell'album The Crying Light di Antony And The Johnsons, dedicato al ballerino Kazuo Ohno, ci si ricorda di tante parole.
In effetti, sembra che abbia detto fin troppo.

Video: Another World



Milesmood

La seduzione del preservativo: tre ironici video sexy per fare pubblicità al profilattico

Piccola raccolta delle pubblicità africane dei preservativi Trust: piccoli capolavori di ironia e di seduzione... E comunque ricordate: che sia Trust o che sia qualsiasi altra marca, avere un preservativo in tasca può essere sempre utile. Fosse mai che ti si rompe la bottiglietta dell'acqua...








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Attesa. Un fumetto dalla Palestina...



Tratto da Zerocalcare
Cliccare sulle immagini per visualizzarle in formato più grande.

Topolino "l'(italo)-americano" da 60 anni in edicola. E sul web ecco le più belle storie gratis

Chi è il sessantenne più amato da grandi e piccini d'Italia? No, non affannatevi a cercarlo in tv: stiamo parlando di carta stampata! Eh sì, sono ben sessant'anni che "Topolino" esce nelle edicole italiane!

Sessant'anni ricchi di storie divertenti e di alcuni veri e propri capolavori dell'arte del fumetto (già nel primo anno viene pubblicato l'insuperabile "L'inferno di Topolino", con i disegni di Angelo Bioletto e i versi di Guido Martina).

Sessant'anni di "glocalismo" incredibile. Perché se topi e paperi della Banda Disney sono il simbolo più onnipresente della globalizzazione made in Usa, è altrettanto vero che Topolinia e Paperopoli sono diventate ormai così simili alle nostre città (anche grazie al fatto che una quota incredibile dei fumetti Disney sono prodotti da sceneggiatori e disegnatori italiani) da sembrare delle enormi Little Italy.

Sessant'anni sono tanti, ma li possiamo ora ripercorrere grazie alla pubblicazione delle più belle storie sul sito di "Topolino" (Disney.it). Si possono leggere (del tutto gratuitamente) tantissimi fumetti di tanti, tanti anni fa. E se credete che su queste storie il tempo abbia depositato la sua polvere, scoprirete che basterà una risata a spazzarla via...

Little Prince(ss)

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Quando Shabana ballava... Ecco la storia della danzatrice del ventre nel Pakistan dei talebani

Se un giorno vi chiederanno cosa rimpiangete di non aver fatto nella vostra vita, provate a rispondere: "Vedere ballare Shabana". E poco importa se questo nome non dice nulla a nessuno, qui in Italia. Poco importa...

Poco importa, perché Shabana muoveva le braccia, le spalle, il bacino come nessuna. Ogni suo movimento, sinuoso e vitale, esprimeva una femminilità così ideale da sembrare perduta: quando la vedevi ballare la tua mente correva verso talami profumati e piaceri infiniti. Era sensualità fatta persona, Shabana, e non per nulla era la danzatrice più famosa di Mingora, in Pakistan.

E allora vieni, Shabana, vieni a ballare, le dicevano tutti. Mostraci le tue braccia da accarezzare, mostraci la tua pancia da leccare, mostraci come si dovrebbe muovere una donna sul letto dell'amore. Perché se è vero che non ti fai toccare, sei capace di far sognare i sogni più dolci che si possano fare. E allora vieni, Shabana, vieni a ballare, risveglia il desiderio che è alla base dell'amore, risveglia la sensualità che è alla base della vita. Vieni, Shabana, vieni a ballare...

E Shabana prese i suoi vestiti ed andò. I quattro uomini che l'avevano chiamata a ballare, i quattro talebani che le avevano teso il tranello, la portarono in piazza, l'insultarono e le spararono (Corriere della Sera). La danza del ventre è immorale. Vieni, Shabana, vieni a morire...

Little Prince(ss)

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Il grande colibrì