Romeo sceglie Giulietto e Obama è gay: il "revisionismo omosessuale" colpisce ancora?

Tempo fa, la Leytonstone School di Londra ha deciso di approfondire con i suoi alunni "i temi della sessualità più acrobatica"... Alt! No, non immaginatevi fellatio sul trapezio o penetrazioni tra equilibristi. Il circo c'entra poco, a meno che Cristiano Gatti, l'autore di un articolo del Giornale, sia un apprendista clown.

Dunque, stavamo dicendo: questa scuola londinese, che raccoglie ragazzi tra i quattordici ed i sedici anni, ha deciso di approfondire la "storia gay, lesbica, bisessuale e trans" (che, per il Giornale berlusconiano, equivale a dire "sessualità acrobatica"). E, nell'ambito di varie iniziative, ha proposto anche una recita dal titolo "Romeo and Julian", vale a dire "Romeo e Giulio". Nulla di particolarmente originale, in fondo, non sono stati i primi né saranno gli ultimi a proporre la versione gay del capolavoro di Shakespeare.

Cristiano Gatti evidentemente lo ignora e allora eccolo scrivere: "Sia detto onestamente: 'Romeo e Giulietto' mancava. Nell’immane opera del revisionismo gay, questa era una lacuna abbastanza grave. Adesso si comincia a ragionare. Negli ultimi anni, il movimento omosessuale sta rileggendo la storia e la cultura in modo forsennato, finalmente disinibito, senza più lasciarsi schiacciare dalla pressante egemonia etero".

E poi parte in una spassosa presa in giro di una certa moda di attribuire un orientamento omosessuale a tutti, Tin Tin compreso. Diciamolo: fosse meno rozzo, Gatti avrebbe pure ragione, come dimostra, ad esempio, l'ultima trovata del Globe, rivista scandalistica venduta nei supermercati americani, secondo cui Barack H. Obama sarebbe gay ed il suo amante avrebbe scritto alla moglie Michelle (ma in questo caso, si noti la differenza, parliamo di persone di carne, non d'inchiostro...).

L'unico punto che proprio non funziona nella ricostruzione di Gatti è proprio quello relativo a "Romeo a Giulietto": "Potevano anche risparmiarselo, perché è un capolavoro così come l’hanno concepito e scritto", scrive Gatti, il quale denuncia "una deformazione continua, compiaciuta, fanatica della realtà".

Ma Gatto, per dimostrare le sue tesi sul "revisionismo gay" (e tralascio ogni commento sul buon gusto dimostrato nella scelta lessicale), utilizza proprio l'opera che, nel corso dei secoli, ha subito il maggior numero di rivisitazioni, di deformazioni e di desacralizzazioni da parte del teatro, del cinema, della musica, della letteratura, del fumetto, della pornografia, della fotografia, della danza, eccetera... E poi diciamolo: è proprio tutto questo che rende il testo shakespeariano un mito intramontabile. Per gli etero e per i gay.

Little Prince(ss)

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Il padre accoltella il figlio in chiesa: non voleva togliersi il cappello nella casa del Signore...

Il padre, 58 anni, è andato a messa col figlio, 19 anni, questa domenica pomeriggio nella solita chiesa di Baltimora (Maryland, Stati Uniti). "Togliti il cappello, figliolo, siamo nella casa del Signore" ha chiesto gentilmente il padre al figlio. Il figlio ha fatto finta di non sentirlo.

"Togliti il cappello, figlio mio, il Signore si offende se tieni il cappello nella sua casa..." ha sussurrato con una punta di nervosismo il padre. E il figlio gli ha risposto: "Ma quando mai! Agli ebrei ha detto di metterselo in cappello quando si prega, mica di toglierselo!".

"Togliti il cappello, piccolo bastardello, ché gli ebrei non c'hanno capito niente e quando il Signore nostro misericordioso e amorevole gl'ha detto di togliersi il cappello hanno capito Roma per toma. E poi anche quando gl'ha detto che era il Signore Dio nostro mica l'hanno capito, no?" ha sbraitato leggermente adirato il padre. E da lì è partito il litigio.

Poi ad un tratto il padre, con un diavolo per capello (o forse è calvo, non saprei dirvi), è uscito dalla chiesa, è andato in macchina, ha preso un coltello, è tornato in chiesa e ha tirato una bella pugnalata nella chiappa del figlio. Chissà se si sarà sentito come Abramo con Isacco... Fatto sta che poi è fuggito via, mentre gli altri fedeli chiamavano un'ambulanza [Baltimore Sun].

Ma certi cristiani cos'hanno in testa? Un cappello? No, solo il Family Day...

Little Prince(ss)

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Invito alla lettura: efesto, Vivere le verità e Dario's Blog

"Io, semplicemente, vorrei fare a voi la domanda che mi pongo in questi giorni, la stessa che mi sono posta più di cinque anni fa mentre aspettavo che la morte, in quel caso benigna e liberatrice, venisse finalmente a portarsi via una persona che ho amato e che amo ancora nel ricordo".

Un cortocircuito continuo tra pubblico e privato, come dimostra questo brano di "testamento biologico online": ecco cos'è efesto, un blog sorprendente ed emozionante.

Un altro testamento biologico ed un altro cortocircuito, uguale e diversissimo: "Se il mio corpo si spegne, lasciatelo spegnere il più velocemente poissibile. Ma se è la mia anima a spegnersi, uccidetemi con un bacio, perché io viva ancora per un istante sulla punta delle labbra". Si capisce al volo che Vivere le verità è scritto per chi ama la narrazione...

Pubblico e politico fino in fondo è invece Dario's Blog, con "il vizio del pensiero"... Beh, se tutto il PD fosse così forse il suo segretario non si ritroverebbe negli ultimissimi posti nel sondaggio sull'eroe degli italiani!

E, annunciandovi che questi tre blog fanno parte da qualche ora del nostro blogroll, ne approfittiamo per ringraziare tutti i nostri lettori, in costante aumento (in media, oltre 520 al giorno).

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Famiglie Arcobaleno - La mamma è sempre la mamma. Anche quando raddoppia (3° parte)

Dove eravamo rimasti...
* 1° parte - Due mamme tenaci
* 2° parte - In viaggio per un figlio

GIUSEPPINA

C'è una nuova terra che ci aspetta già
e all'orizzonte si vedrà
fra le onde del mare e i vetri dell'oblò
sambadi sambadiò
(Sambadiò, Pippo Pollina)

Tutte le famiglie con due mamme che vi abbiamo presentato in queste settimane sono iscritte all'associazione "Famiglie Arcobaleno", che, dal 2005, riunisce i genitori omosessuali. Abbiamo intervistato la loro presidentessa, Giuseppina La Delfa.

* * *

Chi sono le Famiglie Arcobaleno? E perché hanno dato vita ad un'associazione?

Siamo attualmente 180 nuclei familiari: la metà hanno già dei figli, l'altra metà li cerca. L'associazione è indispensabile per il confronto fra noi e fra i nostri figli, ma anche perché vogliamo esistere in questa società per quello che siamo. E grazie all'associazione abbiamo voce.


Abbiamo presentato in queste settimane storie di famiglie con due mamme... ma esistono anche famiglie con due papà?

Sì, sempre di più. Sono coppie di uomini che con l'aiuto di una donna che porta in grembo il loro figlio riescono a coronare il loro sogno di paternità. Questi padri hanno un legame bello e duraturo con queste donne con le quali, anche se vivono all'estero, c'è un costante aggiornamento tramite foto, mail, contatti telefonici e a volte viaggi.


I figli delle Famiglie Arcobaleno nascono più spesso da precedenti relazioni eterosessuali o nel corso della relazione omosessuale, ricorrendo alla fecondazione assistita?

Nella nostra associazione sono più numerose le coppie omosessuali che decidono di mettere al mondo dei figli, ma sono molte anche le famiglie ricostituite dopo una separazione da una relazione eterosessuale.


Ma un bambino allevato da due mamme - o da due papà - come può crescere sano ed equilibrato? Non gli mancherà la figura del padre - o della madre? In questo senso, una coppia omosessuale che voglia crescere un figlio non è egoista?

Invito a leggere gli studi fatti in tutto il mondo che dicono che i figli nati e cresciuti da coppie omosessuali crescono esattamente come gli altri, ma con maggiore apertura all'altro. Per forza! Sull'egoismo preferisco non rispondere, perché davvero mi direte voi cosa c'è di egoista nel mettere al mondo un nuovo essere, che sarà un regalo per tutti: per lui stesso (che altrimenti non sarebbe mai nato); per noi, i suoi genitori, che grazie a lui possiamo metterci alla prova come qualunque altro genitore; per il resto del mondo, perché questo bambino o questa bambina vivrà in mezzo agli altri e come tutti farà la sua parte, piccola o grande che sia, perché il mondo vada avanti.


Di solito, i figli delle famiglie arcobaleno vengono discriminati e presi in giro dagli altri bambini, ad esempio a scuola?

No, se noi genitori facciamo il nostro dovere di essere aperti, pazienti, pronti a rispondere con onestà alla curiosità e alla perplessità. Ma dobbiamo essere attenti, presenti, aperti, visibili, onesti, preparati, accoglienti... Insomma, ci vuole un po' di lavoro!

I nostri figli, però, subiscono molto di più i discorsi omofobici pubblici (del Vaticano, dei politici conservatori e omofobi, quelli di certi gruppi reazionari, eccetera...). Il più grosso danno arrecato ai nostri figli è quello che si arreca a noi, gay, lesbiche, trans... Ogni volta che veniamo denigrati e insultati, ogni volta che i nostri diritti e la dignità delle nostre relazioni vengono negate, vengono insultati i nostri figli: nessun bambino ama sentire che i propri genitori non sono rispettati per quello che sono.

Perciò a chi teme per la serena crescita dei nostri figli, dico: siete voi gli unici responsabili se i nostri figli non sono del tutto sereni. Noi facciamo la nostra parte, voi segate il ramo dove faticosamente tentiamo di salire. Basta con l'ipocrisia e l'ignoranza: ognuno si prenda le proprie responsabilità.


La vostra associazione è stata criticata perché partecipa ai Pride con un trenino su cui fate salire i vostri figli. Hanno detto che strumentalizzate i bambini...

I nostri figli sono l'orgoglio della nostra vita, quello che abbiamo fatto di meglio. Ogni genitore sano è orgoglioso dei propri figli (quando non sono criminali, ovviamente) e noi come gli altri. Siamo davvero fieri e felici di fare insieme cose importanti e belle come è per noi la festa del Pride. Li portiamo al cinema, a teatro, a palestra, a scuola... e anche al Pride. E' la nostra festa e festeggiamo insieme.

E poi, al Family Day i bambini sono rimasti a casa?! Alla festa dell'Unità i bambini rimangono a casa?! Solo i nostri bambini dovrebbero rimanere nascosti?! Invece no: siamo felicissimi di essere con loro quel giorno e anche loro sul trenino si divertono un mondo: è un giorno molto particolare per tutti loro e anche per tutti noi. E poi è importante che la gente veda che i nostri figli sono bambini come tutti gli altri : belli, gioiosi, luminosi, felici...


Tutte le famiglie che hanno deciso di raccontare la propria esperienza sul nostro blog denunciano una situazione legislativa molto difficile in Italia. Quali sono le vostre proposte per migliorare questa situazione?

Il nostro obiettivo è che il genitore "non legale" possa adottare suo figlio alla nascita o, ancora meglio, possa riconoscerlo e assumere così tutta la responsabilità nei confronti di un minore che ha voluto mettere al mondo: può lasciare la sua eredità, essere l'affidatario in caso di morte prematura dell'altro genitore, può, in caso di separazione, continuare la relazione genitore-figlio, eccetera... Insomma, è una tutela per il genitore, ma soprattutto per i bambini che legalmente hanno un solo genitore: in caso di disgrazie, si prospettano drammi e difficoltà che non dovrebbero essere consentite. Insomma, noi chiediamo di assumere totalmente le responsabilità che ci siamo prese quando abbiamo messo al mondo i nostri figli, ma lo Stato, per ragioni - adesso sì - strumentali ed egoiste, lo rifiuta.

Vogliamo anche che i genitori omosessuali che si separano dopo una relazione eterosessuale non siano discriminati durante il percorso di separazione o divorzio e che l'omosessualità non sia usata come un'arma subdola per ricattare l'altro: in questo caso gli unici a perdere sono i bambini. Come sempre.

Infine, vogliamo anche che sia i single sia le coppie non sposate etero e omosessuali possano accedere all'adozione. Non c'è nulla che lo impedisca tranne il pregiudizio e l'ignoranza, come dimostrano le migliaia di studi sull'argomento e le legislazioni di tanti paesi meno succubi dei conservatori e del Vaticano.


Se una persona, pur non facendo parte di una famiglia arcobaleno, volesse darvi una mano, cosa potrebbe fare?

Potrebbe fare una donazione a Famiglie Arcobaleno, ma anche mettere le sue competenze a disposizione, diventare socio e sostenerci comunque.

* * *

Chi volesse mettersi in contatto con l'associazione "Famiglie Arcobaleno" può inviare un'e-mail a info@famigliearcobaleno.org o telefonare al numero 348 26 02 521 il lunedì (dalle 15 alle 17) o il giovedì (dalle 18 alle 20).


Il prossimo capitolo:
* 4° parte - Mi toglieranno mio figlio?

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Obama 1 - Gesù 0. Quando il Presidente batte il Signore. E invece qual è il vostro eroe? Votate!

Chi poteva scavalcare il Cristo? Silvio Berlusconi, dite voi? E invece no, è Barack Hussein Obama l'uomo che, per la prima volta, ruba a Gesù il primo posto nel cuore degli americani [Chicago Sun-Times].

E in Italia, invece? Lo scopriremo insieme in questo sondaggio esclusivo. Come dite? Non è scientifico? Perché, dopo aver letto il disegno di legge Calabrò, pensate ancora che qualcuno possa ancora fregarsene davvero della scientificità delle cose? E allora votate, votate, votate!

IL NOSTRO EROE


Il mio eroe è...

Avvenire, perché sa dialogare (v. "boia")
Benedetto XVI, perché accoglie tutti... i lefebvriani
Roberto Benigni, perché mi ha emozionato a Sanremo
Silvio Berlusconi, perché ridere fa bene alla salute
Beppino Englaro, perché è un maestro di civismo
Dario Franceschini, perché salverà la sin... ehm, il centro
Gesù, perché sì
Paris Hilton, perché vorrei essere come lei
Martin Luther King, perché "I have a dream" anch'io
le mamme lesbiche, perché sono troppo toste e simpatiche
Giuliana Michelini, perché se la conosci non puoi non votare per lei
Benito Mussolini, perché, come Silvio, salvò l'economia italiana
Barack H. Obama, perché "I have a dream" anche oggi
Giuseppe Povia, perché passare dalla zoofilia all'eterosessualità è già qualcosa
le ronde legalizzate, perché almeno ci proteggono dalle camicie verdi


Little Prince(ss)

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* Berlusconi è come Mussolini. E se a dirlo è Libero, chi avrà mai il coraggio di negarlo?
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Il gay telecomandato? Se Bonolis e Povia riescono a scrivere l'agenda di un movimento...

E' partita l'ultima crociata facebookiana: "Fermiamo Povia! Sabato votiamo Franceco Renga!" [Facebook]. Questa è la "proposta concreta" per fermare il cantante di "Luca era gay" e l'omofobia in Italia. L'iniziativa ha trovato subito l'appoggio di alcuni siti gay, con titoli trionfalistici come: "Sanremo: il popolo lgbtq ha deciso" [NotizieGay].

Quello che stupisce di più non è la volontà di buttar via 75 centesimi in un voto che, denunciano le associazioni dei consumatori, è truccatissimo: infatti, si può acquistare, tramite appositi call center, un numero enorme di voti, da destinare al proprio cantante preferito, al cantante della propria casa discografica... o a sé stessi.

No, quello che stupisce di più è come troppo spesso l'agenda di una fetta importante del movimento *qtblg sia praticamente scritta da altri. Il festival di Sanremo, dopo anni di declino, aveva bisogno di scandalo e clamore? E allora eccoti montato il putiferio della canzonetta (più o meno) omofoba, visto che evidentemente non sarebbe bastato il seno di Patty Pravo e la coniglietta di PlayBoy a ridare ossigeno ad una manifestazione in evidente stato di decomposizione.

Paolo Bonolis, facendo egregiamente il proprio lavoro, è riuscito a rimettere il Festival al centro della scena, sotto tutti i riflettori, sfruttando furbescamente la tematica gay. E molti gay si fanno sfruttare alacremente: considerano Bonolis e Povia i nuovi grandi e satanici nemici... e intanto fanno il loro gioco senza esitazioni. Come se la dignità e la legittimità della propria vita dipendesse da ciò che si dice o non si dice all'Ariston.

Nel frattempo un'altra parte del movimento *qtblg si sta impegnano sui temi del testamento biologico, del matrimonio e delle adozioni, dell'inseminazione artificiale anche per le lesbiche, dell'immigrazione, del bullismo, della cultura... Chissà se queste iniziative riusciranno mai ad avere più visibilità di un peto di Povia.

Little Prince(ss)

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* Roberto Benigni e la dignità dell'amore: le nostre vite oltre Povia ed il suo Luca che era gay...
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Berlusconi è come Mussolini. E se a dirlo è Libero, chi avrà mai il coraggio di negarlo?

Prima pagina di Libero di oggi.

A Carnevale c'è chi si mette la maschera. E chi se la toglie...

Little Prince(ss)

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Il cesso della democrazia
* Il presidente zozzone: l'ossessione di Berlusconi lo sporcaccione colpisce anche Eluana Englaro
* In difesa dell'equilibrio civile e democratico. Questa volta ci dobbiamo essere tutti

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Roma e Milano insieme per la dignità di ogni vita: il 21 febbraio due importanti manifestazioni

Mentre a chi non può bere né mangiare e non ha né sete né fame si portano bottiglie d'acqua e panini alla mortadella (l'osceno teatrino devoto è arrivato a tanto), si pongono ostacoli alle cure di chi il dolore lo prova, di chi di una cura avrebbe davvero necessità e desiderio.

E' vero che nessun emendamento, attualmente, parla di rifiuto di cure, ma solo gli ipocriti possono negare che prevedere la denuncia degli immigrati irregolari nelle strutture sanitarie significa spingerli a non rivolgersi a tali strutture.

Solo gli ipocriti, come l'attuale governo e come Seraphim (blogger cattolico che si definisce "voce di uno che grida nel web", paragonandosi con somma modestia a Giovanni il Battista), possono un giorno difendere una vita vuota di vita fino a calpestare la volontà e la dignità di una donna e a negare la naturalità della morte, per poi fare spallucce, il giorno dopo, di fronte ad un concreto pericolo per migliaia di vite piene di vita.

Per questo esiste un legame magari non immediatamente evidente, ma ciononostante molto profondo tra le due manifestazioni che si terranno domani 21 febbraio a Roma e Milano. E questo legame è rappresentato dalla difesa della Costituzione e, soprattutto, della dignità e del valore di ogni vita (e quindi anche di ogni morte).

L'appuntamento a Roma è in Piazza Farnese alle ore 15.00 per la manifestazione promossa da MicroMega "Sì al testamento biologico, no alla tortura di stato", cui ha aderito anche Beppino Englaro. Scenderemo tutti in piazza per ricordare che "la vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive".

Ma anche chi abita nel nord Italia domani è chiamato a manifestare a Milano: alle 14.30 prenderà il via da Porta Venezia il corteo antirazzista organizzato dalla CGIL contro l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, contro l'abolizione del divieto di denuncia dell'immigrato irregolare da parte dei medici e contro la schedatura dei senza tetto (ma già dalla mattina ci si riunisce di fronte alla Camera del Lavoro, in Porta Vittoria, per preparare cartelloni e striscioni).

E allora riempiamo le strade di vita, riempiamo le strade delle nostre vite. Perché chi sta davvero manifestando per la vita siamo noi.

Little Prince(ss)

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* Quando indignarsi non basta: i diritti dei clandestini e dei poveri e le iniziative del Naga
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Invito alla visione: Imago Romae

A volte un'immagine può dire più di mille parole. E a volte una parola può dire più di mille immagini. Prendi allora immagini e parole, mettile insieme e potrai davvero comunicare.

Sì, comunicare, dal latino "cum" (con) e "munire" (legare, costruire). Lega assieme immagini e parole, usale come mattoncini per le costruzioni. Comunica.

Qui partiamo dalle parole e cerchiamo di aggiungere quel che le parole non possono dire con l'immagine, che non è mai semplice ornamento estetico, ma parte essenziale di ogni post. Ma c'è anche chi, come Imago Romae, fa il percorso opposto, parte dall'immagine e completa il discorso con la parola.

Parole e immagini, immagini e parole: percorsi diversi, quasi opposti, ma legati insieme. Vasi comunicanti, li potremmo chiamare.

Little Prince(ss)

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Appello per il testamento biologico: le oggettività scientifiche e la deontologia medica

Come medici impegnati ogni giorno nel prestare le cure bilanciando la volontà e le preferenze della persona malata con i fondamenti giuridico-deontologici della professione e con le acquisizioni della comunità scientifica, nell'imminenza dell'esame da parte del Parlamento del disegno di legge sul testamento biologico, con grande preoccupazione ma con altrettanta convinzione desideriamo far presente che una legge sul testamento biologico:

1) non deve essere in contrasto con l'assunto condiviso da tutta la comunità medico-scientifica che la nutrizione artificiale è un trattamento medico e quindi come tale non può essere attuata in presenza di una volontà contraria della persona;

2) non deve essere in contrasto con l'art. 53 del Codice di Deontologia Medica, che afferma che: "Quando una persona rifiuta volontariamente di nutrirsi […] se è consapevole delle possibili conseguenze della propria decisione, il medico non deve assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale nei confronti della medesima, pur continuando ad assisterla";

3) non può essere in contrasto con quanto affermato nell'art 32 della Costituzione: "Nessuno può essere obbligato ad un trattamento sanitario se non per disposizione di legge".

Ci rivolgiamo in particolare ai numerosi colleghi medici presenti in Parlamento affinché, proprio nel loro ruolo di valore istituzionale, non disattendano quanto si evince, in materia di nutrizione artificiale, dalle oggettività scientifiche unanimemente condivise e dalla deontologia medica.

E' possibile aderire a questo appello inviando il proprio nome, cognome, qualifica professionale a info@desistenzaterapeutica.it (Desistenza Terapeutica Italia).

Ti interessa il testamento biologico? Segui questo ___fil rose___!

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* L'eutanasia in Italia: intervista a Maria Laura Cattinari di Libera-Uscita
* In difesa dell'equilibrio civile e democratico. Questa volta ci dobbiamo essere tutti
* Testamento biologico: gli aspetti pratici e legali spiegati da Giuliana Michelini

Bambino morto che cammina: i 6000 piccoli soldati nello Sri Lanka in guerra

Nessuna lacrima per loro. Nessun minuto di tg. Nessuna marcia di protesta. Nessuna azione di un Presidente del Consiglio che passa il suo tempo a giocare a fare con il Macavity ("When a crime's discovered then Macavity's not there!") con la vicenda Mills e a dire barzellette sui desaparecidos argentini.

Eppure sono 6mila i bambini costretti dalle Tigri Tamil ad impugnare la armi, a farsi ferire ed uccidere nella lunga guerra finale che sta sconvolgendo la zona di Vanni, nello Sri Lanka settentrionale. "Abbiamo chiare indicazioni che le Tigri Tamil hanno intensificato il reclutamento forzato di civili, e che ora i bambini di 14 anni sono l'obiettivo dei ribelli. Questi bambini stanno affrontando enormi rischi, sono in grave pericolo di vita. Il loro reclutamento è intollerabile" denuncia Philippe Duamelle (Unicef).

Negli scontri che quasi certamente decreteranno la loro fine, le Tigri Tamil, ormai strette d'assedio in un'area di 370 km quadrati, hanno deciso di trascinarsi nella tomba questi bambini e tante altre migliaia di civili, ai quali è impedita la fuga. Il popolo che le Tigri dicevano di difendere sta diventando la loro vittima sacrificale. E certamente l'esercito "regolare" non sembra farsi il minimo scrupolo... I bombardamenti continuano, i civili muoiono uccisi dagli uni e dagli altri.

Ma intanto qui lo Sri Lanka rimane per noi una parola da cruciverba: "L'antica Ceylon", otto lettere, come massacro.

Little Prince(ss)

Leggi anche:
* A.A.A. semi di dialogo e di dubbio cercansi. Mica sarete venuti qua a leggere le solite cose, no?
* Lo Sri Lanka e la sua guerra civile

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L'eutanasia in Italia: intervista a Maria Laura Cattinari di Libera-Uscita

Sono giorni importanti questi per la laicità dell'Italia e per i diritti e le libertà di ciascuno di noi. Il tema "bollente" di quest'ultimo periodo è rappresentato dal testamento biologico: sulla scia del caso di Eluana Englaro ne abbiamo parlato tutti e in tanti abbiamo manifestato, chi per un motivo chi per un altro. E in tanti si è fatta confusione, terminologica e sostanziale, con l'eutanasia.

Di testamento biologico abbiamo già parlato con l'aiuto di Giuliana Michelini e certamente ne riparleremo. Oggi affrontiamo invece il tema eutanasia e lo facciamo con la dottoressa Maria Laura Cattinari, vice-presidente nazionale dell'Associazione Libera-Uscita, "un’associazione laica, apartitica, fondata a Roma nel 2001 con due precisi obiettivi: conseguire anche in Italia una buona Legge sul Testamento Biologico ed arrivare anche alla depenalizzazione dell’eutanasia, per conseguire il diritto ad una morte dignitosa che non può aversi se non nel rispetto della volontà espressa dalla persona. Senza, naturalmente, obbligare nessuno ad esprimerla".

* * *

Ma perché, tra i tanti problemi del mondo, occuparsi proprio di eutanasia?

Eutanasia, come è noto, vuole dire “buona morte”. Ecco, noi operiamo, insieme a tante altre persone nel mondo, per conseguire per tutti il diritto a morire nel migliore modo possibile.

Questo non è un problema che riguarda qualcuno, è un problema di tutti, proprio di tutti. Noi non vogliamo essere espropriati da quella fase estrema della nostra vita che è il nostro morire.

Chiediamo cure palliative per lenire le sofferenze (come è noto l’Italia è quintultima nel mondo su questo fronte ed è ultima insieme alla Grecia in Europa). Chiediamo di poter dire oggi per domani quali terapie intendiamo rifiutare se non sarà possibile riportarci ad una vita cosciente e di relazione e chiediamo anche di poter chiedere di essere aiutati a morire se, sciaguratamente, dovessimo trovarci afflitti da un male incurabile a prognosi sicuramente infausta e fonte per noi di insopportabili sofferenze fisiche e psichiche.


In questi giorni si parla molto di testamento biologico. Molti ci tengono a precisare che è cosa ben diversa dall'eutanasia. Ma che cos'è di preciso l'eutanasia? E, dal Suo punto di vista, è più vicina all'omicidio o a un "atto di grazia e di carità", come lo ha definito una nostra lettrice?

Certo, il testamento biologico serve per esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione terapeutica e nulla ha a che vedere, oggi, con l’eutanasia.

L’eutanasia attiva, volontaria è quella pratica medica con cui si anticipa (per questo si dice “attiva”) il decesso di una persona ammalata terminale o, come ho detto sopra, afflitta da un male incurabile a prognosi sicuramente infausta e fonte di insopportabili sofferenze fisiche e psichiche. L’intervento deve essere chiesto dalla persona sofferente che quindi deve essere cosciente e deve anche essere reiterato per poter essere preso in considerazione (per questo si dice “volontaria”).

In Olanda, dove è consentita per legge dal 2002, è prevista una Commissione di tre medici che appuri che lo stato della persona rientri tra quelli previsti dalla legge. Anche in Olanda l’eutanasia è ancora reato se praticata al di fuori delle regole previste dalla legge che l’ha legalizzata. L’Olanda, primo Paese nel mondo a dotarsi di una simile legge, vi arrivò dopo aver constatato, attraverso sondaggi anonimi rivolti ai medici, che la pratica dell’eutanasia clandestina era diffusa ed incontrollata. In effetti prima della legge i casi di eutanasia attiva, non sappiamo se volontaria o no, erano circa il 2% di tutti i decessi; dopo la legge sono scesi all'1,5% e l’eutanasia clandestina pare essersi ridotta ad una percentuale quasi irrisoria. Quindi niente “eutanasia a go-go”...

Per noi l’eutanasia non ha nulla a che vedere con l’omicidio. Deve essere una scelta libera e responsabile della persona. Solo se la persona non è più cosciente e non può quindi esercitare il suo diritto all’autodeterminazione si può parlare di “atto di carità”, ma noi ci battiamo per il diritto all’eutanasia attiva volontaria o al suicidio assistito così come è praticato in Svizzera.


Perché, secondo Lei, l'opinione pubblica italiana non riesce ad affrontare serenamente questo tema?

Veramente non credo che sia l’opinione pubblica ad avere difficoltà ad affrontare questo tema. Ormai da molti anni le statistiche parlano chiaro, più del 67% degli italiani sarebbe favorevole ad introdurla anche in Italia. Sono i politici ad essere incapaci di rispondere alle istanze del Paese, basti vedere quanto accade da anni sul fronte della legge sul testamento biologico.


Cosa prevede l'ordinamento italiano in tema di eutanasia?

Nulla, non si parla di eutanasia nel nostro ordinamento, ma nel Codice Penale troviamo due articoli, il 579, che prevede il carcere da 7 a 15 anni per omicidio del consenziente, e il 580, che prevede da 5 a 12 anni per istigazione o aiuto al suicidio (se il suicidio riesce).


La legislazione degli altri paesi europei è in genere simile o differente?

Come ho detto sopra l’Olanda è stato il primo Paese a legalizzare l’eutanasia, seguita poi dal Belgio nel 2003 e recentemente dal Lussemburgo. L’eutanasia è poi depenalizzata in Svezia. In Svizzera è possibile il suicidio assistito e così pure nello Stato dell’Oregon (USA) e nello Stato di Washington (USA). La Spagna ha annunciato che varerà una legge che introdurrà il suicido assistito entro questa legislatura, cioè entro il 2013.


Al di là di quanto previsto dalle leggi, vi risulta che sia comunque praticata anche in Italia?

Certo, come risulta da dichiarazioni rilasciate alla stampa dal professor Umberto Veronesi già da tempo. Noi abbiamo richiesto, insieme all’Associazione Luca Coscioni, che si avviasse un’indagine conoscitiva sul tema dell’eutanasia clandestina, proprio come avvenne in Olanda prima del varo della legge, ma questa nostra richiesta è caduta, per ora, nel vuoto.


Considerata la situazione politica italiana, non vi sembra utopistico pensare che le vostre proposte vengano accolte?

Noi siamo consapevoli che la situazione politica oggi in Italia sembra non lasciare grandi spazi alla nostra battaglia di civiltà ma... “fai quel che devi e succeda quel che può”, come diceva Salvemini.


Una persona che fosse interessata alle vostre battaglie come potrebbe darvi concretamente un aiuto?

Molto semplicemente aderendo all’Associazione, la tessera costa solo 25 euro l’anno ed è previsto che ci si possa iscrivere anche con soli 10 euro per chi non ha redditi. Anche la sola iscrizione è per noi un sostegno concreto di cui siamo sempre molto grati. Poi, per chi può e lo vuole, sono mille i modi per partecipare alle nostre iniziative locali e nazionali.

* * *

L'Associazione Libera-Uscita ha sede a Roma, in via Genova 24, ed è aperta il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 8.30 alle 10.30. Per informazioni, potete telefonare allo 06.478.238.07 o scrivere all'indirizzo e-mail info@liberauscita.it.

Il cesso della democrazia

Se il vicino fa schiamazzi chiama Olindo e Rosa Bazzi. Se il bambino rompe i coglioni chiama la Franzoni.

Molto spesso, il posto dove poter incontrare l'anima vera, quella che coinvolge e rappresenta un determinato luogo è il suo bagno. Da come è tenuto si capiscono molte cose. E' come un portafoglio, pieno di sorprese, scontrini da buttare che possono magari mettere nei guai. Lo stesso dicasi per i cessi, specie quelli pubblici. Diventano lo specchio delle persone che li frequentano.
Si trova ogni cosa. Dai pippaioli che sniffano i grammi di coca comprati sottobanco nel locale ai segaioli minorenni che hanno appena rubato una rivista porno dall'edicola all'angolo; dagli studenti alle prese con canne da fumare fuori dai cancelli della scuola a liquidi seminali di qualche discotecaro ubriaco.
Ovviamente, esistono anche bagni più puliti, dove non occorre per forza entrarci come se si partecipasse alla gara di corsa agli ostacoli delle Olimpiadi, evitando chiazze poco identificabili o, anche, assorbenti usati mal ripiegati.
Ma, oltre a tutto questo, ciò che fa di un bagno pubblico un luogo dove poter confrontarsi direttamente con lo spirito del luogo in cui è ospitato sono le scritte sui muri, le robe più classiche. Dagli annunci ai numeri di telefono di persone sfigate messi per scherzo. Scritte politiche o battute irriverenti. Tolta la maschera e sigillate al sicuro della porta con catena, le persone si lasciano andare alla loro più fervida immaginazione, rispecchiandosi nell'animo del luogo.

Per questo, occorrerebbe domandarsi il futuro di un luogo simbolo di Milano quale è la Biblioteca Sormani. Se è vero che il cesso rappresenta l'anima in quanto libera il volto dei suoi ospiti, ci sarebbe da preoccuparsi nel leggere i commenti di morte che strabordano, senza scherzi o doppi sensi, dai muri dei bagni di questa biblioteca. Non solo commenti come quello all'inizio dell'articolo, e nemmeno scritte più buffone come W il papa o pompini col culo. Di democrazia nei vari commenti se ne è già parlato ed è questo ciò che è diventato il cesso maschile della biblioteca: il cesso della democrazia stessa. Da riempiamo le mani di spranghe e andiamo a picchiare gli zingari; Mao-metto la nuova religione comunislamismo; ti stupro A... e tante altre, correlate di immagini vagamente raffiguranti vagine peggio che al liceo. Un'orgia di cazzate che supera il comun denominatore delle scritte nei bagni, ossia il vago senso di umorismo molto grezzo, per arrivare alla presunta conoscenza di una verità superiore.

Democrazia ad uso del pennarello indelebile. Specchio dell'utenza di una biblioteca di Milano. Quale che sia la cultura dei libri. Nella storia dei periodi bui, si sa, i volumi stampati non fanno mai una bella fine. Si tira lo sciacquone e tutto viene cancellato.

Milesmood



Roberto Benigni e la dignità dell'amore: le nostre vite oltre Povia ed il suo Luca che era gay...

Non ha neppure citato il suo nome. Nessuna polemica diretta contro la sua canzone. Nelle parole cristalline di Roberto Benigni al Festival di Sanremo semplicemente "Povia era". Anzi, Povia non c'è mai stato.

La guerra dichiarata ad un povero fesso e alla sua canzone furbescamente idiota serve solo a fare pubblicità a quel povero fesso ed alla sua canzone furbescamente idiota, ma non serve a dare dignità alle persone. Perché le persone quella dignità ce l'hanno già. Sì, quella dignità ce l'abbiamo già. E' nelle nostre vite, nei nostri amori, nei nostri piaceri, nei nostri dolori. Indipendentemente dal nostro orientamento sessuale e, eventualmente, dalle sue libere (libere, non imposte) trasformazioni.

Ogni nostra lettera, ogni nostro bacio, ogni nostro pianto, ogni nostra risata, ogni nostra storia iniziata o finita è testimonianza della nostra dignità e della legittimità dei nostri sentimenti, etero, omo, bi o pansessuali che essi siano. Testimonianza che sarà inconfutabile se della sua inconfutabilità saremo pienamente convinti.

Little Prince(ss)

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Il decantar del piacer e passioni vaginali

Finito San Valentino e il suo trionfo dell'amore alla vaniglia, sesso alla cannella e preliminari allo zenzero si ritorna a capofitto dentro la solita routine. Perciò basta con le improvvisazioni di romanticismo camionista e ritratti di mascherità legnose. E poco importa tutto il resto. Dalle rose ai cioccolatini. La solita festa maschilista: meglio fingersi innamorati per un giorno giusto per pulirsi la coscienza delle bastardate di tutto il resto dell'anno. Poi tutto come prima: mutandoni della nonna compresi?

Pazienza si penserà per il resto del tempo, quando ci si immagina impressi mentalmente l'ultima fantasia da ricordare e tempestare di voglie.

Tuttavia, un po' molto come al solito, ci si dimentica del desiderio da rincorrere con fruste o lingue. Miopia da telegiornalisti esperti, per questo è meglio assopirsi lungo curve instabili e decentrate, rimasugli protettivi o proiettivi, presenti o assenti, gracili o possenti, menestrelli o rock 'n roll stars. Non ci si capisce niente, ma si prosegue, e ne siamo felici. Forse per riprendersi dalla paura del non capire.

Ma non sta qui il punto, ci mancherebbe altro. Anzi, non può nemmeno essere considerato una virgola questo ragionamento che sta in piedi a livello logico come un eschimese a San Francisco.

No, è ben altro. Alla fine, chissà quanti capiscono per davvero quello che realmente desiderano. La speranza di ritrovarselo scritto in qualche buco sperduto e farlo proprio è grande, specie se si è in alto mare. Una bottiglia con messaggio nell'oceano. Forse, proprio per questo motivo la Dott.ssa Meredith Chivers, del Centro per le dipendenze e la salute mentale di Toronto, ha condotto una ricerca di psicofisiologia genitale. L'articolo dove viene sintetizzata la ricerca, pubblicato sul Journal of personality and social psychology, indaga i vari risultati dell'incrocio tra presentazione di diverse scene erotiche (figure umane sole, mentre si masturbano o mentre fanno sesso) con le reazioni fisiologiche dei genitali, rilevate attraverso uno strumento apposito. Alla fine, il risultato più interessante è l'attivazione e conseguente eccitazione della vagina di fronte a qualunque stimolo presentato, indipendentemente dal genere dei soggetti protagonisti dei filmati.

Forse non ci voleva l'ennesimo studio per ribadire la complessità della sessualità femminile. Specie se questa viene appiattita con registrazioni fisiologiche, riducendone tutta la bellezza, ma tant'è che occorre in qualche modo finanziare enti di ricerca. Con buona pazienza delle grandi labbra.

Il che riporta tutto alla paura. Stavolta, portando una profonda ammirazione per idee di piaceri clitoridee, è il momento di domandarsi a che diamine può servire sapere tutto quanto se si gode ogni secondo in modo diverso. Sensualità non fa rima con maschilismo incastrante. Non credo occorra essere già fuori di testa per il corpo femminile per percepirlo.

Quindi cosa si potrebbe dire a parte boh?


Quando indignarsi non basta: i diritti dei clandestini e dei poveri e le iniziative del Naga

Il Senato approva l'emendamento che abroga il principio di non segnalazione degli immigrati irregolari da parte delle strutture sanitarie. Indignazione? Sdegno? Sì, va bene, ma soprattutto azione.

E così, anche di fronte al mutismo della politica, il Naga, associazione di volontariato che si occupa dell'assistenza socio-sanitaria e dei diritti degli stranieri e dei nomadi, ha indetto settimana scorsa un incontro aperto alla cittadinanza per confrontarsi sul tema. E, con grande sorpresa di tutti, la risposta è stata eccezionale: associazioni, medici, infermieri, singoli cittadini, italiani e non.

Come nota giustamente Piero Massarotto, presidente del Naga, "di fronte a un quadro così preoccupante è emersa forte la volontà di reagire". Anche perché l'informazione sul tema è carente e, spesso, del tutto fuorviante. Ad esempio, quanti TG, giornali, siti Internet e blog (questo compreso) hanno sottolineato tra gli effetti del cosiddetto "Pacchetto sicurezza" solo l'esclusione de facto degli immigrati irregolari dalle cure ospedaliere? Eppure la legge non rappresenta solo un nuovo, insensato ed inumano passo avanti verso la criminalizzazione dell'immigrato, come ci spiega Domenico Abbate: "Se si legge attentamente il disegno di legge, si nota come il vero bersaglio sono i poveri di qualunque colore, razza o nazionalità, italiani compresi".

L'emendamento non solo toglie strumenti di tutela ai lavoratori stranieri, rendendoli ancora più sfruttabili (e pensare che già oggi, come ricorda Abbate, "nei cantieri Expo2015 i lavoratori immigrati, la maggioranza, sono pagati 2,50 euro all'ora"), ma punta a "controllare tutti i soggetti poveri (e i loro spostamenti sul territorio) presenti nel paese attraverso il vincolo dei metri quadri per persona residente. Ad esempio, quattro persone, straniere o italiane, per risiedere assieme - qualunque sia la motivazione: studio, ricongiungimento con la famiglia, lavoro, ecc... - devono avere a disposizione un appartamento di 70 metri quadri per ottenere la residenza. E adesso, per poter firmare un contratto d'affitto, è necessaria la residenza".

Dal confronto tra le varie realtà intervenute, racconta Massarotto, "è sembrata evidente l’esigenza di iniziare un percorso politico-culturale che sia propositivo e non solo resistenziale". Questo percorso sarà costellato di iniziative di vario genere, da attività informative per stranieri e italiani al lancio di campagne di disobbedienza civile negli ospedali, fino ad ipotizzare un clamoroso sciopero generale dei migranti in tutta la provincia di Milano.

Ma la prima tappa di questo percorso è rappresentata dall'assemblea pubblica cittadina che si terrà domani (martedì 17 febbraio) alle 21.00 presso la Casa della Cultura di Milano (via Borgogna 3, accanto alla fermata San Babila della metropolitana rossa) "Per il diritto alla salute, contro l'attacco ai diritti di tutti, per fermare il pacchetto sicurezza, per una società aperta ed inclusiva".

Se l'indignazione non vi basta, ecco un'ottima occasione per iniziare ad agire.

Little Prince(ss)

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In viaggio per un figlio - La mamma è sempre la mamma. Anche quando raddoppia (2° parte)

Dove eravamo rimasti...
* 1° parte - Due mamme tenaci

GIUSI, CRISTINA E LUISA

Dormi figlio che domani ce ne andremo
sambadi sambadiò
con la nave il mondo attraverseremo
sambadi sambadiò
(Sambadiò, Pippo Pollina)

Giusi ha 43 anni, la sua compagna Cristina 40, la loro bambina Luisa sei, mentre ne ha solo due il cane, che si chiama Odie come il beagle dei fumetti di Garfield. Giusi insegna, Cristina fa l’impiegata, Luisa va a scuola, mentre Odie… beh, non pensate che sia sempre così facile stare dietro ad una bambina di due anni!

Giusi e Cristina, siete una famiglia? “”. Ma la legge italiana dice di no e non vi riconosce (e quindi non vi tutela) né come coppia né come madri… “Non è certo un pezzo di carta in più che ci certifica che siamo una famiglia, ma è assurdo: lavoriamo, paghiamo le tasse, votiamo, ma ci è negato il diritto fondamentale di essere riconosciute come famiglia!”.

Eh sì, perché Giusi e Cristina, con la loro piccola Luisa, hanno avuto la sfortuna di essere nate in Italia e di abitare nella “modernissima” Lombardia. “I nostri politici, sia di sinistra che di destra, non hanno mai fatto niente per noi. E non sembrano intenzionati a farlo…”.

E così hanno deciso di andar via. Anche perché, nonostante finora non ci siano stati particolari episodi di omofobia, l’inizio della scuola della piccola fa un po’ paura: “I bambini possono essere crudeli, soprattutto se supportati da genitori ‘ignoranti’, nel senso che ignorano la nostra situazione”.

E così Giusi e Cristina a maggio si sposeranno in Spagna, paese dove hanno intenzione di andare a vivere: “Lo facciamo principalmente perché nostra figlia sia tutelata, cosa che qui in Italia è impossibile. In Spagna Luisa sarà adottata dalla madre non biologica in modo che non abbia problemi nel caso una delle due venisse a mancare”. Sì, perché il matrimonio sarà pure un pezzo di carta, ma porta con sé diritti. “E poi pensiamo che, dopo dieci anni che ami una persona, sia la logica conclusione, indipendentemente dall’orientamento sessuale”.

Giusi, Cristina e Luisa. Chiamatele pure come volete: emigranti, esuli, fuggiasche... Ma per prima cosa chiamatele “famiglia”.


SILVIA E CATIA

Dormi figlio che presto la notte è fonda
sambadi sambadiò
e la luna in cielo non è ancora rotonda
sambadi sambadiò
(Sambadiò, Pippo Pollina)

Silvia e Catia, impiegate in una grande società di telecomunicazioni del napoletano, sono semplicemente “due persone che si sono innamorate come succede ogni giorno a milioni di persone”.

Forse però si sono innamorate nel paese sbagliato, visto che l’Italia è uno dei pochi membri dell’Unione Europea a non prevedere alcuna forma di riconoscimento giuridico per le unioni omosessuali: “Per lo Stato noi coppie omosessuali siamo famiglie fantasma. Dobbiamo condividere ogni giorno con una completa mancanza di tutela e di sicurezza. Ad esempio, nel caso di morte del compagno la famiglia d'origine ha diritto a ereditare tutto ciò che era del figlio, compresa l'eventuale parte della casa, del conto corrente, dell’autovettura o di qualsiasi altra cosa, anche se acquistata insieme, dividendo spese e sacrifici. E poi se una di noi dovesse subire un incidente e rimanere incosciente sarebbe informata solo la famiglia d'origine che avrebbe il diritto completo di decidere sulle visite, sulle cure e sull’assistenza”.

In questo quadro difficile, Silvia e Catia, grazie anche al sostegno dell’associazione Famiglie Arcobaleno, hanno comunque deciso di affrontare il percorso della genitorialità. Un percorso difficile: “Io sarò per lo Stato una ragazza madre e quindi la mia compagna non avrà nessun diritto sul nascituro, nonostante l’amore e l'impegno morale ed economico, e dovrà vivere costantemente con l'incubo che mi possa capitare qualcosa. In quel caso la mia famiglia di origine avrebbe priorità sul bambino, anche nel caso non ci parlassi o non la vedessi da anni”. Ma non occorre pensare solo alle tragedie: “In caso di nostra separazione, potrei decidere di non farle vedere più il bambino e lei non potrebbe fare nulla”.

Sono queste le angosce e le paure con cui convivono tante famiglie omosessuali, soprattutto quelle in cui ci sono bambini.

Andrò a partorire con il testamento sotto braccio e sperando che tutto vada bene”: una frase terribile, ma normale nell’Italia del 2009. Per questo Silvia e Catia lanciano un appello: “Spesso le persone danno per scontati i diritti di cui godono e continuano a chiedersi il motivo delle nostre battaglie. A queste persone chiederei di fermarsi un momento a riflettere e provare almeno per una volta a guardare attraverso i nostri occhi”.


I prossimi capitoli:
* 3° parte - Famiglie Arcobaleno
* 4° parte - Mi toglieranno mio figlio?

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Il grande colibrì