Privati nell'acqua, privati dell'acqua: ecco perché privatizzare i servizi idrici è un'assurdità

Privato è davvero sempre meglio? L'idea è talmente sciocca e ha talmente poche basi teoriche ed empiriche da non essere appoggiata neppure dal New Public Management, quell'insieme di pratiche e teorie che è alla base dei processi di privatizzazione di tutto il mondo. Il privato (esattamente come il pubblico) - si dice - non è in sé più efficace, efficiente, sostenibile o equo. Tutto dipende dalla natura del bene o del servizio che si vuole produrre e distribuire.

I servizi idrici sono un tipico bene per il quale è preferibile una gestione pubblica. Questo non solo per le infinite connessioni tra l'acqua e il rispetto dei diritti umani (primo tra tutti quello alla sopravvivenza), le condizioni di vita e di lavoro, la salute e l'igiene, la produzione agricola e industriale, l'ambiente e altri mille aspetti sui quali l'autorità pubblica non può permettersi di fare un passo indietro; ma anche perché la privatizzazione dell'acqua ha dimostrato, in Europa come nei paesi meno sviluppati, di produrre effetti economici negativi, inefficienze, sprechi, mancanza di investimenti, carenza di qualità...

Per non parlare degli effetti sociali devastanti. Nei paesi più poveri, dove la privatizzazione ha riconfermato la negazione dell'accesso all'acqua a gran parte della popolazione. Ma anche nei paesi più ricchi, come l'Italia: Milano (gestione pubblica dei servizi idrici) offre al tempo stesso i prezzi più bassi e servizi eccellenti, mentre Agrigento (gestione privata) offre acqua a "rubinetti alterni" (un giorno sì e l'altro no) facendo spendere al cittadino-consumatore cifre 4,5 volte più alte che a Milano!

Per non parlare, poi, della natura stessa del bene acqua, caratterizzato da una domanda inelastica (in altre parole: ognuno di noi ha bisogno di una certa quantità di acqua per soddisfare bisogni minimi di idratazione e di igiene, senza differenze tra ricchi e poveri e senza che le variazioni nel prezzo dell'acqua modifichino la desiderabilità - e l'essenzialità - di questo bene). Le normali regole di incontro di domanda e offerta nel libero mercato, semplicemente, non sono applicabili. La "mano invisibile" è monca. E la vendita dell'acqua come una merce qualsiasi produce pesanti effetti regressivi.

Certo, così come stanno le cose oggi non si può andare avanti. L'acqua non è solo un bene essenziale per tutti, ma anche un bene prezioso. Il carrozzone burocratico sta portando a sprechi immensi di "oro blu" e a consumi scriteriati da parte di industrie, agricoltori e semplici cittadini (tanto l'acqua del rubinetto non costa quasi nulla...). Ma la risposta privatistica agli errori (ed orrori) del pubblico semplicemente non funziona.

Innanzitutto, una larga parte degli sprechi è da imputare al fatto che i nostri acquedotti sono colabrodi. Ma perché un'impresa privata, che per sua natura (e senza scandalo) persegue la massimizzazione del profitto, dovrebbe investire in infrastrutture, quando può guadagnare continuando a offrire un prodotto di scarsissima qualità con una spesa minima? L'efficienza del mercato (almeno secondo il modello classico) è data solo dalla concorrenza. Ma nei servizi idrici possono esistere solo monopoli. E i monopoli privati, dicono gli economisti, rappresentano la soluzione di maggiore inefficienza.

E' poi vero che il consumo eccessivo di acqua è uno spreco causato anche dai prezzi stracciati offerti dai gestori pubblici. Il privato, per guadagnare, potrebbe imporre prezzi più alti, che ridurrebbero la domanda "in eccesso". Ma è altrettanto vero che il privato, se vuole guadagnare ancora di più, deve vendere di più, aumentare i consumi, incentivare la domanda... con un effetto paradossale e ambientalmente insostenibile. E poi perché non chiedere semplicemente un aumento dei prezzi offerti dai gestori pubblici, obbligandoli a reinvestire i profitti nell'ammodernamento della rete?

Insomma, nella gestione del patrimonio idrico nazionale le pubbliche amministrazioni si sono finora dimostrate fortemente inefficienti, tra sprechi colossali, servizi pessimi (soprattutto nel Meridione) e disincentivi tariffari alla riduzione dei consumi abitativi, agricoli e industriali. Ma il processo di privatizzazione forzosa aperto dal decreto Ronchi, approvato in Senato [Unità], servirà solo a peggiorare le cose...

Little Prince(ss)

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4 commenti:

  1. la privatizzazione dell'acqua è assurda se la si guarda con l'occhio dell'etica o con quello della convenienza della gente. se invece la si guarda con l'occhio della convenienza di quei pochi che ci guadagnano diventa logicissima. di solito per capire il perché di scelte così apparentemente illogiche basta guardare chi è amico di chi.

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  2. ottimo post, non fa una piega. io punterei sull acqua pubblica al 100%, non società miste. farei pagare il costo dell acqua progressivamente in base al consumo, una prima quota gratis o a basso costo, poi scaglioni e sopra una certa quota si inizia a tassare molto perchè significa spreco.

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  3. @ Rigitans':
    Perfettamente d'accordo.

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  4. Salve,

    c'è un aspetto della battaglia per l'acqua pubblica o privata che finora (spero di sbagliarmi ovviamente) è stato finora quasi completamente ignorato: quello spiegato nell'articolo Acqua pubblica o privata? All'australiana, grazie!

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Il grande colibrì