I diritti digitali sono in pericolo, corpo di mille balene! Parla Athos Gualazzi del Partito Pirata

"Riformare radicalmente la legge sul copyright, eliminare il sistema dei brevetti e garantire che il rispetto del diritto alla privacy dei cittadini": con questi tre semplici obiettivi il Piratpartiet, il Partito Pirata svedese, ha ottenuto alle scorse elezioni europee il 7,1% dei voti in Svezia. Un risultato sorprendente che ha permesso l'emergere di una realtà politica importante, che raggruppa formazioni di ben 33 paesi di Europa, America e Oceania. Compresa l'Italia, dove opera il Partito Pirata Italiano. Ne intervistiamo il presidente, Athos Gualazzi.

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Il trionfo del Piratpartiet in Svezia ha creato attenzione sull'esistenza di esperienze simili anche in altri paesi del mondo. E anche l'Italia ha il suo Partito Pirata...

Quando nel 2006 siamo venuti a conoscenza del Piratpartiet e delle sue iniziative eravamo un nucleo di amici del gruppo no1984.org e tentavamo di rendere noto ai non addetti ai lavori le potenzialità e i rischi della Rete informando la stampa. L'occasione dell'interesse suscitato dagli Svedesi ci ha fornito il pretesto per concretizzare anche in Italia la stessa formazione.


Ma non siete un vero e proprio partito, giusto?

Beh, anche i partiti tradizionali sono nati come associazione per proporsi come partito in occasione di elezioni.


Voi non volete scaricare ogni cosa da Emule e basta, ma anzi non promuovete né appoggiate alcuna violazione delle leggi esistenti. Vi battete invece per la riforma del copyright, dei brevetti, ecc... Ci può dire qualcosa su queste battaglie?

Riteniamo che in democrazia si possa pretendere di cambiare le leggi quando queste sono palesemente eluse perché ritenute ingiuste dalla stragrande maggioranza della popolazione. Per essere interlocutori attendibili nei confronti del legislatore sosteniamo che questo è un dato di fatto indipendente dal nostro appoggio. Così come per il copyright, i brevetti e tutti i punti del nostro programma per i quali ci siamo attivati, sosteniamo che le attuali leggi e normative vadano riviste alla luce delle esigenze della popolazione e dello sviluppo tecnologico.


Ma riformare copyright e brevetti non potrebbe tradursi in un disincentivo per la produzione di cultura e di tecnologia, dal momento che ridurrebbero la convenienza economica per autori, inventori e imprese?

Assolutamente no! E' ampiamente dimostrato che sono troppi i passaggi fra l'autore e l'utilizzatore finale. Nel settore del diritto d'autore, applicato ai testi, siamo arrivati al punto che abbiamo aspettato il 31 dicembre del 2008 prima di poter legittimamente scaricare da Internet una copia de "Il piacere" di Gabriele D'Annunzio in formato digitale.


Davvero?!

Sì. Sebbene l'opera di D'Annunzio [nella foto accanto; ndr] sia stata scritta tra il 1888 ed il 1889, infatti, i diritti d'autore su di essa sono scaduti, per una convenzione legislativa internazionale, solo al termine del 70° anno dopo la morte dell'autore, avvenuta il 1° marzo del 1938, cioè il 31 dicembre 2008. Tra la pubblicazione dell'opera e la scadenza dei diritti d'autore su di essa sono passati quindi 120 anni!

Quando è stato scritto "Il piacere" l'automobile era appena stata inventata (Daimler-Benz, 1885). L'aeroplano sarebbe stato inventato soltanto 20 anni dopo (Fratelli Wright, 1903). Nonostante questo, i diritti su "Il piacere" sono scaduti circa 40 anni dopo la conquista della Luna (Apollo 11, 1969). Più che diritto d'autore si può ben parlare di diritto dinastico...

Si tenga inoltre presente che chi scrive lo fa più per divulgare un proprio pensiero che per denaro e oggi la Rete è uno strumento di divulgazione assolutamente non paragonabile a qualsiasi altro strumento sia stato inventato prima, quindi un autore potrebbe benissimo mantenersi chiedendo un obolo decisamente irrisorio al lettore e, se lo merita, raccogliere molto più denaro che attraverso i canali tradizionali.


Qual è lo stato delle libertà digitali in Italia?

In Italia i "poteri forti" temono la libera circolazione delle idee e delle informazioni: la Rete neutrale permette in tempo reale lo scambio fra tutti i navigatori, non è possibile governarla come la carta stampata o la televisione... Ecco che quindi si tenta di imbavagliarla!

In Parlamento sono depositati diversi disegni di legge presentati dagli onorevoli Barbareschi [nella foto accanto; ndr], Carlucci, d'Alia, Pecorella/Costa, eccetera eccetera... tutti tendenti a porre paletti alla libera navigazione e alla libera espressione, vuoi obbligando i blogger a registrare la testata in tribunale, vuoi rendendoli responsabili dei "commenti" oppure sventolando lo spauracchio della pedofilia.


Insomma, la rete è sotto attacco...

Sì, la Rete è seriamente minacciata e non solo in Italia ma in tutta Europa. E' di questi giorni il tentativo della Commissione Europea d'inserire nelle direttive Telecom Pakage un emendamento che permetterebbe ai fornitori di connettività di diversificare il servizio: questo permetterebbe loro di operare censure e discriminazioni a piacimento!


Ma non è un falso problema? C'è chi dice che porre limiti alla libertà della rete è tecnicamente impossibile...

Non è esatto. Se da una parte è difficile filtrare e limitare la Rete perché la tecnologia ci permette di aggirare eventuali filtri e oscuramenti, è altrettanto vero che tale tendenza porterebbe a limitare sempre più gli utilizzatori, rendendo le soluzioni sempre più complicate e difficoltose da applicare. Insomma, anziché ridursi, il digital divide si amplierebbe per difficoltà oggettive.


Ha davvero senso battersi per la libertà della rete in Italia, quando la gran parte della popolazione utilizza solo la tv come fonte di informazione e di cultura?

Questa è decisamente la domanda clou. Ci troviamo nella stessa situazione di quando veniva proibita la lettura adducendo che le tradizioni stavano nel trasmettere la cultura di padre in figlio verbalmente, ma in realtà era per limitare la conoscenza a pochi che esercitavano il potere!

La Rete è lo sviluppo della televisione, come il telefono lo è stato del telegrafo: ha le funzioni della televisione, della radio, del telefono, del telegrafo e sostanzialmente di qualsiasi mezzo di comunicazione. Ed è interattiva, cioè non ci sono più i datori e i ricevitori di notizie ma un unico soggetto che è contemporaneamente sia fruitore che autore a sua insindacabile volontà ed è questo che spaventa chi gestisce il potere: non è più possibile pilotare le informazioni come è difficile speculare sulla cultura.

Giusto per questi motivi dobbiamo batterci perché la gente possa partecipare a questo mezzo di comunicazione: è attraverso questo mezzo che vi sarà un ulteriore sviluppo sociale paragonabile all'invenzione dei caratteri da stampa di Gutenberg.


Little Prince(ss)

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4 commenti:

  1. Interessantissimo!

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  2. Intervista molto chiara, complimenti

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  3. se si candidano li voto

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  4. se si candidano li voto

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Il grande colibrì