
Un problema richiede di ri-analizzare la situazione in modo tale da renderla comprensibile, si frappone alla soluzione di un compito ostacolandolo non con complessità ma con confusione: un problema nasce con la psicologia, non con i dati di realtà, ed ostacola il raggiungimento di una soluzione ponendola sopra una vetta irraggiungibile.

Queste basi della teoria sistemica e della teoria del caos possono adattarsi a qualunque campo: dall’economia alla sociologia, dalla medicina all’informatica e, perché no, anche alla politica.
Ormai è abbastanza chiaro che in Italia e, soprattutto a Milano, l’immigrazione è più un problema che una situazione complessa. Si è volutamente scelto di vederla in questi termini, posticipando una qualche soluzione, perché in questo modo è più semplice da sbattere in faccia alla fauna inferocita pronta ad assimilare qualunque entità a lei non congeniale come causa principale di tutti i suoi malesseri.

Le rivolte di via Padova a Milano di sabato sera tra comunità latina e nordafricana nate dopo l’omicidio di un giovane egiziano non sono né un punto di arrivo né di partenza; non è nemmeno qualcosa in secondo piano rispetto a Ciancimino o ai casini di Bertolaso o della Protezione civile presi come pretesti per dire sempre le solite trite ritrite cose su quanto faccia schifo un sistema e certe persone in particolare. Lo si è capito, ma basta scoreggiare parole.

Le motivazioni in Italia per quanto riguarda l’immigrazione sono tante, la maggior parte delle quali è compresa nell’elenco di quelle non molto pubblicizzate perché considerate di piccolo taglio. Che poi siano queste quelle più quotidiane e, quindi, più a rischio di non sopportazione è altro discorso.
Così si può continuare a decidere come vedere questa situazione. E’ una scelta, che riflette poi le priorità di ognuno. Speriamo sia una di Ciancimino: altrimenti come farà l’Itaglia ad accorgersene?
Milesmood
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