Mi toglieranno mio figlio? - La mamma è sempre la mamma. Anche quando raddoppia (4° parte)

Dove eravamo rimasti...
* 1° parte - Due mamme tenaci
* 2° parte - In viaggio per un figlio
* 3° parte - Famiglie Arcobaleno

ELETTRA

Due bombe carta contro la Gay Street romana (Repubblica). Ultimo, ma non ultimo, clamoroso atto di omofobia terroristica in questa Italia allo sbando. Chissà se qualcuno farà finta di scoprire l'emergenza solo oggi. Come se l'omofobia non dominasse tanti piccoli gesti, tante piccole parole, tante piccole e sconosciute storie. Come quella di Elettra Diversity (nome di fantasia), una madre lesbica che ci ha scritto sconfortata dopo aver letto l'inchiesta "La mamma è sempre la mamma. Anche quando raddoppia". Ecco il suo racconto, seguito dai consigli legali dell'avvocato Stefania Santilli, che da sempre è vicina all'associazione Famiglie Arcobaleno e che ha già collaborato con noi parlando di atti osceni in luogo pubblico.

Little Prince(ss)

* * *

Sono Elettra Diversity, nome ovviamente falso, ma per la storia che vi sto raccontando ho dovuto farlo. Ho 32 anni e dal 31 gennaio 2007 ho trovato il vero amore, quello che solo una donna mi ha saputo dare. Non avrei mai immaginato di trovarmi così impantanata!

Quando l'ho conosciuta, nella primavera del 2006, vivevo un rapporto in crisi con il mio compagno da 7 anni. Eravamo in una sede distaccata della nostra università, lei finiva la triennale ed io avevo appena vinto una borsa di studio di un anno in microbiologia. La guardavo come mai ho guardato un uomo... e non mi sono mai mancati! Mi venivano i brividi e pensavo: "Non sono lesbica, ma se mai lo fossi, LEI sarebbe la mia donna!". La trovavo bellissima e mi affascinavano la sua timidezza ed il suo essere introversa.

Ci iscrivemmo entrambe alla specialistica e fummo costrette a spostarci presso la sede centrale dell'università ad oltre 100 km da casa. Bene: è necessario un trasferimento. Nella mia mente nascevano pensieri strani: io volevo lei, volevo di po' di lei! Nel frattempo la storia con il mio compagno terminava, ma rimanemmo in buoni rapporti ed io gli confidai che mi piaceva una donna...

Ci trasferimmo a settembre 2006, purtroppo non nello stesso appartamento, ma grazie agli amici comuni ed allo stesso corso di studi eravamo praticamente sempre insieme. Io mi sentivo impazzire: a lezione non facevo che guardarla... Ho delle immagini di quel periodo perfettamente scolpite nella mia mente: emozioni, batticuori...

Alla fine scoppiai e a novembre andai a prenderla al collegio dove alloggiava e la portai in un parco. Faceva freddissimo, ci sedemmo su una panchina e la luce di un lampione avvolta nella nebbia illuminava la scena. Le confessai tutto. Panico. Lei non cedette, mi chiese se per me era meglio non vedersi, se la cosa mi avrebbe fatto soffrire di meno. Scoppiai a piangere e la supplicai almeno di rimanermi amica... Che botta!!! Non riuscivo a stare sola e nel weekend quando tornavo a casa continuavo a vedermi con il mio ex. Gli raccontai l'accaduto e, forse per solitudine di entrambi, finimmo a letto.

7 gennaio 2007: scopro di essere rimasta incinta. Del resto ho sempre voluto un figlio... ma io non amo quell'uomo... io voglio Lei... ed è la prima a cui lo dico!

Dopo le vacanze di Natale, rientrai all'università e lei si trasferì a casa mia per starmi vicina. Dormiva con me. Provavo a baciarla e lei si tirava indietro. Scoppiavo sempre di più. La mattina del 31 gennaio di quel 2007 si fece avanti lei: mi sentivo scorrere brividi mai provati.

Durante quell'anno accademico siamo state l'una l'ombra dell'altra. Il padre di mio figlio, pur non essendo molto presente, era a modo suo preoccupato, ma non chiedeva niente. L'idea che mi stessi facendo una storia con una donna non l'avrebbe capita né appoggiata. Sapevo comunque che l'avrebbe riconosciuto. I miei sentivano che la nominavo. Li ho invitati a pranzo una domenica che c'era anche lei, ma l'ho presentata come un'amica.

Loro però non hanno mangiato la foglia. La mia pancia cresceva. E, con lei, anche i problemi.

A luglio 2007, con il termine delle lezioni, avevo lasciato l'università. Lei aveva iniziato a lavorare come cameriera stagionale. Ci si poteva vedere davvero poco. I miei mi stavano con il fiato sul collo, non volevano neppure che la nominassi. Era un pomeriggio di settembre, dieci giorni prima che il cucciolo nascesse. Avevo detto ai miei che andavo a mangiare un gelato con un'amica... ed in effetti sono andata a mangiare il gelato, ma con Lei. I miei ci hanno viste e non hanno gradito la bugia. Al rientro a casa è scoppiato il pandemonio.

Ho sputato il rospo, ho detto che avevamo una storia. Le urla non le dimenticherò mai. Il cucciolo tirava calci fortissimi. Pensavo a lui, pensavo al mondo in cui sarebbe dovuto nascere. E' stato l'unico momento in nove mesi in cui ho pensato di aver sbagliato a proseguire la mia gravidanza. Il cucciolo non merita un mondo così marcio. Troppo tardi!

I giorni successivi sono stati tremendi per entrambe. Io chiusa in camera e lei al lavoro a 40 chilometri di distanza. Lei, che mi è stata accanto per tutta la gravidanza e che ha sentito i primi calci del cucciolo, avrebbe dovuto assistere al parto, ma in quell'ospedale non ci è mai potuta entrare.

Mia madre ha minacciato di andare a raccontare tutto a sua madre che usciva da un brutto periodo di chemio. "Crepassero tutti, la nostra famiglia è rovinata e non me ne frega niente di far star male sua madre!": queste, tra le cose che diceva, erano le più gentili. Mio padre, dalla sua, era molto più freddo e razionale: "Se provi a pensare di andare a vivere con lei ti faccio togliere il bambino". Il cucciolo è nato fuori tempo e mi è stato indotto il parto per carenza di liquido amniotico.

Non ho avuto una contrazione, ho solo pensato che il cucciolo sapeva che avrebbe incontrato un mondo triste e pericoloso e che non voleva uscire. Mi sono colpevolizzata tantissimo ed ho colpevolizzato molto i miei, e mentre spingevo ricordo perfettamente che nella mia testa non facevo che ripetere: "Scusa, figlio mio, scusami per i problemi che dovremo affrontare...".

Ecco, questa è la mia storia. Il cucciolo ha quasi 2 anni. Non sa il nome di Lei e la chiama zia, ma presto racconterà tutto quello che vive e dirà dove andiamo ed io ho paura. Mia madre del resto non si esime dal chiedergli in modo malizioso: "Che hai fatto? Dove sei stato? Chi c'era?".

Io e Lei ci vediamo raramente, ma ci sentiamo tutti i giorni. I miei controllano le mie uscite e mi fanno l'interrogatorio ogni volta che mi sposto. Ci siamo laureate entrambe con lode, ma in sessioni differenti per fare in modo che i miei ed i suoi non si incontrassero. Adesso siamo disoccupate e sogniamo una vita insieme. Non possiamo trasferirci lontano perché il padre di mio figlio sarebbe un ulteriore ostacolo se gli allontano il cucciolo (per il bambino è molto presente e lo vede da sempre tutti i giorni).

Il cucciolo viene prima di chiunque, a costo di essere un'eterna infelice, ma quanto mi costano care le mie scelte! Quanto dovrò soffrire per non poter amare la mia compagna? Perché i miei preferirebbero vedermi infelice piuttosto che comprendere - e dico comprendere, non accettare! - che se sto male io sta male mio figlio e che mi hanno rovinato l'ultimo periodo di gravidanza. E pensare che sono cresciuta in una famiglia che si è sempre dichiarata aperta: "Basta che ci sia amore" dicevano! Che è successo? Vale solo per i figli degli altri?

La minaccia di mio padre comunque è quella che più mi spaventa. Tempo fa un avvocato mi ha detto che mi potrebbero togliere la custodia di mio figlio per immoralità. Vorrei sapere se è realmente possibile. Vorrei sapere se il cucciolo rischia di passare anche un solo giorno della sua vita in mano agli assistenti sociali. Vorrei sapere se il ricatto corrisponde davvero ad un rischio che corro.

E dopo aver letto la storia pubblicata sul vostro blog, quella di Federica, Cecilia ed Arianna, rifletto e penso che sia il caso che qualcuno legga anche l'altro lato della medaglia, quello delle storie non a lieto fine, quelle storie che si vivono sempre con un peso micidiale sullo stomaco ed una voglia di vomitare fuori tutto quello che si ha dentro... ma non si può! C'è una creatura che non merita di trovarsi in mezzo a questioni che non ha scelto di vivere!

Solo pochissimi amici sanno della mia relazione ed io posso dire che per fortuna la maternità mi ha dotata di una corazza talmente spessa che le tensioni e i miei stati d'animo mi scivolano addosso e non arrivano al piccolo. Ma quanto potrò durare? Non lo so.

Elettra Diversity

Chi condivide i problemi di Elettra Diversity la può contattare su Facebook.

* * *

Secondo il nostro ordinamento, il criterio guida in tema di affidamento dei figli è la preminenza del loro interesse morale e materiale. In altre parole, alla base di ogni decisione di affidamento dei minori vi è l'effettiva ricerca dell’interesse del minore, alla luce del quale sono irrilevanti le condizioni o le condotte di un genitore, anche quando contraddistinte da illegalità o da contrarietà alla morale corrente (tossicodipendenza, attività di spogliarellista, precedenti penali, prostituzione, ecc...).

Questo principio – già presente nella legge 898 del 1970, che ha introdotto il divorzio nel nostro ordinamento, e nella successiva legge di riforma del diritto di famiglia (legge 151/75) – è stato riaffermato dal nuovo articolo 155 del codice civile, che ha confermato il diritto del figlio minore a mantenere un rapporto continuativo con ciascuno dei genitori e di ricevere da entrambi cura, educazione ed istruzione.

La giurisprudenza ritiene che non sono leciti i parallelismi tra contegni o impostazioni del vivere e l’attitudine genitoriale, sempre che non si riscontri in concreto un pregiudizio per il minore. In altre parole, le relazioni omosessuali non presentano, di per sé, alcun fattore di rischio o di disvalore giuridico rispetto a quelle eterosessuali: l’omosessualità del genitore si pone in termini non diversi dalle opzioni politiche, culturali e religiose, che pure sono di per sé irrilevanti ai fini dell’affidamento.

La decisione dell’affidamento non comporta quindi un giudizio sulla personalità e condotta di vita dei genitori ma verte sulla idoneità genitoriale e, soprattutto, sul rapporto in concreto instaurato con il figlio.

La relazione (etero od omosessuale) del genitore potrà in casi specifici fondare un giudizio negativo sull’affidamento o sull’idoneità genitoriale, solo allorquando - ma si tratta di ipotesi residuali - sia posta in essere con modalità pericolose per l’equilibrato sviluppo psico-fisico del minore o il nuovo partner del genitore affidatario appaia nocivo al minore (ad esempio nel caso della madre affidataria convivente con partner che impone la sua personalità invadente; è stata ritenuta scorretta la condotta del genitore affidatario che cerca di spostare l’amore dei figli verso il proprio convivente- Cass. 12 febbraio 1971, n. 364).

Stefania Santilli

Leggi anche:
* I pinguini gay adottano un pulcino: cosa c'è di più naturale di una famiglia fondata sull'affetto?
* La mamma è sempre la mamma. Anche quando raddoppia - Inchiesta in 4 parti
* Per il tribunale di Catanzaro sono gli omofobi, non i gay, i cattivi genitori

3 commenti:

  1. elettra diversity2 settembre 2009 17:59

    Grazie per aver pubblicato la mia storia e per aver contattato l'avvocato delle famiglie arcobaleno. In un periodo di orrori, di attacchi omofobici ed altre bruttezze, la solidarietà della comunità gay e dei non gay che hanno principi ed ideali fondati sul rispetto x l'altro, infonde davvero molto coraggio. ELETTRA DIVERSITY

    RispondiElimina
  2. cara Elettra, sei una donna forte, hai tutto il mio rispetto!

    RispondiElimina
  3. Ti faccio tanti auguri per il futuro Elettra, perchè tu possa finalmente vivere con serenità la tua storia e la tua vita..
    Non mollare..Anche se è durissima, sono sicura che alla fine ce la farai.

    RispondiElimina

Il grande colibrì