Ragazzi con la pistola: il lato oscuro e sexy dei cattivi ragazzi nelle fotografie di Andy Houghton

Immagini dall'ispirazione dirompente, cariche di una tensione e di un'intensità fortissime, fotografie che ti travolgono emotivamente ed eroticamente. I ragazzi "belli e dannati" di Andy Houghton sono apparsi su numerose riviste di moda internazionali, ma nulla hanno a che fare con le pose atteggiate di tanti burattini palestrati, che spesso mimano violenze patinate. I modelli fotografati da Andy Houghton non sono figurine di carte, ma uomini in cui scorre aggressività, indifferenza, fragilità, vita. Abbiamo intervistato questo importante artista.

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Come è nata la tua passione per la fotografia?

Sono sempre stato una persona creativa e ho sempre apprezzato l'arte in ogni sua forma. All'inizio volevo diventare un disegnatore o un illustratore, ma, sin da piccolo, sono sempre stato circondato dalla fotografia. Già nei primi anni '80 mio padre era un appassionato di fotografia. Ricordo che lo guardavo nella camera oscura mentre trattava le sue fotografie nelle vaschette: per me era affascinante osservare le immagini apparire sulla carta.

Fu proprio mio padre a regalarmi la mia prima macchina fotografica: io me la portavo sempre dietro, soprattutto per fare foto agli amici, e prendevo ispirazione da qualsiasi cosa per creare servizi fotografici!

Dopo aver lasciato la scuola, ho studiato arte e design al college di Hull e per un po' ho lasciato da parte la mia passione per la fotografia. Sono andato avanti a studiare design della moda per un po', ma poi mi resi conto che quella non era la mia strada. Tuttavia la moda mi ha sempre interessato e così fondere questa passione con la fotografia mi è sembrato un processo del tutto naturale.


E quindi ti sei iscritto a un corso di fotografia?

No, in larga parte sono un autodidatta della fotografia, a parte quello che mi ha mostrato mio padre. Non sono un tecnico quando si tratta di scattare una foto: lavoro in modo intuitivo e cerco di realizzare l'immagine per come "sento" che dovrebbe essere. E' una cosa alchemica, più che altro.



Pistole, sigarette, punizioni, prigioni: i tuoi modelli in genere non impersonano "bravi ragazzi"...

Certo, le mie fotografie hanno un lato oscuro ed è una cosa intenzionale, ovviamente. Ogni giorno nei film e in televisione vediamo pistole, violenza e fumo, ma tutto ciò, non appena lo usi in un'immagine ferma, assume un nuovo significato ed è proprio questo ad interessarmi. Mentre scatto, tendo a pensare in modo cinematografico e quindi a creare delle sceneggiature nella mia testa. Tratto i modelli come attori, descrivo loro una situazione all'interno della quale agire e io lavoro a partire dalle loro azioni. Non mi piace dare troppe indicazioni ai modelli.


Ma secondo te perché i "cattivi ragazzi" sono così sexy? Che relazione esiste tra violenza e sessualità?

Con le mie fotografie mi piace sfidare i limiti ed esplorare il lato più oscuro dell'umanità. Credo che quando si mettono insieme violenza e sessualità in un'immagine ferma, essa pone immediatamente delle domande e assume molte interpretazioni differenti. Nelle mie immagini, la pistola è soprattutto un simbolo fallico. E nelle mie immagini mi piace sviluppare un senso di costrizione, cosa che non va confusa con il bondage o il sadomaso.


Ma un limite non viene varcato: anche quando i tuoi bellissimi modelli sono nudi, non vediamo mai i loro genitali...

Sono un convinto sostenitore che il meno è meglio. Il mio lavoro ha una certa intensità erotica, ma questa si esprime in modo sottile. Credo che un'immagine sia più interessante quando offre spazio all'immaginazione. Per questo, anche se ho scattato dei nudi integrali e frontali, ho deciso di non mostrarli. Forse in futuro cambierò idea, ma, almeno per adesso, mi piace il mistero creato dal non vedere tutto. Non sono assolutamente un puritano e ammiro i lavori di nudo integrale di altre persone, ma, per quanto mi riguarda, si tratta di qualcosa che andrebbe fatto solo per una giusta ragione.


Alle foto in studio preferisci quelle in esterni o in location molto particolari...

Ho sempre preferito lavorare in qualche location piuttosto che in studio. Tutto dipende da cosa sto fotografando e da come voglio che appaia. La fotografia in esterni mi dà più libertà e mi permette di elaborare la sceneggiatura nell'immagine. Mi piace anche giocare con la luce naturale e manipolarla fino a farla diventare come la voglio io.


Posso allora chiederti qualche consiglio pratico per i nostri lettori che vogliano scattare fotografie in esterni?

Certo! Come suggerimento direi che una giornata parzialmente nuvolosa offre la luce migliore. Il sole splendente crea ombre molto scure che possono avere un bell'effetto se usate correttamente. Anche la distanza è un elemento chiave, sia che si realizzino primi piani sia che si prenda l'immagine da lontano. La questione principale è quella di inserire il modello all'interno del paesaggio in modo che l'uno completi l'altro e viceversa.


Little Prince(ss)

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3 commenti:

  1. bellissima intervista

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  2. Ciao, complimenti per il blog. Ti va uno scambio link? Fammi sapere sul mio

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Il grande colibrì