La scalata al cielo

Qualcuno ha detto, e sembrava sincero, che non bastano tre metri sopra il cielo per trovare un po' di felicità. E allora eccomi alla fine qua, in cima a tanti metri che non so più contare - ma certo era più profondo il mare che ho saputo attraversare, che ho dovuto navigare...

Nonostante le vertigini, questa altezza spaventosa, che trasforma tutto in formica e in piccola cosa, mi dà speranza e mi rincuora, perché significa che posso salire, salire ancora - salire, salire fino a dio (e poco importa che sia il loro o che sia il mio) e prenderlo per il collo e sbatterlo sulla terra, per fargli assaggiare la fame e la guerra, il sapore salato del sudore, e delle lacrime, e della fine di un amore.

Per fargli capire cos'è l'abisso e cos'è l'intolleranza e cos'è l'inferno e cos'è la disperanza e cos'è davvero il mare e cosa significa affrontarlo per poi incontrare questi sguardi che non ti vedono, queste orecchie che non ti credono, queste parole che tolgono senso, questo cielo così sporco e così denso...

Per dimostrare la mia esistenza son salito su una gru, io, e perché non dovrei chiedere lo stesso a dio? Perché tutti professano amore e fede per un essere che neppure si vede, mentre quasi nessuno crede a questa sofferenza che hanno tra le mani e danno in pasto ai loro cani? Perché anche lì in fondo, là in basso, tutta questa gente grida, fa fracasso, parla della minchia del presidente invece di salire qui, al vento ed al gelo, per preparare insieme la scalata al cielo?

[Per maggiori info sulla vicenda, StranieriInItalia]

Little Prince(ss)

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2 commenti:

  1. E' più facile credere in dio che negli uomini. Grazie per questo bel post.

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Il grande colibrì