Orsi, orsi bi-polari e orsi bruni: i bear bisessuali e di colore raccontati da Ron Suresha

Continuano le nostre riflessioni sulla cultura bear, sulle sue potenzialità e sulle critiche che le vengono mosse. Oggi sentiamo Ron Suresha, autore di importanti ricerche sulla comunità ursina e su quella bisessuale (ha scritto "Bears on Bears" e "Bi Men" e un contributo per il libro a cura di Les K. Wright, "The Bear Book") e scrittore di fiction.

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Les K. Wright denuncia il "fascismo del corpo" e il "regime della mascolinità": la cultura bear è una cultura libera?

La nostra società sempre più interconnessa ha permesso a molti più tipi di uomini gay e bisessuali, prima repressi, di riconoscere la propria omosessualità, nonostante il fatto che la loro tipologia o immagine fisica non somigli a ciò che siamo portati a considerare come "tipicamente" femmineo o gay. Inoltre questi uomini hanno scoperti di non essere attratti da quello che in genere associamo mentalmente alla cultura gay o queer.

Gli uomini che si identificano con l'identità ursina e con il movimento bear non hanno né più né meno libertà di qualunque altra persona, né per effetto di un modo di comportarsi o di atteggiamenti stereotipati, né per effetto delle influenze positive e negative delle proprie culture, né per effetto dell'etichettatura polarizzante e dicotomica della femminilità e mascolinità.


Ma si può conciliare una reale libertà con un'alta omologazione nello stile, nell'abbigliamento, nel modo di comportarsi, eccetera?

In una cultura post Brokeback Mountain, credo che molti uomini che si identificano come orsi si sentono più liberi di quanto si potessero sentire in precedenza, grazie al numero, che cresce a vista d'occhio, di persone glbtiq avanti con gli anni che fanno coming out più tardi nella vita.

Così, può sembrare che tra gli orsi vi sia una grande sfida rappresentata da uno stile omologato, ma, proprio come oggi troviamo persone queer su uno spettro di età più ampio, abbiamo anche una sfilza sempre più diversificata di tipologie fisiche. In questo modo, gli stilisti che si identificano come bear e che creano marchi di moda per celebrare "l'aspetto ursino" sono da inserire in mezzo a tutti gli altri prodotti destinati alle persone queer.


Quindi concordi con Javier Sàez quando afferma che l'identità bear non potrà mai diventare una "limitazione alla libertà" perché "le persone sono libere di unirsi alla cultura bear o di abbandonarla se lo desiderano"?

Questa idea di raggiungere o abbandonare la comunità bear è problematica. Sebbene io, personalmente, mi identifichi più in un lupo, mi considero profondamente inserito nella comunità bear, anche se non saprei dire quando "entrai" a farne parte. Sono sempre stato attratto dagli orsi e il coinvolgimento nelle comunità ursine è venuto di conseguenza. Sono coinvolto nella cultura bear professionalmente troppo profondamente, a questo punto, per pensare di abbandonarla: come dice Jack Twist in Brokeback: "Vorrei sapere come fare a lasciarti".


Esiste una sessualità specificamente ursina?

Ci sono indagini di mercato su chi si identifica come orso, ma, a quanto ne so, non esiste alcuno studio empirico che analizzi i comportamenti sessuali esclusivamente nella comunità ursina, ma mi piacerebbe vederlo realizzato. A parte questo, da quello che io personalmente ho potuto osservare, mi sembra che gli orsi siano i coccoloni più favolosi.


Perché vediamo così pochi orsi neri?

Forse sarebbe più interessante parlare più in generale di orsi di colore. In quanto uomo con discendenze etniche miste (native americane, ebraiche, latine), posso azzardare qualche ipotesi. Innanzitutto, i media bear sono posseduti e gestiti da bianchi e le immagini che vediamo nel contenuto dei loro articoli e delle loro pubblicità riflette questo orientamento etnico-razziale.

Nel 2000, tenni una discussione online su questo tema degli "orsi etnici e orsi di colore" per il mio libro "Bears on Bears". Nella discussione ci chiedemmo per quali ragioni vediamo così pochi orsi neri. Ma sono appena stato a SpookyBear (OrsoSpettrale), una manifestazione bear che si è svolta a Provincetown per il week-end di Halloween e ho potuto osservare come tra i presenti ci fosse, rispetto a dieci anni fa, forse il doppio di orsi di colore, cioè non solo di orsi neri, ma anche latino-americani, asiatici e comunque non bianchi.

E' probabile che gli orsi, in certe comunità al di fuori degli Stati Uniti, abbiano fatto un percorso più lungo verso l'integrazione razziale ed etnica, ma non ne ho la certezza. In ogni caso, credo che la maggiore visibilità degli orsi di colore rifletta un trend della cultura gay "mainstream" verso una più forte integrazione razziale ed etnica e non sia qualcosa che caratterizzi in particolare la comunità bear.


E invece esiste una comunità ursina bisessuale?

Urban Dictionarydue definizioni di "orso bi-polare": la prima, persona che ha un disturbo bipolare, ma che è anche molto, molto adorabile; la seconda, un orso polare bisessuale. Quale definizione preferisci?

Alla 9° Conferenza internazionale sulla bisessualità del 2006, io e Pete Chvany, che ha curato insieme a me l'antologia "Bi Men: Coming Out", abbiamo condotto una discussione di gruppo sul tema degli orsi bisessuali: è stata la prima volta che questo tema è stato affrontato in un dibattito pubblico.

Io credo che, trattandosi di una popolazione matura omo-mascolina e di una sotto-cultura gay maschile, esista una forte affinità tra orsi e uomini bisessuali. Penso che ci sia una sovrapposizione notevole tra queste due comunità queer, ma non ci sono molte attività, occasioni sociali per "fare rete", a parte qualche sparuto gruppo online - un gruppo bear bisessuale su Yahoo! ha avuto, ad un certo punto, molte migliaia di iscritti.

Sebbene io conosca molti orsi che si considerano in qualche misura bisessuali, non credo che oggi intorno a questa distinzione si formino, in maniera significativa, identità o occasioni di socializzazione. Se dobbiamo ipotizzare che possa emergere qualcosa di più visibile, probabilmente ciò avverrebbe per opera della comunità ursina, che è più organizzata, mentre tra gli uomini bisessuali non si organizza molto dal punto di vista politico o sociale, al di fuori della sfera sessuale.

Dal mio punto di vista gli orsi bisessuali - ma anche le lontre, i cuccioli, i lupi bisessuali - sono gli amanti più mascolini, virili e versatili che ci siano. Mi piacerebbe condurre della ricerca empirica su questi temi, quindi se c'è qualcuno di molto dotato - con una ricca borsa di studio, intendo - che abbia voglia di finanziare una ricerca sul campo, lo prego di dare un'occhiata al mio sito web e di mandarmi una e-mail!


Little Prince(ss)

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Leggi anche:
* Panza, peli e rossetto: la sociologo Javier Sáez e l'elogio degli orsi maschioni ed effeminati
* Fuori dalle gabbie: WARBEAR contro l'identità bear strumento di marketing del mercato gay
* La rivoluzione bear è andata in letargo: Les K. Wright e la cultura degli orsi gay (in 2 parti)

3 commenti:

  1. Mi rendo conto che ciò che sto per scrivere non è pertinente con l'articolo; non so nemmeno se ne abbiate già parlato, leggo da pochi giorni questo blog, quindi non posso saperlo.

    Di sicuro, la "cultura" ursina ha il fascino di sdoganare ampiamente il "mito" del frocetto perennemente giovane, sorridente, col petto rigorosamente tonico/muscoloso e glabro/depilato, ma di contro c'è un aspetto che a me proprio non va giù. E mi riferisco non al fatto che è nata "una minoranza nella minoranza" per l'effetto dello stereotipo di cui sopra, ma perché questo testimonia in maniera sempre più lapalissiana il modo con cui noi froci non facciamo altro che discriminarci progressivamente solo per una questione fisica e di abbigliamento. Non voglio fare la morale, né pretendo che i ghei siano "perfetti", ma siccome rivendichiamo diritti legislativi in quanto "parte lesa", FORSE il buon senso vorrebbe che si fosse più coesi e compatti, invece di disgregarsi per simili futilità. Non mi si venga a dire che la diversità è una ricchezza: anche in base alla mia personale esperienza, ho potuto appurare che quella comunità è nata ANCHE per relegare in un certo ambiente chi non è negli standard. Quasi fosse un OBBLIGO quello di frequentare la palestra 8 giorni su 7 e di radersi il torace 31 volte al mese o, invece, di essere così magri da riuscire ad infilarsi in una taglia zero. Trovo estremamente UMILIANTE, a livello UMANO, che esista una categoria del genere, perché prima di essere froci o etero, belli o brutti, alti o bassi, pelosi o glabri, siamo anzitutto PERSONE. E con che coraggio, poi, certi soggetti scendono in strada gridando all'uguaglianza? Meglio che mi fermi qui, va'.

    Giancarlo

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  2. @ dnasconosciuto:
    Qualcuno condividerà quello che scrivi, qualcuno no, ma sulla pertinenza non ci sono dubbi. Leggi pure le altre interviste del "fil rose", credo che ci sono molti spunti interessanti, alcuni in linea con le tue posizioni, altri in contrasto.

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  3. nonastante appartenga a questa categoria e abbia una buona fauna di estimatori di discreto calibro erotico, ahimè... non apprezzo più le culture sessuali iconografizzate: c'è gente che colleziona avventure con orsi più o meno come rampanti ...eterosessuali collezionano avventure con modelle, oppure calendari di super accessioriate. Inoltre, dietro questa patina di misticismo del pelo, ci sono uomini che soffronno di sovrappeso con conseguenti valori clinici sballati; in generale hanno un'alimentazione compulsiva che fa da specchio a disagi sociali.Mostra tutto

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Il grande colibrì