La sharia e le moschee: un'interessante ricerca indonesiana e i nostri pregiudizi

Gli islamici? Terroristi pazzi che vogliono imporre la sharia in Europa! Sui giornali, nei tg ed in televisione l'aggettivo "islamico" è accoppiato quasi sempre ai sostantivi "terrorismo", "estremismo" e "fondamentalismo", mentre l'unico volto di una persona islamica che sappiamo riconoscere più o meno tutti è quella di Osama bin Laden. Insomma, si sa: loro sono fatti così, hanno una religione retrograda, amano il totalitarismo teocratico...

E allora facciamo un salto nel più grande Stato a maggioranza islamica, l'Indonesia, dove l'86 % della popolazione è musulmana. La Costituzione afferma che "ogni persona è libera di scegliere e di praticare la religione scelta" e garantisce "a tutte le persone libertà di culto, ad ognuno secondo la propria religione ed il proprio credo", tanto è vero che il governo riconosce ufficialmente non solo l'islam, ma anche il protestantesimo (religione di quasi il 6% della popolazione, ma maggioritaria in alcune aree orientali del paese), il cattolicesimo (3% della popolazione), l'induismo (2%), il buddismo e il confucianesimo.

Ebbene, in questo paese a grandissima maggioranza musulmana, il Centro per lo Studio della Religione e la Cultura dell'Università Islamica Statale Syarif Hidayatullah ha proposto uno studio sulla percezione della legge islamica tra i capi delle moschee (takmir masjid). Ecco i risultati delle loro interviste (The Jakarta Post).

E' concesso usare la violenza per guidare le persone sulla retta via? Solo il 9% si dice d'accordo. La stessa percentuale ritiene che gli attentati kamikaze possano essere considerati jihad.

E la sharia? Solo il 31% vorrebbe che fosse implementata in Indonesia e solo il 14% ritiene che un governo che non la implementi sia da combattere. Poi, sì, è vero, il 60% pensa che lo Stato dovrebbe poter regolare il modo di vestire delle persone, ovviamente secondo i dettami della religione islamica.

Ma è anche vero che in un paese laico (?) come l'Italia l'invocazione dei valori della religione maggioritaria è promossa ogni giorno da preti, suore, politici, giornalisti e "atei devoti". Chissà se i ricercatori indonesiani sarebbero disposti a riproporre il loro questionario, adattato alla Chiesa cattolica, qui in Italia: sarebbe interessante fare un confronto...

Little Prince(ss)

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2 commenti:

  1. Ho vissuto in un paese islamico.
    Sono un ateo praticante, pratico l'ateismo, lo sai.
    L'Islam ha sicuramente un'immagine peggiore del suo messaggio, te lo posso confermare, non ho mai avuto un problema (ero in uno stato moderato).

    Il problema della laicità, tuttavia, esiste.
    Laddove uno stato è teocratico il problema c'è.
    Noi non sentiamo, o li sentiamo meno, i dettami della chiesa perché fortunatamente essa non ha il potere che l'Islam ha nei paesi islamici.
    Tra un cattolico ed un mussulmano esiste una differenza: un cattolico sa che - allo stato attuale, nella maggior parte dei casi - ciò che dice non può valere se non per lui.
    Il mussulmano, se non è propriamente illuminato e al momento vive in un paese espressamente mussulmano... se lo scorda facilmente.
    Il problema non è certamente la fede comunque ma la forma di stato a mio parere.
    Un saluto.

    Blogger

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  2. @ Blogger:
    Non metto in dubbio una virgola di ciò che scrivi. Volevo solo scrivere che il diavolo islamico è meno brutto di quello che si dipinge e che se alcuni paesi a maggioranza islamica stanno andando in una direzione è anche il caso di interrogarsi sulla nostra direzione. Il Papa ha più volte ricordato che il legislatore cattolico deve attenersi ai dettami della Chiesa e in questi anni il Parlamento ha sempre obbedito.

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Il grande colibrì