A caccia di voti e di santità: i fondamentalisti si appropriano dell'anniversario di morte di Eluana

E dunque il 9 febbraio, anniversario della morte di Eluana Englaro, è stato proclamato "Giornata nazionale degli stati vegetativi", già ribattezzata "Giornata per la vita". Il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, fa sapere che in questo modo "il ricordo di Eluana non sarà più una memoria che divide ma un momento di condivisione per un obiettivo che ci unisce tutti". E pazienza se non tutti condividono, pur rispettandole, le scelte di chi decide di vivere nonostante tutto: le opinioni altrui non hanno diritto di esistenza - altro che diritto di replica! - per chi usa la propria verità come un cartellino rosso da estrarre dal taschino...

Dunque il 9 febbraio verrà celebrato quello che i movimenti fondamentalisti cattolici, con una vera e propria truffa linguistica, definiscono "diritto alla vita". E ci tocca ancora una volta denunciare, come abbiamo già fatto in un altro post, che "il sedicente 'diritto alla vita' difeso dai cattolici non è affatto un diritto, ma un 'dovere alla vita'", un dovere che diventa "condanna alla vita" quando si impone la prosecuzione di alcune funzioni biologiche con mezzi artificiali, dolorosi e per alcuni umilianti. E ci tocca ancora una volta confrontarci con la crudeltà ed il sadismo di questi movimenti....

Il loro fanatismo, che li induce a negare la possibilità stessa di non condividere le loro pur legittime scelte, li ha portati nuovamente a profanare il dolore, il lutto e la dignità di una famiglia, ricorrendo, come sempre fanno, a mezzi rozzi, privi del minimo senso di pietas nei confronti di chi vive e chi di muore, ivi compresi i loro stessi parenti, trattati da burattini, da carne da macello mediatico: le loro storie, infatti, non sono mai storie da raccontare, ma sempre storie da contrapporre in una logica più adatta ad una gara da piazzisti da mercato. I corpi inermi e silenti dei loro cari diventano tagli di carne da usare come clave.

E il rispetto della vita, in tutto questo, dove sta? E dove sta la loro coerenza? Se venerano Maria Goretti, una ragazzina che preferì la morte allo strazio dello stupro di un uomo, come fanno a sputare sopra a chi preferisce la morte allo strazio dello stupro della malattia, del dolore, dell'accanimento terapeutico? Se questi integralisti a caccia di santità e di voti amano davvero la vita, inizino a rispettare ogni vita e ogni morte.

Little Prince(ss)

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5 commenti:

  1. È sempre la solita ripetitiva solfa, non c'è che dire. Conosci quel detto che dice: "è molto più difficile convertire un cattolico al Cristianesimo che il contrario"? Beh, benché la frase sia volutamente e lapalissianamente provocatoria, ha in seno un messaggio profondo e, a mio modesto modo di vedere, molto condivisibile. La chiesa cattolica usa mezzi di strumentalizzazione per imporre, in maniera totalitaria ed assolutistica, visioni di vita che incarnano, in modo "perfetto, il proprio modus vivendi, pena la discesa "all'Inferno". Per altro, sono pure parecchio contraddittori, perché se Dio ama i peccatori ed il Suo amore è così grande da dispensare redenzione per tutti, avrebbe mai potuto - coerentemente con questo - creare un inferno? E vogliamo parlare della "spinosissima" questione della (omo/bi/tran)sessualità? Non la finiremmo più; indi per cui, mi scuso per questa irruzione e per questo commento pur troppo prolisso.
    Buona domenica,

    Giancarlo

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  2. Mi preoccupo dell'influenza cattolica (influenza anche nel senso di malattia contagiosa, come il cattolicesimo pare essere) solo in termini attuali, di vita quotidiana. non me ne preoccupo in una prospettiva storica. il cattolicesimo è il cadavere di una concezione religiosa che non ha più nulla da dire e già comincia a puzzare di carogna. le sue stesse basi sono ormai inconciliabili con l'evidenza scientifica, oggettiva delle cose. se leggete le encicliche e gli studi dottrinali vi accorgete di come i teologi debbano sempre più arrampicarsi sugli specchi, inventarsi voli pindarici spesso negando l'evidenza per continuare a sostenere l'insostenibile. se poi vi guardate attorno vedete come la gente abbia solo un cattolicesimo di facciata fatto di ipocrisie e perbenismi e non certo di convinzioni. la chiusura della chiesa e il suo asserragliarsi sulle posizioni dimostra solo la paura immensa che prova davanti all'evidente avvicinarsi della sua fine.

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  3. Mi fa orrore chi ama l'Umanità e non sopporta gli uomini. La 'giornata dello stato vegetativo' è il trionfo dell'orrore.

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  4. leggere questo post oggi, giorno in cui muore Monicelli, è dura. Questa è l'Italia in cui è negato decidere per sè, decidere sulla propria vita e ancor meno sulla propria morte. E' il paese in cui è negata ogni azione autodeterminata, in cui c'è sempre qualcuno che decide per te, che si sente in grado di scegliere per tutti. E' il paese in cui non puoi morire con dignità, perchè dato che non ti è stata concessa in vita, perchè dovrebbe esserti concessa in morte? E' il paese in cui ci sono i movimenti "pro-life" che difendono la vita che non c'è e che se ne sbattono di quella che esiste. Questo è il paese in cui si permette di offendere le persone che hanno sofferto anche dopo che sono morte, come se si vollesse infierire ancora, e ancora e ancora. Dicono di essere "cattolici" ma si dimenticano di onorare i morti (oppure dovremmo pensare che ci sono morti di serie A e morti di serie B?). Da laica provo vergogna e rabbia, perchè il mio diritto di scegliere per me stessa è inalienabile, nessuno, neanche un dio, può permettersi di toccarmelo.

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  5. Non so niente - meglio: non mi interessa niente - di cattolicesimo, di cristianesimo, di teologie e di fedi. Non so se quello che pensano sia giusto o sbagliato, non so se le loro scelte siano giuste o sbagliate. So solo che se esistesse un dio che, per parafrasare Antonio, ama l'Umanità e non sopporta gli uomini mi farebbe orrore come mi fanno orrore i suoi seguaci "pro life". E che sarei al fianco di Viviana per difendere la mia piccola, stupida, imperfetta, mortale, caparbia umanità.

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Il grande colibrì