Esibizionismo, voyeurismo e dogging: riflessioni per l'uso... - Il sesso che si mostra (3° parte)

Ladro....?
Lei mi dà stimoli
Sensazioni
Io posseggo la sua gioia

Il permesso è assente, il consenso non desiderato
La paura mi invade
Se lei sapesse...
Io godo di lei
Sono colpevole
Sono un voyeur

Carey


Dove eravamo rimasti...
* 1° parte - I parcheggi degli esibizionisti? Cinema a luci rosse dal vivo!
* 2° parte - Parchi (e spiagge) per porci: esibizionismo nella natura

3° parte - Esibizionismo, voyeurismo e dogging: riflessioni per l'uso...

Esibizionismo, voyeurismo, esposizone pubblica delle proprie nudità... Fenomeni vecchi come il mondo, come ricordano leggende e miti antichissimi (Candaule che mostra la moglie nuda a Gige, Atteone che spia Diana nuda, Mikal che apostrofa re Davide di aver ballato tutta notte quasi nudo...) e opere artistiche (come l'esibizionista che alza la tunica per mostrare i genitali rappresentato nella Chiesa di San Wulfram a Grantham).

Fenomeni che oggi sono sempre più diffusi, grazie all'avanzamento tecnologico (quasi tutti possono permettersi l'acquisto di macchine fotografiche digitali, videofonini e webcam), a Internet (che permette di mettere in collegamento migliaia di esibizionisti e di voyeur e di comunicare facilmente i luoghi di ritrovo in tutto il mondo) e alla tv, che, tra veline e tronisti, esalta le pulsioni esibizioniste.

Ma perché ci si vuole esibire? Quale reazione si vorrebbe generare nel pubblico? Una ricerca del 1988, condotta da Freund, Watson e Rienzo, mostra come la gran parte degli esibizionisti cerchi negli spettatori una risposta erotica: il desiderio di fare sesso (35%) o di rispondere con altri atti esibizionistici (15%), oppure l'ammirazione (14%). Solo una piccola minoranza vuole provocare rabbia, disgusto o paura.

Il rapporto tra esibizionista e voyeur assume connotazioni complesse, perde quella unidirezionalità che permette di distinguere con chiarezza chi guarda e chi è guardato. L'esibizionista guarda negli occhi del voyeur - metaforicamente, sia chiaro - per vedere se stesso come oggetto di desiderio; in altre parole, è l'attore che attraverso lo spettatore diventa spettatore di sé stesso.

E, allo stesso modo, il voyeur guarda negli occhi dell'esibizionista per vedere il proprio desiderio; lo spettatore, così, può rimanere fuori dal palco, ma allo stesso tempo, grazie alla masturbazione, riesce a condividere il piacere della coppia, ad immedesimarsi in esso.

Anche il rischio di essere scoperti da chi non vorrebbe vedere scene di sesso può giocare un ruolo importante, perché fa sentire tanto porci da affrontare volentieri qualsiasi rischio: la propria carica sessuale è talmente potente che nessun pericolo la potrà fermare. E la violazione delle regole è un potente afrodisiaco. Per questo le ronde anti-camporella, istituite dal comune di Cassano d'Adda, diventano solo un incentivo in più per molti esibizionisti.

Non per tutti, certo, come dimostrano molte coppie che preferiscono esibirsi al sicuro a casa loro o tra le mura di un privé o di un motel. Internet pullula di annunci di mariti e mogli in cerca di guardoni da ospitare. Intanto, i naked party sono l'ultima tendenza, dall'incredibile successo, dei sex club gay.

Gli esibizionisti sono spesso descritti come mostri privi del senso del pudore e dell'intimità. Accuse sensate o meno che siano, quello che vogliamo cercare di capire non è tanto la legittimità di una scelta personale in sé, ma se certe pratiche comportino problemi di convivenza sociale e, eventualmente, quali siano.

Premesso che non si vuole parlare di naturisti o degli "amanti della natura" che, appartatisi in luogo accessibile ma isolato, vengano colti loro malgrado da terzi durante un rapporto - e ricordando comunque che anche costoro sarebbero condannati dalla legge ad una sanzione pecuniaria per atti osceni in luogo pubblico con colpa -, ma che stiamo parlando degli esibizionisti veri e propri, di coloro che ricercano attivamente un pubblico, è forse il caso di distinguere due situazioni diverse.

Esistono esibizionisti che ricercano un pubblico consenziente, quello dei voyeur o guardoni che dir si voglia. Ci si reca in luoghi particolari (Monte Caprino a Roma, il parco di Bruzzano a Milano, autogrill, spiagge e parcheggi in tutta Italia...) o a eventi particolari (come la Folsom Street Fair di San Francisco) per avere rapporti che soddisfano chi fa sesso e chi lo vede e non danneggiano nessuno... a meno che non arrivi qualcuno ignaro di quello che succede e che avrebbe preferito rimanere ignaro per sempre!

Ben più controversa è la situazione che si presenta quando gli esibizionisti vogliono essere visti indipendentemente dal consenso, anche solo presunto, degli spettatori: così facendo, infatti, coinvolgono persone ignare nel proprio gioco sessuale, che travalica i limiti del sesso tra persone adulte e consenzienti. Un atteggiamento da condannare, insomma. O forse sul quale meditare più approfonditamente...

Il confine tra ciò che è sessuale e ciò che non lo è - e, nell'ambito di ciò che viene definito sessuale, tra ciò che è pubblicamente accettabile e ciò che non lo è - è un confine definito dal contesto sociale. In alcuni paesi i pantaloni indossati da una donna sono considerati una grossa provocazione sessuale: ciò giustifica la punizione della donna in pantaloni? Per molti due giovani che si bacino con la lingua seduti su una panchina o due gay che si coccolano hanno un comportamento osceno, censurabile... ma basta questo a renderlo un atteggiamento condannabile? E certamente non è uguale andare in topless in spiaggia o a messa...

Insomma, gli standard di accettabilità sociale dei comportamenti sono un'impostazione culturale molto mutevole: ciò che può essere accettabile in un luogo può non esserlo in un altro, ciò che oggi è reputato giusto forse non lo era ieri o non lo sarà domani, ciò che rientra nella norma per una persona può essere shockante per un'altra...

E in una realtà caleidoscopica come la nostra, abitata da una pluralità caotica di culture, subculture e controculture, parlare di una morale comune è sempre più difficile. E anacronistico. Il rischio è quello di identificare la morale comune semplicemente nella morale più retriva. O in quella offerta da istituzioni, come la Chiesa, dotate di enorme potere politico, ma con sempre minore seguito nelle scelte morali della popolazione.

Il rischio è quello del trionfo di una cultura censoria di giudizio che porti alla mera imposizione delle regole degli uni sugli altri, invece di ricercare un punto di equilibrio rispettoso al tempo stesso della legittima volontà di alcuni di non essere coinvolti, anche solo visivamente, nelle attività sessuali altrui e la legittima libertà di altri di esprimere se stessi, anche sessualmente.

Forse allora dovremmo considerare come discriminante la presenza o meno dell'intenzione di urtare la morale altrui? Ma si può affidare la convivenza sociale all'attenzione (e alla disattenzione) degli singoli individui nei confronti degli altri? E, soprattutto, ci si può dimenticare che forme di esibizionismo anche imposto agli altri possono essere potenti strumenti politici? Le mani delle donne alzate a rappresentare la vagina o le tette al vento delle trans ai Pride hanno dimostrato che proprio ciò che alcuni considerano esibizionismo può essere un motore di progresso dei costumi e di cambiamento sociale.

E allora, esibizionismo sì, esibizionismo no? La risposta si dimostra sempre più complessa, man mano che si affronta il tema nelle sue mille sfumature. Il dibattito è ancora tutto da cominciare...

Little Prince(ss)

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4 commenti:

  1. la questione secondo me è semplice. la libertà di un individuo finisce dove inizia quella dell'altro. si pone il problema di capire quale sia il diritto primario: quello del gay di coccolarsi col suo compagno o quello del moralista di non vedere cose "scandalose"? credo che si possa risolvere definendo come violazione della libertà il provocare un danno, un danno vero, materiale, palpabile all'altro. e allora la libertà che va difesa è quella del gay che si coccola perché lui subisce un danno vero, una violazione della sua libertà, nel momento in cui viene censurato mentre il moralista può semplicemente girare la faccia.

    26 settembre 2009 13.25

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  2. Cosiccome la coppia gay può benissimo manifestare la propria sessualità in un altro luogo (privato) e non davanti al "moralista" come lo definisce lei.

    Saluti

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    1. anche il moralista potrebbe starsene a casa sua e farebbe un piacere al mondo

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  3. ritengo questo argomento patrimonio dell'uomo e anche della donna, cosa che qui si dimentica di trattare ....

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Il grande colibrì