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"So You Think You Can Fuck": il porno gay diventa un reality show. Ad alta tecnologia

Seguire l'evoluzione dell'industria pornografica non è solo una curiosità da sessuomani. Capire infatti lungo quali direzioni le case di produzione porno decidono di svilupparsi, quali scelte compiono, quali mode lanciano è utile per comprendere lungo quali binari correrà il treno dell'immaginario erotico, visto che in questo campo è praticamente solo la pornografia commerciale a dettar legge.

Inoltre, considerando il fatto che proprio la pornografia sta avendo da molti anni un ruolo di apripista per le principali innovazioni tecnologiche, significa anche farsi un'idea di quello che potrebbe diventare lo spettacolo, il cinema, la tv e internet in un futuro molto vicino.

Incesto tra gemelli? Guarda e taci! Solo il porno ha diritto di parola (e di silenzio) sul sesso?

Raccontare questa storia, la storia vera di una casa di produzione pornografica e di due gemelli incestuosi, è un tentativo di riflettere in modo né dogmatico né moralistico sul monopolio della pornografia nella rappresentazione della sessualità - un monopolio "irresponsabile", nel senso che sembra non dover rendere conto a nessuno delle proprie scelte, giustificabili o inammissibili che siano.

Questo post, seguendo lo spirito di questo blog, non vuole necessariamente sollecitare né fastidio né sostegno né indignazione né eccitazione né altro specifico effetto, come non vuole neppure necessariamente evitare fastidi, sostegni, indignazioni, eccitazioni o altri specifici effetti: ogni differente reazione emotiva, che potrete liberamente documentare e discutere aggiungendo un commento al post, è comunque utile alla riflessione.

L'ultimo dei casti è stato... segato! Tutti i ragazzi consumano pornografia, senza eccezioni

Ecco, ti distrai un attimo per farti una masturbazione veloce e loro, senza neppure avvisarti, si sono già definitivamente estinti. Gli scienziati canadesi li hanno cercati in lungo e in largo, per mari e monti, ma non ne hanno trovato più neppure un esemplare. Nessuno tra le migliaia di giovani ventenni del paese dell'acero ha potuto affermare di non aver mai visto un film porno. Nessuno. Zero.

Simon Louis Lajeunesse, sessuologo e sociologo dell'Università di Montreal, voleva confrontare le abitudini dei giovani consumatori abituali di pornografia con quelle dei loro coetanei ancora "pornograficamente vergini", ma di fronte all'evidenza dell'estinzione totale del secondo gruppo ha dovuto cambiare il tema della propria ricerca, puntando banalmente a inquadrare come i ragazzi utilizzino la pornografia per scoprire quella che ormai è acqua calda (i ragazzi, in media, iniziano a consumare pornografia a 10 anni, guardano film tramite internet 3 volte alla settimana, ecc...) [The Sun].

Bruce LaBruce: i limiti al sesso e Berlusconi... - La rivoluzione è la mia porno star (2° parte)

Dove eravamo rimasti...
* 1° parte - Bruce La Bruce: porno e sesso contro l'oppressione


Costruire una società più sana, libera e gioiosa grazie alla pornografia, intesa come momento di rottura delle catene della repressione capitalista: questo è il programma che Bruce LaBruce, geniale artista e pensatore canadese, ci ha proposto nella prima parte dell'intervista. Ma quali limiti porre alla libertà sessuale? E come giudicare lo scandalo che in queste settimane sta colpendo Silvio Berlusconi, rimbalzando sui giornali di tutto il mondo? Ne parliamo oggi...

Bruce LaBruce: fare porno contro l'oppressione - La rivoluzione è la mia porno star (1° parte)

Qual è la differenza tra un film porno e un manifesto politico? Nessuno, quando dietro la cinepresa c’è un genio come Bruce LaBruce. Pornografia, sessualità, politica, morale e immoralità si intrecciano continuamente nell’opera di questo artista gay canadese dai mille volti (regista, attore, fotografo, scrittore, giornalista…) e non per descrivere scandaletti da periferia dell’impero (leggeremo l’opinione di LaBruce sui festini di Berlusconi nella seconda parte dell’intervista), ma per delineare un modo nuovo, più libero, gioioso e rispettoso, di strutturare il sesso e la società.

Film come “Otto; or Up With Dead People” o “The Raspberry Reich”, popolati da punk, marchette, zombie e terroristi che proclamano che “La rivoluzione è il mio ragazzo! o che invitano a raggiungere “l’intifada gay” fatta di scopate ed orge, divertono da pazzi e al tempo stesso raccontano la complessità del mondo post-moderno come pochi riescono a fare.

Per questo abbiamo deciso di intervistare LaBruce non come un semplice regista pornografico, ma come uno dei più intuitivi pensatori contemporanei. Ecco allora quello che ci ha raccontato...

"Bramadero" di Hernández e "Superm Highway" di Mogutin e Kenny: arte e porno, ma che noia!

Dolce, selvaggio, fedele, perverso, protetto, a rischio, bollente, sereno, in coppia, in gruppo, solitario, sfrenato, interraziale, intergenerazionale, orale, anale, vaginale, violento, tenero, strano, promiscuo... Moltissimi aggettivi possono accompagnarsi al buon sesso. Ma non tutti.

Ad esempio, il buon sesso non può essere semplicistico e banale, come appare di solito nella pornografia commerciale etero e gay: scopate, succhiate e porcate varie ripetute meccanicamente, con persino la perversità e lo squallore - elementi potenti dell'immaginario erotico - ormai omologati e di serie. Pissing, fisting, bukkake, medical sex...: tutto è replicato e banalizzato in miliardi di foto e di video, facilmente reperibili in milioni di sexy shop e di siti internet. Nella pornografia nulla ha mantenuto la propria stra-ordinarietà, cioè il fascino di ciò che non è ordinario - e magari neppure dicibile...

Villa Certosa come un set porno? Il reality tedesco e l'Italia che si masturba su Berlusconi

7 donne - di cui 6, chissà come mai, bisessuali - e 4 uomini - tutti, chissà come mai, etero - chiusi per 14 giorni in una villa per starsene nudi e fare sesso. Intorno a loro, 43 telecamere, ansiose di seguire ogni loro gesto e accoppiamento.

No, non stiamo offrendo alcuna nuova clamorosa rivelazione sui fatti di Villa Certosa, dopo la pubblicazione delle "foto dello scandalo" da parte di El Pais. Stiamo semplicemente parlando del nuovo reality show porno di una tv pay-per-view tedesca che prende il via in questi giorni [Bild].

La fine dell'erotismo: la festa della donna al Misex, la fiera dell'erotismo senza sensualità

Vedere dal vivo una pornostar fa sempre un certo effetto. Per certi versi appare più possente di quanto possa immaginarsi. Non solo a livello di fisico, ma negli occhi traspare un certo respiro di veemenza difficile da descrivere. A volte sono occhi stanchi, come racconta Chanel, la quale, in un breve attimo di verità, si lascia andare a commenti onesti dopo una domanda spontanea. "Ti dirò, mi sto annoiando a morte". Come darle torto, verrebbe da dirle mentre appoggia i suoi occhi a terra e, sospirando, si trascina stancamente a farsi fotografare o a firmare autografi. Poi rigira lo sguardo, ammicca sorrisi a destra e manca. I suoi piedi nemmeno li reggono più i tacchi da 12 cm che si porta dietro, mi dice, dalle cinque del pomeriggio. Confessa che è stanca ma se ne deve andare. La sua capigliatura bionda ossigenata evapora e la sua figura si allontana dietro altri stand.

Il resto del salone del Misex 2009 non nasconde altre sorprese, anzi. Rigirato in cinque minuti, respirando abbozzi di sudore e testosterone evocato, gente se ne incontra parecchia. Gente strana, persone che sempre dagli occhi si legge un certo grado di presunta superiorità maniacale. Certi gradi di trofismi e disimpegno esistenziale. Le mani che si rigirano su lembi di pelle nuda senza nemmeno avere il coraggio di vedere negli occhi la ragazza. Ed è questo che osservo cercando di scovare qualcosa che, forse, già si sapeva in partenza di non trovare: la voglia vera di erotismo. Diventa triste il contorno: una fiera dell'erotismo senza sensualità diventa solo una buffonata, qualcosa da nemmeno riderci sopra o da provare a riflettere.

Un annuncio agli altoparlanti. Una voce gracchiante avverte un ragazzo di cercare assolutamente la sua fidanzata, vista allontanarsi dalle sue amiche con tipi poco raccomandabli. "Sembra una cosa seria", conclude la ragazza speaker nell'indifferenza generalizzata, mentre un vecchio, arruffianatosi un lembo di spettatori, si cimenta in balli hip hop con una spogliarellista che trattiene a forza una risata. Una risata vi seppellirà, verrebbe da dire.

Oltre, lap dancer intrattengono un gruppo di ragazzotti arrapati che, volenterosi di emulare qualche film scadente, tentano di infilare banconote finte nei perizoma neri delle ragazze. Loro sorridono. Puntando le scarpe su quei visi a bocca aperta e li allontanano con foga. Risate generali.

"Domani è la festa della donna", mi dice una ragazza mentre le chiedo come sta. "Pensa, volevo partire ma non avevo soldi. Mi hanno offerto il lavoro per questo weekend e ho accettato. Adesso sono disoccupata", e sorride amareggiata, poi rientra nella sua professione. Si aggiusta la minigonna di stoffa lucida in modo da far vedere bene dietro e se ne va, dicendomi di andare a vedere lo stand dell'intimo. Ossia, quattro cose messe li a caso senza passione. Il gestore sorride compiaciuto, da qualche ordine a una volantinatrice che si sta riposando, poi si mette a parlare con una coppia. "Volete qualcosa di eccitante, quindi?", e mostra loro un completo intimo di pizzo, con un buco pronto all'uso negli slip.

Di facce come quelle della ragazza di prima se ne vedono molte. Visi da crisi economica. Non sanno nemmeno perchè sono li, a seni nudi, a farsi fotografare come allo zoo. Come se nessuno avesse mai amato il sesso. Nessun erotismo per davvero. Accanto passano vecchi glorie del porno che fu. Molte sono diventate inutilmente calamite di silicone. Una donna, totalmente nuda e ricoperta di vernice, esce da uno stand, si infila un coprispalle di seta marrone e, schioccando le labbra, si mette a camminare dietro una guardia che la scorta chissà dove.

Nessuno fa accenni alla festa. Chissà chi immagina cosa avrebbe potuto essere il mondo senza il femminile. Con tutte le sue diramazioni, dalla vita vera al mondo sociale, alla politica, al sesso. Eppure, in questo luogo, mentre cerco di vedere qualche sorriso, tutti sembrano esserselo dimenticati. Nemmeno negli occhi guardano mentre toccano il culo.

"Cut your mind". E' il motto di un pittore, Aurelio Colucci. Lo conosco poco prima di andare via. Sulle tracce di Yves Klein dipinge le tele con corpi femminili. Pennelli umani che scivolano. Non c'è contatto con la mente. "E' il mio modo di vedere l'arte. Cut your mind. Lascia libero tutto". Qui non c'è libertà, dico. "No, per nulla. Molti sono qui sperando di trovare qualcosa, di liberarsi delle proprie frustrazioni e se ne vanno che sono conciati peggio di prima. Questo luogo può essere pericoloso se non lo sai prendere". Lancia una critica all'altro pittore, quello che qualche stand più in là si diverte solo a dipingere corpi senza metterci passione. Arriva la sua ragazza. Si baciano. Lei lo costringe ad andare dietro. "Cinque minuti e finiamo". Lo lascio. Mi incammino verso l'uscita. In un angolo, seduta, c'è Chanel.

A piedi nudi.



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Pornomani o romantici? Pornoromantici! Il sesso su Internet o i bigliettini sentimentali...

Pornomani o romantici?

A chi credere? All'erotismo patinato e pixellato o alla riscoperta dei tramonti intravisti da scorci mai visti sperduti nelle strade delle città? Ma soprattutto, è necessario rimanere in una delle due parti?

La risposta non sempre sta nel mezzo. Probabilmente la risposta non esiste nemmeno. A frotte di persone che credono nell'amore platonico, o comunque casto, si sparano cascate di dati che ti sboninano quanti utenti sono connessi giornalmente ai siti porno, condividendo e visionando decine di migliaia di filmati dalla trama simile purtuttavia sempre diversa. Senza considerare la quantità spropositata di opinioni di qualunque schieramento sulla dannosità del porno o sull'illusione dell'amore.

Ma allora a chi credere? Siamo improvvisamente tutti diventati erotomani perversi che, in ufficio, con una mano sul pacco e una sul mouse, shiftano di continuo tra le finestre aperte del browser, fra la posta elettronica, la home page dell'azienda, qualche pagina di servizio utile al lavoro, facebook e youporn.com [Espresso]? Ma, a quanto pare, si è anche sentimentaloni, depositari di messaggi scambiati nei libri di qualche biblioteca in attesa della dolce metà che, aprendo il volume, trova il biglietto con su scritto il numero di telefono e una frase da Baci Perugina [Repubblica].

Forse è vero che la risposta non può stare nel mezzo. Non perchè siano due mondi diversi anzi, forse molto più simili di quanto non si pensi, o non si è mai voluto pensare. L'unica differenza sta nella diversa accellerazione per raggiungere l'orgasmo. Qualche minuto opposto a qualche uscita piena di tattiche e strategie di corteggiamento che farebbero impallidire il Risiko. Altra differenza potrebbe essere il grado di coinvolgimento, il che non è cosa da poco, anzi. Uno usa e getta contro uno coinvolgente.

C'è da dire, però, che non si capisce come mai ci sia tutta una avversione nei confronti del fenomeno porno. Da schiavizzatore dell'umanità a, più ristrettamente, del genere femminile. Certamente, il porno come tutte le cose di questo mondo ha i suoi difetti più evidenti amalgamati ad altri meno evidenti. Da fantasie prettamente maschili a una oggettivazione del corpo femminile, ad altri. Ma, così come molti difetti, tutto ciò che viene creato in modo strettamente legale ha anche al suo interno la possibilità di scelta. Di partecipare o meno al casting di un film, a scaricare o meno un filmato etc etc.

Ma, come ricorda Violet Blue [SFGate], tutto ciò che si fa è attaccare, in modo più o meno diretto, alla produzione di film in modo quasi di principio, dimenticandosi però, o meglio facendo apposta, di affermare solamente che un conto è la realtà, un conto è la scena di un film, tra l'altro con poche pretese di artisticità. Il che, equivale ad assumere come capro espiatorio del sesso recitato come fonte e origine della solitudine, della violenza e della disuguaglianza. Ma ogni cosa ha si bisogno di un contesto: non può nemmeno esistere senza.

Allora, diventa assurdo farsi solo la domanda. Non si sceglie tra realtà e finzione finché si sa qual è il confine tra i due. Specie se questo riguarda il sesso. Nonostante possano essere affascinanti due lunghe gambe in una fotografia.



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Mica ci vuole un genio! Il deludente ritorno di Playboy tra pudori e filoberlusconismo...

Mica ci vuole un genio... tuttavia alle volte occorre testare di prima persona.

Più o meno su internet la notizia del ritorno della rivista Playboy in Italia ha avuto una certa risonanza. Si, diciamo più o meno.

E alla fine, come qualunque cosa che più o meno ci si aspetta, risulta una delusione. Non che si possa partire da grandi aspettative da certe riviste: se si vuole leggere qualcosa di interessante occorre andare da altre parti. C'è tuttavia qualcosa che, per certi versi, è una delusione. Sarà una sorta di pudore, pure nelle foto di nudo, o l'alone non tanto velato di filoberlusconismo della rivista? Un pò entrambi. Anzi, un pò tanto.

Si possono rigirare gli ostacoli: le foto le si possono ricercare su internet, il filoberlusconismo basta accendere Rete4. E si risparmiano i soldi.

Chissà se per queste ragioni, modificate dal luogo, che in America Playboy è in crisi. E lo portano qui. Rivisitato e corretto dall'empasse di coglionaggine circolante e imperante. Per dirla francamente non ce n'era bisogno. E le ipotesi si sono concretizzate. Occorrerà vedere se Bondi, preso com'è nel vedere le centinaia di migliaia di film porno nel suo studio per decidere la possibile tassazione, riterrà la pseudorivista erotica pornografica. O se i crampi alla mano gli impediranno di aprire anche solo la copertina.

Ma tant'è, almeno una cosa la si può salvare: la parte su Caterina Murino e le sue foto. Almeno: a chi piace. E le forbici hanno pur sempre qualche utilità nel tagliare le pagine.


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Censori di tutto il mondo unitevi! Oggi anche l'osceno Tiepolo dovrebbe pagare la porno-tax?

E' stato nascosto nell'attico di un castello francese per 200 anni. E poco importa che sia un capolavoro di quello zozzone del Giambattista Tiepolo (ricordate il "capezzoluccio" finito nella sala stampa di Berlusconi?): il seno nudo della mitica Flora non era fuori solo dal vestito, ma era fuori anche dalla morale comune del tempo. In una parola, osceno.

Finalmente il dipinto è stato ritrovato e martedì verrà messo all'asta a Londra da Christie's, per una cifra che potrebbe sfiorare il milione di sterline [Repubblica]. Chissà chi lo acquisterà...

Certamente non un museo italiano: già i soldi sono pochi, figurarsi poi se ti puoi permettere di esporre un quadro osceno e finire per pagare la porno-tax...

Insomma, dopo la fuga dei cervelli, ecco la fuga delle tette firmate Tiepolo. Ma, per fortuna, ci teniamo stretti Sandro Bondi, il ministro controlla-porno. Lui le tette non le ha. E per quanto riguarda il cervello...


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* Silvio Berlusconi censura Giambattista Tiepolo. E la verità.

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Ci mancava davvero. Ogni tanto spunta, brucia come un fuoco di paglia e si spegne... Ma, sotto la cenere, è sempre pronta a tornare.

Stiamo parlando della porno-tax, idea frutto della mente del forzidiot... ehm, del forzitaliota Vittorio Emanuele Falsitta, ovvero del nuovo piccolo Messia: il suo sito personale contiene solo questa scritta: "On. Vittorio Emanuele Falsitta. Cittadino: vuoi che lo Stato rappresenti bene il tuo orgoglio di essere italiano, il che, anizitutto, significa governare con giustizia, forza e rispetto? Pensaci bene perché questo implica sacrificio. Ma se lo vuoi veramente ricorda il mio nome e seguimi". Stop.

L'idea è stata poi ripresa dalla banderuola dell'estrema destra Daniela Santanchè tre anni fa, per tornare ancora oggi, per la terza volta, alla ribalta.

Non si vuole fare del moralismo, si spiega dalle parti della maggioranza, ma la misura, che prevede un'addizionale del 25% sui redditi che derivano dalla produzione o commercializzazione di materiale pornografico, avrebbe finalità puramente economiche per affrontare la crisi mondiale dei mercati. Addirittura.

Ma la cosa più divertente è questa: come riporta il Corriere della Sera in home page (ma stranamente non all'interno dell'articolo), "spetterà al ministro Bondi stabilire cosa è porno e cosa è 'soft'". Abbiamo capito bene? Avremo un ministro dei Beni e delle Attività Culturali che passerà il suo tempo a visionare riviste, film, trasmissioni tv e opere teatrali porno o "quasi porno", ovviamente a carattere eterosessuale, gay, bisex, trans, lesbico, sadomaso, feticista, zoofilo, ecc...? E come farà a giudicare? Se lo eccita è porno, altrimenti non lo è?

E alla fine dei conti, come potete non essere felici di pagare con le vostre tasse le seghe del simpatico Sandro?


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Who is Nailin' Paylin? Annunciata la parodia porno della Palin, candidata vicepresidente Usa

C'è poco da fare: ormai la Palin, nel probabilissimo caso che non vada alla Casa Bianca, dovrà rivedere molte sue aspettative di vita pubblica. Parodiata da tutte le parti, presa in giro, ormai non si contano più le sue gaffe in tv e sui giornali...

E ora pare non esserci più speranza, per lei così castigatrice dei costumi: anche la parodia porno. Così, eccola impegnata in prodezze di vario tipo, con tutto ciò che c'è da far vedere in termini di seni, culo... Con partecipazioni di tutto rispetto, da Condoleeza Rice alla Hillary...

La protagonista, una giovane Lisa Ann, anche se non estremamente somigliante, cercherà di mostrare ogni lato possibile del duro personaggio che dovrà interpretare.

Ormai non c’è più pace per la povera Palin. Dovrebbe però consolarsi di una cosa. Se la sua carriera dovesse finire in questo modo, potrà riguardarsi in tutte le forme possibili e immaginabili. E se il suo narcisismo avrà la meglio, potrà pure passare il tempo cercando nuove strade e posizioni politiche, dando sempre un occhio al video.

Il film dovrebbe uscire poco prima delle elezioni: come dubitarne…


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Il grande colibrì