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Ma il congresso non è ancora stato celebrato e i delegati non hanno vincolo di mandato". Non è piaciuta la nostra
intervista a Paolo Patanè, in vista del congresso nazionale di Arcigay che si terrà dal 12 al 14 febbraio a Perugia, ai promotori della mozione "Inarrestabile Cambiamento". Non è piaciuto, in particolare, il fatto che, registrando il dato che Patanè è l'unico candidato ufficiale e che la sua mozione "Essere futuro" ha ottenuto un'ampia maggioranza di voti da parte dei soci, abbiamo definito "
praticamente certa" l'elezione di Patanè alla guida della più grande associazione *qtlgb italiana.
Nel clima avvelenato che appesta Arcigay e che le si propaga attorno, la nostra intervista è stata forse interpretata come una mossa al servizio di una "campagna elettorale" che però, se esiste, ci vede completamente estranei. A dirla tutta, anzi, siamo decisamente preoccupati per le sorti di un'associazione che, dopo la pessima gestione di Aurelio Mancuso, si credeva potesse solo migliorare. E invece la luce in fondo al tunnel appare ancora molto lontana in un'Arcigay che sembra impegnarsi più nello scontro tra correnti e individui che nella progettualità e nello svelenimento reale dei rapporti.
Con la speranza di sbagliarci e augurando sinceramente ad Arcigay di riuscire ad uscire da queste sabbie mobili - anche perché, nonostante il pessimo spettacolo offerto all'esterno, è costituita anche da decine di volontari che portano avanti iniziative importanti -, cerchiamo di capirne di più intervistando
Enrico Fusco, personalità importante dell'Arcigay barese e mariniano nel Pd pugliese, primo firmatario della mozione "Inarrestabile Cambiamento", alternativa a quella di Paolo Patanè.