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Un autoritratto, poche parole, un articolo di legge. Basta poco per raccontare il dramma e lo scandalo della criminalizzazione degli omosessuali nel mondo. Il giornalista francese Philippe Castetbon ha raccolto questo "poco" per creare una piccola grande opera di testimonianza, il libro "Les Condamnés". Libération ha pubblicato alcuni estratti, che riportiamo tradotti in italiano qui sotto.
L'introduzione all'inchiesta:
Parlare male di Milano non è un compito così difficile. Non occorre nemmeno sforzarsi di lavorare di fantasia o di spremersi a fondo le meningi pur di trovare una qualche forma di argomentazione. Qualche difficoltà la può creare l’evitare di cadere dentro ai soliti luoghi comuni della città: è triste, grigia e senza vita; la gente è scorbutica e c’è sempre la nebbia.
Non è certo una novità, visto che se ne discute ormai da decenni, ma è ancora un concetto che stenta ad affermarsi nel bagaglio delle conoscenze condivise dalle persone comuni: la scienza non racconta la Verità, ma una verità, fortemente condizionata dal contesto sociale in cui si sviluppa e, quindi, anche dal percorso storico che la determina. Come ovvia conseguenza, la tecnologia non segue una linea retta e predeterminata di progresso, ma segue i percorsi tortuosi di quegli irripetibili sviluppi sociali e scientifici che la storia produce.
Enrico Proserpio non ha mai letto un manuale di scrittura creativa, a quanto sembra. Prendete, ad esempio, il consiglio più frequentemente contenuto in quei manuali: "Scrivete un incipit che conquisti subito il lettore, che sia un fuoco d'artificio". E invece il suo "Il ramo d'acacia" (18,55 €; 5 € in formato elettronico) ha un inizio spiazzante. Perché non sembra un inizio, ma la continuazione di un discorso che va avanti, per conto suo, da chissà quanto.
Dopo la tappa sull'isola di Santorini, per raccontare una poetica favola ecologista e anti-militarista, arriva domani su Topolino n. 2801 il secondo appuntamento con ArcheoAgenda, per scoprire gli enigmi dell'archeologia con Indiana Pipps.
Diciamoci la verità. I disegni non sono granché. Idem la sceneggiatura. Se uno non consiglia la lettura delle avventure della dottoressa Wan lo capisco pure. E poco importa che il fumetto sia pubblicato anche dalla prestigiosa BeccoGiallo Editore, che propone spesso piccoli capolavori come "Peppino Impastato - Un giullare contro la mafia".
Vi abbiamo già presentato in anteprima il bellissimo fumetto "Peppino Impastato - Un giullare contro la mafia". Oggi vogliamo tornare a parlarne con i due autori, lo sceneggiatore Marco Rizzo e il disegnatore Lelio Bonaccorso.
"Assassino!". Si apre con un urlo e si chiude con tre tavole di silenzio - silenzio coraggioso, orgoglioso, per nulla omertoso - "Peppino Impastato - Un giullare contro la mafia" (edito da Beccogiallo, sceneggiatura del trapanese Marco Rizzo e disegni del messinese Lelio Bonaccorso, in uscita domani in tutte le librerie, ma che abbiamo letto per voi in anteprima), biografia a fumetti del giovane militante antimafia reso famoso dal film "I cento passi" di Marco Tullio Giordana e dalle canzoni di numerosi artisti, come Pippo Pollina, i Modena City Ramblers e tanti altri.
La “Fine della storia” è un concetto che piace. Affermare che la storia sia arrivata al capolinea vuol dire lavarsi le mani dalle proprie responsabilità, infischiarsene del presente e continuare a sbagliare nella consapevolezza che siamo arrivati al massimo sviluppo possibile.
Nel suo ultimo libro, "La Morsa", Napoleoni descrive l’intreccio sempre più correlato tra gli attacchi dell’11 settembre 2001 e la crisi finanziaria odierna, generata da una forte politica deflazionistica che ha aiutato l’esplosione dei mutui sub-prime. Ma, oltre a questo, anche il connubio tra l’emendamento del Patriot Act che, se da un lato ha reso l’Europa la ricicleria mondiale dei capitali criminali, dall’altro ha anche aiutato lo sviluppo sempre maggiore della nuova e sperimentale finanza islamica. In più, ha contribuito ad alimentare il mito della paura, il terrorismo e gli scontri di civiltà, mentre il mondo, la politica e l’economia affossano nei deliri di onnipotenza. Il timore diventa il sovrano padrone. Non solo per lo straniero e l’Islam, ma anche per la crisi economica. Come uscirne? La risposta sarebbe rimettere tutto in piedi, partendo dallo Stato. Quindi, rimettendo in primo piano l’aspetto della legalità. Analizzare il crimine diventa fondamentale per capire come fare. Il crimine organizzato è, a questo proposito, talmente addentrato nelle pieghe della cosiddetta realtà normale che diventa un compito primario riuscire a stanarlo.
Nonostante i dati e le inchieste lasciano intravedere un fenomeno estremamente allargato, ancora oggi si tende a parlare di mafia e crimine organizzato come un fenomeno prettamente locale e territoriale. Lei riuscirebbe a dare una fotografia concisa delle infiltrazioni della criminalità nell'economia globale?
Fortunato il popolo che non ha bisogno di eroi, diceva Brecht. E il popolo italiano sembra abbastanza sfigato se teniamo conto che ha un bisogno molto urgente di eroi, ma che non riesce a trovarne manco mezzo.
Chi altri, oggi, ha il coraggio di dire che la società interculturale non è solo complessa e problematica, non è solo inevitabile ed economicamente conveniente, ma è anche una fortuna intrinsecamente bella?

Ohibò, quante facce schifate! Ampiamente previste dall'autore del ricettario, tanto è vero che il libro è dedicato proprio a voi. "Io ingoio e la trovo una cosa bellissima sul piano simbolico..." spiega Photenhauer, il quale, stufo di vedere persone disgustate dallo sperma, ha deciso di "aiutare la gente a superare la propria fobia": "Mi sono messo al lavoro al mio tavolo di cucina e ho cercato tutte le ricette che permettono di esaltare tutte le qualità dello sperma".
Ma si sa, c'è qualcosa che non si ferma davanti a nessun tabù: è la pornografia commerciale. E infatti il porno si è impossessato senza problemi dell'argomento, riuscendo a sviluppare e sfruttare numerosi filoni tematici, ognuno indicato con un diverso nome (il bukkake, il gokkun, lo snowballing...). E la prospettiva grossolana e triviale della pornografia viene replicata in tutte le chiacchiere da bar...
Un Dylan Dog spaesato ed in crisi amorosa, tornato ad essere quel moralista un po' palloso ma tanto umano che ci piace tanto, una giovane chimica che cita De Andrè ("Guardate il sorriso, guardate il colore / come giocan sul viso di chi cerca l'amore: / ma lo stesso sorriso, lo stesso colore / dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore?"), un cattivo che sembra uscito fuori dalla migliore tradizione disneyana (uh, come stanno storcendo il naso i puristi!), la meravigliosa citazione dell'"Orlando Furioso" in un sogno ricco di poesia, la copertina metafisica... Tutto questo ci fa quasi dimenticare la qualità discontinua dei disegni di Luigi Piccatto e ci fa tornare a sperare in un futuro dylaniato...Se il vicino fa schiamazzi chiama Olindo e Rosa Bazzi. Se il bambino rompe i coglioni chiama la Franzoni.
Molto spesso, il posto dove poter incontrare l'anima vera, quella che coinvolge e rappresenta un determinato luogo è il suo bagno. Da come è tenuto si capiscono molte cose. E' come un portafoglio, pieno di sorprese, scontrini da buttare che possono magari mettere nei guai. Lo stesso dicasi per i cessi, specie quelli pubblici. Diventano lo specchio delle persone che li frequentano.
Si trova ogni cosa. Dai pippaioli che sniffano i grammi di coca comprati sottobanco nel locale ai segaioli minorenni che hanno appena rubato una rivista porno dall'edicola all'angolo; dagli studenti alle prese con canne da fumare fuori dai cancelli della scuola a liquidi seminali di qualche discotecaro ubriaco.
Ovviamente, esistono anche bagni più puliti, dove non occorre per forza entrarci come se si partecipasse alla gara di corsa agli ostacoli delle Olimpiadi, evitando chiazze poco identificabili o, anche, assorbenti usati mal ripiegati.
Ma, oltre a tutto questo, ciò che fa di un bagno pubblico un luogo dove poter confrontarsi direttamente con lo spirito del luogo in cui è ospitato sono le scritte sui muri, le robe più classiche. Dagli annunci ai numeri di telefono di persone sfigate messi per scherzo. Scritte politiche o battute irriverenti. Tolta la maschera e sigillate al sicuro della porta con catena, le persone si lasciano andare alla loro più fervida immaginazione, rispecchiandosi nell'animo del luogo.
Per questo, occorrerebbe domandarsi il futuro di un luogo simbolo di Milano quale è la Biblioteca Sormani. Se è vero che il cesso rappresenta l'anima in quanto libera il volto dei suoi ospiti, ci sarebbe da preoccuparsi nel leggere i commenti di morte che strabordano, senza scherzi o doppi sensi, dai muri dei bagni di questa biblioteca. Non solo commenti come quello all'inizio dell'articolo, e nemmeno scritte più buffone come W il papa o pompini col culo. Di democrazia nei vari commenti se ne è già parlato ed è questo ciò che è diventato il cesso maschile della biblioteca: il cesso della democrazia stessa. Da riempiamo le mani di spranghe e andiamo a picchiare gli zingari; Mao-metto la nuova religione comunislamismo; ti stupro A... e tante altre, correlate di immagini vagamente raffiguranti vagine peggio che al liceo. Un'orgia di cazzate che supera il comun denominatore delle scritte nei bagni, ossia il vago senso di umorismo molto grezzo, per arrivare alla presunta conoscenza di una verità superiore.
Democrazia ad uso del pennarello indelebile. Specchio dell'utenza di una biblioteca di Milano. Quale che sia la cultura dei libri. Nella storia dei periodi bui, si sa, i volumi stampati non fanno mai una bella fine. Si tira lo sciacquone e tutto viene cancellato.
Milesmood
Chi è il sessantenne più amato da grandi e piccini d'Italia? No, non affannatevi a cercarlo in tv: stiamo parlando di carta stampata! Eh sì, sono ben sessant'anni che "Topolino" esce nelle edicole italiane!
Titoli da Repubblica.it: "Veltroni e l'incubo scissione: 'Qui salta tutto, non solo io'" - "Terrorismo, la svolta di Obama:
'Ideali alti, mai più la tortura'".
Attraverso l’ispirazione visionaria di un documentario sugli ufo, Sannino ha scritto in sei mesi un romanzo con protagonista Walter, un personaggio creato e modellato a partire da brevi considerazioni dell’autore sul mondo che lo circonda, tuttavia mai lasciato sforare nell’autobiografia. Nonostante questo, Sannino confessa di aver provato numerose sensazioni nello scrivere, dimostrando in tal modo un forte coinvolgimento: è il racconto che si è autocreato, utilizzando la mano di Sannino come tramite.