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La maratona di Padova, Giovannoni e le mutande degli africani; ovvero dell'invidia del celodurista

Mica vorremo finanziare con soldi padani una corsa dove "a vincere sono sempre atleti africani o comunque extracomunitari in mutande"? Pietro Giovannoni, consigliere provinciale leghista (ma va'?) di Padova, ha chiesto di non dare un soldo alla maratona di Sant'Antonio perché vincono quasi sempre donne e uomini dalla pelle troppo scura (nell'ultima edizione hanno trionfato i keniani, conquistando il podio sia maschile che femminile).

Certe affermazioni, di così evidente pochezza e rozzezza, sarebbero da lasciar marcire in un angolo della coscienza collettiva, come un residuato fastidioso e forse ineliminabile di un progresso umano che, fatto da esseri imperfetti, non può che essere esso stesso viziato da forti imperfezioni. Ma forse conviene tornare ancora un secondo su quelle parole.

Tutti pazzi per i calciatori: la bellezza degli spagnoli e le sexy promesse dei tifosi

La Spagna ha già vinto i mondiali, un vero e proprio trionfo. L'Olanda deve accontentarsi del secondo posto. Beautiful People ha lanciato un sondaggio sulla bellezza di tutti i calciatori di tutte le squadre che hanno partecipato ai Mondiali sudafricani ed il verdetto è proprio questo: in cima alla classifica (voto medio 5,8) gli spagnoli, seguiti dagli olandesi (5,4). I più bravi, insomma, sembrano essere anche i più belli...

Fernando Torres, attaccante della Selección [foto in alto], vince il titolo di reginetto (voto 7,9), ma gli spagnoli conquistano anche la medaglia di bronzo, con il terzo posto di David Villa (7,4). Se poi ci aggiungiamo anche la quarta posizione, con Iker Casillas (7,3), il quadro del trionfo spagnolo è completo. Per il secondo posto, poi, non ci spostiamo di molto, dal momento che Cristiano Ronaldo (7,4) è portoghese.

"L'omosessualità nel calcio non esiste!". Ma tra spirito cameratesco e repressione omofoba...

"Non ci sono gay nel calcio perché un gay non giocherebbe a calcio: è uno sport da uomini": le parole di Giovanni, 18 anni, giovane promessa sportiva di Milano spiegano da sole perché si faccia tanto chiacchiericcio intorno alla foto di Zlatan Ibrahimovic e Gerard Piqué, due giocatori del Barcellona, che si tengono per mano appoggiati ad un auto. Il mondo del calcio mostra da tempo atleti e allenatori che si affannano a negare l'esistenza di un solo omosessuale tra i colleghi, mentre negli altri sport - compresi quelli più virili come il rugby - i coming out stanno iniziando a diffondersi senza tanti problemi.

Il negazionismo omofobo nel mondo del calcio rasenta spesso il ridicolo, come quando i calciatori cercano di allontanare da sé l'idea di essersi fatti immortale in fotografie gradite al pubblico omosessuale, come se certe pubblicità in cui appaiono allegramente in gruppo e smutandati non evocassero più scene da film porno gay che imprese sportive. Ma pazienza: son tutti eterosessuali, sia chiaro, e ci tengono a farlo sapere.

La democrazia? Vaffanculo brutta troia!

Anzi, direi che dovresti metterti a novanta e allargarti per bene perché non riesco a trovare i tuoi buchi. Mi piace vederti così, con la schiena che si abbassa e tu che cerchi con le tue mani che tremano di toccarmi le gambe mentre continuo a fotterti, sbattendo per bene le mie anche sopra il tuo culo. Perché se non lo hai capito, zoccola, se ci sei tu faccio quel cazzo che mi pare, hai capito?

E non iniziare a dire le tue solite cazzate sui diritti e le solite palle da quattro centesimi di morta di fame. Io posso dire tutto mandando a fanculo le tue moine da première dame, perché io, Io, IO ho il diritto di dire tutte le fottutissime cose che passano per la mia cazzo di testa, perché ci sei tu a governare, stupenda democrazia, solo tu sei sovrana e schiava del tuo regno, energica mistress di latex che adori ricevere frustate dal tuo schiavo a quattro zampe.

Invictus di Clint Eastwood

Out of the night that covers me,
Black as the Pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds, and shall find, me unafraid.

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll.
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.

William Ernest Henley


Le cose non riescono mai ad arrivare dall'alto come per magia. Occorre impegno, sacrificio, capacità di posporre il bisogno immediato per concentrarsi sull'obiettivo finale, anche se questo vuol dire incertezza e rischio. Spesso occorre anche puntare sulle cose più inaspettate per raggiungere uno scopo, specie se quello è qualcosa di grande.

Topolino baluardo della società interetnica: una poesia (e un'intera classe) contro il razzismo

Fortunato il popolo che non ha bisogno di eroi, diceva Brecht. E il popolo italiano sembra abbastanza sfigato se teniamo conto che ha un bisogno molto urgente di eroi, ma che non riesce a trovarne manco mezzo.

Beh, forse uno c'è, a dire il vero. E' basso, ha orecchie enormi e non è neppure nato in Italia. Sì, è mister Mickey "Topolino" Mouse. Che, sul suo giornale, sta portando avanti l'iniziativa contro il razzismo più progredita e seria del Paese: già da settimane pubblicizza il concorso di poesia per ragazzi "Il razzismo è una brutta storia" e ora, con il numero in edicola domani, propone 4 pagine dedicate alla 1° C della scuola media Teodoro Ciresola di Milano.

Chi altri, oggi, ha il coraggio di dire che la società interculturale non è solo complessa e problematica, non è solo inevitabile ed economicamente conveniente, ma è anche una fortuna intrinsecamente bella?

Organizziamo una maxi-colletta per regalare una copia del Manuale delle Giovani Marmotte ad ogni politico? Anzi, risparmiamo i soldi, tanto gran parte di loro non ha letto neppure la Costituzione...


p.s.: Allegato a Topolino, anche il poster Disney - Regione Piemonte che presenta la Carta Etica per lo Sport Piemontese, sviluppata nell'ambito dell'interessantissimo progetto Etica e Sport del Piemonte. Ah, se non ci fosse il piccolo topo dalle grandi orecchie... e anche qualche raro ottimo esempio di Pubblica Amministrazione!

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Hassanzade, il clandestino che prende a pugni la Francia. E diventa campione nazionale...

Un afghano di 14 anni arriva dal Pakistan in un paese europeo, diciamo la Francia. E' un clandestino magro come un chiodo. Non sa scrivere. Non sa una parola di francese. Balbetta solo qualche mezza frase d'inglese. Scommettereste un euro su di lui? O non vedreste l'ora di sbatterlo fuori appena divenuto maggiorenne?

Bruno Cardoso, un allenatore di savate (boxe francese) ha deciso di puntare su un ragazzo così, Sharif Hassanzade, molto più di un euro. Perché? Semplicemente perché "la sua storia mi ha commosso".

Oggi sono passati tre anni e tra poche settimane Hassanzade raggiungerà la maggiore età. L'espulsione si avvicinava. Però in questi tre anni il ragazzo afghano non solo ha imparato il francese perfettamente, ma è pure diventato, da pochi giorni, il campione nazionale di savate nella categoria super-leggeri. E allora il ministro per l'immigrazione Eric Besson ha deciso di regolarizzarlo. Presto Hassanzade potrebbe ottenere anche la cittadinanza francese [Le Monde].

Intanto migliaia di giovani afghani, marocchini, egiziani, albanesi e cittadini di tanti altri luoghi vengono ogni anno espulsi dalla Francia, dall'Italia e dagli altri Stati europei. Certo, non tutti sono come Hassanzade. Ma soprattutto non tutti sono come Cardoso.

Insomma, se proprio non vogliamo investire nulla sui giovani cittadini del mondo che arrivano in Italia, se diamo loro come unica opportunità di sopravvivenza il furto, lo spaccio o il contrabbando, almeno non fingiamo di stupirsi quando qualcuno di loro decide di approfittare di questa opportunità.

Stupiamoci solo che la maggioranza se ne stia buona buonina a morire di fame e che non si mettano tutti insieme a prenderci a pugni sul naso. Chissà, potrebbe nascere una nuova disciplina sportiva...

Little Prince(ss)

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Lo sport si tinge di nero

Ricomincia l'autunno, si ricomincia con lo sport in assoluto più palloso da seguire: il calcio. Si ricomincierà con le polemiche, gli insulti, i cori razzisti, milioni spesi di qui e di là, il morto, o anche più di uno.
Finita la parentesi per ricordarsi che esistono altri sport più interessanti e avvincenti, come il basket, ecco ancora il pallone bianco e nero. Quest'anno si è cominciato subito bene, con tutta la fiumana di tifosi del Napoli fare disastri di qua e di là. Come al solito, invece di fare qualcosa di veramente concreto per arginare il fenomeno degli ultras, si è pensato bene di posticipare il tutto a data da definirsi. Ciò non è sorprendente da parte di un Governo che ha fatto del posticipo la sua bandiera: i rifiuti, l'Alitalia, magari a breve l'Unicredit.
E pare passato un secolo da quando si infiammavano le discussioni sull'adesione a Forza Nuova di buona parte della tifoseria della Lazio e del suo principale giocatore, Di Canio, solito festeggiare i gol col saluto romano. Adesso sembra sia diventata un'abitudine il vedere svastiche o immagini di Mussolini sugli spalti, sentire inneggiare insulti razzisti verso giocatori romeni o di altre nazionalità.
Ora, l'outing più famoso tra i calciatori è quello dell'adesione a idee fasciste. Ultimamente, vari giocatori hanno iniziato a rendere pubbliche le loro posizioni. De Rossi, Aquilani, Abbiati, altri ancora. La tifoseria naturalmente impazza. Comunque, quello che sottolineano è che a loro piace il fascismo prima del '38.
Con tutto quello cui si può pensare, o non pensare, certo è che uscite così fanno rimanere secchi. Non ci vuole un genio per vedere che l'emergenza tifoseria, con tutto quello che ne consegue fra feriti e morti, non c'entra niente con lo sport. E' abbastanza palese di come la mafia o le organizzazioni di destra stiano dietro determinate azioni. Queste uscite dei calciatori diventano abbastanza destabilizzanti ancora di più.
Ormai il mondo del calcio è andato, ma già da parecchio tempo. Ormai non lo è più uno sport: non a caso si sta pensando di toglierlo dalle Olimpiadi (polemiche a parte pure su di loro). Fra truffe, violenze, milioni spesi e altro. Ed è comunque ironico il fatto che sia lo sport più seguito e giocato dagli italiani.
Specchio, specchio delle mie brame...

Milesmood

Riscritta la storia. Le storie. La Storia

Certamente, ogni Olimpiade lascia un segno. Che sia una vittoria, un pianto, dei record, delle polemiche, ogni Olimpiade viene sempre ricordata per qualcosa.
Le Olimpiadi cinesi non sono da meno. Queste sono forse le prime, vere, Olimpiadi dove il Dio denaro ha fatto da padrone. Già a partire dalla scelta di farle disputare in un paese dove, fin dall'inizio, già si sapevano determinate cose riguardo ai Diritti Umani. Le polemiche, innescate a pochi mesi di distanza, hanno fatto sentire gli atleti portatori di responsabilità che, forse, non è loro compito portare a livello globale. Responsabilità che sono di natura strettamente economica e politica, che dipendono principalmente da governi e multinazionali, da sponsor. Le responsabilità attribuite agli atleti non sono ne più ne meno che le nostre, non in quanto spettatori di un evento, ma in quanto cittadini. Presto, quando le gare finiranno, chissà quanti si dimenticheranno del tema dei Diritti Umani e del Tibet, magari mentre si decide dove andare a mangiare questa sera, e guarda caso si deciderà il ristorante cinese perchè costa meno. Le polemiche sul boicottare i Giochi in questo senso sono ipocrite. Per addossare su atleti responsabilità, a volte addirittura colpe, per dei nostri sensi di colpa. Se si pensa che il paragone sia esagerato, controlliamo ogni cosa che abbiamo, anche il pc sul quale state leggendo questa pagina. Allora, forse, non sembrerà tanto assurdo.
Ma le Olimpiadi sono altro. Chi ha fatto sport sa di quanto impegno e passione comporti ogni vittoria sofferta, o anche una sconfitta col cuore in pace. Sa del livello di equilibrio col proprio corpo, della sua muscolatura, della sua rifinitezza, e dei suoi limiti. E' proprio questo il bello dello sport. Individuale, dove ciò che conta maggiormente è la fiducia nei propri mezzi, e quelli di squadra, dove l'unione e la fiducia reciproca, il darsi forza a vicenda, sono le cose più importanti. Queste Olimpiadi in questo senso saranno ricordate per gli otto ori di Phelps, il record incredibile, facile, e nemmeno troppo cercato, di Bolt, le lacrime di Cielo Filho, la terza vittoria della Vezzali, la vicenda della Aguero e del suo impegno, la scena di Abrahamian sul podio, e altre ancora.
Certo, poi salgono i dubbi circa i troppi record nel nuoto, gli aiuti dei giudici nelle gare di scherma e di ginnastica artistica a favore delle atlete cinesi e russe. Sperando che i tempi siano frutto dell'impegno degli atleti, gli aiuti non sono certo facilmente identificabili. Poi saltano fuori altre storie, come pubblicato oggi su Repubblica, ma non sul sito, dove viene riportata la notizia di tre ginnaste cinesi che, sebbene siano state scoperte di avere meno di 16 anni, sono state comunque ammesse alle gare. (La partecipazione può avvenire nel caso di avere più di 16 anni). Questo perchè il passaporto riportava come data di nascita il 1992. Vari giornali stranieri, tra cui il New York Times, proprio perchè insospettiti, hanno fatto ricerche scoprendo proprio come siano state modificate le date, poichè si è letto su siti di natura sportiva dedicati alle gare giovanili le vere età delle atlete in questione. Naturalmente, non appena diffusa la notizia, i siti sono stati oscurati e poi, naturalmente, modificati. Un'altra ombra si getta quindi su questi Giochi. Dominati dai soldi, dall'ipocrisia della gente e della politica.
Di spirito olimpico, onestamente, si è visto poco. Uno dei pochi momenti è stato quel fulmine giallo-verde, alto, atletico, che in 9.69 secondi ha riscritto i manuali di come si deve correre per essere perfetti. Lui non ha seguito il manuale e si è solo rilassato, come ha detto.
Come dovrebbe essere ogni sport.

Milesmood

Amici, complici, paganti. Storia di diritti, di soldi e di (poco) sport

Coca Cola. MacDonald's. Adidas. Johson&Johnson. Samsung. Kodak. Volkswagen. Lenovo. Omega. Visa. Panasonic. Air China. Manulife. Atos Origin. GE. UPS. Haier. Budweiser. Snickers. E altri...

Sponsor e partner (complici?) dei Giochi Olimpici di Pechino 2008.

Little Prince(ss)

Diritti e valori olimpici: il cartone animato di Amnesty International

Parla adesso se vuoi i diritti umani in Cina.

Il video sottostante non è adatto alla visione dei bambini.



Altri video di Amnesty International sulla Cina.

No Chinese here (censored!)

Piazza Tienanmen. Tibet. Dalai Lama. Amnesty International. Democrazia. Diritti. Libertà. E, ovviamente, sport.
Così, tanto per avere la sicurezza che in Cina non ci legga nessuno.

Little Prince(ss)

F1: Kubica vince a Montreal


Spesso, lo sport diventa protagonista per raccontare delle belle storie. Questa volta è il caso di Robert Kubica, pilota della Scuderia BMW di nazionalità polacca. Questa è per lui una vittoria importante: prima vittoria per lui, la sua squadra, e, per la prima volta, la Polonia trova la gloria nella massima categoria motoristica sportiva.
Kubica è senza dubbio un pilota resistente. Nella sua carriera ha rischiato la vita 2 volte. Dopo il primo incidente, capitato aldifuori delle corse, nessuno credeva più in lui. Si era fatto notevolmente male: in più la sua statura molto alta veniva considerata come punto sfavorevole. Ma non si arrese e, dopo aver parteciapato al gran premio di Macao con la serie Formula 3 (dove arrivò 2°), gli fu offerto un ruolo come collaudatore in quella che sarebbe diventata la sua squadra attuale. Nel 2006 iniziò a gareggiare in F1. Alla sua prima gara, in Ungheria, arriva 7°, ma successivamente viene squalificato per irregolarità trovate nella sua auto. Errori della squadra. A Monza, nello stesso anno, arriva il suo primo podio.
Il 2007 è un anno di costanza e regolarità finché, a Montreal, diventa vittima di un terribile incidente dove rischia la vita. Ma come in passato, non si arrende, e ritorna. Raggiungendo una maturità più consistente, la stagione 2008 diventa un trampolino per il successo. Tre podi (Malesia, Bahrain, Montecarlo), una pole position (Bahrain) e la sua prima vittoria, nello stesso circuito dove rischiò la vita. Vittoria che lo porta in testa alla classifica punti.
Probabilmente, quest'anno non riuscirà a vincere il titolo. Ma è bello pensare che una persona senza arrendersi mai e cercando sempre di superare il suo limite sia arrivato, per un giorno, sul tetto del mondo. Sperando non sia l'ultimo....

Milesmood

Shelter di Jonah Markowitz

Zach (Trevor Wright) vive a San Pedro (California). Ha molto talento artistico. Vorrebbe iscriversi all'accademia Cal Arts. Lavora come cuoco. Ama lo skate e il surf. Punto e a capo.
Shaun (Brad Rowe) è uno scrittore. Torna a San Pedro. È gay. È innamorato di Zach. Punto.
Jeannie è la sorella di Zach. Non ama i gay. È stata lasciata dal marito. Non è una buona madre. Punto.
Cody è il figlio di Jeannie. Vuole bene a Zach. Non ama le verdure. Punto.
Alan è il marito di Jeannie. Non ama i bambini. Punto.
Gabe è il miglior amico di Zach e il fratello di Shaun. Ama il surf. Punto.
Il padre di Zach prende pastiglie. Dicono che non sia molto affidabile. Punto.
Tori è la ragazza di Zach. È bionda. E davvero non si sa cosa dire di più.
Il fatto è che l'amore magari può anche trionfare, come succede ovviamente in “Shelter” di Jonah Markowitz, ma comunque, se esso è l'incontro di due (o più...) anime o corpi o intelligenze o quel che volete voi, per trionfare (o anche solo per muovere i suoi primi incerti passettini) deve avere una materia prima: anime, corpi, intelligenze, persone.
E allora che senso ha l'amore in un mondo di personaggi privi di profondità (mi verrebbe da dire quasi bidimensionali, ma alcuni si fermano a una dimensione e mezzo)?
Sulla trama non c'è nulla da dire. Ovviamente Zach finirà a letto con Shaun, ovviamente ci saranno problemi di accettazione, ovviamente alla fine Zach convince la sorella omofoba ad accettare il suo amore per Shaun e ad affidare loro il figlio (abbandonando a sé stesso il padre presumibilmente malato). Perché Zach è un ottimo oratore: gli bastano un paio di minuti.
Se raccontasse una storia etero, "Shelter" verrebbe giudicato come un film senza infamia e senza lode per adolescenti annoiati. Invece Zach e Shaun sono due maschietti e allora la critica va in visibilio e i premi arrivano numerosi.
Pazienza. L'importante è vivere felici e contenti.

Cliccami...
il sito del film:
http://www.myspace.com/shelterathere
la scheda IMDB:
http://italian.imdb.com/title/tt0942384/

Little Prince(ss)

Il grande colibrì