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L'Egitto, tra rivoluzione, Internet e omosessualità: anche il blogger gay IceQueer in piazza Tahrir

Abbiamo sentito raccontare le rivoluzione del Nord Africa da esperti (spesso presunti), da leader politici, da ideologici, da professori universitari. Sentirsela raccontare da chi quella rivoluzione l'ha fatta nella strada, con le idee della strada, fa tutto un altro effetto. E ci permette di capire davvero la rabbia e la gioia, la paura e la speranza, l'incertezza e la sicurezza e soprattutto la fede assoluta nel popolo e in Internet che sono state in grado di muovere le masse e di abbattere i dittatori.

Dopo che Rachid, rappresentante in Italia dell'associazione lgbt clandestina marocchina KifKif, ci ha raccontato le rivolte in Marocco, ora il più noto blogger gay egiziano, IceQueer, ci racconta gli eccezionali giorni che l'Egitto sta vivendo. Ce li racconta con gli occhi di un semplice amante della libertà che, senza alcuna esperienza di politica, come lui stesso ammette, ha vissuto la straordinaria esperienza di scrivere la storia in piazza Tahrir...

Marocco: anche il movimento omosessuale partecipa alle manifestazioni per la democrazia

Alla fine anche in Marocco, "il paese più stabile del Nord Africa" secondo gli analisti, arriva l'ondata di rivolte anti-regime. Il neonato Movimento 20 Febbraio è sceso in piazza per reclamare riforme radicali verso la democrazia. In un solo giorno, le principali città marocchine sono state messe a ferro e fuoco e si sono registrati 130 feriti, oltre alla scoperta, nel nord del paese, di 5 morti carbonizzati forse collegati alle tensioni di questi giorni.

Al Movimento 20 Febbraio aderisce anche l'associazione KifKif ("uguale" in lingua araba marocchina), una organizzazione non governativa nata nel 2004, illegale in Marocco, che si batte per il rispetto dei diritti umani, soprattutto a favore della popolazione omo- e transessuale, in un paese dove i rapporti tra persone dello stesso sesso sono puniti fino a 3 anni di carcere. KifKif pubblica anche una rivista clandestina (Mithly), in lingua araba a e francese.

Immigrazione e omosessualità, tutti i colori della pelle nello stesso arcobaleno: parla Dell'Amico

Se ne vedono di tutti i colori in questi giorni per le strade delle nostre città. Tutti i colori della pelle, tutti i colori dell'arcobaleno. L'Italia - la squallida, retrograda, provinciale Italia di cui tutti ci lamentiamo - può essere una promessa di paradiso, una garanzia di vita per tante persone che fuggono dalle torture, dalle guerre, dalle persecuzioni politiche e religiose. E anche dalla condanna penale (dal carcere alla pena di morte) dell'omosessualità.

E questa è una grande sfida. Una grande sfida per chi fugge per cercare di raggiungere l'Italia e di richiedere asilo e poi tenta di integrarsi. E per chi abita già questo paese, che deve scegliere se essere amico delle vittime o complice dei carnefici. E' una sfida anche per la comunità *qtlgb e per le associazioni, poste sul bivio tra il rinsecchire come puro gruppo di interesse a difesa della posizione di una categoria e lo sbocciare come motore per la diffusione del rispetto di tutti i diritti per tutti gli esseri umani.

Identità malleabili (per sopravvivere alla rigidità) - Il curioso caso dell'etero curioso (4° parte)

Dove eravamo rimasti...
* Nord, sud, ovest, est: disorientamenti sessuali? (1° parte)
* Una sola etichetta per tutti: quella del rispetto (2° parte)
* Quando il marito si "scopre" omosessuale... (3° parte)

Identità. Cioè assoluta uguaglianza. O, perlomeno, coincidenza di tutti gli elementi ritenuti rilevanti. E' attraverso questo meccanismo che ci sentiamo parti di un gruppo, di un'entità più grande di noi: una famiglia, un paese, un genere, un credo, una specie animale. E' attraverso questo meccanismo che sentiamo gli appartenenti ad altri gruppi (altre famiglie, altri paesi, altri generi, altri credi, altre specie...) come, appunto, "altri", diversi da noi per alcune caratteristiche fondamentali o in toto.

Questa relazione tra appartenenza e non appartenenza implica inevitabilmente una serie di norme, di prescrizioni positive e negative, più o meno complesse, più o meno stringenti. Non esiste identità senza norme. Perché sono proprio queste norme a costituire la colonna dorsale dell'identità. Tradire le regole del proprio gruppo di appartenenza significa tradire la propria identità. Abbandonare un'identità significa abbandonare le sue norme.

Quando il marito si "scopre" omosessuale... - Il curioso caso dell'etero curioso (3° parte)

Dove eravamo rimasti...
* Nord, sud, ovest, est: disorientamenti sessuali? (1° parte)
* Una sola etichetta per tutti: quella del rispetto (2° parte)

"Finti etero", "gay repressi", "bisessuali ipocriti"... Sono tante le etichette che vengono scagliate con la massima faciloneria contro quegli uomini che si definiscono eterosessuali pur avendo una vita sessuale, reale o anche solo immaginata, con altri uomini. Etichette usate come armi contundenti senza tenere conto che le stesse etichette "originali" (etero, omo, bisex...) hanno confini instabili, ambigui, difficili da cogliere e da definire. Per questo, nel rispetto della libertà di ciascuno di auto-determinarsi e di auto-definirsi, sarebbe più corretto sostituire ai giudizi le domande, alle certezze i dubbi.

Peccato, però, che l'auto-definirsi non sia un processo che trova inizio, sviluppo e fine unicamente nella sfera intima della persona, dal momento che coinvolge, direttamente o indirettamente, altre persone. Un uomo che si auto-definisce eterosessuale magari cercherà una compagna di vita, la sposerà, creerà una famiglia in senso "tradizionale"; lo stesso uomo, se si definisse gay, forse cercherebbe un compagno di vita, con cui difficilmente potrebbe progettare matrimoni o paternità...

Una sola etichetta per tutti: quella del rispetto - Il curioso caso dell'etero curioso (2° parte)

Dove eravamo rimasti...
Nord, sud, ovest, est: disorientamenti sessuali? (1° parte)

Alcuni uomini hanno rapporti sessuali con altri uomini e tuttavia si percepiscono e definiscono come eterosessuali. Questo atteggiamento provoca spesso accese reazioni da parte di molti omosessuali, che attribuiscono questo fatto al cedimento a pressioni sociali omofobe e quindi lanciano accuse di ipocrisia, codardia... e chi più ne ha più ne metta.

In realtà, come abbiamo notato nella prima parte di questa inchiesta, il confine tra eterosessualità, omosessualità e bisessualità è molto sfumato e ambiguo e quindi non si capisce perché dovrebbe prevalere la volontà di chi decide di tracciare una linea netta e collocare gli altri di qua o di là sulla libertà di ciascuno di collocarsi dove preferisce.

E' come dire che ciascuno dovrebbe decidere come vestirsi, se indossare una maglia a maniche lunghe o una t-shirt, in base al freddo o al caldo che sente. Certo, poi forse c'è qualcosa che non va se la necessità di mostrare i muscoli scolpiti in palestra ti spinge in canottiera sotto la neve o il ricordo delle raccomandazioni di tua madre sulle terribili correnti d'aria ti stringe la sciarpa di lana intorno al collo anche sotto il solleone ferragostano...

Nord, sud, ovest, est: disorientamenti sessuali? - Il curioso caso dell'etero curioso (1° parte)

"Sono etero, ma a volte mi piace il cazzo"
Simone, 25 anni, Milano

Chi è Simone? Un eterosessuale, un omosessuale, un bisessuale, un gay represso, un “finto etero”, un “bisessuale che non sa di esserlo”? Un “ipocrita”, un “simbolo della repressione sessuale e dell'eterosessismo”, “il peggiore nemico dei gay”, un confuso, un rivoluzionario, un reazionario? Quale etichetta sta meglio addosso a Simone tra quelle proposte a commento della breve inchiesta su quegli uomini che, pur definendosi eterosessuali, cercano rapporti sessuali con altri uomini?

Esiste un’etichetta adatta a Simone o a Stefano, 27enne bresciano (che racconta: "Mi incuriosisce il bel cazzo, lungo e dalla cappella bella grossa, da prendere in mano, segare e vederlo sborrare nella mia mano... Non sono gay, a me gli uomini mi fanno cacare, ma il cazzo è proprio bello... Secondo me è abbastanza normale: anche se non si dice, il cazzo piace a tutti")? O agli altri "eterosessuali forse solo leggermente bisex" ai quali abbiamo dato voce nella nostra breve inchiesta?

2010 odissea nel sesso: chi è stato il protagonista dell'anno nell'ambito della sessualità?

Un anno è finito e un altro è appena iniziato. Ed è, come sempre, tempo di bilanci e di classifiche. E allora oggi, in omaggio alla più buona e meno sexy di tutte le feste, la generosa e racchia Befana, vi proponiamo di scegliere con noi il protagonista del 2010 nell'ambito della sessualità.

Le nomination, proposte qui sotto in rigoroso ordine alfabetico, spaziano dalle bambole alla vagina, da Silvio Berlusconi e il suo Bunga-Bunga ai preservativi, dal turismo sessuale al preservativo. Ovviamente siete tutti chiamati a fare ulteriori proposte, aggiungendo un commento a questo post. Con un augurio di un nuovo anno felice e godereccio!

L'erotismo degli "uomini comuni": Michael Kirwan presenta i suoi disegni pornografici gay

Nani, ciccioni, uomini scheletrici, amputati, punk, baby gang, vecchi, ragazzi sulla sedia a rotelle. E anche ragazzi "normali", ma quasi sempre lontani mille miglia dal canone di bellezza classico, predominante, anche grazie al tratto quasi deformante che gonfia i visi e i corpi, ai colori spesso allucinati, ai coloriti a volte giallognoli, itterici. Sono questi gli uomini che popolano le intricatissime illustrazioni di Michael Kirwan, un disegnatore pornografico di New York tra i più interessanti al mondo.

I suoi personaggi si muovono in un mondo lontano dalle insegne scintillanti dei locali gay, lontano dalle romanticherie delle coppie omosessuali dei film per la tv. Si masturbano nei vicoli, dietro i bidoni della spazzatura. Battono i bagni pubblici, dove danno vita a immense orge. Si pisciano addosso in qualche scantinato. Si incontrano in appartamenti arredati con estrema modestia, con i mobili della nonna (non con le gaissime creazioni di Ikea), a volte con un certo gusto kitsch, lontanissimo dalla raffinatezza un po' snob di certe "ziette".

"Forse solo leggermente bisex": il desiderio senza nome degli eterosessuali a caccia... di maschi!

"Sono eterosessuale al 100%". Ma hai incontri sessuali con altri uomini... "Lo faccio solo se la situazione è eccitante e trasgressiva, ma non sono gay". Però magari non sei proprio etero al 100%, no? "Sì, sono etero, forse solo leggermente bisex". Guido, milanese di 27 anni, è, se non lo avete già capito, un ragazzo eterosessuale. Come Giulio, 39 anni, da Novara: "Non sono gay, ma credo che mi ecciti la trasgressione di farlo con un ragazzo. Ma è solo un gioco". Se un "eterosessuale al 100%" va a letto con altri maschietti è "solo un gioco", ovviamente.

D'altra parte, come dice Riccardo, 35enne romano, "se ti piace la fica non è che all'improvviso la molli per il cazzo" e, per passare dalla teoria alla pratica, racconta: "Io, per esempio, ho un paio di amici che un po' di anni fa mi succhiavano per gioco e ora sono sposati, quindi...". Un etero che incontra altri maschi? "E' eccitante, dà una strana sensazione di appagamento e trasgressione" spiega Giorgio, 21 anni, da Pesaro. Anche lui non è gay "perché l’ho solo leccato e toccato, nient'altro".

Orsi, orsi bi-polari e orsi bruni: i bear bisessuali e di colore raccontati da Ron Suresha

Continuano le nostre riflessioni sulla cultura bear, sulle sue potenzialità e sulle critiche che le vengono mosse. Oggi sentiamo Ron Suresha, autore di importanti ricerche sulla comunità ursina e su quella bisessuale (ha scritto "Bears on Bears" e "Bi Men" e un contributo per il libro a cura di Les K. Wright, "The Bear Book") e scrittore di fiction.

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Les K. Wright denuncia il "fascismo del corpo" e il "regime della mascolinità": la cultura bear è una cultura libera?

La nostra società sempre più interconnessa ha permesso a molti più tipi di uomini gay e bisessuali, prima repressi, di riconoscere la propria omosessualità, nonostante il fatto che la loro tipologia o immagine fisica non somigli a ciò che siamo portati a considerare come "tipicamente" femmineo o gay. Inoltre questi uomini hanno scoperti di non essere attratti da quello che in genere associamo mentalmente alla cultura gay o queer.

Panza, peli e rossetto: la sociologo Javier Sáez e l'elogio degli orsi maschioni ed effeminati

Continua il nostro dibattito sulla cultura bear, avviato con l'intervista al più importante studioso americano del tema, Les K. Wright, e proseguito con numerosi e ricchi interventi che possono essere letti lungo il nostro ___fil rose___ dedicato alla cultura ursina. Oggi discutiamo con il sociologo e psicanalista spagnolo Javier Sáez (nella foto), autore di libri e di saggi molto significativi sulle tematiche queer e bear (alcuni dei suoi scritti possono essere letti sulla rivista elettronica Hartza.com, da lui stesso fondata nel 1995), oltre che attivista per i diritti umani e antimilitarista.

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Qual è la relazione tra l'estetica bear e la mascolinità? Wright denuncia il "regime della mascolinità", mentre per gli Orsi Italiani la mascolinità esteriore può convivere senza problemi con la femminilità interna... L'esaltazione della mascolinità è un problema? O forse il problema vero è quello della riproposizione dello schema duale stereotipato del genere?

Fuori dalle gabbie: WARBEAR contro l'identità bear strumento di marketing del mercato gay

Non aspettatevi paroline dolci o concilianti da uno che ha come nome d'arte - anzi, come nome di battaglia - WARBEAR, tutte le lettere urlate in maiuscolo, una dopo l'altra, senza perdere fiato. WARBEAR, o se preferite Francesco Macarone Palmieri, interviene nel confronto sulla cultura bear che abbiamo inaugurato con Les K. Wright e continuato con Orsi Italiani e con Perdido e certo fa casino. Parecchio casino. Ma è inutile commentare, sotto potete leggere voi quello che ha da dire.

Qualche parola, invece, vale la pena di spenderla per presentare questo studioso e artista eclettico. WARBEAR è un antropologo sociale che si occupa di gender e queer studies, sessualità e pornografia (potete ad esempio leggere il suo saggio "21st Century Schizoid Bear: Masculine Transitions Through Net Pornography" in "C'lickme", libro molto interessante e liberamente scaricabile). Come attivista queer, ha fondato E.U.RO. Epicentro Ursino Romano, gruppo dallo slogan eloquente: "Uguali a nessuno".

L'orso non ha Perdido né il pelo né il vizio: riflessioni di un disegnatore bear (2° parte)

Dove eravamo rimasti...
La 1° parte dell'intervista!

Oggi torniamo a commentare con Perdido, l'autore del blog WOOF! e di tavole di fumetti molto note nella comunità bear, le prese di posizione, per nulla tenere, di Les K. Wright, il più importante studioso del movimento ursino americano. Nella prima parte dell'intervista abbiamo ricordato l'esperienza della fanzine WOOF!, abbiamo parlato di arte bear e di alcuni atteggiamenti anti-ursini che stanno emergendo. Adesso cerchiamo di ricostruire come è nato, si è sviluppato e che fine sta facendo il movimento degli orsi, soprattutto in Italia.

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"Qualcuno si accorse che il desiderio, la tenerezza e tutte quelle pulsioni che (per quanto negate) sono motore dell’esistenza umana, sfuggivano in realtà alle tipizzazioni ufficiali, mentre esisteva una vastissima regione emozionale ancora priva di voce": racconti così la molla che fece scattare la nascita del movimento ursino. Per Giambattista fu la "mera esigenza di condividere un ideale estetico ignorato o ridicolizzato dai mass-media".

L'orso non ha Perdido né il pelo né il vizio: riflessioni di un disegnatore bear (1° parte)

L'intervista a Les K. Wright, con giudizi piuttosto duri sull'evoluzione della cultura bear americana, non è passata inosservata e ha suscitato le più disparate reazioni: si va da chi ha denunciato una sorta di "orsofobia" a chi, al contrario, ha colto l'occasione per provare a rilanciare le potenzialità più innovative del movimento. C'è chi non aveva mai riflettuto approfonditamente sugli orsi e ci ha contattato per avere altre informazioni e chi, invece, sul mondo ursino ha fatto mille pensieri e ha comunque tratto ispirazione dalle parole di Wright per proporre commenti ricchissimi di spunti.

Tra questi ultimi, c'è sicuramente Perdido (nome d'arte di Filippo), blogger e disegnatore bear: il suo post "RicOrsi Storici - la cosiddetta disfatta dei Bears" su WOOF! (n.b. vietato minori 18) è davvero da leggere con attenzione. Abbiamo deciso di intervistarlo, perché l'argomento, con tutte le sue implicazioni sui concetti di bellezza e di libertà di esprimere se stessi, ci sembra degno di interesse da parte di tutti, dagli orsi ai "D&G boys", dai gay agli eterosessuali...

Se mi tradisci ti sposo: tra cuckold e bull, come vivere per sempre cornuti e contenti (o no?)

La violence qu'on se fait pour demeurer fidèle
à ce qu'on aime ne vaut guère mieux qu'une infidélité
François de La Rochefoucauld

"La fedeltà è un raro ospite: se ti capita in casa, non lo lasciar più uscire" dice un proverbio italiano. E dice bene: la fedeltà è davvero rara, come ci insegnano gli scandali sempre più frequenti e soprattutto le statistiche. A quanto dicono gli studi più recenti, se metà dei matrimoni naufraga in un divorzio, nell'altra metà la fedeltà non è di casa: meno di un terzo delle persone sposate non ha mai commesso adulterio.

Nonostante tutto, la nostra cultura vede ancora, a torto o a ragione, la fedeltà sessuale come un elemento imprescindibile dell'amore sentimentale. E così i rapporti al di fuori della coppia vengono interpretati come un sintomo di mancanza di amore o per lo meno come la dimostrazione che qualcosa non funziona: l'adulterio, così, rientra culturalmente e simbolicamente nell'ambito del patologico, mentre i dati delle ricerche statistiche lo dipingono come un fenomeno decisamente fisiologico.

"Altro che letargo, facciamo ancora groar!": gli Orsi Italiani reagiscono all'intervista di Wright

Le parole molto dure e molto critiche sulla cultura bear - quasi una denuncia di fallimento per una rivoluzione annunciata e mai arrivata - pronunciate nella nostra intervista da Les K. Wright, il più importante studioso del fenomeno ursino in America, hanno suscitato curiosità in chi non conosceva questa realtà e hanno aperto un interessante dibattito tra gli orsi della Penisola. Segnalando l'interessante post di Woof! (n.b. V.M. 18!), sentiamo ora l'opinione di Giambattista, uno dei cofondatori di Orsi Italiani, il più importante gruppo bear del nostro paese, e attualmente webmaster del sito web dell'associazione.

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Cosa ti ha colpito di più nelle parole di Les K. Wright?

Ho letto con molto interesse l'intervista a Les Wright, lo storico del movimento bear che partendo dalla storia della comunità ursina statunitense arriva ad un'analisi abbastanza disillusa dell'attuale cultura bear. Non sono tuttavia del tutto d'accordo sul fatto che il movimento degli orsi non abbia saputo concretizzare quelle potenzialità "rivoluzionarie" associate all'estetica bear, almeno in Italia.

La rivoluzione bear è andata in letargo: Les K. Wright e la cultura degli orsi gay (2° parte)

Dove eravamo rimasti...
La 1° parte dell'intervista!

Continua il nostro dialogo con il più importante studioso della cultura bear americana, Les Kirk Wright: che fine ha fatto la rivoluzione ursina?

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Quello di cui abbiamo parlato nella prima parte di questa intervista è in netto contrasto con la libertà dalla bellezza che la cultura bear sembrerebbe promettere, no?

Se osservi i primi numeri della rivista Bear, non si era ancora sviluppata un'estetica così chiara e conformista. Jack Radcliffe è stato il primo a incarnare questo nuovo canone di bellezza bear. Insomma, proprio come i gay in generale si sono assoggettati personalmente e reciprocamente allo stesso sistema di bellezza che ha storicamente oppresso le donne, gli orsi hanno allegramente abbracciato le proprie icone bear, vale a dire quelle che i media ursini sono stati capaci di vendere con così grande successo.

La rivoluzione bear è andata in letargo: Les K. Wright e la cultura degli orsi gay (1° parte)

Brutto è bello: un ossimoro più contraddittorio è difficile da pensare. E' un ossimoro dalle implicazioni potenzialmente rivoluzionarie, un grimaldello che potrebbe scardinare i giochi di potere su cui si fonda il regime della bellezza. Così, nel reame tirannico di re Peso Forma e di regina Ceretta, essere orgogliosamente grassi e pelosi - essere favolosamente "brutti" - potrebbe significare portare avanti un'essenziale lotta di liberazione antropologica.

Poi, certo, è più facile nascondersi dietro a un dito, a qualche frase fatta, perché in fondo "non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace" e in ogni caso "i gusti sono gusti"... Così la definizione di "brutto" torna ad essere offensiva, politicamente scorretta, non attribuibile a nessuno. Peggio ancora: il "brutto" pretende la certificazione ISO di bellezza, la canonizzazione come "diversamente bello". Incorpora in sé il lato più triste e violento della "bellezza rivelata". Si auto-condanna all'insignificanza culturale.

Il grande colibrì