Non è un paese per attivisti: "Chi difende i diritti umani viene perseguitato" denuncia EveryOne

Abbiamo conosciuto Roberto Malini, fondatore e co-presidente di Gruppo EveryOne, prima con l'appello lanciato per salvare oltre 200 profughi eritrei in Libia e poi con l'analisi sulle persecuzioni vissute dai rom in Francia e in Italia. Gli abbiamo chiesto allora di presentare in modo più completo la sua associazione per i diritti umani e di parlarci della persecuzione che, come denunciano da tempo, stanno subendo da parte delle istituzioni italiane. Il quadro è cupissimo...

Little Prince(ss)

Il Gruppo EveryOne ha condotto importanti campagne per il diritto di asilo in tutto il mondo, raggiungendo risultati di assoluto rilievo e salvando decine di vite umane. I nomi più noti sono quelli di Pegah Emambakhsh, Mehdi Kazemi, Annociate Nimpagaritze, Kiana Firouz e, per l'Italia, Vahid Kiani Motlagh, ma le nostre azioni a tutela dei richiedenti asilo hanno portato all'approvazione di Risoluzioni europee, documenti delle Nazioni Unite, nonché alla modifica delle leggi sull'immigrazione del Regno Unito e di altri paesi.

Usa, un gay su cinque sarebbe sieropositivo: quando abbandoneremo il terrorismo sull'Aids?

Abbiamo da poco raccontato come, secondo l'Office for National Statistics (l'Istat inglese, per intenderci), gli omosessuali sarebbero solo l'1'% della popolazione ed ecco che, questa volta dagli Stati Uniti, arriva un'altra stima destinata a far discutere: secondo la Kaiser Family Foundation ben il 20% degli uomini che fanno sesso con altri uomini, almeno nelle grandi città, sarebbe infettato dall'Hiv e, tra coloro che sono sieropositivi, quasi la metà (il 44%) lo ignorerebbe [CBC].

Certo, il dato può essere messo in discussione, dal momento che il solo fatto di creare un campione realmente rappresentativo degli uomini sessualmente attivi con altri uomini è di per sé impresa non facile, tanto dal punto di vista pratico quanto da quello teorico. Insomma, due studi sui quali dubitare, da superare alzando le spalle?

Omosessuali e bisessuali sono pochissimi, dice l'ultima stima. E allora, cambia qualcosa?

Sono concentrati soprattutto nelle fasce d'età più giovani e nella popolazione di pelle bianca, sono più istruiti, godono di una salute migliore (anche se fumano più frequentamente), sono molto più raramente in coppia e soprattutto sono pochi, davvero pochi: è questo il dato più sorprendente sugli omosessuali del Regno Unito che emerge dall'Integrated Household Survey, una ricerca annuale condotta dall'Office for National Statistics inglese.

Se alla fine degli anni Quaranta Alfred Kinsey aveva stimato che il 5% della popolazione sarebbe omosessuale (stima adottata oggi anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità), i nuovi dati, invece, sembrano dare ragione a Magnus Hirschfeld, il quale, a inizio Novecento, ipotizzò il dato dell'1%.

La persecuzione dei rom in Francia e in Italia: l'analisi di Roberto Malini (EveryOne)

L'attenzione e la memoria della stampa e della politica è davvero molto ondivaga. Se i profughi eritrei in Libia, per i quali abbiamo lanciato una campagna di sostegno, sono stati velocemente dimenticati, i rom, invece, rimangono avvolti nel silenzio per mesi e mesi, per riconquistare il centro della discussione pubblica ogniqualvolta ci sia da seminare paura per raccogliere consenso, e poi ripiombare nell'oblio in una ciclicità cinica e infinita.

In questi giorni la cacciata dei rom dalla Francia ha conquistato - giustamente - le prime pagine, con l'Europa scandalizzata (ma non basta certo scandalizzarsi...) e Berlusconi che esprime solidarietà a Sarkozy. Abbiamo allora chiesto a Roberto Malini, fondatore e co-presidente di Gruppo EveryOne, di fare il punto su quello che sta succedendo Oltralpe e di ricordarci quello che troppo spesso vorremmo non vedere: la persecuzione contro i rom, seppur nel silenzio generale, continua anche in Italia...

Little Prince(ss)

Le vostre lettere volano: dopo i primi risultati, continua la campagna per gli eritrei in Libia

Torture, grida di dolore, sangue, terrore. Bambini spariti, probabilmente venduti ai mercanti di carne umana, alcuni smembrati perché a volte la vendita della somma dei suoi organi frutta più di un bambino vivo. Vestiti lacerati, pianti, violenze, violenze sessuali, violenze sessuali di gruppo. Fame, tanta fame, sete, sete da impazzire.

Quelli che giungono da noi sono quasi sempre solo i frammenti di un vita. O di una morte. Vite e morti di gente partita da lontano, fuggita dall'inferno della guerra, della persecuzione o di una miseria così nera da farci capire che davvero il nero è assenza totale di luce. Gente che proprio quando apparve una montagna, bruna per la distanza, proprio quando apparve all'orizzonte il purgatorio italiano, si è trovata costretta a precipitare nell'inferno ancora più profondo, più oscuro, più buio - più nero - dei lager della Libia del "caro amico Muammar" Gheddafi.

L'estrema destra svedese terrorizza l'Europa. Ma è "solo" una versione moderata della Lega Nord

L'Europa trema per l'avanzata degli Sverigedemokraterna (Democratici Svedesi) di Jimmie Akesson, una formazione di estrema destra che, ottenendo circa il 6% delle preferenze alle elezioni politiche del paese scandinavo, per la prima volta è riuscita a superare il quorum e a far eleggere propri rappresentanti in parlamento. L'Europa è sotto shock e anche i giornali italiani hanno dato grande risalto a questa sinistra notizia.

Andiamo allora ad esaminare più da vicino il programma di questa formazione estremista, che negli ultimi anni ha espulso le persone più discusse e più vicine ai movimenti neonazisti, con quella che, però, per molti osservatori sarebbe stata solo un'operazione di facciata. Per questo è lecito dubitare di alcune proposte e c'è chi suppone che le reali intenzioni del partito siano persino più estremistiche di quelle che manifesta esplicitamente (come, d'altra parte, succede in molti altri casi).

Profughi eritrei in Libia, ecco l'interessamento dello Special Rapporteur Onu sui Migranti

Il mondo non si cambia a suon di appelli da firmare, lettere da inviare, utopie da inseguire. O forse sì. Forse possiamo fare davvero qualcosa almeno per salvare le decine e decine di profughi eritrei, alcuni dei quali respinti dall'Italia, finiti questa estate nei campi di concentramento libici, a patire la fame, la sete e la violenza dei carcerieri, e che rischiano di essere rimpatriati in Eritrea, dove li attenderebbero altri lager e altre violenze...

La loro vicenda, sebbene avesse suscitato l'interesse della stampa a luglio, era di nuovo piombata nel silenzio. La lettera di sostegno promossa da questo blog e dal Gruppo EveryOne, insieme all'azione dell'Agenzia Habeshia e dei Radicali, ha rotto questo silenzio, ottenendo in poche ore un primo importante risultato.

Lo Special Rapporteur delle Nazioni Unite sui Migranti, la massima autorità mondiale per quanto riguarda le problematiche umanitarie legate alle migrazioni, ha contattato i co-presidenti del Gruppo EveryOne, per fare il punto sulla drammatica situazione umanitaria dei profughi eritrei in Libia.

Lettera di sostegno agli eritrei in Libia

Sono stati prigionieri in campi di concentramento nel deserto, hanno subito fame, sete e violenze e oggi rischiano di essere rimpatriati nel loro paese di origine, per finire in altri lager, nelle mani di torturatori e aguzzini: è questa la drammatica sorte di oltre 200 profughi eritrei, in parte respinti anche dall'Italia, oggi presenti in Libia (per maggiori dettagli rimandiamo all'intervista a Roberto Malini e al sito di EveryOne).

Per sostenerli, abbiamo chiesto a Gruppo EveryOne di predisporre una lettera ed un indirizzario, che potrete trovare qui sotto. E' urgente inviare il testo sottostante agli indirizzi che troverete in fondo a questo post. Si tratta sia di indirizzi elettronici sia di indirizzi postali: l'invio delle e-mail è molto importante, ma quello delle lettere cartacee può essere molto più efficace!

Il dito è Maroni, la luna è la mattanza: contro la strage di migranti nel Mediterraneo ora agiamo!

Una motovedetta libica, dono dell'Italia e con militari italiani a bordo, spara contro un peschereccio italiano. Spara ad altezza d'uomo, con la possibilità - ed evidentemente la volontà - di uccidere. Il ministro dell'Interno italo-padano Roberto Maroni (il volto intelligente e moderato della Lega Nord, secondo alcuni) afferma: "Io immagino che abbiano scambiato il peschereccio per una nave di clandestini". Indignazione generale: non ci vuole molto per capire che per Maroni sparare contro un'imbarcazione che trasporta migranti sarebbe cosa buona e giusta (sai che novità...).

Forse, invece che sforzarsi di leggere tra le righe delle parole di un ministro che esprime un concetto fondante e ormai ovvio dell'ideologia leghista, sarebbe il caso di indignarsi di più e più a lungo per i fatti concreti, per quello che avviene in modo documentato e senza necessità di interpretazioni e di esegesi nelle acque del Mediterraneo. Forse, invece che fissare lo sguardo sul dito di Maroni, sarebbe opportuno rimanere concentrati sulla luna che quel dito indica, perché è una luna che gronda sangue, morte e dolore. E' una luna-mattanza.

I profughi eritrei in Libia che fine hanno fatto? Intervista a Roberto Malini (EveryOne)

Well, well, well, let's realize
That one change can only come
When we stand together as one
Michael Jackson e Lionel Richie, "We Are the World"

"La situazione che riguarda i profughi in Libia è di una gravità assoluta, che di fatto rappresenta un'altra fase dell'opera di annientamento - perpetrata dall'Italia e tollerata finora dall'Unione europea, la cui ignavia è colpevole e inspiegabile alla luce del diritto internazionale - della Convenzione di Ginevra e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

"Non è un'esagerazione: l'accordo Italia-Libia sui flussi di profughi da paesi in crisi umanitaria, infatti, vanifica le normative internazionali che proteggono gli esseri umani che abbandonano situazioni di persecuzione, guerra o grave emergenza, negando loro la possibilità di accedere agli istituti dell'asilo politico e della protezione umanitaria internazionale".

Miss Italia, le trans e il mercato della paura: le lacrime di Alessia Mancini non sono un'offesa

"Hanno detto che sono una trans. Che di per sé non è una cosa brutta, massimo rispetto per loro, ma io non lo sono!". E' questo il concetto espresso al Corriere della Sera da Alessia Mancini, la giovane concorrente di Miss Italia "additata" come transessuale da certa stampa scandalistica. Le stesse cose le aveva già dette in diretta tv, scoppiando a piangere: "Io rispetto le trans, ma io non lo sono".

Parole e lacrime che ora dovrà pagare care: una parte della comunità glbt, con alcuni suoi rappresentanti in testa, ora addita Alessia come transfoba. Ci vanno giù pesante, con accuse gravi, toni astiosi e offese a tutto spiano: "cretina", "poveretta", "oca", "stronza", persino "travona" (viva la coerenza!)... Se la ragazza piange e vive come un trauma l'essere finita sulle prime pagine dei giornali perché "presunta transessuale" - è il ragionamento - lo fa perché disprezza le persone transessuali. "Io piangerei se mi dessero del mafioso o dell'assassino, non della transessuale" dicono in molti.

Non appendete l'anello nuziale arcobaleno al chiodo: intervista a Sergio Rovasio (Certi Diritti)

E' innegabile che in Italia esistano discriminazioni molto più brutali rispetto a quella subita dalle coppie dello stesso sesso biologico che non possono sposarsi. E' altrettanto innegabile che quest'ultima discriminazione non si limita a drammatici effetti tangibili sulla vita delle persone (impossibilità di visitare il partner in ospedale, problemi di eredità, esclusione dal godimento di diritti sociali, ecc...), ma rappresenta un feroce tentativo simbolico di disconoscere tutta la vita affettiva e relazionale dell'individuo omosessuale.

E' infine innegabile che si tratta dell'unico ambito in cui le sabbie mobili italiane, grazie alla caparbietà dell'Associazione Radicale Certi Diritti, alla bravura degli avvocati di Rete Lenford e al coraggio di alcune coppie, rischiano di trasformare il paese da fanalino di coda dell'Europa a realtà decisamente progredita.