L'undicesimo comandamento: diamo la nostra voce per i profughi eritrei prigionieri sul Sinai!

Dal Sinai le vedi, quelle terre che fanno tanto parlare tutto il mondo. Dal Sinai le vedi, le terre di Israele e di Gaza, quell'inferno in terra di straordinaria bellezza. Un turista arrivato sul Sinai, dopo una lunga scarpinata, con i piedi gonfi e la faccia sudata, sicuramente esclamerebbe: "Ne valeva la pena!". Però noi no, non diciamo niente.

Il viaggio è stato tremendo. E carissimo: 2mila euro per partire dalla capitale libica, Tripoli, costeggiare il golfo della Sirte, attraversare il grande mare di sabbia di Calanscio, superare clandestinamente il confine egiziano, affrontare la depressione di Qattara, e poi il Nilo, il canale di Suez... Il viaggio è stato tremendo e la stanchezza ci ha tolto la voce.

E' stato un viaggio lungo, faticoso, iniziato non a Tripoli, ma molto prima e molto più lontano. Siamo fuggiti dall'Eritrea, dalle sue violenze e dalle sue minacce. Per arrivare qui e vedere, accarezzare con le dita e con lo sguardo, l'immagine della santa terra di Israele, della beata terra di Palestina, quell'inferno le cui pene sono almeno raccontate da qualcuno. Qui invece, solo silenzio.

A caccia di voti e di santità: i fondamentalisti si appropriano dell'anniversario di morte di Eluana

E dunque il 9 febbraio, anniversario della morte di Eluana Englaro, è stato proclamato "Giornata nazionale degli stati vegetativi", già ribattezzata "Giornata per la vita". Il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, fa sapere che in questo modo "il ricordo di Eluana non sarà più una memoria che divide ma un momento di condivisione per un obiettivo che ci unisce tutti". E pazienza se non tutti condividono, pur rispettandole, le scelte di chi decide di vivere nonostante tutto: le opinioni altrui non hanno diritto di esistenza - altro che diritto di replica! - per chi usa la propria verità come un cartellino rosso da estrarre dal taschino...

Dunque il 9 febbraio verrà celebrato quello che i movimenti fondamentalisti cattolici, con una vera e propria truffa linguistica, definiscono "diritto alla vita". E ci tocca ancora una volta denunciare, come abbiamo già fatto in un altro post, che "il sedicente 'diritto alla vita' difeso dai cattolici non è affatto un diritto, ma un 'dovere alla vita'", un dovere che diventa "condanna alla vita" quando si impone la prosecuzione di alcune funzioni biologiche con mezzi artificiali, dolorosi e per alcuni umilianti. E ci tocca ancora una volta confrontarci con la crudeltà ed il sadismo di questi movimenti....

"The Social Network" di David Fincher: lo scorrere delle relazioni al tempo (compresso) di Facebook

Se è la finzione a pareggiarsi con la realtà non necessariamente è vera la tesi dell’iperrealismo. Probabilmente, è perché è la realtà a connotarsi sempre più sull’ombra del finto e dell’irrealistico. The Social Network, film diretto da David Fincher che narra l’ascesa di Mark Zuckerberg fondatore di Facebook e delle sue conseguenze legali e affettive, è forse per questo il film che, da un sacco di tempo a questa parte, rispecchia al meglio il mondo che ci circonda, rimandandocelo indietro come uno schiaffo, in cui nemmeno l’accensione delle luci della sala serve a scrollarsi di dosso quel senso di legame che si crea con la pellicola e il suo messaggio.

Forse, anzi, più passa il tempo e più ti entra dentro, scavando così tanto dentro la consapevolezza che quasi si raggiunge l’epifania. In tal caso, è scritto nelle regole dell’arte che l’opera capace di provocare questo sia da definirsi un Classico, fedele riproduzione del periodo storico che intende rappresentare, sguardo al possibile futuro e adatto a conservare nel tempo l’immagine del presente.

La scalata al cielo

Qualcuno ha detto, e sembrava sincero, che non bastano tre metri sopra il cielo per trovare un po' di felicità. E allora eccomi alla fine qua, in cima a tanti metri che non so più contare - ma certo era più profondo il mare che ho saputo attraversare, che ho dovuto navigare...

Nonostante le vertigini, questa altezza spaventosa, che trasforma tutto in formica e in piccola cosa, mi dà speranza e mi rincuora, perché significa che posso salire, salire ancora - salire, salire fino a dio (e poco importa che sia il loro o che sia il mio) e prenderlo per il collo e sbatterlo sulla terra, per fargli assaggiare la fame e la guerra, il sapore salato del sudore, e delle lacrime, e della fine di un amore.

E’ un mondo difficile (e di vita incerta)


E forse circondato dalla più folle pazzia. Guardandomi attorno che vedo se non una continua e affannosa ricerca di qualche cosa che non si sa bene cosa sia l’importante è che mi faccia evadere da me stesso? Dalla politica ai rapporti umani, dalla cultura all’amore e via lungo sentieri impervi e sempre più difficili. L’Io, quello che per secoli di storia è stato conquistato a suon di sangue e guerre, di battaglie politiche e di ribellioni illuministiche, è un affare in disuso. Non conta più molto quel qualcosa che ci rende indivisibili, retti, eterni e soprattutto liberi. Per carità del cielo! A parlar di Io si rischia di fare la figura degli egoisti utilitaristici iper-ostili che si bardano di menefreghismo a fronte di un mondo che deve essere solidale in maniera prescrittiva.

Il televoto è personale e diseguale, condizionato e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

Meglio gay o puttaniere? Meglio Noemi o Ruby? Meglio le escort a Palazzo o i casini? Meglio Casini o Vendola? Meglio il gelo della Siberia o i camini di Auschwitz? Meglio "Giovinezza" o "Bella ciao"? Meglio Rosi Bindi o Matteo Renzi? Meglio Renzo Bossi o Totò Cuffaro? Meglio le cosche o le 'ndrine? Meglio la camorra o Marchionne? Meglio far scappare la Fiat in Serbia o falcidiare i diritti? Meglio tagliare i servizi o tagliare le tasse? Meglio evadere le tasse o essere Giovanardi?

Meglio le elezioni anticipate o il governo tecnico? Meglio Berlusconi o Fini? Meglio aspettare ancora o staccare la spina adesso? Meglio il wi-fi libero o la lotta alla criminalità? Meglio l'Iraq o l'Afghanistan? Meglio gli assassini o i pedofili? Meglio Emilio Fede o Lele Mora? Meglio la cricca della Protezione Civile o la banda della Magliana? Meglio lo zio o la cugina? Meglio il diritto di cronaca nera o il buon gusto? Meglio la cicuta o le patatine del McDonald's? Meglio la polenta o il cus-cus? Meglio l'ictus o il cancro? Meglio ariete o capricorno? Meglio vergine o Carfagna?

Panza, peli e rossetto: la sociologo Javier Sáez e l'elogio degli orsi maschioni ed effeminati

Continua il nostro dibattito sulla cultura bear, avviato con l'intervista al più importante studioso americano del tema, Les K. Wright, e proseguito con numerosi e ricchi interventi che possono essere letti lungo il nostro ___fil rose___ dedicato alla cultura ursina. Oggi discutiamo con il sociologo e psicanalista spagnolo Javier Sáez (nella foto), autore di libri e di saggi molto significativi sulle tematiche queer e bear (alcuni dei suoi scritti possono essere letti sulla rivista elettronica Hartza.com, da lui stesso fondata nel 1995), oltre che attivista per i diritti umani e antimilitarista.

* * *

Qual è la relazione tra l'estetica bear e la mascolinità? Wright denuncia il "regime della mascolinità", mentre per gli Orsi Italiani la mascolinità esteriore può convivere senza problemi con la femminilità interna... L'esaltazione della mascolinità è un problema? O forse il problema vero è quello della riproposizione dello schema duale stereotipato del genere?

Fuori dalle gabbie: WARBEAR contro l'identità bear strumento di marketing del mercato gay

Non aspettatevi paroline dolci o concilianti da uno che ha come nome d'arte - anzi, come nome di battaglia - WARBEAR, tutte le lettere urlate in maiuscolo, una dopo l'altra, senza perdere fiato. WARBEAR, o se preferite Francesco Macarone Palmieri, interviene nel confronto sulla cultura bear che abbiamo inaugurato con Les K. Wright e continuato con Orsi Italiani e con Perdido e certo fa casino. Parecchio casino. Ma è inutile commentare, sotto potete leggere voi quello che ha da dire.

Qualche parola, invece, vale la pena di spenderla per presentare questo studioso e artista eclettico. WARBEAR è un antropologo sociale che si occupa di gender e queer studies, sessualità e pornografia (potete ad esempio leggere il suo saggio "21st Century Schizoid Bear: Masculine Transitions Through Net Pornography" in "C'lickme", libro molto interessante e liberamente scaricabile). Come attivista queer, ha fondato E.U.RO. Epicentro Ursino Romano, gruppo dallo slogan eloquente: "Uguali a nessuno".

Il grande colibrì