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Non è un paese per attivisti: "Chi difende i diritti umani viene perseguitato" denuncia EveryOne

Abbiamo conosciuto Roberto Malini, fondatore e co-presidente di Gruppo EveryOne, prima con l'appello lanciato per salvare oltre 200 profughi eritrei in Libia e poi con l'analisi sulle persecuzioni vissute dai rom in Francia e in Italia. Gli abbiamo chiesto allora di presentare in modo più completo la sua associazione per i diritti umani e di parlarci della persecuzione che, come denunciano da tempo, stanno subendo da parte delle istituzioni italiane. Il quadro è cupissimo...

Little Prince(ss)

Il Gruppo EveryOne ha condotto importanti campagne per il diritto di asilo in tutto il mondo, raggiungendo risultati di assoluto rilievo e salvando decine di vite umane. I nomi più noti sono quelli di Pegah Emambakhsh, Mehdi Kazemi, Annociate Nimpagaritze, Kiana Firouz e, per l'Italia, Vahid Kiani Motlagh, ma le nostre azioni a tutela dei richiedenti asilo hanno portato all'approvazione di Risoluzioni europee, documenti delle Nazioni Unite, nonché alla modifica delle leggi sull'immigrazione del Regno Unito e di altri paesi.

La persecuzione dei rom in Francia e in Italia: l'analisi di Roberto Malini (EveryOne)

L'attenzione e la memoria della stampa e della politica è davvero molto ondivaga. Se i profughi eritrei in Libia, per i quali abbiamo lanciato una campagna di sostegno, sono stati velocemente dimenticati, i rom, invece, rimangono avvolti nel silenzio per mesi e mesi, per riconquistare il centro della discussione pubblica ogniqualvolta ci sia da seminare paura per raccogliere consenso, e poi ripiombare nell'oblio in una ciclicità cinica e infinita.

In questi giorni la cacciata dei rom dalla Francia ha conquistato - giustamente - le prime pagine, con l'Europa scandalizzata (ma non basta certo scandalizzarsi...) e Berlusconi che esprime solidarietà a Sarkozy. Abbiamo allora chiesto a Roberto Malini, fondatore e co-presidente di Gruppo EveryOne, di fare il punto su quello che sta succedendo Oltralpe e di ricordarci quello che troppo spesso vorremmo non vedere: la persecuzione contro i rom, seppur nel silenzio generale, continua anche in Italia...

Little Prince(ss)

NoirPink - modello PANDEMONIUM sull'Unità

Storie di diritti negati
di Marco Rovelli [l'Unità]

Ci sono molti blog interessanti nel vasto arcipelago che dedica un'attenzione particolare al mondo gay, lesbico e trans. Un buon esempio è NoirPink modello Pandemonium, che ho trovato sfruciuliando nella vetrina del meta-blog delle sinistre Kilombo.

Il post su cui sono planato raccontava l'esperienza di "essere rom nelle chat room italiane", dove basta il nick "ragazzo rom" per innescare un ammasso di pregiudizi e luoghi comuni.

Da lì mi sono inoltrato in un'inchiesta decisamente interessante. Riguarda le famiglie in cui un figlio/a cresce con genitori dello stesso sesso: "La mamma è sempre la mamma. Anche quando raddoppia". E' la storia di due donne, Giusi che ha 43 anni, della sua compagna Cristina che ne ha 40, e della loro bambina Luisa che ne ha 6. E a chiosa della storia, l'intervista alla presidentessa dell'associazione Famiglie Arcobaleno: "
Il nostro obiettivo è che il genitore 'non legale' possa adottare suo figlio alla nascita o, ancora meglio, possa riconoscerlo e assumere così tutta la responsabilità nei confronti di un minore che ha voluto mettere al mondo: può lasciare la sua eredità, essere l'affidatario in caso di morte prematura dell'altro genitore, può, in caso di separazione, continuare la relazione genitore-figlio, eccetera... Insomma, è una tutela per il genitore, ma soprattutto per i bambini che legalmente hanno un solo genitore: in caso di disgrazie, si prospettano drammi e difficoltà che non dovrebbero essere consentite".

Inchiesta particolare invece quella sui "nazismi gay". Uno dei fondatori della più grossa community online di gay feticisti del nazismo si dice ebreo. C'è una lista di discussione in rete dei sostenitori gay del partito fascista e razzista inglese Bnp. E un'intervista a un gay nazista dell'Illinois (sì, proprio come quelli dei Blues Brothers...).

Essere rom nelle chat room italiane: silenzi, stereotipi, proposte di sesso e tanti gay curiosi...

No, con loro nessun problema. Circondati da tante finte donne, dai nomi stereotipati e dall'improbabile - sebbene non impossibile - voglia di cazzo, i maschietti delle chat appena capiscono che dall'altra parte c'è una donna vera perdono la testa. E prendono d'assalto "ragazzaRom".

E' questo il nick con il quale entro in alcune chat room, cercando di capire quale possa essere la reazione degli italiani di fronte ad una persona rom in questo particolarissimo mondo virtuale. E "ragazzaRom" fa faville.

Razzismo? Nessun insulto e tantissime proposte, tutte sessuali - sia nelle chat erotiche che in quelle generaliste. A pensarci bene, però, non so se, senza quell'indicazione, il comportamento dei miei interlocutori sarebbe stato lo stesso. Ecco infatti una conversazione tipo:

"Da?"
"Ciao, Milano, tu?"
"Anni?"
"25. Tu?"
"Quanto sei alta?"
"1,70. Ma quanti anni hai?"
"Fai pompe?"
"Per evitare malintesi dopo, volevo precisare subito che sono rom"
"Sì, bene. Fai pompe?"

C'è anche chi parte subito con "Lo succhi?". E c'è anche chi è gentile, chiede il nome, cosa cerchi, cosa fai nella vita... Come mai? La risposta è semplice, come dimostra questo spezzone da un dialogo con un ragazzo pugliese:

"Ma se sei di Milano, perché scrivi Roma?"
"Non Roma, rom"
"Che vuoi dire con rom?"
"Di etnia rom"
"Non ho capito"
"Quelli che alcuni chiamano zingari..."
"Ah ecco scusa"

Chissà perché quelli che interpretano "rom" come "di Roma" sono molto loquaci e carini, ma, capito l'equivoco, non aggiungono più una sillaba. Problemi di connessione Internet?

Negli stessi giorni, in altre chat, fa la sua apparizione "ragazzoRom". Scrive un saluto nella stanza pubblica ("Ciao, sono Luca, un ragazzo rom di Milano. Qualcuno ha voglia di fare amicizia?"), ma nessuno lo contatta. Passa mezz'ora e nulla. D'accordo, i ragazzi saranno meno gettonati, ma non pensavo così tanto! E allora provo a contattare io qualcuno. Sorpresa: mi hanno bloccato quasi tutti. Ed i pochi distratti, quando apro la chat privata, non rispondono mai al mio "ciao".

La situazione si ripete più volte, in diverse chat room, senza variazioni. "RagazzoRom", per alcuni giorni, passa qualche ora nel silenzio altrui. Parlerà con lui solo un 43enne di Messina, molto simpatico e loquace. Problemi col fatto che sono rom? "Ho voglia di chiacchierare, tu pure, che problema ci può essere?".

Stufo di perdere tempo, "ragazzoRom" diventa omosessuale ed entra nelle chat room gay. La situazione cambia molto. Le persone mi contattano, soprattutto nelle stanze dell'Italia centro-meridionale, ma anche in quelle delle regioni settentrionali.

Molti pensano subito che sono un escort, mi chiedono quanto voglio. Rispondo che non mi prostituisco, che mi va bene fare sesso, ma lo faccio solo per piacere. Qualcuno non ci crede, sembra troppo strano che un rom possa essere omosessuale ("Esistono [i gay] anche da voi?"...). Un milanese chiede senza mezzi termini: "Non è che poi mi rubi il portafoglio?".

Quasi tutti partono dal presupposto che non sono italiano: "Sei rom, che vuol dire? Rumeno?"; "Sei in Italia da molto?"; "Vedo che parli bene l'italiano: da quanto sei in Italia?"... Accettare la mia "italianità" è molto difficile:

"Originario di?"
"Abruzzi"
"E prima?"
"Prima di cosa?"
"Di che paese sei?"
"Sono italiano"
"Ma dove sei nato?"
"A Pescara"
"E i tuoi di che paese sono?"
"Italiani"
"Ma non siete rom?"
"Sì, e allora? Ci sono comunità rom in Italia dal Quattrocento..."

Gli stereotipi sono tanti, le domande altrettante ("Ma vivi in un campo o hai una casa?", ad esempio), poste spesso con cautela, per non offendere ("Posso fare una domanda? Ma se non ti va non rispondere"; "Scusa l'ignoranza, ma..."...). La cosa che desta più stupore è il fatto che uso un computer: "Sei rom ma hai un computer??"; "Per essere in rete devi essere un rom di cultura"...

Al di là degli stereotipi, comunque, c'è voglia di conoscere, di dialogare ("Mi fa piacere conoscere gente nuova"). Il sesso, proposto in modo rozzo e aggressivo dagli uomini eterosessuali, diventa nelle chat gay un mezzo di incontro, di scambio. E nelle fantasie erotiche il mio essere rom può diventare un vantaggio, come mostra questo brano di conversazione con una coppia romana:

"Anni?"
"26. Voi?"
"53 e 45. No problem?"
"No... Io sono rom, no problem?"
"No, anzi, mi piace. Amo molto i romeni e i rom, mi piacciono fisicamente"

Certo non è tutto rose e fiori. Non bisogna dimenticare l'esistenza di omosessuali fieri di essere razzisti (vedi l'Eugenio di tycooko) e persino di gay nazisti...

E infatti anche nelle chat room gay qualcuno ammutolisce quando scopre che "rom" non sta per "Roma" ma per "zingaro" (con questo termine capiscono subito). E qualcuno fa di peggio, come un 22enne romano che apre la conversazione solo per dirmi: "Zingaro". Poi chiude e mi blocca. Mi rivolgo al moderatore della stanza, che mi chiede bruscamente cos'abbia da lamentarmi, spiegandomi che, visto quello che facciamo, farei meglio a non dire che sono rom. Perché, cosa facciamo? E non sono proprio i gay ad insegnare l'importanza della visibilità e del coming out? La sua unica risposta è quella di bannarmi (cacciarmi dalla chat room)...



p.s.: Per problemi di regolamenti di chat room non è stato possibile effettuare lo stesso lavoro in siti Internet lesbici.

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Analisi del DNA, etnie e nazionalità: ecco quello che la scienza ci può dire davvero...

In riferimento a tragici fatti di cronaca, alcune fonti di stampa, anche autorevoli, nei giorni scorsi hanno scritto che attraverso la sola analisi di campioni di DNA è stato possibile risalire alla nazionalità e/o all'etnia di una persona ricercata. La notizia è stata fortemente criticata, dal momento che, si è detto, il DNA non ci permetterebbe di risalire né alla nazionalità né all'etnia di una persona.

Ma, indipendentemente dai casi di cronaca, cosa è veramente possibile scoprire dall'analisi del DNA? Per evitare di tirare la scienza per la giacchetta e farle dire quel che vogliamo noi, abbiamo chiesto delucidazioni a
Luca Trotta, che lavora nell'ambito della genetica molecolare.



* * *

L'acido desossiribonucleico (DNA) è un acido nucleico contenente le informazioni genetiche necessarie alla biosintesi di RNA e proteine, molecole indispensabili per lo sviluppo ed il corretto funzionamento della maggior parte degli organismi viventi.

Il DNA è sottoposto nel corso del tempo a mutazioni (intese come variazioni della sua sequenza nucleotidica (1) ) che vengono ereditate, rendendo possibile lo studio dell'evoluzione degli organismi e della loro filogenesi (2).

Sulla base delle differenze in termini di sequenza c'è la possibilità di distinguere molecole di DNA appartenenti a persone diverse (principio su cui si basano le analisi forensi, ad esempio i test di paternità o l'analisi dei reperti biologici ritrovati sulla scena di un crimine) e, utilizzando specifiche tecniche, di ricostruire alberi filogenetici (3) in grado di descrivere l'evoluzione di diverse specie anche molto diverse tra loro.

Comparando le sequenze di DNA all'interno di una stessa specie, inoltre, è possibile studiare la storia genetica di particolari popolazioni, ad esempio è stato possibile delineare i percorsi di migrazione dell'uomo pressapoco dal momento della sua comparsa. E' pertanto possibile a partire dall'analisi del DNA risalire quanto meno all'etnia (4) di provenienza del soggetto in questione (ovviamente se disponibili idonei dati genetici per effettuare il confronto).

Verosimilmente in alcuni casi può essere possibile determinare anche la nazionalità (5), anche se va tenuto conto del fatto che il concetto di nazionalità è molto ampio, per cui nell'ambito di una stessa popolazione nazionale vi può essere un'enorme variabilità anche genetica. Prendiamo come esempio la popolazione italiana: si passa dalle popolazioni del nord confinanti con Svizzera o sud Tirolo o Slovenia a quelle del sud che nel corso dei secoli hanno subito la commistione di popoli differenti (dagli arabi ai normanni, eccetera...).

Tuttavia, qualsiasi differenza tra individui non è una differenza tale da giustificare l'idea che esistano poi effettive differenze tra uomini di etnie diverse. Apparteniamo chiaramente tutti alla stessa specie, e le differenze tra individui sono relative solo allo 0,1% della sequenza nucleotidica, per cui siamo tutti uguali per circa il 99,9% del nostro DNA.

Luca Trotta

(1) "Il DNA è un polimero organico costituito da monomeri chiamati nucleotidi. La disposizione in sequenza dei nucleotidi costituisce l'informazione genetica, leggibile attraverso il codice genetico, che ne permette la traduzione in amminoacidi".
(2) "
La filogenesi è un processo evolutivo degli organismi vegetali e animali dalla loro comparsa sulla Terra a oggi" [Rita Levi Montalcini, La Galassia Mente, Baldini & Castoldi, Milano, 2001].
(3) "
Un albero filogenetico è un diagramma che mostra le relazioni di discendenza comune di gruppi tassonomici di organismi" [Wikipedia].
(4) "
Un gruppo etnico o etnia è una popolazione di esseri umani i cui membri si identificano in un comune ramo genealogico o in una stessa stirpe e differenziandosi dagli altri come un gruppo distinto. Gli individui hanno spesso in comune cultura, lingua, religione o anche caratteristiche fisiche dovute all'adattamento al territorio in cui il gruppo vive. Il termine si distingue da razza che si riferisce ad una classificazione dell'uomo in base a tratti fisici e genetici tipici di un gruppo etnico" [Wikipedia].
(5)
Nazionalità significa "Appartenenza a una nazione; cittadinanza"; oppure "Qualità e condizione di ciò che è nazionale" [Dizionario italiano]; ove nazione significa "Insieme di genti legate da comunanza di tradizioni storiche, lingua, costumi, ed aventi coscienza di tali comuni vincoli" [Dizionario italiano].

* * *

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Roma e Milano insieme per la dignità di ogni vita: il 21 febbraio due importanti manifestazioni

Mentre a chi non può bere né mangiare e non ha né sete né fame si portano bottiglie d'acqua e panini alla mortadella (l'osceno teatrino devoto è arrivato a tanto), si pongono ostacoli alle cure di chi il dolore lo prova, di chi di una cura avrebbe davvero necessità e desiderio.

E' vero che nessun emendamento, attualmente, parla di rifiuto di cure, ma solo gli ipocriti possono negare che prevedere la denuncia degli immigrati irregolari nelle strutture sanitarie significa spingerli a non rivolgersi a tali strutture.

Solo gli ipocriti, come l'attuale governo e come Seraphim (blogger cattolico che si definisce "voce di uno che grida nel web", paragonandosi con somma modestia a Giovanni il Battista), possono un giorno difendere una vita vuota di vita fino a calpestare la volontà e la dignità di una donna e a negare la naturalità della morte, per poi fare spallucce, il giorno dopo, di fronte ad un concreto pericolo per migliaia di vite piene di vita.

Per questo esiste un legame magari non immediatamente evidente, ma ciononostante molto profondo tra le due manifestazioni che si terranno domani 21 febbraio a Roma e Milano. E questo legame è rappresentato dalla difesa della Costituzione e, soprattutto, della dignità e del valore di ogni vita (e quindi anche di ogni morte).

L'appuntamento a Roma è in Piazza Farnese alle ore 15.00 per la manifestazione promossa da MicroMega "Sì al testamento biologico, no alla tortura di stato", cui ha aderito anche Beppino Englaro. Scenderemo tutti in piazza per ricordare che "la vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive".

Ma anche chi abita nel nord Italia domani è chiamato a manifestare a Milano: alle 14.30 prenderà il via da Porta Venezia il corteo antirazzista organizzato dalla CGIL contro l'introduzione del reato di immigrazione clandestina, contro l'abolizione del divieto di denuncia dell'immigrato irregolare da parte dei medici e contro la schedatura dei senza tetto (ma già dalla mattina ci si riunisce di fronte alla Camera del Lavoro, in Porta Vittoria, per preparare cartelloni e striscioni).

E allora riempiamo le strade di vita, riempiamo le strade delle nostre vite. Perché chi sta davvero manifestando per la vita siamo noi.

Little Prince(ss)

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Quando indignarsi non basta: i diritti dei clandestini e dei poveri e le iniziative del Naga

Il Senato approva l'emendamento che abroga il principio di non segnalazione degli immigrati irregolari da parte delle strutture sanitarie. Indignazione? Sdegno? Sì, va bene, ma soprattutto azione.

E così, anche di fronte al mutismo della politica, il Naga, associazione di volontariato che si occupa dell'assistenza socio-sanitaria e dei diritti degli stranieri e dei nomadi, ha indetto settimana scorsa un incontro aperto alla cittadinanza per confrontarsi sul tema. E, con grande sorpresa di tutti, la risposta è stata eccezionale: associazioni, medici, infermieri, singoli cittadini, italiani e non.

Come nota giustamente Piero Massarotto, presidente del Naga, "di fronte a un quadro così preoccupante è emersa forte la volontà di reagire". Anche perché l'informazione sul tema è carente e, spesso, del tutto fuorviante. Ad esempio, quanti TG, giornali, siti Internet e blog (questo compreso) hanno sottolineato tra gli effetti del cosiddetto "Pacchetto sicurezza" solo l'esclusione de facto degli immigrati irregolari dalle cure ospedaliere? Eppure la legge non rappresenta solo un nuovo, insensato ed inumano passo avanti verso la criminalizzazione dell'immigrato, come ci spiega Domenico Abbate: "Se si legge attentamente il disegno di legge, si nota come il vero bersaglio sono i poveri di qualunque colore, razza o nazionalità, italiani compresi".

L'emendamento non solo toglie strumenti di tutela ai lavoratori stranieri, rendendoli ancora più sfruttabili (e pensare che già oggi, come ricorda Abbate, "nei cantieri Expo2015 i lavoratori immigrati, la maggioranza, sono pagati 2,50 euro all'ora"), ma punta a "controllare tutti i soggetti poveri (e i loro spostamenti sul territorio) presenti nel paese attraverso il vincolo dei metri quadri per persona residente. Ad esempio, quattro persone, straniere o italiane, per risiedere assieme - qualunque sia la motivazione: studio, ricongiungimento con la famiglia, lavoro, ecc... - devono avere a disposizione un appartamento di 70 metri quadri per ottenere la residenza. E adesso, per poter firmare un contratto d'affitto, è necessaria la residenza".

Dal confronto tra le varie realtà intervenute, racconta Massarotto, "è sembrata evidente l’esigenza di iniziare un percorso politico-culturale che sia propositivo e non solo resistenziale". Questo percorso sarà costellato di iniziative di vario genere, da attività informative per stranieri e italiani al lancio di campagne di disobbedienza civile negli ospedali, fino ad ipotizzare un clamoroso sciopero generale dei migranti in tutta la provincia di Milano.

Ma la prima tappa di questo percorso è rappresentata dall'assemblea pubblica cittadina che si terrà domani (martedì 17 febbraio) alle 21.00 presso la Casa della Cultura di Milano (via Borgogna 3, accanto alla fermata San Babila della metropolitana rossa) "Per il diritto alla salute, contro l'attacco ai diritti di tutti, per fermare il pacchetto sicurezza, per una società aperta ed inclusiva".

Se l'indignazione non vi basta, ecco un'ottima occasione per iniziare ad agire.

Little Prince(ss)

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Giorno della Memoria: con ogni colore ci avete ucciso, da ogni colore riprendiamo vita

Rosso, come il sangue che colava dal naso e dalla bocca di quel piccolo comunista del cazzo che pensava di potersene andare in giro tranquillo coi suoi rasta nella nostra città.

Verde, come la rabbia che ti monta per tutti quei criminali che hanno fatto uscire di galera con l'indulto, invece di farli morire uno addosso all'altro, dopo averli chiusi dentro e aver buttato via la chiave.

Blu, come il livido sulla pelle del rumeno contro cui ci siamo vendicati ieri, che sicuro è stato uno del suo paese di merda a stuprare una delle nostre l'altra sera.

Rosa, come il culo sfondato di quel frocio che limonava col suo amichetto nel parco dove quelli là vanno a battere e che dovrà starsene un po' a riposo dopo che gli abbiamo rotto la bottiglia nel culo.

Marrone, come il fango in cui vivono gli zingari sotto casa, che spero che ci anneghino dentro, con i loro Rolex e le loro auto di lusso e le loro roulotte che certo saran piene di sacchi di soldi, visto tutto quello che ci rubano.

Viola, come la faccia di quel testimone di Geova dopo che gli ho urlato al citofono che se ne vada a fanculo e che la deve smettere di venire a romperci i coglioni ogni santo mese!

Nero, come gli occhi spalancati del corpo rigido di quel barbone che ho scavalcato tra la neve ieri sera. O come i peli della figa della puttana che mi sono sbattuto poco dopo, per poi chiamare la polizia e farla portare via dal nostro quartiere di persone per bene.

Giallo, come le monete di quei bravi mercanti di ebrei, che si sono fatti risarcire i miliardi per morti inventate o ingigantite e con quei soldi si sono comprati le nostre anime e le nostre economie.


27 gennaio - Giorno della memoria
in un mondo che ogni giorno dimentica


Giallo: ebreo

Blu: immigrato, straniero ai lavori forzati

Marrone: zingaro

Nero: asociale, ritardato mentale, malato mentale, alcolista, senza fissa dimora, intellettuale, pacifista, prostituta, lesbica

Rosso: prigioniero politico, socialdemocratico, sindacalista, comunista, liberale, massone, anarchico

Rosa: omosessuale, bisessuale, criminale sessuale

Viola: testimone di Geova, dissidente religioso

Verde: criminale abituale

Con ogni colore ci avete ucciso. Da ogni colore riprendiamo vita.

Little Prince(ss)

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Fare il pieno di voti sulla pelle dei bambini rapiti. Tanto c'è sempre un rom da bruciare...

VIA GLI ACCAMPAMENTI ROM DA PONTICELLI!

Il continuo aumento di accampamento ROM in diverse aree del quartiere è diventato insostenibile.

Una grave emergenza sanitaria, sociale, ambientale, sta aggravando nella colpevole indifferenza delle istituzioni le condizioni di vita del nostro quartiere.

Un territorio già segnato da un'illegalità diffusa e da radicate presenze criminali rischia di vedere definitivamente naufragare ogni possibilità di riqualificazione.

Quotidianamente sono violate le più elementari norme di sicurezza ambientale, con rischi concreti per la salute pubblica resi ancora più gravi dall'imminente stagione estiva.

Il Comune, la Prefettura, le forse di Pubblica Sicurezza e l'ASL diano finalmente corso alle sollecitazioni, fin qui rimaste inascoltate, per un immediato smantellamento dei campi e per restituire serenità e sicurezza ai cittadini di Ponticelli.

PD - Partito Democratico


* * *


Notiamo di sfuggita la raffinatezza di quel "ROM" scritto tutto in maiuscolo e di quella lunga, lunghissima perifrasi per non citare la camorra. E passiamo subito a quello che ci interessa: Ponticelli.

Ricordate Ponticelli? I gentili abitanti italici del quartiere napoletano non sanno proprio come togliersi dagli zebedei questi zingari. Le tentano tutte, ma nulla. Poi un giorno una ragazza denuncia che una rom ha tentato di rubarle il figlio.

La storia è probabile quanto un fumetto di Super Pippo, ma telegiornali e giornali le danno credito e i partiti (non solo Lega e Popolo della Libertà, come abbiamo visto) gettano benzina sul fuoco. Anzi no, la benzina non la gettano affatto, servirà per le molotov con cui verrà dato alle fiamme il campo rom.

Il fatto è che non solo la storia di Ponticelli è stata un'enorme montatura (magari con lo zampino di "un'illegalità diffusa" e di "radicate presenze criminali", per usare gli eufemismi del manifesto del PD), ma che "nessuna sparizione di bambini è da addebitare a nomadi". Nessuna. Cioè zero.

E a dirlo non è un rom comunista abbronzato, ma monsignor Piergiorgio Saviola, direttore generale della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana [Repubblica]. Tra l'altro, è un dato già saputo e risaputo...

Sì, i rom non rapiscono i bambini. I bambini li rapiscono i genitori, i parenti. Ma i rom no.

E forse è il caso di leggersi questo interessantissimo intervento di Sergio Bontempelli: Zingari, ebrei e bambini rapiti

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Violenza ed indifferenza

Che il mondo sia dominato dalla violenza è ormai noto ed arcinoto.
Ma parlare della violenza in sé, in maniera astratta, è il classico modo per allontanarla e non affrontarla. Insomma, è il modo dei politici, dei politicizzati. Belle parole e poco altro.
Che faccia schifo, però, lo sanno tutti.
"Peggio di Arancia Meccanica", è stato il commento del capo della squadra Mobile di Milano ai giornalisti che chiedevano notizie sull'omicidio di Samantha, trans brasiliana, ad opera di due ragazzini. [Repubblica].
Ma poi, ti sposti verso sud, più precisamente a Napoli, e ti accorgi invece dell'altra faccia della violenza, l'indifferenza. Bagnanti che prendono il sole tranquillamente davanti ai cadaveri di due ragazzine Rom. [The Independent].
Ma ovviamente, viva l'amore.

Milesmood

L'italiano medio secondo l'Eurobarometro: razzista, retrogrado

Più discriminante (e, dunque, più discriminato) dell'europeo medio in base a tutte le caratteristiche valutate (orientamento sessuale, origini etniche, religione o credo, genere, disabilità, età).

Più a disagio dell'europeo medio ad avere come vicino un omosessuale, una persona con origini etniche o credenze religiose diverse o un disabile. Angosciato, a differenza dell'europeo medio, ad avere come vicino un rom.

Meno favorevole a politici disabili, donne o appartenenti a minoranze religiose. Contrario, a differenza dell'europeo medio, a politici omosessuali o appartenenti a minoranze etniche.

Governato da una classe politica meno attenta, rispetto alle altre, a combattere le discriminazioni. Ma anche meno interessato, rispetto all'europeo medio, alla realizzazione di misure di pari opportunità relativamente a qualsiasi caratteristica analizzata.

Con meno amici "diversi" (di diversa religione o origine etnica, omosessuali o disabili... per non parlare di amici rom, un vero e proprio ossimoro!) dell'europeo medio.

Di chi sto parlando? Sto parlando dell'italiano medio fotografato nel rapporto su "Discriminazione nell'Unione Europea 2008" dell'Eurobarometro (una sintesi del rapporto, in inglese). Sto parlando dell'italiano medio che ogni giorno incontro per strada e mi guarda storto.

Forza Italia, continuiamo così!

Little Prince(ss)

Gli zingari rubano: i luoghi comuni del razzismo conquistano i tribunali

I siciliani sono dei mafiosi. I napoletani sono degli scippatori. I milanesi dei truffatori. I neri degli stupratori. Gli ebrei degli usurai. I gay, ma anche i preti, dei pedofili. Gli albanesi degli sfruttatori di prostitute. I cinesi dei cannibali. I politici dei tangentari. I giudici truccano i processi. E, ovviamente, gli zingari rubano. E per questo è giusto dire che devono essere mandati via.

Meno male che da oggi, con l'assoluzione del sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, possiamo sparare tutte le castronerie entrate nel luogo comune e nelle leggende metropolitane. Perché, secondo certe menti illuminate della Cassazione, "la discriminazione per l'altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l'altrui criminosità". Quindi affermare che "gli zingari devono essere mandati via perché dove arrivano ci sono furti" va benissimo. Allo stesso modo, andrà benissimo chiedere la cacciata dei siciliani perché si portano dietro la mafia, ecc.

Ma soprattutto andrà bene chiedere che i giudici della Cassazione se ne vadano perché, schiavi del luogo comune e delle generalizzazioni imbecilli, incitano all'odio.

Fila tutto liscio, no?

Little Prince(ss)

Altro che bambini! Piccoli diavoli zingari crescono (e vengono schedati)

L'errore era davvero marchiano, ma non me ne ero accorto. Avevo scritto un post in cui sostenevo che non tutti i bambini sono sacri. E avevo fatto l'esempio dei due ragazzini rom pestati da due adulti di pura razza italica nel silenzio tombale di tutti i principali (e non principali) media.

Ora, il ragionamento poteva anche filare se non ci fosse stato, appunto, quell'errore marchiano. Perchè i "bambini" rom mica sono bambini. Sono piccoli mostri, gnomi crudeli che scippano vecchine e torturano gatti, genietti malefici con la violenza, la ruberia e la cattiveria scritte nel sangue. E se non possiamo fargli fare la fine di tanti Astianatte gettati dalle mura di Troia (perchè le mura non sono più di moda nelle nostre città, mica per altro), allora ben venga schedarli, fotografarli, prendergli le impronte digitali e, perchè no?, riempire archivi con i loro dati biometrici: Dna, pattern della voce, pattern della retina, topografia della faccia...

Tutto un po' complicato, ma ne vale la pena, almeno finchè non riusciremo a sbatterli fuori uno per uno. E chi se ne frega dei piagnistei dell'Unicef, del Garante per la privacy e di qualche altro sfigato: pensino a proteggere davvero i bambini... I bambini veri, voglio dire.

L'unico vero, grande problema è scegliere il segno identificativo per riconoscere anche da lontano queste piccole bestiole rom. Hanno proposto la stella gialla, ma, a quanto pare, c'è un problema di copyright...


Little Prince(ss)


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I bambini (qualche volta) sono sacri: due adulti picchiano due piccoli rom. E la stampa tace

I bambini non sono sacri. Non lo sono più, se mai un tempo lo sono stati. Non lo sono tutti, almeno. Dipende che razza di bambini sono. O, meglio: dipende di che razza sono, i bambini.
Se, mettiamo il caso, una maestra tappa la bocca con lo scotch a un bambino italiano che frigna, ne parleranno per i giorni i TG, i GR, i talk show, gli editoriali dei quotidiani, mobilitando tutti i più grandi esperti. Grande allarme e angoscia in tutta Italia. E va bene così, anche se i nostri vecchi direbbero che il troppo stroppia.
E allora cosa dovremmo aspettarci se due bambini venissero violentemente malmenati da due adulti?
Se sono rom, ovviamente il silenzio. E infatti la notizia del pestaggio di Rebecca, 12 anni, e di Ioni, 14 anni, non è stata ritenuta degna della home page de "il Corriere della Sera". Ma neppure di quelle di "la Repubblica", "la Stampa", "il Messaggero", "il Sole 24 Ore", "il Giornale"... Anche i giornali di sinistra hanno dedicato la prima pagina ad altro.
Silenzio complice? Silenzio compiaciuto? Che nelle redazioni si faccia festa quando giungono notizie come questa, mi risulta difficile crederlo. Almeno, non penso proprio che succeda in tutte le redazioni (su qualcuna, però, è lecito sospettare). Nella maggior parte dei casi, mi sa, semplicemente la cosa non frega niente. Tanto i bimbi rom mica sono importanti, no? Non voglio dire che li considerino erbaccia da estirpare, l'espressione sarebbe troppo forte. Magari li ritengono semi di erbaccia non ancora cresciuti del tutto (sì, questo è più probabile).
Ma, per fortuna, qualcuno crede ancora che i bambini - tutti i bambini - siano sacri: Save The Children e il Garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza del Lazio hanno riunito dodici ragazzini, alcuni "stranieri" di varia origine e altri rom con cittadinanza italiana, per discutere insieme a loro dell'accoglienza, della sicurezza e delle garanzie dei minori. Le conclusioni le potete leggere sul sito: http://www.savethechildren.it/2003/comunicati.asp?id=525

Little Prince(ss)

Cliccami:
http://www.socialpress.it/breve.php3?id_breve=1829

Leggi anche:
Altro che bambini! Piccoli diavoli zingari crescono (e vengono schedati)

Come dire cretinate e fare successo. Corso base online tenuto dal prof. Aritmico

Assicurati che la videocamera sia accesa. Controlla bene l'inquadratura. Siediti davanti alla videocamera. Assicurati che il cervello sia spento. Ora sei quasi pronto per iniziare a parlare.
Ma prima concentrati, perché non sarà facile come potrebbe sembrare ad uno sguardo superficiale. Concentrati, perché devi mantenere il tono da opinion leader televisivo fino alla fine. Concentrati, perché non ti puoi permettere di scoppiare a ridere di te stesso durante la registrazione. Concentrati, perché i tuoi neuroni, nonostante anni di feroce repressione, potrebbero risvegliarsi all'improvviso e dare un colpo di coda. Concentrati.
Sei concentrato? Bene, allora inizia a parlare. Di cosa? Non è questo il problema. Parla della prima cosa che ti passa per la testa: il carrierismo delle donne in carriera, il problema dell'asilo politico in Italia, le radici cristiane dell'Europa moderna, pro e contro della chirurgia estetica mammellare, la produzione vinicola della Cappadocia... Se sei cresciuto a pane, Nutella e "Lucignolo" (ma va bene anche "Porta a porta", non ti preoccupare), la scelta dell'argomento per il tuo monologo non ti richiederà alcuna fatica. Perché ormai avrai imparato che ognuno di noi può dire le prime cavolate che gli frullano nel cranio. Sì, è questa l'essenza della democrazia, almeno secondo gli insegnamenti di mamma Rai e papà Silvio: proclamare al mondo intero la prima cavolata che ti frulla nel cranio. A patto, ovviamente, di aver preventivamente verificato che sia una cavolata D.O.C., da encefalogramma piatto come se ci fosse passato sopra un ferro da stiro.
Ma basta teoria. Passiamo all'osservazione di un caso di studio. Guarda e impara.



Aritmico è un drago nell'uso di YouTube (strumento di comunicazione, in sè, straordinario). Ha capito che la cretineria è diventata merce preziosa (anche se non rara) nel mercato mediatico. E Aritmico la sa piazzare bene la sua mercanzia. Notate la perfezione con cui afferma: "Trovate la soluzione, perché qua non se ne può più". Il tono è quello con cui, nelle pubblicità, la finta massaia afferma: "Ero disperata: avevo provato tanti detergenti per piatti, prima di X, ma tutti lasciavano aloni di calcare". Geniale.
Un altro drago è Menco84, i cui video sono collegati al monologo di Aritmico, e lo dimostra con lo "scherzo a una zingara" (http://www.youtube.com/watch?v=xaTPT6KE-h0&feature=related): il video è abbastanza cretino, e questo è senza dubbio il suo pregio principale (e unico). Ora, sei su un balcone e vuoi fare uno scherzo a una persona che passa per strada. Anche un bambino di età prescolare ti suggerirebbe il secchio d'acqua. Cosa che Menco (che di anni ne ha presumibilmente ventiquattro) ovviamente fa. Ma d'altra parte Silvio lo aveva detto: il pubblico tv - e quindi l'intero popolo italiano che conta - ha il livello cerebrale (e morale) di un bambino. Altra colossale cavolata: ci sono un sacco di bambini che sono dotati di un minimo di intelligenza e sensibilità.
Tornando allo "scherzo", qualcuno potrebbe indignarsi per la sua carica aggressiva e irrispettosa. E probabilmente avrebbe ragione. Ma il senso più profondo di quel video sta nella sua banalità.
È banale come il discorso sugli zingari, sul bombardamento dei gommoni degli immigrati, sui muraglioni coi cecchini sopra (idea nuovissima, ma già così banale...) di Aritmico. Banale come la caccia alle trans, illustrata in un'edizione delle 20 del TG1 come un nuovo e strambo sport. Banale come i roghi ai campi rom, come li racconta "Studio Aperto" e tutti gli altri pseudo-tg.
E allora perchè indignarci? Solo perché il nostro vicino di casa ha già l'accendino acceso?

Little Prince(ss)

Ponticelli: ma chi è davvero in pericolo? Storia di una bambina rom e di un falso rapimento

Ponticelli. La rom è in pericolo.
di Stefania Divertito (Metro, lunedì 16 giugno 2008)

"Napoli. Ha un difensore d'ufficio, poco o nulla attenzione sui media e fin troppa in carcere: Angelica, la rom di 16 anni, a Nisida, nel carcere minorile campano, dal 10 maggio.
Angelica si intrufolò in un appartamento di Ponticelli, periferia est di Napoli, e fu vista da una mamma prendere in braccio la figlia, mentre lei si trovava in un'altra stanza. La ragazzina in carcere è guardata a vista perchè, come ci raccontano gli operatori sociali e i criminologi del carcere, più di una volta è stata minacciata e aggredita. Ma cosa è successo in quella casa di via Principe di Napoli 95? Ci siamo tornati per scoprire che quasi nessuno crede al tentato rapimento. A parte i diretti interessati, s'intende. 'Non è importante se stava rubando la bambina, qui non si doveva avvicinare': ce lo dice un vicino di casa di Flora Martinelli, la mamma della piccola. 'La rom ha toccato una famiglia che non doveva toccare', sostiene il titolare di una lavanderia sorta in mezzo alle campagne coltivate a melanzane e finocchi.
Flora Martinelli racconta la stessa storia detta, con molte contraddizioni alle telecamere: Angelica era in casa, con la bambina in braccio, lei gliel'ha strappata, l'ha poggiata per terra (dove?), poi l'ha rincorsa (Angelica correva al rallentatore nel frattempo?). Non gliel'ha strappata per le scale, come è disposto a giurare suo padre, che vive nel palazzo? E se fosse vero che, entrata in casa per rubare, ha visto la bimba e s'è messa a giocare, come sostiene l'avv. Rosa Mazzei? 'Può essere - dice Anna - gli zingari con i bambini ci giocano. Angelica la conoscevamo già, sarebbe stato stupido rapire una neonata. Però che cambia? Da anni cercavamo di allontanare i rom da Ponticelli. E ora la missione è compiuta'."

La schedatura dei rom e la storia che si ripete. Mentre la democrazia è in pausa caffé

Milano. Quartiere Rogoredo. Alba. Casa della famiglia Bezzecchi. Il bisnonno e il nonno sono stati vittime del Porajmos, lo sterminio dei rom da parte del nazi-fascismo. Il secondo è sopravvissuto, il primo no. Il padre è il vice-presidente nazionale dell'Opera Nomadi.
Milano. Quartiere Rogoredo. Alba. Casa della famiglia Bezzecchi. La casa di una famiglia di persone con cittadinanza italiana. Ma il supercommissario per i nomadi forse lì vede non una casa ma solo un campo, non persone con cittadinanza italiana (quest'ultimo, poi, è solo un significativo dettaglio) ma una razza sconosciuta e inquietante.
Milano. Quartiere Rogoredo. Alba. Casa della famiglia Bezzecchi. Arriva la polizia. Li scheda tutti. Li fotografa tutti.
Non fotografa solo lei, la Democrazia. Era momentaneamente assente.

Little Prince(ss)

La lettera aperta di Giorgio Bezzecchi (si possono inviare messaggi di solidarietà agli indirizzi romanodrom@libero.it o segreteria@operanomadimilano.org):
Sono passati 60 anni dalla promulgazione delle leggi razziali e dalla pubblicazione della rivista "La difesa della razza" di Guido Landra e dei primi rastrellamenti che sfociarono dopo un breve periodo di tempo in un ordine esplicito di ''internamento degli zingari italiani" in campi di concentramento (Circ. Bocchini 27/04/41), quei "campi del Duce" di cui in Italia si è preferito perdere la memoria. Ricordare per non dimenticare. Sono passati sessant'anni, ma le preoccupazioni, la percezione del pericolo, i provvedimenti pubblici sono gli stessi di oggi. È agghiacciante quello che sta avvenendo oggi sotto i nostri occhi, a Milano. Rimanere in silenzio oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani. Nessuna collaborazione di Enti o Associazioni è giustificata (vergogna)! Mi appello alla società civile, chiedo un sostegno per le comunità di Rom e Sinti milanesi... voci dal silenzio… Ricordo che domani sarà schedato anche mio padre, cittadino italiano, che ha patito la persecuzione nazifascista con l'internamento in campo concentrazionale italiano (Tossicia)... Mio nonno deportato a Birkenau è uscito dal camino… Vergogna. Mi vergogno, in questo momento, di essere cittadino italiano e cristiano. Chiedo in questo momento tragico per la democrazia e la cultura a Milano ed in Italia, di urlare il proprio dissenso per questa politica razzista, incivile e becera. Ricordo e non dimentico che oggi siamo noi e domani...
Rag. Giorgio Bezzecchi (Rom, medaglia d'oro al valor civico), Milano, 05/06/2008

Il grande colibrì