Lo specchietto retrovisore non serve a rifarti il trucco (come Cota non serve a governarti)

Dal 1938 ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti. E la "condizione femminile" è senza dubbio migliorata. Certo, l'uguaglianza sociale tra donne e uomini è ancora lontana e la cultura in cui cresciamo risente fortemente di influenze misogine. Influenze che hanno imparato a mimetizzarsi, tranne che nelle battute di qualche premier particolarmente ossessionato.

Per questo rileggere i consigli dati da una rivista americana del 1938 [Inner, El Pendejo; vietato minori 18 anni] alle ragazze che dovevano affrontare il loro primo appuntamento può essere molto più educativo di tante filippiche. E poi rispetto alle sparate di Roberto Cota [l'Unità] la misoginia senza veli d'antan ha almeno un piccolo pregio: oggi fa piegare dalle risate.

Little Prince(ss)

* * *

Vestiti nel tuo boudoir per mantenere il tuo fascino. Sii pronta ad uscire quando arriva l'accompagnatore: non farlo aspettare. Accoglilo con un sorriso!

La democrazia? Vaffanculo brutta troia!

Anzi, direi che dovresti metterti a novanta e allargarti per bene perché non riesco a trovare i tuoi buchi. Mi piace vederti così, con la schiena che si abbassa e tu che cerchi con le tue mani che tremano di toccarmi le gambe mentre continuo a fotterti, sbattendo per bene le mie anche sopra il tuo culo. Perché se non lo hai capito, zoccola, se ci sei tu faccio quel cazzo che mi pare, hai capito?

E non iniziare a dire le tue solite cazzate sui diritti e le solite palle da quattro centesimi di morta di fame. Io posso dire tutto mandando a fanculo le tue moine da première dame, perché io, Io, IO ho il diritto di dire tutte le fottutissime cose che passano per la mia cazzo di testa, perché ci sei tu a governare, stupenda democrazia, solo tu sei sovrana e schiava del tuo regno, energica mistress di latex che adori ricevere frustate dal tuo schiavo a quattro zampe.

Non è Francesca? Guarda meglio, abbracciata in quel vestito rosso è proprio lei...

Luca, nome di fantasia, è riuscito a finire con un giorno di anticipo il lavoro che lo aveva portato qualche giorno lontano da Francesca, la mogliettina adorata. Decide di farle una sorpresa, immaginandola triste e sola senza il suo marituccio (lei è sempre a casa che aspetta me): arriverà di notte e la sveglierà con un dolce bacio sulle labbra - sì, lo so che avete già capito come va a finire, ma aspettate, lasciatemi finire la storia, perché è una storia che chiede di essere raccontata...

Dunque, dicevamo. Luca è lì davanti all'uscio di casa. Apre la serratura delicatamente, per non far rumore. Si toglie le scarpe appena entrato, posa la valigia accanto alla porta d'ingresso e, piano piano, in punta di piedi, si dirige verso la camera da letto nel buio più totale. E' ormai quasi arrivato alla meta - se allungasse la mano forse potrebbe sfiorare la sua dolce metà - quando il suo piede si posa su uno strano oggetto dalla consistenza gommosa. Si china, lo raccoglie, lo tasta... e proprio mentre un liquido vischioso inizia a bagnargli le dita capisce che si tratta proprio di un preservativo. Un preservativo??

"Mine vaganti" di Ferzan Ozpetek: l'amore declinato al plurale non conosce ortodossia

"Tutto questo dovrebbe aprire nuovi varchi di tolleranza nel pubblico omofobico?" giorni fa si chiedeva angosciata Mariuccia Ciotta sul Manifesto. Dal titolo ("Mine vaganti inesplose. L'ordinaria banalità della 'retta' gaytudine") si poteva pensare che la giornalista se la prendesse con l'ultimo film di Ferzan Ozpetek perché lo giudicava borghese - giudizio che sarebbe potuto pure essere corretto.

E invece no. Ciotta denuncia la misoginia di un regista che in realtà prende in giro uomini e donne (ma le donne con molto più amore), confonde lo humor frocio ("Sei avvocato, ma non è per questo che ti chiamano principe del foro!") per "barzellette berlusconiane", inorridisce dinnanzi a ragazzi che "checcheggiano" (e qui, appunto, arrivava il "Tutto questo dovrebbe aprire nuovi varchi di tolleranza nel pubblico omofobico?"). Giudizi sorprendenti su un giornale "aperto" come il Manifesto nel 2010. "Appunto, non siamo più nel 2000", si ricorda amaramente nel film.

Dario Gay: "Io ti sposerò e amandoci saremo liberi" - Matrimonio gay? Sì, lo voglio! (8° parte)

L'introduzione all'inchiesta:
In nome dell'uomo, questo matrimonio s'ha da fare!

Dario Gay è un artista dalla carriera quasi trentennale, famoso cantante, conosciuto anche per le sue collaborazioni con Enrico Ruggeri, e scrittore di bellissimi testi, per sé e per altri artisti, da Milva a Rita Pavone. In molti ricordano anche lo scandalo provocato a Sanremo nel 1990 con il brano "Sorelle d'Italia", dedicato agli incontri tra prostitute transessuali e camionisti.

Nel 2001 Dario dichiara pubblicamente la propria omosessualità e nel 2005 canta "Ti sposerò": il brano è una vera e propria promessa fatta al compagno Marco, con il quale ha celebrato un simbolico Pacs nel maggio di quello stesso anno. Chissà se dopo la pronuncia della Corte Costituzionale del 23 marzo sarà una promessa realizzabile... Ne abbiamo parlato con lui.

* * *

Canti "Ti sposerò", canzone che per molti è diventata l'inno a favore del "matrimonio gay" in Italia. Ma perché una coppia omosessuale dovrebbe voler sposarsi proprio in questi anni in cui, tra divorzi, scandali, convivenze e famiglie allargate, il matrimonio sembra un'istituzione sempre più in crisi?

Binetti o Mancuso, che differenza fa? La laicità umiliata da chi porta il suo Dio in Parlamento

Aurelio Mancuso, ex presidente di Arcigay, prende la tessera del PD. Fatti suoi, verrebbe da dire. Fatti suoi, aggiungerei, anche se per iscriversi al PD scrive una lettera pubblica a Pierluigi Bersani. E allora perché tornare a ragionar di Aurelio Mancuso, invece che guardare e passare?

Il problema non sta più nella gestione personalistica, poco democratica e trasparente di un'associazione da lui stesso descritta come "troppo aristocratica" (ma molto di più racconta la definizione fornita nella nostra intervista da Paolo Patanè, attuale presidente di Arcigay: "Un contenitore di ceto politico più che di senso politico"). Non sta neppure nel fatto che Mancuso, in 8 anni di gestione della più grande associazione nazionale lesbica e gay italiana, non abbia portato a casa nulla, se non l'immensa pubblicità gratuita fornita a Povia, un cantantucolo omofobo che ormai nessuno ricordava più.

Sciltian Gastaldi: "Farà felice tanti. E allora ben venga" - Matrimonio gay? Sì, lo voglio! (7° parte)

L'introduzione all'inchiesta:
In nome dell'uomo, questo matrimonio s'ha da fare!

Giornalista, italianista, scrittore di narrativa (il suo romanzo più noto è "Angeli da un'ala soltanto"), saggista, autore di uno dei blog gay più conosciuti d'Italia (AnelliDiFum0), Sciltian Gastaldi ha una posizione privilegiata per raccontare e "sentire" la comunità (o l'ambiente, come preferisce dire lui) *qtlgb italiana. Una posizione che sa sfruttare con intelligenza e vivacità, come dimostrano le risposte alle domande che gli abbiamo posto.

* * *

Si avvicina la sentenza della Corte sulla costituzionalità del divieto opposto ai matrimoni tra persone dello stesso sesso: come credi che la comunità stia vivendo questo importante momento? C'è entusiasmo, disillusione, attesa, disinteresse?

Mi pare che il 90-95% della cosiddetta "comunità" glbt (che purtroppo in Italia è più corretto definire "ambiente glbt" proprio per il deficit comunitario) non ne sappia nulla oppure non ne sia proprio interessata. Parlando di quella piccola élite di blogger, giornalisti, militanti, intellettuali glbt che invece seguono questa vicenda con passione, registro un grande senso di attesa e un malcelato ottimismo. Tendo a essere d'accordo con questi ottimisti: mi pare un passo avanti già il mero fatto che la Corte vada a pronunciarsi su questo tema per noi fondamentale, a prescindere da quale che sarà il giudizio.

Porpora Marcasciano: "Non si perda la bussola!" - Matrimonio gay? Sì, lo voglio! (6° parte)

L'introduzione all'inchiesta:
In nome dell'uomo, questo matrimonio s'ha da fare!

Esisteva un tempo - che poi era l'altroieri, in fondo - in cui si diceva che l'immaginazione doveva andare al potere. C'era chi questa frase la proclama e basta - e in genere è finito al potere per reprimere l'immaginazione delle generazioni future. E chi invece l'immaginazione l'ha portata davvero al potere - magari non al potere dell'intera società, ma al potere della propria vita senza dubbio.

Tra queste individualità fuori dal comune, regine dell'immaginazione governate dall'immaginazione stessa, spicca la sociologa Porpora Marcasciano, vice-presidente del MIT (Movimento Identità Transessuale), autrice di capolavori (da "Tra le rose e le viole" a "Favolose narranti", passando per "AntoloGaia", una sorta di autobiografia di un decennio, gli anni '70), una delle personalità più ariose e originali del movimento *qtlgb italiano. L'abbiamo intervistata.

Chiara Saraceno: "Il matrimonio e la famiglia" - Matrimonio gay? Sì, lo voglio! (5° parte)

L'introduzione all'inchiesta:
In nome dell'uomo, questo matrimonio s'ha da fare!

Si avvicina il 23 marzo, quando la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla incostituzionalità della preclusione al matrimonio per persone dello stesso sesso. Abbiamo esaminato con Persio Tincani le questioni giuridiche legate a questo pronunciamento, che inciderà profondamente sulle modalità di rapportarsi con i concetti di famiglia e di matrimonio in Italia. Concetti che usiamo costantemente, come se fossero banalità. Eppure proviamo a darne una definizione: in molti ci troveremmo in difficoltà.

Per fare un po' di chiarezza, capire più profondamente di cosa stiamo parlando e analizzare cosa significhi davvero il riconoscimento del diritto al matrimonio anche per le coppie dello stesso sesso, abbiamo intervistato Chiara Saraceno, una delle voci più importanti della sociologia e degli studi di genere in Italia, grande esperta anche delle strutture familiari e dei loro cambiamenti nel corso del tempo.

I paladini del turpiloquio: insultare Berlusconi non c'entra nulla con la libertà

Puttaniere. Puttaniere ignobile. Puttaniere fascista. Pappone mafioso. Nano. Nano di merda. Nano malefico. Pagliaccio malefico. Cane. Porco schifoso. Assassino schifoso. Fogna nazifascista. Facecul. Faccia di culo. E altre amenità originali come queste. Vari blog "di sinistra" pullulano di queste definizioni per parlare di Silvio Berlusconi. E spesso non fanno molto di più: insultano Berlusconi e basta. Al massimo riscrivono con parolacce proprie le stesse identiche notizie riportate dai giornali online, aggiungendo, appunto, gli insulti. E' questo il loro immenso contributo allo sviluppo politico e sociale del paese.

Decine di commentatori affollano questi blog. Persone che si collegano ogni giorno per leggere gli stessi identici insulti del blogger e aggiungere a piè di pagina i loro propri sempre identici insulti. Eroi senza paura e senza macchia che navigano il mare magnum del web per piantare i loro semi di turpiloquio da cui immaginano che fiorirà magicamente la salvezza per questo triste paese.

Persio Tincani: "La legge non vieta il matrimonio gay" - Matrimonio gay? Sì, lo voglio! (4° parte)

L'introduzione all'inchiesta:
In nome dell'uomo, questo matrimonio s'ha da fare!

Il 23 marzo, dunque, la Corte Costituzionale si pronuncerà sull’incostituzionalità del divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso. E' facile prevedere che, qualsiasi cosa dirà la Corte, si leveranno innumerevoli voci di condanna, fondate per lo più su luoghi comuni e pseudo-conoscenze. Ci siamo allora rivolti a uno dei più autorevoli e più appassionati studiosi della questione, Persio Tincani, professore di filosofia del diritto all'Università di Bergamo e autore dell'interessantissimo libro "Le nozze di Sodoma - La morale e il diritto del matrimonio omosessuale", per capire meglio i risvolti etico-giuridici della questione.

* * *

C'è chi sostiene che il verdetto del 23 marzo della Corte Costituzionale sia del tutto scontato, dal momento che l'articolo 29 della Costituzione, riconoscendo "i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio", escluderebbe in modo chiaro il riconoscimento di forme di matrimonio e di famiglia diverse da quelle eterosessuali. Lei concorda con queste posizioni?

No. Sostenere che non vi siano dubbi che l'articolo 29 della Costituzione stabilisca che il solo matrimonio ammesso dalla Costituzione è quello eterosessuale significa mentire in maniera spudorata, oppure far sfoggio di una abissale ignoranza. Qualunque cosa significhi "famiglia naturale" - e i clericali sostengono significhi "famiglia composta da un uomo e da una donna" - nell'articolo 29 questa espressione non compare.

Questo è tempo di essere semplicemente liberi?

Quando è stata l'ultima volta che l'Italia ha avuto così tanta vergogna? Quando è stata l'ultima volta che ha avuto così tanta paura? E così tanta speranza? E così tanta voglia di cambiare?

Ed è vera vergogna quella che le fa arrossire le gote? Vera paura quella che le fa tremare la voce? Vera speranza quella che le fa alzare gli occhi? E' vera voglia di cambiare quella che le fa sgranchire le gambe?

...perché avevano infilato in un panino il foglio di un decreto al posto di una foglia di insalata

Dicevano che era giovane, bella, affascinante. Dicevano che era nata sulle montagne, figlia di partigiani. Dicevano che aveva tutto il futuro davanti. Dicevano che era vergine - e questa cosa la dicevano con convinzione, e però ti veniva il sospetto che sapessero che non era vero.

I poeti le dedicavano le poesie, i cantanti le canzoni, i preti le preghiere, i vecchi le nostalgie, gli uomini i pensieri, i bambini i sogni. Ripetevano tutti che era giovane, bella, affascinante, che aveva tutto il futuro davanti.

Lo sciopero della fame di Francesco e Manuel - Matrimonio gay? Sì, lo voglio! (3° parte)

L'introduzione all'inchiesta:
In nome dell'uomo, questo matrimonio s'ha da fare!

La storia di Enrico Oliari è una delle storie nate all'interno dell'azione di affermazione civile sostenuta dall'Associazione Radicale Certi Diritti. Ma la richiesta per il matrimonio tra persone dello stesso sesso non nasce a tavolino in uno scantinato radicale, come qualcuno ironizza. La richiesta risponde alle esigenze legittime di tante persone in carne ed ossa, di tanti amori che, per strade l'una diversa dall'altra, scoprono la necessità di lottare per vedere riconosciuto un diritto, quello appunto al matrimonio, che viene ingiustamente negato.

Sono tante le storie che potremmo raccontare. Abbiamo scelto quella che più ha fatto parlare di sé. Una scelta quasi paradossale, se non fosse per il fatto che siamo convinti che non se ne sia parlato abbastanza. Nonostante uno sciopero della fame massacrante. E allora ecco a voi Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia.

Il porno-decreto salva-liste e il cortocircuito della rappresentanza della destra in crisi

Prendi il bisogno essenziale di una persona, sottoponilo a un processo di iper-semplificazione e di traviamento, proponi una soluzione che all'apparenza offre una risposta al bisogno iniziale (ma che in realtà crea vantaggi quasi esclusivamente a te).

Non è qualcosa di strano, in fondo. E' il meccanismo alla base di due istituzioni fondanti della modernità. Una è la pubblicità - è così che si parte dal bisogno di socialità, ad esempio, e si arriva alle valanghe di sms con cui non dire niente a tutti; o si parte dal bisogno di scappare dalla pazza folla e si finisce per infognarsi in qualche villaggio vacanza che ci evita le vive emozioni del turista-fai-da-té. La seconda è la pornografia commerciale - e qui si parte dalle fantasiose gioie del sesso per arrivare troppo spesso alla monotonia meccanica di corpi che si (in)castrano tra loro.

Non c'è nulla di strano nel meccanismo descritto: prendi un bisogno, violentalo, fornisci una finta risposta per lucrare sul bisogno. Certo, i bisogni così non trovano soluzione, anzi si alimentano sempre più. Certo, l'essere umano viene ridotto a una macchina che produce e consuma (o consuma e produce, in una coazione ad un onanismo sempre più triste). Ma il modello funziona e lo si può esportare.

"Il decreto è il più grande cartellone elettorale di tutti i tempi, in un certo senso, capisci?"

Gli occhi iniziano a farsi meno dilatati, la bocca a rilassarsi, il riflusso dell'orgasmo - pochi eterni istanti - mi lascia come la battigia di una spiaggia dopo la fuga dell'onda: schiacciato a terra e umido. Lei si disarciona, si porta le mani nei capelli, li raccoglie come in una treccia che poi subito lascia libera a disfarsi, si stende accanto a me. Abbandono la testa di lato, con gli occhi ormai semichiusi la guardo e sento l'odore del mio sudore nell'ascella accanto al naso.

No, non è un odore particolarmente buono - ma neanche particolarmente forte, mi sono lavato prima di fare l'amore - ma mi piace sentirlo, dopo il sesso. Non che lei non abbia un buon odore o che mi dia fastidio sentire il suo odore sul mio corpo, ma dopo essere esploso in ogni angolo della stanza durante un orgasmo, mi piace ricompormi in me, ritrovare la mia dimensione. E lì, nell'ascella, l'odore è solamente il mio.

Enrico Oliari: "I confetti per le nozze sono quasi pronti" - Matrimonio gay? Sì, lo voglio! (2° parte)

L'introduzione all'inchiesta:
In nome dell'uomo, questo matrimonio s'ha da fare!

"Siamo in trepidazione: è la prima volta che avviene una discussione a questi livelli. Dopo 7 anni di fidanzamento abbiamo finalmente l'opportunità di vedere riconosciuta la nostra unione e questo è importante, dal momento che siamo una cosa sola". Si avvicina a rapidi passi il 23 marzo, giorno in cui la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legittimità o meno di impedire alle coppie omosessuali di sposarsi. Un data da segnare sul calendario. Una data che suscita emozione in tante persone, figurarsi nelle coppie di "sposi negati" le cui lotte processuali hanno portato all'attuale ricorso alla Corte.

Una di queste coppie è formata da Enrico Oliari e dal suo Lorenzo. Enrico non è certo uno sconosciuto nel movimento *qtlgb, dal momento che è il fondatore e il presidente di GayLib, l'associazione che riunisce gli omosessuali di centro-destra.

Sergio Rovasio: "Ecco come siamo arrivati al 23 marzo" - Matrimonio gay? Sì, lo voglio! (1° parte)

L'introduzione all'inchiesta:
In nome dell'uomo, questo matrimonio s'ha da fare!

La Corte Costituzionale il 23 marzo si pronuncerà sulla costituzionalità del divieto a sposarsi opposto a coppie dello stesso sesso. Una sentenza storica, qualunque sarà il suo esito, frutto della determinazione e del coraggio di alcune coppie omosessuali, di Rete Lenford, che riunisce alcuni avvocati per i diritti lgbt, e dell'Associazione Radicale Certi Diritti. E proprio con il segretario di Certi Diritti, Sergio Rovasio, che avevamo già sentito in ottobre, abbiamo ricostruito come si è arrivati a questo risultato straordinario.

* * *

Vi aspettavate di raggiungere un risultato così importante in così poco tempo?

Quando abbiamo avuto l'intuizione di promuovere questa campagna di Affermazione Civile nella primavera del 2008, credevamo effettivamente che i tempi per arrivare alla Corte Costituzionale fossero molto più lunghi e ritenevamo che avremmo trovato la disponibilità di molte più coppie dello stesso sesso disposte a mettere in discussione lo status quo riguardo i loro diritti.

In nome dell'uomo, questo matrimonio s'ha da fare! - Matrimonio gay? Sì, lo voglio! (intro)

"Qual è l'animale che al mattino avanza con quattro zampe, a mezzodì procede con due e quand'è sera cammina con tre?". Sta tutta nella domanda della Sfinge ad Edipo la questione. Si nasce, si cresce, si invecchia e si muore. E nel frattempo si mangia, si caga, si ama e si dorme. E' tutta qui l'essenza di un essere umano. Un uomo è un uomo è un uomo è un uomo, esattamente come una rosa è una rosa è una rosa è una rosa, per dirla alla Gertrude Stein. E' inutile girarci attorno, come è inutile tentare di far tacere tutto quello che il solo citare l'essere umano evoca alla mente.

Perché la vita dell'essere umano è tutta lì - si nasce, si cresce, si invecchia e si muore -, il resto - il come si nasce, si cresce, si invecchia e si muore - sono dettagli, sfumature d'esistenza. Sfumature essenziali e preziose, certo, che danno senso, grandezza e bellezza alla vita dell'essere umano, ma che non prescindono comunque mai dalla comune essenza.

Un giorno senza di noi. Ma con la nostra voce

Il banner di NoirPink - modello Pandemonium per il 1° marzo


Origini diverse per un futuro comune! Anche noi ci siamo nell'Italia del futuro! Combattiamo insieme il razzismo mediatico e politico!

Foad Aodi
presidente dell'
Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia) e della Co-Mai (Comunità del mondo arabo in Italia)

* * *

Il primo marzo, giornata di sciopero degli immigrati, sarò triste: quando andrò a fare benzina sotto casa non ci sarà Micky, l'immigrato del Bangladesh, che lavora per mandare nel suo paese i soldi alla moglie e ai suoi due figli; quando andrò a prendere il caffè al bar non ci sarà Alain, cittadino immigrato delle Filippine; quando in ufficio dovrò spostare una scrivania non ci sarà Alem l'etiope ad aiutarmi... Quando andrò a trovare la mia amica 78enne non ci sarà la badante ucraina ad assisterla.

Ma che mondo è quello senza immigrati? Sono la nostra ricchezza, le nostre colonne, i nostri eroi. Spero di vederne al più presto qualcuno a dirigere il nostro disgraziato e franante paese. Con loro avremo la certezza di serietà e rigore.

Siamo stati noi emigranti, ora altri sono immigrati da noi perchè ci sono molti lavori che non vogliamo più fare. Sarò sempre al loro fianco perchè li amo davvero. Quando li incontro al semaforo mi sorridono, quando diventi amico loro ti donano sincera amicizia. Per questo li amo.

Sergio Rovasio

Invictus di Clint Eastwood

Out of the night that covers me,
Black as the Pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds, and shall find, me unafraid.

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll.
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.

William Ernest Henley


Le cose non riescono mai ad arrivare dall'alto come per magia. Occorre impegno, sacrificio, capacità di posporre il bisogno immediato per concentrarsi sull'obiettivo finale, anche se questo vuol dire incertezza e rischio. Spesso occorre anche puntare sulle cose più inaspettate per raggiungere uno scopo, specie se quello è qualcosa di grande.

Il grande colibrì