
"E' sempre importante il motivo per cui si dichiara una guerra", dice alla fine del film l'ufficiale
Roy Miller (Matt Damon), a capo di una delle molte squadre impegnate nella ricerca delle famigerate
WMD (Weapons of Mass Destruction) di Saddam Hussein durante la guerra in
Iraq. E' il 2003, la guerra è iniziata da un mese e di armi nucleari, chimiche o batteriologiche ancora non si è trovata traccia, nonostante le notizie dell'Intelligence (militare, non CIA). Per questo motivo, l'ufficiale inizia ad indagare meglio dietro a queste incongruenze, complice sia l'avvistamento del
Generale Al Rawi sia dell'interessamento della CIA, pronta ad un accordo con lo stesso Al Rawi per impedire lo scioglimento dell'esercito iracheno, unico collante di un paese sull'orlo di una guerra civile.
La storia è nota:
le WMD in Iraq non ci sono mai state. La motivazione alla guerra è venuta meno assieme alla credibilità dell'amministrazione Bush a livello mondiale. Un errore strategico le cui conseguenze sono ancora sotto gli occhi di tutti. L'Iraq è un paese distrutto, con morti e feriti senza distinzione di etnie. Manca un qualunque piano per la ricostruzione del paese assieme a una qualche possibilità di ripiegamento delle forze armate, cosa che alimenta
tensioni terroristiche sia all'interno che all'esterno dei confini. L'economia mondiale ha avuto uno shock e una ridistribuzione del suo equilibrio geografico e, infine, non si sa per quanto ancora durerà tutto questo.